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cap. 48 - La corazzata Potemkin -
Post n°51 pubblicato il 23 Agosto 2009 da sareva82
Non ho il tempo di immalinconire in solitudine perché arriva Cristiano con la sua appendice occhiceruleata. Sembrano il gatto e la volpe. “Ultime notizie!” strilla lui dirigendosi come d’abitudine in cucina. Dissotterro da uno dei nascondigli anti-Gloria un pacco di bretzel e tre birre du demon e apro le orecchie. “Diciamo che abbiamo vinto”, gongolano all’unisono tracannando birra dalla bottiglia. “Era cominciata maluccio ma si è aggiustata alla grande”. “Mio padre” attacca la piccola, “ha prenotato un tavolo nel ristorante romantico al punto giusto di cui si serve nei casi complicati e poi ha cominciato a smaniare per indovinare i modelli di uomo che vanno per la maggiore perché era intenzionato a fare le cose in grande. Oltre a telefonare a varie amiche e amanti si è intrufolato nella mia stanza per sbirciare i poster in modo da decidere il modello a cui ispirarsi e visto che le mie pareti pullulano di foto di calciatori e cantanti ha deciso che il modello di uomo che va per la maggiore è lo sportivo scanzonato” “Ha tenuto conto dell’età di sua madre?” chiedo indicando Cristiano. “Evidentemente, no, ma anche questo fa parte dell’inizio non troppo brillante. Dopo le cose si aggiustano, abbi pazienza”. Bè, da qualche tempo faccio una vita che uno di tutto mi può accusare tranne che di non avere pazienza. “Poi è uscito a comprare l’abbigliamento che secondo lui l’avrebbe reso irresistibile. Quando mi è comparso davanti mi sono sentita male. Indossava terrificanti stivaletti a punta, jeans sbiaditi e un giubbotto di pelle con borchie di metallo su una camicia sbottonata fino all’ombelico. E per dare un tocco di perfezione all’insieme ‘bel tenebroso’ non si era fatto la barba”. Vomito. “Per tutta la durata del film”, continua lei ridendo, “non ha fatto altro che voltarsi per sbirciare la sala, far scricchiolare la poltroncina e gli stivaletti e far tintinnare le numerose borchie…” “E intanto mia madre si soffiava il naso per la commozione e mi rimproverava per averla costretta a truccarsi…La scena in cui Anouk Aimèe ricorda il marito morto tragicamente è stata letale” “Comunque sia, siamo riusciti ad arrivare al The end. Ci siamo catapultati fuori spingendo i due ‘pacchi’ e quando ci siamo incontrati nell’atrio…” “…ci siamo prodotti nel più stupefacente esempio di recitazione scolastica che io ricordi dai tempi delle recite di Natale” conclude lui stampandole un bacio soddisfatto sulla guancia paffuta. “Oh, che felice combinazione!” ”Ma guarda quando si dice il caso!"… “E mio padre, visto che andavamo per le lunghe, col suo solito garbo ha tagliato corto per timore di veder fallire tutto. ‘Dobbiamo festeggiare’, ha detto spingendoci dentro la sua macchina e ha veleggiato tronfio verso la meta”. “E ora viene il bello”, commenta Cristiano. “Il maitre là per là non lo ha riconosciuto e ha tentato di impedirgli l’ingresso. Poi quando ha capito di trovarsi di fronte a uno dei clienti più assidui mascherato da orchidea selvaggia, ha tirato fuori dalla tasca una cravatta implorandolo: ‘Lo faccia per i miei bambini signore; non posso lasciarla entrare in queste condizioni’, quindi ci ha guidati mestamente verso il tavolo appartato dove trionfava un’alzata gigantesca ordinata con perfetta regia da mio padre” “Per rompere il silenzio impacciato che si era addensato fra noi, favorito anche dall'incombente centrotavola”, interviene Cristiano, “Roberto ha tentato la carta del genitore illuminato. ‘Allora, siamo tutti d'accordo su questo flirtino?’ ha chiesto ridacchiando” "Non c'è sul mio menu", dice Susanna imitando il tono gelido di Stefania. “Che era sicuramente imbarazzata da quella compagnia ingombrante ma soprattutto dal naso arrossato, dagli occhi sbrodolati di rimmel e dall'abito troppo severo. Insomma, fidatevi, la conosco, è mia madre dopotutto: le dava fastidio mostrarsi a Roberto ancora una volta vestita da esercito della salvezza” A questo punto squilla il telefono. E’ Stefania che mi annuncia il suo arrivo per raccontarmi un fatto che non puoi nemmeno immaginare. Per la disperazione mi ficco dentro il robottino De Longhi e quando mi sono trasformata in un frappè con la schiuma butto fuori i ragazzi. “Via, sciò, più veloci della luce! Sta arrivando tua madre”, singhiozzo rivolgendo a Cristiano uno sguardo rassegnato e mesto. I ragazzi fanno appena in tempo ad uscire che arriva la vedova, raggiante e caricatissima. E io devo sopportare il remake della storia che mi è stata appena raccontata. “I ragazzi”, sta dicendo mentre nella mente faccio una lista della spesa, “vedendo la situazione critica, si sono alzati per ballare e a questo punto…” Mi afferra un braccio scuotendolo vigorosamente per sottolineare l’eccezionalità dell’evento. “Non puoi crederci”, dice l’esaltata e io sono costretta a guardarla con gli occhi più increduli che trovo nello schedario. “Roberto si passa una mano sulle guance ispide e mi fa: ‘I duri non sono il suo genere, eh? Mi scusi un momento’, con un tono così tenero ma così tenero…” “Che si taglia con un grissino?” “MACCHEDDICI?!? Possibile che tu debba fare sempre battute idiote su qualunque cosa?” “Scusa, hai ragione, non ho valutato l’importanza dell’ attimo”, mi giustifico umile quando sarebbe più giusto incazzarmi come una diavolessa perché puttana eva! anch’io sono innamorata ma non gliene frega niente a nessuno. “Okay, tutto a posto”, cede con tono conciliante e poi riparte in quarta: “Insomma, a quel punto ne ho approfittato per un rapido e vigoroso restauro del maquillage e quando lui è tornato – perfettamente sbarbato -, mi ha guardato e poi ha preso un tovagliolo e mi ha sfumato il fard” Sospiro beato, sguardo alpenliebe panna e fragola. Io infilo le dita nella presa a 220 V perché non ne posso più. Lei prosegue imperterrita raccontando che quel gesto affettuoso è stato per lei come una carezza sul cuore, che dopo aver deglutito a vuoto un paio di volte e aver sbattuto le palpebre si è decisa ad alzare gli occhi su quelli di lui…grigi, sì, ammalianti, ardenti, carezzevoli... Innamorata di botto come una quindicenne. "’Purtroppo questa sera niente è andato come avrei voluto’ ha sospirato lui, impacciato. ‘Ma non era un incontro casuale?’ gli ho chiesto io. E lui: ‘Se non sono stato troppo tremendo ne vorrei un altro: una specie di prova d'appello’. ‘Quando?’ ho chiesto io. ‘Questo fine settimana, al mare, da me...e senza i ragazzi’, ha risposto lui”. Pausa. Taccio perché non so cosa si aspetti che le dica e non voglio provocare reazioni inconsulte. “Bè, non dici niente?” “Oh, ecco…mi sembra un buon inizio” dico con la voce così neutra che sembra lavata col Woolite. “A me sembra una cosa stupenda” dice con tono secco. Poi si alza di scatto. “E se fossi una vera amica faresti salti di gioia”, aggiunge avviandosi alla porta. Se ne va senza darmi il tempo di spiegarle che non ho saltato solo perché fino al giorno prima lei aveva parlato di Roberto come di una calamità naturale. Basta, non ce la faccio più. Ho bisogno di una pausa, di congedarmi provvisoriamente dall’umanità, soprattutto da quella che mi sta a ridosso.
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il 27/09/2009 alle 15:50
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