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« Parole in prestitoPensierini sui sogni »

Ugo ( scene di vita tessile...)

Post n°199 pubblicato il 26 Settembre 2007 da clodclod
 
Foto di clodclod

Mattina, ore otto.

Ugo non era certo di buon umore.

Era stanco e demotivato.

Totalmente impreparato a riprendere i fili del solito lavoro, interrotto la sera prima.

Ma c’era alternativa...?

Con la testa infossata nel torace, spiò con lo sguardo intorno: poi piegò leggermente le lunghe gambe esili, quasi invisibili, ed assunse la posizione di combattimento, come si suol dire.

Non si trattava di combattere una guerra, ma ‘semplicemente’ di tessere. Eppure era proprio la tessitura che, dopo tanti anni mesi e giorni, chiedeva ad Ugo di combattere contro la fatica interiore. E contro la perfida Penelope, la nemica, la selvaggia, quella del turno di notte, reparto Filati..

Tornò a guardarsi intorno, come a voler rimandare l’inizio anche per un solo secondo, uno solo.

Lui era in quel suo polveroso angolo personale e nessuno gli era accanto.

Ma, nel grande seminterrato, reparto Tele, altri come lui, un po’ più distanti o lontani, si preparavano a controllare il lavoro dei giorni passati e le proprie tabelle di marcia.

I ‘nuovi’ ridevano e si lanciavano battute: Ugo non ne conosceva nessuno, nemmeno per nome, e quelle loro risate gli davano fastidio, forse perché lo facevano sentire solo.

Alcuni , nello stanzone, avevano già cominciato - svelti svelti - ad ordire le nuove trame di seta o di filo comune e leggero. Fanatici.

Qualcun altro, invece, sbavava pensando già da adesso allo spuntino di metà mattina o all’ora del pranzo...

Tutti, senza eccezione, parevano indifferenti alla luce squallida e alle vecchie ragnatele, abbandonate dai loro proprietari e dalle scope.

Intanto anche il mondo, fuori nella via, aveva ricominciato rumorosamente a muoversi.

Ugo tornò con la mente e con lo sguardo a se stesso ed al proprio lavoro.

Si decise.

Guardò la sua tela.

E se avesse potuto avrebbe urlato.

Ma il suo piccolo torace, le sue esili gambe e la sua depressione glielo impedirono. Nonché l’ora troppo mattutina.

Avrebbe urlato. Gridato. Perché Penelope aveva colpito ancora.

Finiva sempre per ultima il turno di notte. E quando nessuno la osservava, quando gli occhi degli altri desideravano soltanto andare a chiudersi in un cantuccio caldo , lei si avvicinava con fare indifferente alla tela di Ugo. Tirava un filo sottile e creava un abisso; oppure, come la moglie di Odisseo, sistematicamente cancellava la trama e l’ordito in ampia misura.

Prove contro di lei non ce n’erano, anche perché lì dentro ognuno si faceva i fatti propri. Tutti ciechi erano. E anche sordi., e muti.

Solo il vecchio Bestia giurava di averla intravista una notte, da lontano, mentre lacerava la tela. Ma Bestia era morto in un brutto incidente, in primavera, nel periodo delle grandi pulizie e del ‘rinnovo locali’. Con lui era morto il testimone e Penelope era salva, oltre che più superba e più tronfia di prima.

Ugo avrebbe voluto fregarla, ad esempio rimanendo nascosto nel buio, dietro qualche apparato, a far la guardia al proprio lavoro.... Ma niente da fare. Impossibile. Doveva per forza, ogni sera, prendere lo Psicovenal: per non ridursi l’indomani ad uno straccio grigio .... , per attenuare lo spleen del giorno…, o per prevenire le paure della notte…. E lo Psicovenal aveva effetti immediati e letargici .....

Intanto la tela spariva...

Non bastava , ad Ugo, l’insofferenza per quel suo lavoro, vecchio di anni..? Non bastavano la psicosi, la noia, la fatica, il rifiuto..? Anche Penelope ci si metteva, con le sue zampate malefiche e il suo istinto perverso.

E lui, pur macinando nella sua testa vari stratagemmi, non ne aveva trovato nessuno che stanasse per davvero la belva fetente, che facesse giustizia o vendetta. Insomma, Ugo pensava, ma non cavava un ragno dal buco.

A meno che il cadavere del nemico non passasse – di propria iniziativa -davanti ai suoi occhi, nelle acque del fiume.. Solo su questa leggenda ormai poteva contare.

Ancora una volta , dunque, Ugo aveva lavorato per niente, aveva sprecato la sua tela e se stesso.

E tutto perché un giorno, in tempi non lontani, lui non aveva voluto saperne di lei...

La solita storia.

Ma come avrebbe potuto amarla?

Pazza, pazza, pazza….

Come avrebbe potuto amare proprio lei? 

Lei, con quella sua aggressività, che colpiva sempre nel segno…….?

Lei, di un altro colore e di un’altra razza..?

Lei, con quelle zampe pelose così diverse dalle sue, esili ed invisibili..?

. . . . .

Odio. Impotenza.

E Ugo alla fine gridò.

Ma gridò dentro, senza rumore, dentro di sé….

E il grido muto si squarciò in un silenzio disperato: MALEDET.. MALEDETTA …LLURIDA …RAAAGNAAA !!!!!! 

La sua bocca , impastata di saliva e di rabbia, riuscì persino a mimare male le parole dell’odio

Nessuno naturalmente le udì, nessuno si accorse di niente, nessuna eco si disperse nel seminterrato.

La depressione, giù in cantina, e il mondo, fuori nella via, continuarono ad ansimare come sempre.

 

 

Indice: Ugo; Ugo e le femmine; Ugo e la Psic.; Diario per due.

 

 
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