Creato da gretalovesS il 26/04/2013

Amo la pittura!!

La galleria che vorrei per me..

 

 

Il Boldini...quasi sconosciuto..

Post n°22 pubblicato il 12 Settembre 2017 da gretalovesS

Il Boldini...quasi sconosciuto..
Post n°3676 pubblicato il 12 Settembre 2017 da g1b9
 

 

 

In occasione di Pistoia Capitale Italiana della Cultura, presso il Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi gestito da Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, dal 9 settembre 2017 al 6 gennaio 2018 è in  corso la  mostra:

“GIOVANNI BOLDINI. La Stagione della Falconiera”.

 

 

L’esposizione,rappresenta una delle esposizioni più importanti  e interessanti nel cartellone delle iniziative di Pistoia Capitale. Il titolo della mostra prende ispirazione da un ciclo di pitture murali a tempera che Giovanni Boldini ha eseguito durante il suo periodo toscano, sul finire degli anni sessanta dell’Ottocento, presso la Villa La Falconiera, che apparteneva allora alla mecenate inglese Isabella Falconer.

 

 Di queste pitture murali si perse subito la memoria. Rappresentano un unicum in Europa, non solo per quanto riguarda la produzione artistica del grande pittore ferrarese, ma in generale della corrente macchiaiola, alla quale il Boldini aderì, in modo personalissimo, prima di trasferirsi a Parigi (1871), dove diventò il più importante ritrattista internazionale e icona stessa della Belle Époque.  A ritrovare questi dipinti fu la vedova Emilia Cardona Boldini, alla fine degli anni Trenta del Novecento, vagando  per la Toscana alla ricerca di un ciclo di pitture , che sapeva essere stato dipinto da  Giovanni Boldini  in epoca giovanile . Giunta a Villa La Falconiera , dopo averla ispezionata e ritrovati  i murales in una rimessa di attrezzi agricoli ,che altro non era che l’antica, ormai irriconoscibile, sala da pranzo della mecenate inglese Isabella Falconer,la vedova decise di acquistare la proprietà nel 1938 .

 Vi trasferì da Parigi tutte le cose appartenute a Boldini, dalle suppellettili ai dipinti, ivi stabilendo la propria dimora. La conoscenza di questo  importante ciclo pittorico è  stata tuttavia  graduale. Solo dopo il distacco  dai muri della villa (1974), il restauro e la collocazione nel Palazzo dei Vescovi a Pistoia è divenuto oggetto di studi ,ma è tuttora poco conosciuto al grande pubblico.

 

" La Stagione della Falconiera"
 riporta in luce lo straordinario momento creativo vissuto del maestro ferrarese in epoca giovanile, quando muovendosi tra Pistoia, Firenze e Castiglioncello,  conobbe personaggi e artisti , che furono fondamentali per la sua evoluzione pittorica. Questi lavori rimangono unici per il genere nell' entourage dei Macchiaioli  Del periodo macchiaiolo del Boldini saranno in esposizione sedici capolavori realizzati durante gli anni toscani (1864-1871), provenienti da collezioni private e da pubblici musei.

Tra questi la Marina (1870)

 

 e il raffinato ritratto di Adelaide Banti in abito bianco (1866)

 

e il ritratto del Generale Spagnolo,

 

considerato il capolavoro che  proiettò il giovane Boldini nell’emisfero dei più grandi ritrattisti di tutti i tempi. Queste opere sono un esempio unico nella storia della pittura dell'ottocento italiano.

 
 
 

Van Gogh.. le sedie di due nemici, amici...

Post n°21 pubblicato il 22 Maggio 2017 da gretalovesS
 

 

Uno dei più apprezzati dipinti di Vincent Van Gogh è “La Sedia di Gauguin“. Si tratta di un dipinto a olio su tela  eseguito dal pittore nell’autunno del 1888. Il quadro è custodito ad Amsterdam al Van Gogh Museum. Si ispira ad un periodo trascorso insieme ad Arles  insieme all’amico e pittore Paul Gauguin, durante il quale si propongono di formare un circolo artistico d’avanguardia che avrebbe preso il nome di “Studio del Sud”. L’artista prende spunto da un altro suo quadro, "La sedia di Vincent",
 uno dei dipinti gemelli che l'artista iniziò nell'ottobre del 1888 per rappresentare i due pittori, Gauguin e lo stesso Van Gogh, e il loro diverso modo di accostarsi alla pittura. Generalmente, le opere sono presentate in modo contrario: se la sedia di Gauguin è disposta a sinistra, le due sedie sembrano voltarsi la faccia, simbolizzando chiaramente le nature spesso conflittuali tra loro, vista la relazione incostante tra i due pittori.

 

 

 Ne "La sedia di Gauguin", la protagonista principale è appunto la sedia utilizzata dal suo amico,decisamente diversa da quella usata da Van Gogh. Si tratta di una sedia più raffinata, decisamente da salotto.
Nel dipinto prevalgono le tonalità più scure rispetto a quelle più calde ,ai colori più forti e vivaci che si riscontrano nella sedia dell’artista, smorzate leggermente  dalle pareti ,di un delicato color turchese, e dal tappeto  con le tonalità del rosso e del giallo
Sulla sedia è possibile ammirare una candela accesa ed un libro,  simboli della cultura e dell’ambizione, che attribuiva al suo amico-nemico. Van Gogh  esprime la sua arte  con la stilizzazione delle forme, approssimazione prospettica, mostrando, soprattutto attraverso la tavolozza, lo stato d’animo  controverso.  La sua pennellata pastosa  si fa più  fluida, caratteristica della pittura a memoria, per rendere omaggio al suo amico, nonostante i continui litigi,  la tavolozza diventa più cupa per evidenziare una diversa visione artistica, che porterà la loro relazione turbolenta all'autolesionismo di Vincent, col taglio dell'orecchio.
 Più tardi, le due anime irrequiete della pittura prendono strade differenti: Van Gogh quella che lo porterà alla follia, Gauguin invece naviga verso la Polinesia  dove inizierà la sua rinascita.

 

 

La sedia  impagliata presenta tonalità chiare che suggeriscono la luce del giorno.La composizione del colore è basata su variazioni alle coppie di colori primari complementari: blu e arancione, rosso e verde. Questi appaiono nella loro forma più pura solo in passaggi occasionali; così il rosso sul pavimento sotto la sedia è bilanciata da tocchi di verde al disopra di essa e da un ulteriore tratto di verde sulla gamba più vicina della sedia, che il pittore usa per evidenziare la struttura, nonostante la distorsione prospettica col pavimento, colla quale egli evidenzia  ,nell'opera, la sua visione personale, caratterizzando l'opera.
La pipa, il fazzoletto e il tabacco sono il punto focale del quadro sia in termini pittorici che di narrativa, fornendo una nota di bianco neutro al centro di un gioco di tonalità fredde e calde. L'uso del blu per contornare le parti della sedia  vuole aumentare la sensazione di calma del dipinto là, dove le pennellate ondulate e pesanti con chiazze mostrano uno stato d'animo  ben diverso dalla calma.

 

 


Vincent dipinge il quadro prima di mutilarsi l'orecchio, ma continua a rifinirlo anche dopo. In una delle prime lettere scritte al fratello Theo dopo essere stato ricoverato in ospedale per guarire dalla ferita che si era auto-inflitto, Van Gogh scrisse: “Proprio quest'oggi ho lavorato di nuovo al suo pendant, la mia sedia vuota, una sedia bianca di legno con una pipa e una borsa per il tabacco.”

 

 
 
 

Il cavaliere errante__Vasilij Kandinskij.

Post n°20 pubblicato il 02 Maggio 2017 da gretalovesS
 

 

 

Vasilij Kandinskij_Il cavaliere errante.

 CLICCATE  L'IMMAGINE PER ENTRARE ALLA MOSTRA

 

 Nei primi anni del suo dedicarsi all'arte , Kandinskij  mentre studiava all'università, si appassionò al folklore ed all'etnografia. Per questo viaggiò spesso nella natura, a molti km di distanza da Mosca verso il nord, entrò nelle isbe e si ritrovò immerso nei colori degli abiti e dei decori delle case, delle stampe, si incantò come un bambino si incanta di fronte alla raffigurazione delle favole e dipinse come un bambino fiabe meravigliose che si riferivano alla realtà ed all'immaginario, camminando nei suoi dipinti e immergendovi  anche l'osservatore, trascinandolo piano piano dal figurativismo all'astrattismo, di cui fu il padre. A questa parte di Kandinskij  avevo dedicato la mia attenzione finchè la mia amica Patty mi inviò la fotografia del " Cavaliere errante".  Ho cercato notizie su questo primo periodo dell'autore ed ho  avuto conferma di  come l'arte non sia solo un bell'insieme di pennellate.  Per quanto scelte con cura  da una ricca tavolozza ,non può essere la sola bellezza del colore a colpire l'anima per la raffigurazione di qualcosa di materiale, ma deve esserci qualcosa che provochi una vibrazione , qualcosa che non si vede, che non si tocca, ma che , come nella musica, arriva dentro. Questo forse il pensiero che ha portato K.all'astrattismo, guidato dalla musica di Schonberg, più psichica che acustica, facendone il pittore delle vibrazioni dell'anima.

 

 Al Mudec di Milano una bella mostra dedicata all'opera di Vasilij Kandinskij, dove sono esposte  sue opere mai uscite prima dai  musei russi.

 

 
 
 
 

Dicembre festaiolo...

Post n°19 pubblicato il 13 Dicembre 2015 da gretalovesS
 

 
 
 

Kandinsy a Milano..Mostra eccellente !!

Post n°18 pubblicato il 30 Marzo 2014 da gretalovesS
 

 

 

 

La mostra di Vassily Kandinsky a Milano ,Palazzo Reale, presenta la Collezione del Centre Pompidou e racconta il viaggio artistico e mentale di uno dei padri dell’arte astratta attraverso tutte le tappe del suo percorso con 80 opere fondamentali dell’arte di Kandinsky in ordine cronologico

 

 

Folgorato sulla via della mostra degli Impressionisti a Mosca del 1896, Kandinsky lascia la carriera universitaria per diventare pittore. Segue il classico cursus degli studi sotto la guida di grandi maestri come Anton Azbé e Franz von Stuck a Monaco e soggiorna dal 1906 al 1907 a Sèvre, vicino a Parigi (Il parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato 1906). Sviluppa così il suo pensiero artistico, che abbraccia numerosi campi, la pittura, la musica, il teatro nei quali cerca e difende lo spirituale nell’arte . Il Kandinsky esibito alla mostra di Milano, si presta a fare luce sulla sua unicità e sulla chiave di lettura delle sue opere, concettualmente complesse ma ricche di un’enorme carica emotiva.

 

 

Considerato il fondatore della pittura astratta, Kandinsky rappresenta una tappa fondamentale dell’evoluzione pittorica del Novecento: nel 1912 insieme a Franz Marc, Paul Klee ed altri, fonda il gruppo Il cavaliere azzurro, che si prefiggeva lo scopo di promuovere l’arte moderna inserendola in un rapporto basato sulla musica, in cui le associazioni spirituali e simboliche del colore dovevano riuscire ad arrivare, come una musica, all’anima dell’osservatore. Infatti le opere in mostra sono ,in una sinfonia di punti, linee, superfici e colori, , secondo Kandinsky, una precisa funzione comunicativa e simbolico-musicale, tanto che molte delle sue realizzazioni prendono nomi da espressioni musicali: le Impressioni, dove resta un’impressione del mondo esteriore, le Improvvisazioni, che sono le opere che nascono spontaneamente e inconsciamente dall’intimo dell’artista e le Composizioni, costruzioni coscienti ed analitiche dello studio artistico.

 

 

Bollate come arte degenerata da Adolf Hitler nel 1937, le sue opere , ancora oggi, trasmettono una sensazione di equilibrio dell’anima, di pace interiore che viene riflessa in composizioni e colori accuratamente studiati, in cui ogni tonalità ed ogni forma corrispondono a suoni precisi e ai diversi timbri degli strumenti musicali. L’arte di Kandinsky, così apparentemente semplice e leggera, è in realtà un intricatissimo gioco di partiture, suonate da un’orchestra invisibile che accompagna l’osservatore, facendolo danzare fra un’opera e l’altra.

 

 

Il visitatore percorre le sezioni della mostra in un ideale viaggio attraverso l’arte di Kandinsky dagli esordi al climax, dagli anni in Russia, a quelli tedeschi poi e francesi infine, vivendo un’esperienza unica e indimenticabile e ritrovandosi immerso in un ambiente che avrà "il potere di trasportarlo fuori dallo spazio e dal tempo".

 

 

 

( Notizie raccolte in rete)

 
 
 

Kate Eric...nuove espressioni di arte moderna...

Post n°15 pubblicato il 16 Settembre 2013 da gretalovesS
 

Kate Eric è l'identità collaborativa di Kate Tedman, inglese di Oxford e di Eric Siemens, originario dell' Oregon- Fin dall'inizio della loro collaborazione artistica a Barcellona nel 2000, hanno esposto i loro lavori a Londra,, San Francisco, New York, Chicago, Hong Kong, Dubai. Per loro opera una società con sede a San Francisco.

 
 
 

20 giu - 15 set - ‎Palazzo Reale Milano. Mostra Antologia di Guido Crepax, artista poliedrico.

Post n°14 pubblicato il 29 Agosto 2013 da gretalovesS
 

 

Teatro di carta (eseguito dalla figlia Caterina)

Il viaggiatore immobile

Se avete amato Crepax, la sua  Valentina,  se ancora lo amate e  avete desiderio di rivedere una bella mostra antologica di lui, dai suoi famosi fumetti, alle copertine di riviste, alle copertine dei dischi, visitate questa mostra, a Milano, nel decimo anniversario della sua scomparsa. Fortemente voluta dai figli è stata allestita dalla famiglia  ed è un bellissimo percorso tra i sogni di un tempo, con una Valentina che aveva anticipato di molto i tempi. Un omaggio, ed un bellissimo ricordo di Guido Crepax, artista poliedrico, divertente, fantasioso.

 

 

 

 

 

 
 
 

I Caravaggisti. Esempi di pittori che si ispirarono al Caravaggio

Post n°13 pubblicato il 29 Maggio 2013 da gretalovesS

 

 

                                                  Fortune teller.

                                               GEORGE DE LA TOUR  ( Metropolitan Museum New Iork)

 

 

 

Allegoria dei  sensi.

PIETRO PAOLINI  (WALTERS ART MUSEUM.Baltimora)

 

 

 

Francesco in estasi.

ORAZIO GENTILESCHI   ( museo del PRADO. Madrid)

 
 
 

Alla Nationa Gallery di Londra. Il suonatore di Liuto. Caravaggio

Post n°12 pubblicato il 24 Maggio 2013 da gretalovesS
 

 

Il suonatore di liuto.

MICHELANGELO MERISI da CARAVAGGIO

 

 Per comprendere al meglio Caravaggio ed il suo rapporto con la musica , propongo un video molto particolare

 Il clima espressivo dell'esperienza creativa di Caravaggio rievocato attraverso il suono degli antichi strumenti a corde pizzicate .Frammenti poetici e letterari incastonati nel tessuto musicale a creare una astratta ambientazione: dall'oscura sensualità dei bassifondi romani alle raffinatezze del gusto barocco.
Un repertorio musicale che si pone come riflesso della poetica pittorica, in un chiaroscuro interpretativo che integra profondità espressiva ed eleganza estetica con forti contenuti popolari.
Una voce recitante, costantemente relazionata al flusso ritmico/melodico, che si fa suono e colore, a cogliere quelle analogie espressive che hanno trapassato i tempi, giungendo a trafiggere la sensibilità dell' uomo contemporaneo.
Videoinstallazioni proiettate su un drappeggio nello sfondo, a delineare particolari dell'opera caravaggesca, incorniciando parola e suono in una originale forma di teatro musicale.

 

 

 Il clima espressivo dell'esperienza creativa di Caravaggio rievocato attraverso il suono degli antichi strumenti a corde pizzicate .Frammenti poetici e letterari incastonati nel tessuto musicale a creare una astratta ambientazione: dall'oscura sensualità dei bassifondi romani alle raffinatezze del gusto barocco.
Un repertorio musicale che si pone come riflesso della poetica pittorica, in un chiaroscuro interpretativo che integra profondità espressiva ed eleganza estetica con forti contenuti popolari.
Una voce recitante, costantemente relazionata al flusso ritmico/melodico, che si fa suono e colore, a cogliere quelle analogie espressive che hanno trapassato i tempi, giungendo a trafiggere la sensibilità dell' uomo contemporaneo.
Videoinstallazioni proiettate su un drappeggio nello sfondo, a delineare particolari dell'opera caravaggesca, incorniciando parola e suono in una originale forma di teatro musicale.

***

I testi sono tratti da frammenti letterari di autori coevi; da madrigali di Tommaso Campanella, autore dal vissuto parallelo a quello di Caravaggio, la cui poetica spesso si interseca con le tematiche del pittore; da descrizioni dei biografi seicenteschi Bellori e Baglione; da estratti di dichiarazioni e citazioni varie.

Le musiche sono prelevate da pubblicazioni di stamperie romane e napoletane dei primi anni del seicento da intavolature del XVII secolo per chitarra e tiorba che presentano relazioni con l'evoluzione formale dello spettacolo); da elaborazioni di quei temi e ritmi popolari ( la Ciaccona, la Tarantella ) che attraversarono l'Europa dell'epoca grazie alla diffusione spagnola, sintetizzando originali tratti espressivi del primo barocco.

Rosario Cicero chitarra barocca
Daniele Valmaggi attore
Simone Colavecchi liuto, tiorba
Antonio Del Sordo percussioni


Musiche e testi letterari a cura di Rosario Cicero

Regia teatrale e videoinstallazioni di Daniele Valmaggi

Disegno luci di Antonio Barrella

un progetto a cura di Sabine Frantellizzi

MUSICHE DI
Bartolotti, Foscarini, Kapsberger, Falconieri,
Valdambrini, Corbetta, Granata, De Murcia, Caresana

TESTI DI
Giovan Pietro Bellori, Tommaso Campanella,
Giordano Bruno, Giovanni Baglione, altri e citazioni depoca.

 

 
 
 

Agli Uffizi di Firenze. Un Sandro Botticelli particolare.

Post n°11 pubblicato il 20 Maggio 2013 da gretalovesS
 

 

 Giuditta ed Oloferne, 1472

SANDRO BOTTICELLI

 

Mentre a Padova, a Mantova, a Venezia, nella seconda metà del Quattrocento, il Rinascimento tende a prendere direzioni più realistiche che tengono conto anche delle esperienze pittoriche nordiche, a Firenze l’arte rinascimentale rimane legata ad una concezione idealistica che è evidente soprattutto nell’opera di Botticelli. Botticelli è un disegnatore di grandissimo spessore, e questa sua qualità è evidente anche in questa opera, divisa in due parti.   In questa che è la prima vediamo Giuditta che torna nella città di Betulia, mentre la serva Abra porta in un cesto la testa di Oloferne. 

Tra le due tavole  questa è sicuramente più interessante, e ci mostra le caratteristiche dello stile di Botticelli.Innanzitutto l’abilità del disegno, evidente soprattutto nel preziosissimo modellato delle vesti delle due donne, ma anche nella cura dei particolari di tutta l’immagine.   Sandro Botticelli riesce a dare a qualsiasi immagine una grazia infinita, anche alla più cruenta come questa che viene qui rappresentata, una donna che ha ancora in mano la spada insanguinata con la quale ha tagliato la testa ad un uomo. Eppure   trasmette pace e silenzio,  l’armonia e la bellezza dell’universo non ne sono scosse. È questa una caratteristica che Botticelli non perderà mai. Nei suoi quadri, al di là delle scelte stilistiche o dei soggetti, la grazia rimane sempre un elemento immancabile.

 
 
 

Ancora Boldini . Dipinti particolari , esterni. Mi affascinano!

Post n°10 pubblicato il 13 Maggio 2013 da gretalovesS
 

 

 

 

Duchessa  Marlborough col figlio

GIOVANNI  BOLDINI

(Metropolitan Museum.New York)

 

 

L'Amaca

GIOVANNI BOLDINI

(collezione privata)

 

Conversazione al caffè

GIOVANNI BOLDINI

( Roma_ Museo d'Arte Moderna)

 

 

Passeggiata estiva.

GIOVANNI BOLDINI

(Collezione privata)

 

 

Atttraversando la strada.

GIOVANNI BOLDINI

(Collezione privata )

 

 Boldini è stato amato, invidiato , apprezzato , criticato, come tutti gli artisti. Indubbiamente non si piace a tutti, specialmente quando si ha successo e lui, successo e fama  ne conobbe durante la sua vita, che  passò attraverso quel periodo che tutti chiamiamo  La belle epòque.

 

Appunto qui di seguito alcuni appunti critici che ho trovato su questo straordinario pittore, per me lo è e adoro  sui quadri.


 "Giovanni Boldini incarna il genio vibrante e facile, la maestria posta sempre meglio al servizio del piacere dei sensi, l'artista della decadenza estrema dotato di parecchi fra gli espedienti che vennero ignorati dai maestri italiani delle grandi epoche" (Blanche, 1931)
 I suoi ritratti sono "condotti con un'esecuzione spedita, sciolta, di tocco e di bravura, che rivela abbondanza di doni nativi ma troppo spesso devia verso una facilità di cattiva lega" (Brizio, 1944)
 "Era un artista ultra chic, in suo modo particolare, specialmente quando ritraeva lungiformi signore dell'alta società internazionale che appaiono dipinte come sotto un vetro traslucido. Esperto di quel mondo e della letteratura francese che lo ha rappresentato, interpretava molto bene la più alta eleganza femminile in un'epoca in cui era anche troppo rivestita dagli artifici dei sarti e delle modiste, figurativamente legata in pose ambigue che stanno tra il salotto e il teatro. Ma quei ritratti hanno un forte potere d'incanto: rivelano spontanee e sicure doti di pittore..." (Berenson, 1958)
 Le donne ebbero sempre un ruolo di primo piano nella sua vita, nel ritrarle egli ne esaltava le caratteristiche migliori, allungava gambe, mani, piedi per esaltare il fascino naturale.
 
Raggiunta la celebrità e la ricchezza non smise di impegnarsi nel lavoro, che programmava minuziosamente: ogni suo quadro era preceduto da schizzi, appunti e prove per ottenere la perfezione formale. Persino i suoi caratteristici, rapidissimi colpi di pennello, le cosiddette "sciabolate" che imprimevano vita e movimento, erano accuratamente studiati. (Anonimo)
 Le donne di Boldini, sono nature flessuose e disinibite che mostrano senza reticenza un modello di bellezza erudito e, spogliandosi, affermano la loro autodeterminazione di individui maturi e emancipati, pienamente consapevoli della propria femminilità.
 
Nature fantastiche e conturbanti, raggiungono eccitate lo studio dell'artista, impazienti di sfuggire al protocollo dei loro palazzi, di slacciare i rigidi corpetti di stecche di balena, per abbandonarsi, libere finalmente, nel tepore del boudoir, di sentirsi loro stesse protagoniste, ammirate e soprattutto comprese, di fronte al “fauno”, a quel piccolo uomo al quale non sanno tacere i loro più reconditi desideri. Boldini non le giudica, perché giudicarle significherebbe rinnegare la sua natura dissoluta ma, anzi, le incoraggia a esprimersi, raccoglie le loro confessioni, le loro angosce e le induce a riflettere sulla fatuità del tempo e dell'amore che vive di un solo attimo. L'artista sa cogliere a volo quel momento, quello irripetibile, in cui la bellezza appare più sfolgorante e in cui le sue muse si mostrano più disinvolte e naturali. Eppure questi ritratti ricolmi di tanta bellezza sono spesso turbati dal  senso di provvisorio, che aleggia  che freme negli sguardi ora struggenti, ora superbi o malinconici, di femmine insoddisfatte e irrequiete, colpevoli di vanità, complici compiaciute e sopraffatte da quella immagine certamente sconveniente che il genio italiano darà di loro. L'artista esalta il loro ego ritraendole spesso soltanto un attimo prima che, sopraggiungendo l'autunno della vita, la loro bellezza appassisca per sempre, che le loro foglie di rose profumate comincino a cadere. A volte, come uno stregone, raccoglie i fragili petali e con un gesto d'amore ricompone quei fiori appassiti restituendogli un attimo di eterna primavera. (Panconi, 2008)
 Per noi la Belle Epoque fu soprattutto il tempo di De Nittis, di Corcos, di La Gandara, di Stevens, di Tissot, di Sargent, di Helleu, di Whistler, di Beraud, di De Jonghee e, sopra ogni altro, di Boldini, geniale capostipite di questa generazione di pittori cosiddetti à la mode giunto a Parigi proprio nel 1871, dando origine all'irresistibile stile Boldini.
 
Il 1871 dunque quale data di inizio della lunghissima esperienza francese di Boldini e quindi della Belle Époque che, in senso estetico e figurato, sbocciava, deflagrava e concludeva la propria parabola, parallelamente alle rappresentazioni caratterizzate del peintre italienne de Paris, prima esordiente e giovane pittore di belle speranze, poi fulgido astro dell'arte internazionale e infine, proprio negli anni fatidici del primo conflitto mondiale, afflitto da una grave malattia della vista che segnò l'inizio del suo declino umano e artistico. “…Tutto andava di bene in meglio. Questo era il mondo in cui nacqui, all'improvviso, una mattina del 1914, ogni cosa giunse inaspettatamente alla fine…”. (Panconi, 2011)

 

 
 
 

Un Boldini un tantino osè!?! bellissimo

Post n°9 pubblicato il 10 Maggio 2013 da gretalovesS
 

 

Nudo

GIOVANNI  BOLDINI

 

 Boldini dipinse molto e in tutti questi anni anni di intensa attività, privilegiò soggetti femminili, valorizzando al massimo la bellezza ed il fascino delle donne conosciute in tanti decenni di frequentazioni mondane.
 Tuttavia la sua pittura, nonostante i soggetti femminili estremamente seducenti, gli abiti lussuosi e gli ambienti tipici degli scenari borghesi e nobiliari, lascia trasparire un'innata malinconia e la sua consapevolezza per la fugacità temporale della bellezza esteriore della donna. I suoi dipinti paiono dire " Ora e mai più!!"

 

 
 
 

La Perla modanese..quasi ufficiale l'attribuzione a Raffaello.

Post n°8 pubblicato il 08 Maggio 2013 da gretalovesS
 

 

 

 La perla modanese

Attribuzione: RAFFAELLO

 

 

  Nel marzo del 2010 le Agenzie di stampa avevano battuto la notizia di un'opera raffigurante una testa di donna dimenticata in un deposito nel modenese che, se a prima vista di foggia ottocentesca, guardandola bene era apparsa un po' troppo raffaellesca per non meritare un esame dettagliato e approfondito.
Sono bastati pochi mesi di analisi qui a Firenze e il dipinto è stato attribuito a Raffaello e la notizia, in ambienti artistici, faceva immediatamente il giro del mondo.
 
Scoperta di Mario Scalini, soprintendente ad interim di Modena e Reggio Emilia,
Scalini, osservando il dipinto, ritenne si trattasse di una "copia" molto particolare della "Madonna della Perla". Un primo indizio era proprio "il tratto finissimo del disegno, ma a metterlo sulla strada giusta anche la cornice, una superba cornice 'di galleria' secentesca, inusuale se la 'testa' fosse stata di poco pregio.
 Di fatto - sottolineava ancora Scalini - "si tratta del frammento autografo superstite della prima redazione, di mano di Raffaello, della celeberrima 'Perla' del Prado, che, ormai quasi concordemente ritenuta di Romano, mostra alle radiografie una quadrettatura di partenza che rende evidente come questa derivi puntualmente da una composizione del maestro sinora ignota. Una scoperta "di estrema importanza, sia in assoluto che per la valorizzazione del patrimonio culturale estense conservatoci''.
 
La restauratrice Lisa Venerosi Pesciolini sottolinea che la tavola con il dipinto è stata piu' volte restaurata, nel '600 e '800 e tenuta in grande considerazione. Le analisi effettuate sotto gli strati di restauro, che hanno via via nei secoli addolcito la figura rendendola piu' affine ai gusti successivi, hanno poi potuto svelare il disegno originario.
 
La 'perla modenese', com'è stata battezzata da Scalini e Venerosi Pesciolini, è ricordata nell'inventario della quadreria Estense del Palazzo Ducale, redatto nel 1663. Figura infatti un 'ritratto di donna' riferito a Raffaello che non risulta tra i dipinti ceduti all'Elettore di Sassonia nel 1746, ne' tra quelli dispersi successivamente.
 Le indagini rivelano anche che il dipinto appare impostato dal maestro e, dopo la sua morte, terminato dall'allievo Giulio Romano esattamente come altre opere estreme fra cui la Trasfigurazione dei Musei Vaticani.
 

 

 

 

 

 

 
 
 

Stupenda Madonna... questa si! (agli Uffizi di Firenze)

Post n°7 pubblicato il 06 Maggio 2013 da gretalovesS
 

 

La Madonna col Cardellino

RAFFAELLO

 

 

Il dipinto, secondo quanto testimonia Vasari, fu realizzato a Firenze per Lorenzo Nasi, ricco commerciante di panni di lana, in occasione del suo matrimonio con Sandra Canigiani, donna appartenente all'alta borghesia di Firenze. La coppia abitava nella scoscesa Costa San Giorgio e il 12 novembre 1547 l'abitazione franò. Nelle macerie fu ritrovato il dipinto di Raffaello in diciassette frammenti, che furono recuperati e affidati al restauro, forse incaricando Michele di Ridolfo del Ghirlandaio.
 
L'analisi ai raggi X ha dimostrato infatti le fratture tra i pezzi, riassemblate con chiodi e colmate da nuova pittura. Vasari si dilungò nell'elogiare questa opera, l'unica del periodo fiorentino descritta con ampiezza nelle Vite.


« Ritrovati i pezzi fra i calcinacci della rovina furono da Battista, figlio di Lorenzo, amorevolissimo dell'arte, fatti rimettere insieme in quel miglior modo che si potesse. »
 

(Giorgio Vasari, Le vite, 1568)

 

Immersi in un ampio paesaggio fluviale dall'orizzonte particolarmente alto, punteggiato da alberelli e da un ponte a sinistra, si trovano la Madonna seduta su una roccia, che regge tra le gambe Gesù Bambino, mentre san Giovannino, abbracciato dalla Vergine, è a sinistra. I due fanciulli giocano con un cardellino (Giovanni lo regge e Gesù lo accarezza), che simboleggia la Passione di Cristo.
 
La composizione  deriva con evidenza da modelli leonardeschi, come la Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino, ma se ne distacca sostituendo, al senso di mistero e all'inquietudine ,serena dolcezza, calma spirituale.Raffaello mise in atto una rappresentazione dell'affettuosità, dove è ormai sfumata anche la tradizionale malinconia della Vergine, che premonisce il destino tragico del figlio.
Alla massa azzurra del manto si contrappone quella rossa della veste: il rosso rappresentava la Passione di Cristo e il blu la Chiesa, per cui nella Madonna vi era sottintesa l'unione della Madre Chiesa con il sacrificio di suo Figlio.

 
 
 

Oggi un capriccio.. vorrei...

Post n°6 pubblicato il 04 Maggio 2013 da gretalovesS
 

 

La divina in blu

BOLDINI

 

“Saetta il suo sguardo di sotto il cappello, al modo di un ritratto entro la propria cornice.”
 
Baudelaire

 

 E' stato a Roma che mi sono innamorata di Boldini (1842-1931). Ferrarese, nella Parigi degli Impressionisti divenne noto come il ritrattista della Belle Epoque. Fu artista dotato di una clientela prestigiosa che comprendeva le mogli di uomini ricchi e blasonati, donne nobili, bellissime, affascinanti, come la marchesa Luisa Casati, la ballerina Cléo de Mérode, la contessa de Rasty, la principessa Marthe Lucile Bibesco… tutte desiderose di farsi ritrarre dal “parigino d’Italia”.
 
E come le ritraeva Boldini! Slanciate, eleganti, sensuali, con magnifici abiti, voluttuosi e femminili.Oltre alla bellezza ne  metteva in risalto particolari, anche piccoli, accessori, tutto quello che caratterizzava la donna che si affidava ai suoi pennelli, e lui, le guardava da pittore e da uomo.

 

 

 
 
 

Firenze. Gli Uffizi

Post n°5 pubblicato il 03 Maggio 2013 da gretalovesS
 

 

L'Annunciazione di Maria

LEONARDO

 

Questa è una delle opere giovanili   del grande Leonardo da Vinci, prima che si trasferisse a Milano nel 1482 alla corte del Duca Ludovico il Moro.
 
Il grande artista scienziato inizia il suo apprendistato nella bottega del Verrocchio. Può essere che qualche pennellata in questo bellissimo dipinto possa essere  attribuita al suo maestro, mentre lo stile del geniale artista si nota  per la sua attenzione scientifica verso i fenomeni naturali , che si esprime nella descrizione dettagliata delle ali dell’angelo, dipinte come fossero quelle di un vero uccello, oppure nel fantastico paesaggio retrostante.

 
 
 

A Parma.Galleria Nazionale

Post n°4 pubblicato il 01 Maggio 2013 da gretalovesS
 

 

 La Scapigliata

LEONARDO





Testa di fanciulla (La scapigliata) è un dipinto a terra ombra, ambra inverdita e biacca su tavola di cm 24,7 x 21 realizzato nel 1508 circa .

È conservato alla Galleria Nazionale di Parma dal 1839, proveniente dalla raccolta privata del pittore parmense Gaetano Callani, venduta alla Galleria Nazionale (al tempo Accademia di Belle Arti) dal figlio Francesco.

Si tratta di un dipinto incompiuto, tuttavia alcune parti del volto sono finite e trovano riscontro nell'opera di Leonardo. L'attribuzione a Leonardo da parte della critica è pressoché unanime, con l'eccezione di Corrado Ricci, direttore della Galleria Nazionale (in un catalogo del 1896 avanzò l'ipotesi che fosse opera dello stesso Callani), e di Wilhelm Suida (1929) che la ritenne di scuola.

Riguardo al soggetto, sono state avanzate diverse interpretazioni: da uno studio della scomparsa Leda a quello di Sant'Anna, la Vergine e il Bambino, fino alla Vergine delle Rocce londinese. Carlo Pedretti suggerì una committenza relativa ad Isabella d'Este e la datazione al 1508 per ragioni stilistiche.

 
 
 

Dalla National Gallery__LONDRA

Post n°3 pubblicato il 30 Aprile 2013 da gretalovesS
 

 

 

Cartone di Sant'Anna

LEONARDO

 

E se in capolavori come questi Leonardo riesce quasi a farci percepire il movimento della mente e il flusso dei pensieri del soggetto ritratto, nel celebre cartone di Sant’Anna conservato a Londra (e di cui gli studiosi del British Museum ora propongono una retrodatazione alla fine del Quattrocento) Leonardo crea una intimo intreccio di rapporti emotivi fra i personaggi.
 
E’ uno degli esempi più raffinati e intriganti di quella dinamica degli affetti che Leonardo – inarrivabile in questo fra i pittori del Rinascimento – seppe rappresentare. Non emulato né da Michelangelo, che era interessato ad altro tipo di rappresentazione, più  fisica, epica e religiosa, né dal più giovane Raffaello che, per quanto  dovesse molto a Leonardo riguardo al disegno a matita nera,  era assai più attento al consenso della committenza ecclesiastica che aveva fatto di lui “il divin pittore”.


Da uno scritto di Simona  Maggiorelli

 

 
 
 

Anche oggi Louvre.

Post n°2 pubblicato il 28 Aprile 2013 da gretalovesS

 

La Vergine delle rocce

LEONARDO

 
 
 

Dal Louvre di Parigi.

Post n°1 pubblicato il 27 Aprile 2013 da gretalovesS
 

 

La Dama Con l'Ermellino

LEONARDO

 
 
 

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