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Mareinvernonatale a tunisi
Post n°175 pubblicato il 26 Agosto 2007 da clodclod
viaggio lontano nel tempo. io, mon frère e giuliana. invernonatale. e il mare d’inverno è azzurrodorato, sotto il sole che sembra – ma non è - lì per sbaglio. andirivieni di onde tranquille. spiaggia con orme sulla sabbia: orme del mare nella notte, e orme di qualche umano, all’alba. ombrelloni di paglia qua e là, residui di un’altra stagione. passeggiata. soloduegiorni dopo, mentre torniamo da nabeul, su un improbabile taxi tappezzato ovunque di moquette,ci muoviamo immersi nei colori grigi e lividi del freddo. sembra quasi un giorno invernale dei nostri, su in pianura padana. e non più il bel giorno di sole che ci aveva accolto con gradevolezza. ed ecco: a tunisi nevica. anche se per poco. e non ce lo aspettavamo. andiamo subito a scaldarci e a consolarci al bar dell’albergo: qualche dolcetto, del tè e – per chi lo vuole –un bicchiere di Tabarin, liquore all’aroma di dattero…..( solo un po’ d’aroma , poco poco). meglio il thé à la menthe, forse, come quello sorseggiato tra profumi e fumi di narghilè in un bar stile aladino o alibabà, autentico. o come quello bevuto in un bar , stesso stile , a sidi bou said : mondo d’ombre e di poeti dentro il locale, e paradiso di sole tiepido , fuori, seduti, o fuori ad esplorare le viuzze di case bianche e finestre azzurre. o a dominare il mare con lo sguardo, dall’alto del faro. l’attrazione del souk . a tunisi, come nei paesi e cittadine vicine che abbiamo visitato, l’aspetto più vivocasinista e più colorato è il souk. a tunisi occupa gallerie e cunicoli e cubicoli e ancora gallerie. luce a tratti incerta. mercanzie a volte banali, come le nostre, artigianato mediomediocre o specialità e artigianato prezioso di tradizione antica. voci, contrattazioni e ritrattazioni veloci, o pazienti o gridate… giuliana si infila in questo gioco infinito, propone, ribassa, si scandalizza, finge di andar via, ripropone un prezzo più basso, e la spunta. non gliela fa nessuno alla giù, che supera tunisini e marocchini messi assieme. e conquista un vero bottino di ceramiche : piatti e ciotole e ciotolone e centrotavola ed altro ancora. da regalare a sorelle mamme e zie e amiche…. mon frère si chiede :quali delle nostre valigie saranno destinate a contenere queste (tante) frangibilità = ? altri souk, in altre città, sono invece all’aperto e colorano strade e piazze con il bailamme di mercanzie, voci vocianti, folla e il bel sole che non manca quasi mai. che spara la sua luce sul colore dei veli delle donne, sui vestiti appesi , sulle arance, sulle mura merlate della medina di sousse e sui suoi torrioni che si fingono minareti.. trenotaxipullman: questi sono i mezzi dei nostri spostamenti autogestiti. ce ne sono a intervalli brevi e si sparpagliano in varie direzioni. costano poco. tunisi, hammamet, nabeul, sidi bou said, cartagine e, dulcis in fundo…, kairouan. medina, moschee e minareti diventano per noi tre semplici punti di riferimento , i più importanti, per riconoscere la struttura delle città… le mura che circondano la medina, o l’intero agglomerato urbano ( come nel caso di kairuan) danno un senso di protezione ma anche di chiusura. soprattutto quando sono imponenti e si stagliano sul nulla di sabbia dell’aridointorno. dentro o fuori di esse, in un certo qual modo provo un vago senso di disagio.. che non so descrivere o spiegare. i minareti: alti o tozzi, lineari ed essenziali o con decorazioni nate dalla fusione della cultura araba con quella spagnola. per me sono la struttura-simbolo esteriore della religione, perché visibile a tutti, proprio a tutti, e perché da qui si alza , per tutti, il richiamo alla preghiera sulle note alte della voce del muezzin. è lì, lo vedi, non ti vien voglia di salirci, quindi non avverti il senso di restrizione e rifiuto come quando certe moschee ti vietano l’ingresso: e di nuovo senti quel senso di chiusura. ma in quelle che puoi visitare, trovi uno strano senso di religiosità anche se di solito non familiarizzi con riti e con chiese. nel grande spazio circondato da un colonnato che lo fa assomigliare all’anima di un chiostro, c’è un silenzio, un vuoto, un’austerità , un non so che, che ti fa percepire presenze invisibili come il sussurrio di preghiere o comunque un mistero che non sai indagare. se poi i colonnati sono più di uno e le centinaia di colonne sono una diversa dall’altra per fregi e decorazioni e le navate sembrano rincorrersi come in un gioco di specchi, allora ti ricordi dei bei viaggi in tv con philippe daverio ... e non siamo soli nel nostro esplorare: con noi, due ragazzi di romagna, nostri vicini a tavola. Lui, carabiniere,tenente se ricordo bene: lo chiamiamo Cacciapuoti, in onore di un simpatico personaggio TV, ruolo di brigadiere del maresciallo rocca, e lei è silvia, carina e vivace. ripeto: sono simpatici. Un pomeriggio giriamo per le vie di hammamet in cerca di non so che: vie strette, riservate ai pedoni, bar e negozietti di qua e di là. i tunisini delle stradette, fermi ad un bar o appoggiati ad un muro, oggi hanno la parola facile. ad esempio a me mi apostrofano – con tono ambiguo - come italiana. e pare che si veda dalle scarpe… più oltre un altro commenta con tono sfottente il fatto che craxi abbia rubato i soldi a noi italiani, e li abbia portati qui ad hammamet… e adesso noi italiani , non soddisdatti, non paghi, veniamo in tunisia a fare i turisti e a lasciare altri soldi.. (seguono giudizi espliciti su popolo italiano e anche su di noi cinque…) . lo sguardo di mon frère saetta e lampeggia, il corpo si protende in avanti. i pugni chiusi. la controparte uguale. qui ci scappa una lite o uno scambio manuale di opinioni. ma ecco che, calmo e sicuro e investito nel suo ruolo, cacciapuoti si frappone tra i due. bastano il suo gesto e il suo sguardo e due parole forti a fermare i contendenti ( ma non il loro ribollire… ). sempre con calma e determinazione, il tenente ci induce ad allontanarci mentre tutti borbottiamo tra l’incazzato e l’intimorito. Bè, cacciapuoti ci ha salvato! ci tiriamo su il morale con giretto per souvenir o anche solo per curiosare. ed è qui che incontriamo un bel negoziobazar, che offre di tutto e di più. lo gestisce un ragazzetto scherzoso e sorridente, assieme a mamma e zia, che socializzano subito e ci raccontano persino la storia della loro famiglia. ed è sempre qui che a mon frère, ritornato di umore normale ( si fa per dire), scatta l’attrazione per un costume arabo e l’idea di indossarlo. garzoncello, mamma e zia prendono molto sul serio la richiesta: e cercano amabilmente taglie, modelli, colori. al momento della prova, l’amabilità si trasforma in ampio sorriso, e il sorriso in allegra risata. loro e nostra. mon frère sembra un deficiente. e lo è, infatti, perché , pur ridendo anche lui- ma a mezza bocca, lo acquista. la foto che gli scatto –sguardo sbarrato, viso intabarrato - lo trasforma nella stralunata foto segnaletica di un improbabile uomo del deserto.
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