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Luci ed ombre del Libro Bianco sulla riforma del SSR Lombardo

Post n°51 pubblicato il 07 Luglio 2014 da bellegi0
 

La novità più rilevate del libro bianco, e della futura riforma, è la presa d'atto del problema della cronicità, dei limiti dell'attuale assetto organizzativo e dei cambiamenti normativi necessari per far fronte alla domanda di continuità ed integrazione tra ospedale, territorio ed attori professionali. Finalmente dopo aver fatto il deserto a livello territoriale, con il sostanziale annullamento delle strutture distrettuali ridotte alle sole funzioni amministrative, a vantaggio della logica delle prestazioni e dei voucher, si riconosce seppur implicitamente che il modello dell'assistenza centrata sulle singole prestazioni, sulla libertà di scelta del cittadino e sulla concorrenza pubblico/privato, non è funzionale ad un’appropriata gestione della cronicità. Integrazione e continuità spazio-temporale della presa in carico della cronicità mal si conciliano con la logica del quasi mercato, della separazione tra AO e ASL e della concorrenza tra gli enti accreditati per contendersi clienti e prestazioni, a scapito della cooperazione e della sinergia assistenziale per rispondere ai bisogni dei portatori di una o più condizioni patologiche. (*)

Di fatto dall’emanazione della Legge 31 nessuna AO, ne' pubblica ne' privata, si è spinta sul territorio per seguire i cronici a livello ambulatoriale - perlomeno quelli a bassa intensità assistenziale - ma è rimasta arroccata entro le mura dell'ospedale.  Anche perchè in una logica economica aprire un ambulatorio cardiologico o diabetologico territoriale significherebbe alterare le condizioni di concorrenza, per un forma di monopolio spaziale (d'altra parte sarebbe improponibile, perlomeno nelle realtà a bassa densità demografica,“imporre” una pluralità di ambulatori cardiologici in concorrenza tra loro per garantire la libertà di scelta degli assistiti a livello extra-ospedaliero). In sostanza le cure di prossimità per i cronici non possono che prescindere da una edulcorazione dei principi cardine del sistema lombardo - libertà di scelta tra erogatori, separazione tra acquisto ed offerta, da un lato, e tra AO pubbliche e ASL, dall’altro, concorrenza tra strutture pubbliche e private - a favore di una gestione maggiormente coordinata e coesa dell'assistenza distrettuale.

L’attuale scollamento tra ospedale e territorio e la frammentarietà dei processi assistenziale è dovuta al fatto che (i) gli specialisti ospedalieri, anche quelli di base, sono assenti sul territorio perché le AO si sono sempre disinteressate alla cronicità mentre (ii) gli operatori presenti sul territorio fanno capo ad enti accreditati diversificati ed orientati alla logica delle singole prestazioni (Voucher), senza un visione reticolare e d’insieme dell’assistenza alla persona. In altre realtà regionali l’assistenza distrettuale è più ricca ed articolata in quanto l’ente pubblico non si limita a rendicontare prestazioni fornite da terzi, ma interviene direttamente, nell’erogazione dei servizi e nei processi organizzativi, con i propri operatori e/o con un’incisiva azione di coordinamento, controllo e formazione.

La proposta di ristrutturazione organizzativa delle cure per i cronici sul territorio fa perno sull'estensione dei CReG a tutta la regione, sul budget di cura e sulle forme associative della Balduzzi (AFT e Unità Complesse), inglobate nei Centri Socio Sanitari Territoriali (CSST), che effettivamente potrebbero sul lungo periodo farsi carico del coordinamento e della continuità assistenziale per i bisogni a bassa e media intensità di cure. Non è chiaro il ruolo sul breve periodo nè l’assetto organizzativo dei CSST come struttura di aggregazione e coordinamento delle professionalità che si alternano sul territorio alla persa in carico e all'assistenza dei cronici, in particolare della disabilità domiciliare. Fino ai primi anni duemila invece, grazie alla presenza di alcune specialità di base, di personale infermieristico, sociale, riabilitativo e medico di coordinamento, il distretto era il polo organizzativo adatto a garantire l’integrazione tra gli operatori territoriali e con il II livello. Invece si è scelto di smantellarlo, dismettendo personale e funzioni assistenziali dirette. Nell’ultimo decennio si sono pagate le conseguenze di tale improvvida scelta, dettata dalla separazione ideologica" tra ente ospedaliero e territoriale, tra erogatori ed acquirenti di prestazioni, ma ora il libro bianco sembra archiviare questa opzione di fondo, seppur implicitamente e tra le righe.

 La proposta di articolazione dell’AIS (Azienda Integrata per la Salute) in un Polo Territoriale e in un Polo Ospedaliero compie un passo in avanti verso la ricomposizione del gap tra ospedale e territorio, pur continuando a ribadire la centralità della libera scelta del cittadino e la distinzione tra programmazione, acquisto e controllo ed erogazione delle prestazioni. Di fatto, peraltro, la proposta di CSST, articolazione operativa dell’AIS nei diversi ambiti territoriali, ricalca recuperandola l’originaria formula del Distretto Socio-Sanitario, in essere prima della dismissione di ogni erogazione diretta di prestazioni da parte delle ASL a seguito dell'attuazione della legge 31. La novità dell’AIS sta nel ricompattamento in un unico Ente dei servizi ospedalieri e di quelli territoriali, che supera la distinzione organizzativa tra AO pubbliche a ASL. Dal libro bianco tuttavia non si evince come si possa conciliare la libertà di scelta del cittadino con gli inevitabili limiti di offerta specialistica che caratterizzeranno l’organizzazione dei CSST, specie nelle zone lontane da presidi ospedalieri, nell’ipotesi che le strutture accreditate pubbliche e private siano disponibili a distaccare propri specialisti sul territorio, accettando la remunerazione a budget di cura, peraltro ancora indefinita.

 La scelta di privilegiare la dimensione economica anche nell'impostazione della riforma (i CReG e il budgetdi cura), rispetto a quella relazionale, ripropone la contraddizione di cui sopra, che evidentemente resta alla base ed influenza in modo indiretto anche le opzioni di riforma. La logica della frammentazione prestazionale dell'assistenza, funzionale all'organizzazione delle cure in acuto in ambito ospedaliero (DRG), non può essere trasferita meccanicamente sul territorio, tanto meno quando si tratta di armonizzare l'intervento di diverse professionalità, sul lungo periodo e con interventi di prossimità in funzionedi una gamma diversificata ed evolutiva di bisogni assistenziali. In questo senso il superamento della distinzione organizzativa ed amministrativa tra AO e ASL, che trova una ricomposizione nel polo territoriale ed ospedaliero dell’AIS, segna certamente una svolta nel senso di una maggiore integrazione dell’offerta e di un più stretto coordinamento tra ospedale e territorio.

 La continuità delle cure passa primadi tutto da una presenza stabile degli operatori sul territorio e delle loro relazioni, come garantivano parzialmente gli ex-distretti sanitari di base: relazione tra medico/infermiere ed assistito/famiglia prima di tutto, ma anche tra medico, infermiere e specialisti, tra assistente sociale e infermiere, tra coordinatore di distretto e i diversi professionisti etc.. La continuità sistemico-relazionale e multi-professionale è la migliore garanzia di buona qualità/gradimento dell'assistenza da parte dei diretti interessati ed anche, probabilmente, di efficacia, efficienza ed appropriatezza del sistema nel suo complesso.

In sostanza il libro bianco segna un passo in avanti rispetto alla politica di abbandono del territorio della Legge 31, specie per quanto riguarda la ricomposizione nell'AIS dei poli ospedalieri e dei servizi territoriali, funzionale alla gestione delle patologie croniche e all'integrazione dell'offerta, anche se restano ancora lati poco chiari e un'ambiguità di fondo rispetto all'impostazione generale del SSR lombardo

*Legge 31, pregi e difetti (pubblicato su MD giugno 2001): https://app.box.com/s/eeo8rpym9v6hdwehqz9i

 
 
 
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Un blog di: bellegi0
Data di creazione: 08/09/2012
 

MI PRESENTO....

Sono un medico di Medcina Generale che esercita la professione dal 1981 in un paese alle porte di Brescia in medicina di gruppo. Da anni svolgo anche l'attività di animatore di formazione nei ranghi della SIMG (Societa' Italiana di Medicina Generale), di ricercatore in Medicina Generale (audit, governo clinico, formazione sul campo, ricerche epidemiologiche ed osservazionali) tutor del tirocinio valutativo per l'esame di stato e docente alla scuola di formazione in Medicina Generale di Brescia.

Ho collaborato con le principali riviste Italiane della MG, come Occhio Clinico, Medicinae Doctor e rivista SIMG. Dall'inizio del secolo modero e partecipo alle discussioni pubbliche su Mailing Lista locali (rete UNIRE di Brescia), nazionali e sui gruppi professionali di FaceBook. I miei interessi spaziano dalla metodologia clinica alla psicologia cognitiva, alle medical humanities in generale, con paticolare riferimento alla diagnosi e all'errore in MG.

Sito Web personale: www.giuseppebelleri.it

 

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