Creato da Il_casellante il 24/01/2008
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INTENZIONI DI VOTO

Post n°34 pubblicato il 25 Marzo 2008 da Il_casellante
 
Tag: Cesare
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Il Partito Democratico -  Cesare ne è certo – perderà le elezioni. Dunque il voto di chi glielo dà, si spreca. Dobbiamo rassegnarci a votare Berlusconi. Sondaggisti e politologi concordano: la sola alternativa plausibile è l’alternativa stessa. Cioè, l’alternanza. La democrazia, secondo Cesare, consiste nel fare un po’ per uno. Ovviamente Cesare non è fascista. Ovviamente non è comunista. Secondo il suggerimento di sondaggisti e politologi, lui oscilla tra le opposte fazioni. Ha creduto in Prodi. Non nega. Dopo una legislazione intera nelle mani di Mediaset, serviva qualche anno di governo del Centro Sinistra, per riequilibrare. Quanto uno ha elargito ai ricchi - come è giusto che sia, perché le fabbriche dei ricchi producono benessere -, l’altro lo ridistribuisce ai poveri - come è giusto parimenti, perché i poveri producono amore -. Se fossimo tutti ricchi, probabilmente saremmo molto infelici. I soldi rovinano l’animo delle persone. Rosicano il fegato. Però i soldi servono. E più sono, e più servono. Alla gente piace lo shopping. Distende i nervi. Rilassa. Lo shopping è indice di benessere. Va sostenuto. Dice Cesare che spendere piace perché la gente ha paura del vuoto e compra continuamente nuovi cappotti. Per timore che sotto i cappotti non ci sia più nessun corpo e nessun cuore, la gente indossa continuamente vestiti nuovi. In fondo, abbiamo tutti una fottuta paura di rimanere nudi. Invece i poveri, che hanno pochi soldi, tirano avanti anche senza cappotto.  Proprio Cesare, proprio ieri sera, ha proprio incontrato un barbone, e si è fermato ad osservarlo. Si era steso su una panchina dei giardinetti, e dormiva in maniche di camicia. Serenamente. Cesare mi confida di aver visto il barbone teneramente assopito, e di aver pensato che forse, mentre dormiva, sognava anche. Cosa sognano i barboni? Confido a Cesare che non lo so. Lui mi fissa dritto e profondo, con due pupille appuntite come i chiodi sulla croce. Me lo dice: i barboni sognano un mondo in cui fare il barbone sia davvero bello. Senza gendarmi, senza potere d’acquisto, senza soldi, senza tristi memorie, senza ricatti, senza codici e convenzioni partigiane, senza obblighi estetici, senza rumori di fondo che millantano la dignità di un’orchestra. Il barbone sogna un mondo pieno di giustizia, in cui il peso degli uomini si misuri senza indossare il cappotto. Un mondo in cui sia bello vivere liberi.

-         Allora candidati.

-         Candidati tu.

-         Io non ho mai visto un barbone che sognava.

-         Cioè?

-         Non credo nell’armonia del creato.

-         Io neppure.

-        Ma ti sei fermato ad osservare un barbone che dormiva.

-         Si, dormiva. E sognava anche.

-         Te l’ha detto lui?

-         No, lui dormiva. E sognava anche.

-         Te l’ha detto?

-         Si capiva.

-         Stava russando?

-         Non mi sembra.

-         Parlava nel sonno?

-         Ti pare? Un barbone che parla nel sonno!

-         Può capitare a chiunque.

-         Beh, al barbone che ho visto io, non stava capitando. Lui dormiva quieto e tranquillo. Sorrideva persino. Per questo ho pensato che stesse facendo un bel sogno.

-         Allora candidati.

-         Candidati tu.

-         Io non ho mai visto un barbone che dorme e non russa.

-         Capita a tutti. Tu russi?

-         No.

-         E’ strano?

-         No.

-        E strano che tu non russi?

-         No.

-         E’ strano che non russi un barbone? Se non è strano per te, non è strano per il barbone. O tu pensi di essere meglio, meno strano, più normale?

-         Naturalmente no. Pero però…  Se io vedessi un barbone che dorme e sorride, in maniche di camicia, in questa stagione, per esempio stasera che fa freschetto, penserei che ha tutto il diritto di non russare, ma se  neppure scoreggia, o sfiata dalla bocca, o soffia dal naso, penserei anche che forse è morto.  Congelato.  

-         Scusa scusa scusa, tu adesso mi dici che io avrei dovuto svegliare il barbone proprio a metà del sogno? Spezzare l’ultima ricchezza che ancora gli resta? Il sogno, per un barbone, è, è, è… E’ tutto.

-         Ma più preziosa del sogno, èèè la vita. Respirava?

-         Sai che ti dico? Ha ragione Annalisa. Tu pensi che noi altri siamo tutti degli stronzi perché votiamo Berlusconi.

-         Cioè?

-         Si si si, capisco dove andrai a parare.

-         Dalla parte di Berlusconi sicuramente no.

-         Appunto. Alla fine tiri sempre fuori Berlusconi, per dire che, che, che…

-         Berlusconi l’hai tirato tu.

-         Per dire che se io e  centomila altre persone fuori e dentro l’azienda…

-         Non dico e non ho mai detto.

-         Pensi.

-         Non penso.

-         Pensi tantissimo.

-         Spirito Santo Paraclito! Che penso?

-         Non  bestemmiare.

-         Io non bestemmio. Invoco l’intercessione di Maria Assunta in Cielo per sapere adesso che penso.

-         Pensi che non è vero. Che io e Annalisa non possiamo votare Berlusconi ‘e’ amare i barboni. Che sia antitetico. Tu solo puoi commuoverti quando vedi un barbone che sogna perché sei comunista e conosci a memoria i discorsi di Martin Luther King.

-         Non conosco niente a memoria e non ho mai visto un barbone che sogna.

-         Tu, amico caro, non puoi vedere un barbone che sogna.

-         Capita a  tutti.

-         Capita a tutti, ma a te non è mai capitato.

-         Capita che certe cose non capitino.

-         A te,  caro amico, certe cose non possono capitare.

-         Non posso incontrare un barbone per strada che dorme?

-         Tu dici che dorme, io dico che sogna. Tu non puoi dire che sogna. Non puoi dire neppure che dorme. Perché tu pensi subito che sia morto. Io vedo un mondo pieno di barboni che sognano, tu vedi un mondo pieno di barboni morti. 

 
 
 
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