corvo rosso
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GLOBAL SERVICE, TANTO RUMORE PER (QUASI) NULLA
La tragedia di un suicidio, mezza giunta comunale di una città come Napoli ai domiciliari, con funzionari ed un imprenditore rimasto agli arresti per mesi, richieste di custodia cautelare per due parlamentari, titoli a pagina intera e grancassa televisiva, scandalo planetario tra politica e affari con coinvolgimenti vari, dimissioni, ritiri a vita privata, commenti a profusione sul malaffare che inquina le istituzioni ed alla fine, dopo 15 mesi, ma solo perché col rito abbreviato, tutti assolti meno due, l’imprenditore ed il funzionario, con pena lieve e sospesa quasi a salvare qualche lembo dell’impianto accusatorio originario. Le prove, ci vogliono le prove. Spesso la condanna arriva prima del processo a volte ancora prima del rinvio a giudizio. Una condanna mediatica più distruttiva di quella reale, quando c’è. Figuriamoci quando invece il giudice assolve. Il caso Global Service dovrebbe far riflettere Procure e media. Le prime dovrebbero indagare esercitando il dubbio piuttosto che il pregiudizio, i secondi pubblicare senza preliminarmente “giudicare”. Ma questo non succede quasi mai. Le indagini coincidono con una condanna sommaria ed inappellabile che produce danni personali ed istituzionali, irreversibili. Poi, quando interviene l’assoluzione, i buoi sono già usciti dalla stalla e non c’è più niente da fare. In molti casi il can can mediatico messo su dalla fuga di notizie gonfiate da titoli cubitali e da servizi tv produce un condizionamento ambientale che influisce sul primo grado, di modo che per avere giustizia bisogna sperare nell’Appello o nella Cassazione. Alla fine, la vittima resta tale e per giunta irrisarcibile, e tutti gli altri perdono credibilità. E perde credibilità l’informazione che si limita pubblicare ciò che riceve senza approfondire, senza esprimere una opinione e, senza limitarsi ai fatti che spesso sono semplici indizi. Anzi dipinge scenari suggestivi con l’aiuto di qualche suggeritore che invece di custodire il segreto istruttorio lo viola fornendo i mattoni per teorie di cui alla fine resta esso stesso vittima. Qui si inserisce il tema delle intercettazioni, ormai con quelle “a grappolo” siamo spiati più o meno tutti, che, trattandosi di strumento delicatissimo si dovrebbe maneggiare con somma cura. Bisognerebbe regolarne l’uso per evitarne i continui abusi. Poi c’è il capitolo delle misure cautelari, carcere, domiciliari, interdizioni, divieto di dimora ecc. Cosa sarebbe mediaticamente una indagine senza una misura cautelare? nulla o quasi. Quando invece scattano le manette e t similia si finisce in prima pagina e l’inchiesta “prende corpo” e fa irruzione nel malmesso recinto politico dove esplode come un meteorite. Bisognerebbe essere più sereni ed equilibrati perché così si producono gravi ingiustizie. È serio tutto ciò, è tollerabile per il cittadino e per lo Stato, per la democrazia e per la stessa Giustizia? Per carità nessuno chiede di non indagare e neppure di omettere cautele necessarie, ma si dovrebbe operare con diversa serenità ed equilibrio e si dovrebbero creare le condizioni per garantire la necessaria terzietà di chi giudica, regolare il principio della “obbligatorietà” dell’azione penale, depoliticizzare la magistratura con una radicale riforma del Csm e spiegare a molti pm che si sentono angeli vendicatori che non è compito loro combattere il “male”, bensì accertare e provare reati operando in assoluta autonomia e senza pregiudizi.
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il 21/05/2011 alle 07:19
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