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« Parole in prestitoDue poesie sul niente »

Raccontino

Post n°189 pubblicato il 16 Settembre 2007 da clodclod

.

.

Cap 1

 .

Sono le quattro del mattino, e oltre.

La strada è deserta, anche negli angoli bui delle retate

Un po’ di appetito, a quest’ora,  ma è normale. anzi, se fosse già aperto il bar di rousseau, entrerei  per mangiarmi con gusto qualche stuzzichino dei suoi, o un’anteprima della prima colazione. Ancora qualche  sforzo , un segmento di camminata, e vedrò, appena dietro l’angolo della traversa, se rousseau , il rosso, ha aperto i battenti.

Selciato bagnato, umidità che  pare gocciolare dai fili tranviari, freddo che entra nelle ossa.  Brutta nottata.

Beata la signora Maigret che sta dormendo al calduccio…

Ho contato alcune centinaia di passi ed eccomi arrivato all’angolo tra Quai des Orfèvre e la strada di cui non ricordo mai il nome, per lo meno non di primo acchito. Devo sempre pensarci un po’…. Boh, sarà perché non è importante, enfin. E io so sempre dove trovarla, anche alle quattro du matin, e anche se la chiamo  - a modo mio – via rousseau. Che poi, questo, non è nemmeno il vero nome del barista, ah no no, intendiamoci.. Eh, eh… Certo, lui si chiama Jean Jacques, come le philosophe,  ma Rousseau  è un soprannome, naturalmente.  E  ricordo che glielo trovò Torrence, tanto tempo fa,  in un raro  momento di flusso creativo…. Passavamo proprio di qua.. Ed era un’ora prima dell’alba, quasi come adesso…Il bar era già aperto, lustro, pulito, con  i panini, i dolcetti e le focacce esposti ordinatamente nella vetrina.. sotto le luci… Doveva aver sgobbato parecchio per  la sua scenografia quotidiana e sicuramente era lì da tempo.. Lucas fece un commento sul barista, cui premeva di più aprire il bar nelle ore più buie e sonnolente del mattino, invece di starsene a casa, a letto con una moglie bruna e bella, che come la sua non ce n’erano tante in giro….  Poh! e qui Torrence commentò dicendo che quello..” il était Jean, il était Jacques, il était roux, …il était sot “ …Bel giochino di parole , per dare dello sciocco a J.J., senza subire conseguenze… (!) E per farlo sembrare un soprannome dovuto al colore della capigliatura….

L’umidità continua a cadere  dai  tremolii dei fili tranviari, fina fina, che pare un’insulsa pioggetta inconsistente ma persistente..

Le luci ci sono,ah, bene, il bar è aperto. Entro e,  a parte un biascicato sintetico saluto, a quest’ora basta un gesto o un cenno per capirci, per afferrare e gustare un croissant alla crema e bere un caffè triplo…Non c’è bisogno di parole, anzi nessuno dei due sarebbe in grado di tenere un minimo di conversazione. Io finisco tardissimo la mia giornata…  Lui inizia prestissimo la sua…

Eppure.. Ci sono tante domande che vorrei fare a Rousseau….Perchè... Perchè…. sì,  c’è qualcosa in lui che mi incuriosisce, o mi infastidisce. C’è un mondo dentro di lui che non mi so spiegare…Forse una storia che non conosco…

Ottima, questa crema, proprio comme il faut. E buona, fragrante come sempre, dovrebbe essere quella torta di mele già tagliata a fette…

“Scommetto che queste torte e crostate, Rousseau, escono dal forno della tua cucina, eh? .. hanno il sapore… il sapore….dei dolci fatti in casa…. quelli di una volta….”

…. ( silenzio del barista ) ….

“In tal caso, complimenti a tua moglie…Anche se  queste bontà  non sempre sono qui in bella mostra…”

…(nuova pausa di silenzio….)

“ Mia moglie,commissario, fa i turni all’ospedale e non sa fare torte….Soprattutto quando torna all’alba… O quando fa qualche ora alla Belle Hélène, come cameriera, per pochi franchi extra…”

“Ah…” (…silenzio, in attesa….)

“ E’ la sorella di mia moglie che si dà da fare con forno e fornelli….”

“Ah …”( sento sottopelle un avvertimento…e nella  testa una voce che mi suggerisce le domande…) E lei che lavoro fa, per trovare il tempo – all’alba -  di darsi da fare in cucina…?”

“(…) Fa i turni alla casa di riposo. Con orari inversi a quelli di mia moglie. Per fortuna…Perché sa, abitiamo insieme… e due galline in un pollaio…”

“Ah… (?)”

 

Cap 2

.

Oggi riposo… E’ domenica.  Faccio due passi senza meta, mentre la signora Maigret prepara il pranzo.  Uff! senza accorgermene sto andando verso il commissariato… L’abitudine…Ecco il bar di Rousseau. Chiuso. Naturalmente. Le due parole che ci siamo scambiati… mi hanno lasciato … qualcosa che si muove per la testa…, una traccia,…una scia di lumaca… Ma no, basta.. oggi riposo.

Anche stamani l’umidità sembra imparentata con la pioggia… Tutto grigio, intorno… tutto un velo bagnato e invisibile…

Vado verso i giardini…. Semideserti. Meglio così. Non mi va di vedere nessuna faccia conosciuta o sconosciuta… Infatti. Ecco Torrence…

“Buongiorno  commissario…  Ah, sa chi ho incontrato poco fa? il nostro amico Rousseau, che tutti i giorni si concede la pausa pranzo con la sua mogliettina… Tutti i giorni e tutte le stagioni, sempre alla stessa ora… E come si baciano, qui ai giardini… E la signora Rousseau cambia spesso pettinatura….  ,una settimana così, una settimana colà… Ma  sempre elegante, sempre bella…”

Ed ecco la scia di lumaca trasformarsi in una parola che, a chiare lettere nel mio cervello, fa rima con Bella.

Gemella….!

E bravo il nostro barista: il est Jean, il est Jacques, il est roux, …mais il n’est pas sot !....

 
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