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Al bar con gli amici

... quattro chiacchiere in compagnia

 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

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AVVISO.

Post n°276 pubblicato il 14 Ottobre 2011 da carmen650
 
Tag: AVVISI

LOVE

AVVISO
VISTO LO SCARSO INTERESSE PER IL RACCONTO INSERITO COMMENTATO A VOLTE DA UNA SOLA PERSONA, IGNORATO DA TUTTI, HO DECISO PER IL MOMENTO DI SOSPENDERE L'INSERIMENTO DELLE NUOVE PUNTATE.
SONO DEL TUTTO DEMOTIVATA E MI DISPIACE.
CONTINUERO' A SCRIVERE DEL RACCONTO NEL MIO BLOG.
UN SALUTO
C.

 
 
 

4 amici al bar

Post n°275 pubblicato il 06 Ottobre 2011 da victoria1a

 
 
 

TU PUOI SALVARMI SECONDA PUNTATA PRIMA PARTE

Post n°274 pubblicato il 05 Ottobre 2011 da carmen650
 

SA

SECONDO CAPITOLO PRIMA PARTE
Come aveva promesso sul treno, di proteggerla,
si avverò a Milano. Andò a vivere con lui che le
offrì la sua camera degli
ospiti nella sua casa ottocentesca in parte
ristrutturata,
situata nell'elegante via Ariosto.
La casa aveva un elegante ingresso con due
pareti laterali in sofisticato vetro di Murano
lavorato in stile liberty e due scalini con cui
accedere al salotto dalle linee sobrie, dai
colori raffinati e insoliti. Sul lato destro vi
era un soppalco con altri tre gradini che
portavano alla porta della cucina abitabile.
Sul lato sinistro partiva un corridoio su cui
si affacciavano cinque porte. Erano due tre
stanze da letto, un bagno e uno studio
biblioteca. La stanza che scelse Cinzia
era, seppur sobria ma dai colori piùfemminili,
il legno dei mobili era di
un caldo color ciliegio. La stanza di Diego
era prettamente maschile, estremamente
rigida nelle forme e nei colori sui toni
del nocciola con dei tocchi di verde petrolio.
Le trovò anche lavoro presso un suo amico,
che aveva una società di import-export
che necessitava di un impiegata
commerciale che conoscesse molte
lingue.
Diego non le aveva fatto più pressioni,
o esplicite avances. Si era comportato
in modo molto corretto e Cinzia, dopo
i primi giorni cui era molto cauta nel
muoversi per non attirare la sua
attenzione, si rilassò definitivamente
quando una sera lui uscì lasciandola
a casa da sola. A molte persone
poteva spaventare la solitudine ma
Cinzia fu felice di avere quelle ore
tutte per sé finalmente, senza la presenza
seducente di Diego, senza sentirsi in
costante sotto osservazione da lui.
Era libera. Adorava quella libertà,
solo poter pensare liberamente le
sembrava un sogno.
Diego, mentre scendeva le scale,
aveva avuto molti dubbi a lasciarla
sola a casa, doveva recarsi ad una
cena di lavoro molto utile per la
propria carriera. Magari lei aveva
paura di star sola. Ma quando verso
l'una tornò a casa, la trovò molto serena,
rilassata. Mentre sorseggiavano lei
del latte freddo e menta e lui della birra, lei
sospirò sorridendo
- oh, Diego, non mi sentivo cosi bene da tanto tempo-
- bene in che senso?-
- libera-
- libera?-
- sì, libera di pensare a me, libera di
non sentirmi perennemente guardata a vista.
Rimpoverata solo se sospiravo una volta
di troppo. Libera. Tu non hai idea di quanto
apprezzi questo
- sono felice di sapere che sei stata bene
anche da sola-
- tranquillo-
- andiamo a dormire...mi aspetta una
giornata intensa.-
Diego senza problemi, aveva aperto
una piccola clinica veterinaria con sala
operatoria ben attrezzata. L'aveva
avuta anche a Roma, la clinica veterinaria,
regalo di nozze del padre della sua
ultima moglie, poi, appena avevano
iniziato le pratiche del divorzio, Carla
aveva voluto indietro la clinica.
Lui era un sporco traditore non aveva
diritto a nulla. Diego gliel'aveva lasciata
senza indugi. Non avrebbe potuto
continuare a lavorare in quel posto,
con lei come infermiera e il padre di lei,
furibondo e sempre alla porta di casa
o della clinica. Ora, venendo a Milano,
aveva svoltato pagina, girare l'angolo
e ricominciare in modo indipendente,
aveva tanti amici che potevano consigliarlo.
Visto la sua capacità di comprendere
gli animali grazie alla sua sconfinata cultura in
tal campo, aveva sempre avuto
molte bestiole, si immedisimava
nelle loro sofferenze, riusciva a
comprendere i loro 'sentimenti'.
Perchè, per lui, gli animali ne avevano
di sentimenti. Certi suoi simili erano
meno umani di certe bestiole.
Dagli animali aveva imparato
molti valori. Quindi molti clienti
beneficiarono della sua esperienza,
umanità, dedizione costante, ogno
animale era, per lui, come uno di
famiglia. presto ebbe un sostanzioso
giro di clienti. Fu spesso sommerso
di lavoro e ne fu felicissimo.
A casa, fra le quattro mura, era
un uomo dolce e paziente. Comprensivo.
Era molto geloso ma non soffocava Cinzia.
Come invece aveva fatto Augusto,
lui la soffocava di attenzioni, pur di
tenersela tutta per sé. Perché lei
aveva conversato e preso un aperitivo
con un collega deputato di Sciacca,
Augusto l'aveva confinata in casa
per due settimane.
No, Diego era molto diverso. Lui capiva
che non aveva diritto di esser geloso
sopratutto perchè non erano una coppia.
Ma lei aveva notato che se un uomo
la guardava, lui stringeva i pugni con
forza per trattenersi, per soffocare
l'impulso di colpire l'uomo che la guardava.
Cinzia era comunque lusingata che lui
avesse occhi solo per lei. La faceva sentire bella.
Una sera, tre mesi dopo il loro arrivo a
Milano, accadde. La passione esplose.
Troppo trattenuta dentro di loro. Dovevano
recarsi ad un ricevimento ma erano già
molto in ritardo. Cinzia e lui erano vicini
alla porta, lei notò che lui aveva un rivolo di
schiuma da barba vicino all'orecchio.
Prese un fazzolettino di carta e lo pulì.
Lui la guardò confuso. Lei, presa
d'impulso l'aveva baciato in modo
molto casto. Poi, la ragazza si era
aggrappata al risvolto della giacca
elegante di lui e si era sollevata sui tacchi
vertiginosi dei sandali argentati, per
baciarlo più intimamente, lui ricambiò
il bacio cercando di andarci cauto, per
timore di esser respinto se diventava
troppo audace. La girò contro la porta,
premendo il proprio corpo contro quello
di lei, la sua pelle calda e morbida, che
il vestito lasciava scoperta sulla
scollatura, la schiena e le spalle
lo ubriacava. Lei aveva perso la
razionalità, avuta fino a quel momento.
Lo desiderava. Aveva sfilato la sua
cravatta firmata Hermés e poi era
scesa ad aprirgli la cintura.
Lui trovò molto intrigante che per
una volta fosse una donna a prendere
l'iniziativa in un rapporto intimo.
Voleva che fosse lei a dire che voleva
lasciarsi andare alla passione.
Inoltre non voleva esser di nuovo
respinto, quindi lasciò che fosse lei
a pregarlo di prenderla. Non voleva
ripetere due volte lo stesso errore.
Cinzia apprezzò molto che Diego
lasciasse a lei l'iniziativa.
Probabilmente per il timore di
esser respinto di nuovo, come era
accaduto sul treno.Inoltre non voleva
spaventarla nel cercare di possederla
con troppo vigore. Per il proprio egoismo.
- spogliami...toccami...Diego!- sussurò
Cinzia, con il respiro corto e iniziarono
a togliersi gli abiti, quasi rabbiosamente,
lui la sollevò da terra e la prese in un
amplesso a dir poco bollente
Ma non era stato brutale come Augusto.
No, Diego aveva cercato di leggere nei
suoi occhi, capire le sue esigenze e
dare la precedenza a quel che lei
provava, prima di se stesso, tutto
ciò mentre lo facevano in modo tanto
avventato e le aveva donato comunque
passione e tenerezza. Erano crollati giù
a terra. Poi più tardi si erano di nuovo
amati, quindi si erano recati all'importante
ricevimento con un'ora e mezzo di ritardo.
Ma c'era un neo nella loro storia
appena cominciata.
Cinzia si era accorta che spesso Diego
si allontanava per telefonare. Oppure
se arrivava a casa, lui d'improvviso
chiudeva la conversazione.
Lo sguardo di lui era sempre molto teso,
quasi febbrile. Lo vedeva gesticolare
attraverso la porta finestra che dava
sul balcone dove llui usciva per quelle
telefonate. Erano gesti di stizza, furenti.
Quelle telefonate lo spossavano ogni
volta. Perché non voleva che lei
sentisse? Se era una questione di
lavoro, perchè non poteva parlarne
davanti a lei? Come mai tutto quel mistero?
Perché si comportava così?
Cinzia aveva provato a chiederglielo
ma lui le aveva risposto in modo evasivo.
- vuoi che ti racconti come ho operato
il cane dei Mannini? Ecco di che si
tratta. Perché so che ti impressioni.
Ecco perché non te ne parlo- rispose
molto rapidamente. Era nervosissimo.
Accidenti, Cinzia era una donna intelligente,
per quanto tempo avrebbe nascosto
i suoi legami con Sciacca?
- sembri un po' nervoso dopo ogni chiamata-
- lascia stare piccola. Sono preoccupato
non nervoso, tutto qua-
- Diego non voleva risponderle. Come
poteva, infatti, dirle con chi stava
parlando? Poteva perdere la sua fiducia.
Lei poteva scappare di nuovo. Perderla.
Così, a costo di apparirle un bugiarlo,
le mentiva. Meglio lo ritenesse un
bugiardo che un traditore.
Pensò amaramente. Sciacca non lo
lasciava in pace. Voleva tirarlo dalla sua parte.
Eppure, Cinzia avvertiva che Diego
le mentiva. Non la guardava mai in
volto quando mentiva.
Sapeva ormai bene come si comportava
una persona quando mentiva. E lui,
con quei segnali, le aveva mentito
apertamente. Lui si rese conto che
lei aveva capito che mentiva.
Si sentì un verme. Ma era per
il suo bene. Questo si disse per
convincersi del perchè di quelle bugie.
- va bene. Scusami- anche se non
capiva di che si doveva scusare lei!
Lui non la rassicurò come di solito faceva.
Ma si alzò e uscì dalla stanza per chiudersi
nel suo studio. Non poteva di nuovo
affrontare lo sguardo di lei. Lei aveva
un'espressione così dolce, quasi
infantile quando lui la trattava male.
Gli aveva persino chiesto scusa.
Si sentì totalmente indegno di lei. Aveva
il voltastomaco verso se stesso.
Cinzia provando un certo senso di
frustrazione, entrò in camera propria
e accese la TV.
Ma i dubbi si riaffacciarono appena spense
la TV, e rimase al buio.
Scoprì qualche sera dopo, un' altro lato
di lui che non immaginava minimamente.
Stavano uscendo dal ristorante, era
quasi mezzanotte, ma il padrone, suo
vecchio amico, lo richiamò all'interno.
Cinzia si avvicinò al posteggiatore e gli
domandò di portare l'auto. Mentre
aspettava, un uomo le si avvicinò.
Comprese immediatamente che quell'uomo
era pericoloso. Lo sguardo cespuglioso
di lui era offuscato dall'alcol, i suoi
movimenti erano minacciosi, come
volesse saltarle alla gola.
- lei non è l'amante di Sciacca? Sì,
sono stato ad una sua festa...lei era lì.
Una sgualdrinella ecco cosa sei!
Vieni qua!- biascicò e l'afferrò per
le spalle per cercare di baciarla.
Gustavo Gorini pensò che lei era come
tutte le donnacce che frequentavano
la casa di Sciacca. Feste che a volte
trascendevano nel baccanale più
lussurioso. Eppure, lui voleva entrare
in quel giro di lusso sfrenato. Di potere.
Ora aveva la possibilità di godersi quel
bocconcino. Era sola. Nessuna
protezione degli uomini di Sciacca.
Doveva approfittarne.
Cinzia gridò disgustata anche dall'odore di lui
mentre l'uomo la spingeva sul cofano
dell'auto e le strappava il vestito.
Cinzia, mentre scalciava invano cercando
di raggiungere le parti basse del suo
assalitore, vide il posteggiatore allontanarsi
mettendosi in tasca delle banconote.
Gridò di nuovo e finalmente Diego
accorse a salvarla.
Diego, mentre usciva dal ristorante,
aveva udito gridare una donna, capì
subito che era la sua Cinzia. Gli si
accapponò le pelle nel vedere quell'uomo
su di lei, che stava strappando la stoffa
del delicato abito da sera di Cinzia.
Denudandola. Toccandola con le sue
manacce sporche. Non riuscì a
controllarsi e trascinò via l'uomo,
scaraventandolo a terra.
-La tua donna...mi ha provocato...-
biascicò l'uomo chiudendosi la patta
dei pantaloni. Diego sperò di non esser
arrivato troppo tardi. Quel verme
cercava di gettare il fango su di lei
che piangeva con il viso fra le mani,
poggiata all'auto. Perse il lume della
ragione e iniziò a colpirlo. Cinzia attirò
subito l'attenzione di due uomini per
fermare Diego che sembrava impazzito
e stava accanendosi sull'uomo semi
svenuto a terra. Due uomini lo
fermarono. A fatica, lo convinsero
a salire in auto. Nel frattempo anche
lei era salita in auto, sistemandosi il vestito,
Non aveva mai visto Diego perdere
così la testa.
- Potevi ucciderlo- mormorò Cinzia,
spaventata da quella reazione esageratamente
violenta di Diego. Lo guardò con timore
e lui si sentì un vero mostro. Sotto lo
sguardo ansioso di lei. Lei non voleva
che lui perdesse le staffe in quel modo.
- Lo so....forse ho esagerato. Ma veder
quel maiale su di te, mi ha fatto
perdere il controllo-
- Forse? Diego, hai esagerato. Perché
bastava che lo trascinassi via dal mio corpo-
Lontano da lei. Non chiedeva altro.
Voleva che quell'individuo non la toccasse
più. Ma Diego aveva voluto punire
esageratamente l'uomo.
Diego doveva pensare anche a rassicurarla,
confortarla. Dopo aver allontanato
quell'individuo. No, si era comportato
come un troglodita. Gli mancava solo
la clava.
- lo so ho sbagliato! - sbottò, infuriato
con se stesso. Lei aveva pienamente
ragione.
- Difenderla sì ma non spaventarla
con il proprio comportamento da
sanguinario barbaro.
Non parlarono più fino a casa. Cinzia
si rifugiò in camera propria. Lui si
sedette sul divano e bevve un abbondante
bicchiere di whisky.
Mentre lei si stava infilando nel letto,
sentì un imprecazione e poi il vetro
infrangersi.
In qualche modo doveva sfogare la
sua furia per averle mostrato quel lato
poco edificante di sé.
Diego rimuginò a lungo. Doveva smussare
quel lato di sé, lei era molto dolce pronta
ad aiutarlo. Sperò che lo perdonasse.
Da come si era rinchiusa in camera
aveva compreso che aveva bisogno
di tempo. Del resto, quella sera, lei aveva
rischiato di esser violentata. Era scossa.
E lui? Aveva pensato solo a punire l'uomo,
anziché confortarla.
Cinzia, nel sentire il vetro, aveva ben
compreso che era successo. sperò che
fosse furioso con se stesso.
Aveva avuto bisogno di esser abbracciata
ma lui cosa aveva fatto? Niente. Ora
voleva star sola. Lontano da lui.
Doveva capire quanto l'aveva ferita.

 
 
 

CUCINA: LE MIE TRE BRUSCHETTE PREFERITE

Post n°273 pubblicato il 29 Settembre 2011 da carmen650
 
Tag: RICETTE

BRUSCKE

Beh amici, per un happy hour alternativo al bar :

Bruschette alla pancetta
Ingredienti

per 4 persone
8 fettine di pane di segale
8 fette di pancetta affumicata
4 foglie di salvia
un cucchiaino di aghi di rosmarino
un mazzetto di maggiorana
mezzo cucchiaino di semi di cumino
mezzo cucchiaino di timo in polvere
2 spicchi di aglio
2 pomodori perini
2 cucchiai di olio
sale

Preparazione

Lavate e tritate grossolanamente salvia, rosmarino e maggiorana. In una fondina lasciate marinare le fette di pancetta con il trito di erbe e uno spicchio di aglio a fettine e olio.
Tostate in forno le fette di pane, mettete sopra a ciscuna una fetta di pancetta, qualche fettina di pomodoro e di aglio, irrorate con un cucchiaio di marinata. Salate il pomodoro e cospargete di cumino e timo, quindi servite subito in tavola


Bruschette Provenzali 
INGREDIENTI
per 4 persone
4 fette di pane casereccio
150 grammi di zucchine con i fiori
1/2 cipolla rossa
1/2 peperone rosso
1/2 peperone giallo
30 grammi di capperi
olive nere snocciolate
basilico 8
acciughe sotto sale
olio d'oliva
sale

Preparazione

Lavate e tagliate a striscioline molto sottili le verdure, mettetele in una insalatiera con i capperi dissalati, le acciughe a pezzi e le olive, quindi condite con l'olio, il sale. il basilico e una spruzzata di aceto. Abbrustolite le fette di pane, irroratele con un filo di olio e conditele con le verdure.

 

Bruschette al lardo
Le bruschette con lardo di Colonnata e rosmarino sono deliziosi bocconcini ideali da servire per un aperitivo, o come antipasto.

Indispensabile elemento per la buona riuscita della pietanza è il tenero e delicatissimo lardo di Colonnata, da affettare sottilmente, adagiare su fette di pane tostato e cospargere con pepe macinato e uno spicchio di pomodoro.

 

 

 
 
 

TU PUOI SALVARMI PRIMA PUNTATA TERZA PARTE

Post n°272 pubblicato il 26 Settembre 2011 da carmen650
 

racc

Uscirono dalla carrozza ristorante.
-Dove sta andando? Il mio scompartimento è dalla parte
opposta-gli fece notare lei.
se lo scordi -ribatte Diego. Dormire in uno scompartimento
con altre persone? No, era impensabile. Non avrebbe
dormito sereno sapendola in balia di chissà qualche
malintenzionato.
- come sarebbe a dire?-
- che dormirà nella mia cuccetta. Ci sono due letti a castello
- no-replicò Cinzia scuotendo il capo.
- coraggio. Non la tocco con un dito-
Certo, Diego comprendeva i dubbi di lei, ammetteva
che era una proposta a dir poco azzardata ma lei doveva
fidarsi di lui. Anche se la desiderava ma lungi da approfittarsene.
Cinzia meditò che in fondo poteva accettare. Del resto
era stata l'amante di un politico. Era scampata a un
suo tentato omicidio quindi che altro poteva accaderle ?
Doveva pur fidarsi di qualcuno. La sgomentava dormire
nello scompartimento in compagnia di tre uomini. Dormire?
Non ci sarebbe riuscita di certo. Diego le pareva un brav'uomo
e pensò che un uomo come lui non avesse bisogno di ricorrere
alla violenza per avere una donna.
- va...bene- balbettò. Anche se avvertiva una strana tensione
fra loro. Dovuta ad una latente attrazione fisica.
Così, lo seguì nella sua cabina.
Era decisamente alquanto spaziosa.Era grande almeno
tre metri per tre. Due comodi letti a castello, due sedie,
un piccolo divano un tavolino e un bagno con tanto di
angolo doccia.
- se la cava bene con il suo lavoro...-notò lei guardandosi
intorno.
- sì, ma sono piuttosto benestante...ecco perché posso
permettermi una cuccetta letto così- spiegò lui. Diego
sperò di non apparirle troppo snob.
Non voleva sbatterle in faccia la sua ricchezza. Del resto
lei aveva vissuto con un uomo altrettanto facoltoso e che
non le aveva fatto mancare niente. Eppure sembrava una
donna non abituata agli agi, al lusso sfrenato.
- Capisco...- sospirò.
- coraggio, tenga la giacca del mio pigiama. E' tutto quel che
posso darle.-e sperò
che lei accettasse. Lei non poteva dormire con indosso solo
gli intimi.
Sarebbe stata una tentazione vivente troppo intensa. Lei
era piccola di statura, la giacca del pigiama le sarebbe
arrivata a metà coscia.
- No, grazie. Dormirò con la sottoveste che ho su- spiegò
. Insomma va bene
dormire con lui, nella sua cuccetta. Ma indossare anche i
suoi indumenti, era troppo! Anche se ovviamente il pigiama
era pulito era pur sempre un indumento intimo di lui, troppo
intimo.
- capisco...- la scimmiottò divertito. Quindi si sedette su uno
sgabello e iniziò a sbottonarsi la camicia.
- Perché sorride ?- notò infastidita nel sentirsi sentirsi
osservata cercando di non guardarlo. Quel gesto di lui
nel sbottonarsi la camicia era terribilmente sensual
però doveva smetterla di guardarla in quel modo canzonatorio
la irritò. Cosa c'era di tanto buffo? Quell'uomo sapeva esser
molto indisponente.
- Ha la sottoveste sotto i jeans?- domandò lui.
- sì, non ho avuto il tempo di toglierla quando ho infilato
i jeans. - spiegò
pazientemente.
- ah, già era in fuga-
- esatto. So che la diverte molto la cosa ma non ho avuto scelta-
- ci mancherebbe. Mi scusi-
Il fatto che con quella sottoveste di raso e pizzo color indaco,
lei era ancor più seducente che se fosse stata nuda. Da una
parte l'aveva invitata nella sua cuccetta per proteggerla,
dall'altra era una vera tortura non farle capire quanto la
trovava desiderabile.
Cinzia entrò in bagno chiuse la porta a scomparsa, si sciacquò
il volto, e dato che c'era, rinfrescò anche la parte superiore
del corpo accaldato. Dopo si sentì già molto meglio.
- cosa si è fatta! - sbottò Diego alle sue spalle. Lei fu certa
di aver chiuso la porta ma probabilmente il treno aveva fatto
una curva così si era riaperta la porta. Cinzia
abbassò il capo e si accorse così di avere le ginocchia arrossate.
Vi erano delle escoriazioni ma era stata troppo presa a
scappare per darci peso.
- Sono...caduta-ammise imbarazzatissima.
- ovvio...-
Diego uscì dal bagno e dopo pochi secondi rientrò con una
valigetta da medico.
- sono innanzitutto un medico.- e iniziò a disinfettarla. Lei
strinse le labbra. Bruciava molto quel che aveva imbevuto nel
cotone e ora le stava tamponando.
- Su, è solo disinfettante, non faccia la bambina-
Diego la guardò, era delizioso il modo di arricciare il naso
di Cinzia, ed emetteva piccoli piagnucolii per il bruciore.
Come una bambina. O gemeva perché la stava toccando?
- brucia maledettamente-protestò Cinzia offesa perché
l'aveva definita una bambina.
- non bruciava prima la ferita?-
- no...- mentì. Lui scosse il capo.
- Ecco qua...La ferita deve restare pulita- e le chiuse la
bendatura sull'escoriazione più grave.
- sì...grazie-
Le sue mani grandi e delicate sulle sue gambe nude
le fecero venire i brividi. Era stato un tocco il suo,
estremamente piacevole.
Augusto era un uomo attraente ma non quanto Diego
che, dopo una prima occhiata, notavi quanto fosse
attraente e maschio.
- su, ora salga sopra -
Diego aveva sovente sogni inquieti, non voleva svegliarla
a causa del suo rigirarsi inquieto nel letto.
- sopra?-
- vuole stare sotto? E' più sicura sopra, mi creda-
- sicura da che cosa?-
Cinzia voleva capire perché lui insistesse nel farla
dormire sopra.
- oh, Cielo, ma è proprio ingenua lei! Sicura da cosa?
Vorrà dire da chi. Sono un uomo pericoloso a volte-
Lei non gli credette affatto. Oh, sì era pericolosamente
attraente ma sarebbe riuscita a resistergli. Era molto
stanca, non ebbe la forza di insistere.
Diego la vide mordersi le labbra confusa quindi il suo
sguardo cambiò, e la vide scuotere il capo divertita.
Non gli credeva affatto, ecco il messaggio.
Cinzia scosse il capo quindi salì la scaletta e s'infilò fra
le lenzuola. Diego, rimase a torso nudo, e si sdraiò
sul suo letto.
Ma lei faticò ad addormentarsi. Quando riuscì, il suo
sonno fu tormentato da incubi. Augusto la trovava e si
vendicava torturando Diego trapassandolo con delle spade
che teneva dentro a delle vetrine appese alle pareti della
casa di Roma.
Così Cinzia si svegliò scossa da una mano. Sobbalzò con
un piccolo grido. Pensando fosse quella di Augusto.
- ehi ...tranquilla...-
L'avevano svegliato i singhiozzi, piangeva e la sentiva
persino tremare. Doveva svegliarla prima che urlasse.
- io...ho avuto un incubo- sussurrò. Un orrendo incubo
da cui aveva faticato
svegliarsi. Perchè aveva temuto la morte di Diego? Come
poteva esserne coinvolto? Solo perchè durante il pranzo,
lui le aveva dato l'impressione di conoscere Augusto?
- Aspetti...-
Gli fu istintivo prenderla fra le braccia e farla sdraiare sul
proprio letto. Voleva rassicurarla.
La prese fra le braccia con tenerezza. La baciò sulla fronte.
- Dorma tranquilla-bisbigliò. Cinzia era troppo sfinita e
assonnata per
protestare. Stare fra le sue braccia sicure d'improvviso
le parve naturale. Ma si rese conto che stava giocando
con il fuoco concedendogli troppa confidenza. Lui era
stato tenero, voleva solo rassicurarla che era stato solo
un brutto sogno. Era lontana da Augusto ora.
Inoltre, nonostante quella promiscuità, le dava del lei.
Sembrava aver del rispetto nei suoi confronti..
Verso l'alba, però, Cinzia si destò trovandosi sotto il
corpo possente di Diego.
Non si aspettava di trovarsi in quella situazione
imbarazzante. Come era accaduto che lui era riuscito
a farla scivolare sotto di sé? Il suo corpo formoso aderiva
a quello di Diego in modo eccessivamente intimo. Le mancava
il respiro e doveva sgusciare via.
Diego dormiva profondamente, con la testa nell'incavo fra
il collo e spalla di Cinzia, il suo respiro regolare le rimbombava
nell'orecchio. Le sue mani erano sui suoi fianchi. Si mosse
un poco. Doveva andare alla toilette.
Diego si sollevò e la guardò. I suoi capelli erano arruffati e
ondulati sul capo, e cortissimi sulle tempie, leggermente brizzolati.
Cinzia si mosse di nuovo, per sgusciare via.
- Mhm, la supplico, non si muova, mi sta eccitando follemente-
farfugliò lui. Ed era vero. Svegliarsi su quel corpo morbido
e caldo era un dolce risveglio ma acutizzava la sua brama
di possederla.
- mi lasci andare , allora-
Cinzia temeva di avvertire la reazione di quell'uomo
dalle parti 'basse'. Quella posizione così inequivocabile
poteva sfociare in qualcosa per cui non era pronta.
Diego percepì il disagio della donna visto che cercava
di sfuggire via e quel strusciare di lei lo stava mettendo
a dura prova. Era ancora intorpidito dalla posizione in
cui aveva dormito a lungo e faticava quindi a muoversi.
- Cinzia...- mormorò e si chinò per cercare la sua bocca.
Moriva dalla voglia di assaggiare di nuovo la bocca di
quella donna. Lei teneva le labbra semiaperte.
Erano tumide. Irresistibili.
Cinzia era stordita, dalla sua sensualità. Quel bacio
divorante non se l'aspettava come non si aspettava la
propria reazione assecondando quel bacio sensuale,
possessivo. Gli accarezzò il volto, la sua barba era
lunga di un paio di giorni. Il suo corpo si tese. Lui
l'accarezzò. Il corpo di Cinzia non ragionava come lei
voleva. Diego la sentiva molto arrendevole.
Un richiamo dalla sua coscienza gli trapassò il cervello
' fermati mascalzione,ti stai approfittando di lei! Ma
sentendola fremere di piacere non riuscì a fermarsi.
Cinzia si sentì bruciare tutta quando avvertì le mani
di Diego sfiorarla lentamente, una vera doccia di sensazioni le scivolò addosso d'improvviso, lasciandola senza respiro.
Dentro di sé due voci rimbombavano nel suo cervello.
Quella maliziosa e insidiosa la pungolava a lasciarsi
andare alla passione sfrenata, quella della coscienza
la frenava bruscamente, di reagire fermando quel
comportamento lussurioso.
Ma che cosa stavo facendo? Mi stavo cacciando in altri guai?
Come potevo donarmi a lui? Solo perché mi aveva aiutata,
non potevo concedermi così! Stare con Augusto, che pareva
sempre essere insaziabile di sesso, ha reso anche me una
donna viziosa?
Furono questi i tormentosi pensieri di Cinzia
che respirava ormai in modo spasmodico per le sensazioni
e per lo sforzo di opporsi e andarsene. Afferrò la testa di
Diego, la sua bocca stava per raggiungere i seni.
Finalmente il suo buon senso vinse e proruppe con un:
- No!-
Ma lui sembrò non udirla. La voleva. Con decisione le aprì
le gambe con il ginocchio e le afferrò il pizzo degli slip.
- Ti voglio...- sussurrò lui, ansimando. Era quasi al limite
della sopportazione. Aveva perso il controllo di sé ed era
pronto a possederla totalmente.
- No! Non posso! -e finalmente Cinzia riuscì a sgusciare
fuori dal letto. Senza pensarci, si avvicinò alla porta
della cuccetta.
Diego fu stupito della capacità in cui si era divincolata
ed era fuggita via. Ma lui, si alzò e rapidamente la bloccò.
Doveva pensava di scappare?
- Dove pensi di andare con solo una sottoveste addosso? -
- io....-e si rese effettivamente conto di esser ben poco
vestita. Non poteva davvero uscire così.
- Cinzia, avevo avuto la sensazione che mi volevi. - insomma,
che le prendeva? Non aveva sbagliato a interpretare la
reazione di lei, il suo corpo diceva : prendimi! Il corpo di
Cinzia rispondeva alle sue carezze quindi perché
d'improvviso...quel no, secco deciso. Quel fuggir via?
- mi dispiace, tu sei attraente ma io non posso!- e iniziò
a piangere. Ripensando all
violenza che aveva subito da Augusto, che era un uomo
violento, brutale, l'aveva costretta il più delle volte a
concedersi a lui anche se non si sentiva bene dopo
averla picchiata per avergli detto un no di troppo.
Ma la cosa peggiore, quando Augusto l'aveva costretta
a congiungersi a dei suoi amici, uomini d'affari. L'incubo
doveva finire ora. Voleva esser libera di decidere.
Diego aveva approfittato della situazione ed era fiera
di sé per averlo respinto. Basta cedere il proprio corpo
per non subire ulteriori violenze. Certo, Diego non
sarebbe arrivato a tanto, ma non poteva donarsi
a lui con tanta superficialità.
Diego la guardò e capì finalmente. Negli occhi di lei
c'era ancora paura, angoscia. Aveva subito la violenza
ingiustificata di Augusto chissà quante volte.
Probabilmente era stata costretta a soggiacere con lui
anche se non voleva. E lui come si era comportato ?
Era stato brutale. Insensibile.
- No, piccola ...scusami ti supplico ! Oddio, che mostro sono
stato. Vieni qua. Non ti
farò più del male. Ti avevo promesso che non ti avrei
toccata e poi mi vado a comportare peggio di quel bastardo-
Cinzia lo guardò. Era afflitto ora. Finalmente le chiedeva
scusa. Era una novità, nessuno l'aveva mai fatto e
'apprezzò molto. Diego sembrava aver compreso che
aveva esagerato dopo averla rassicurata del contrario.
Non volle mostrargli il suo tormento, così iniziò a
raccogliere i propri abiti e parlò senza guardarlo.
Rapida e secca. Incolore.
- mancherà poco all'arrivo. Mi vesto. Ho bisogno di
mangiare qualcosa- rispose lei, come se dettasse un
telegramma. Aveva lo stomaco sottosopra.
- Cinzia...- lei finalmente riuscì a guardarlo. Le lacrime
di nuovo le salirono agli occhi.
Le respinse subito indietro.
Diego si sentì lo stomaco stringersi in una morsa,
nel vederla affranta. Lei cercava di non piangere,
di esser forte e quello sforzo la rendeva ancor più
dolce. Acutizzando la voglia di proteggerla.
- Sei così vulnerabile...- e cercò di attrarla a sé, di
fra le braccia. Ma lei si ritrasse.
Cinzia si vestì e lo guardò. Va bene, accettava le
sue scuse ma doveva lasciarla in pace in modo da
poter respirare, riflettere.
Diego capì che si stava auto-proteggendo respingendolo,
voleva di nuovo riconquistare la sua fiducia.
- ti proteggerò ovunque andrai. Il solo pensiero che
qualcuno ti faccia del male mi fa perdere la ragione-
le comunicò per tranquillizzarla.
Cinzia apprezzò e fu commossa di quelle parole dette
con il cuore in mano, sincere. Era sicura che in futuro
si sarebbe comportato diversamente con lei.
Lei non riuscì a rispondere.


 
 
 
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