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Creato da: demo_cratico il 25/10/2007
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« Veltroni: "Discutiamo su...Mossa disperata »

Veltroni, alt ai veleni: «Niente patti della frittata»

Post n°21 pubblicato il 18 Dicembre 2007 da demo_cratico
 

Nessuna frittata è prevista dal menu di Veltroni e anzi «l’alternatività a Forza Italia è un valore per la democrazia italiana». Il segretario del Partito democratico lancia un messaggio urbi et orbi: se i «piccoli» dell’Unione hanno gridato all’«inciucio» con Berlusconi e se Fini, subito spalleggiato da Casini, ha richiamato, degradandolo, il «patto della crostata», Veltroni assicura che sulla legge elettorale «non c’è un’intesa a due, nessun “patto della frittata”, c’è solo un dialogo, come succede in tutti i Paesi civili, tra forze politiche che restano alternative». Non solo. Il confronto di oggi serve proprio a «creare le condizioni» per avere in futuro «una competizione ancora più vigorosa e netta». Perché «l’alternatività fra noi e Fi è un valore, Dio ci scampi da una nebulosa confusa». E perché il bipolarismo che va affermato con la riforma elettorale, dice Veltroni smentendo ulteriormente l’ipotesi di un asse privilegiato tra Pd e Fi, «è l’esatto contrario di una confusione un po’ nebulosa dei confini, ma è un’idea anglosassone del rapporto tra interessi nazionali e contrasto politico».

Il leader del Pd presenta insieme a Prodi il libro di Antonello Soro “Sono partito democratico”, ma è inevitabile che la discussione, coordinata Lucia Annunziata, finisca per toccare il delicato tasto della legge elettorale. Prodi mette subito in chiaro che una riforma in questo campo va fatta, per garantire la governabilità, e riconosce il «valore positivo del dialogo avviato da Walter». Ma il premier aggiunge anche che in questa operazione bisogna stare attenti a non «calpestare» nessun alleato: «Il problema è garantire che questo passaggio avvenga nel rispetto della necessità di ricomposizione, di avere una voce delle forze minori esistenti». Parole accolte con soddisfazione dai “cespugli” dell’Unione, che invece apprezzano decisamente meno quanto dice di lì a poco Veltroni, e cioè che per riuscire ad approvare una nuova legge elettorale occorre che «ciascuno sia più duttile e non assuma atteggiamenti infantili del tipo “o si fa così o porto via il pallone”, come succede soprattutto da parte dei partiti più piccoli».

Gavino Angius parla di «discrepanze» tra i due, e sono in molti, nell’Udeur come nei Verdi, nel Pdci come nell’Idv e nei socialisti, a elogiare Prodi e criticare Veltroni. Il premier vuole mettere al riparo dalle tensioni provocate dalla riforma elettorale la Finanziaria, come dimostra l’aver fissato in agenda per il 10 gennaio il vertice su questo tema. Veltroni a quel vertice ci andrà chiedendo come «unica condizione» la definizione di «un sistema proporzionale che garantisca il bipolarismo». Il Vassallum non va bene? «Si parta allora dalla bozza Bianco e si lavori in Parlamento», è la proposta del leader del Pd. Perché va bene la difesa del pluralismo, ma non è possibile continuare con questo livello di frammentazione. E quindi attenzione anche al «proporzionale puro», che rischia di creare alleanze ancora più larghe.

È proprio questo sistema di alleanze eterogenee che Veltroni vuole superare. Fino al punto da ipotizzare che il Pd possa correre da solo alle prossime elezioni, a prescindere da quale sarà la legge in vigore in quel momento. «Rompere il sistema di vincoli che sono discesi per tredici anni da quel modello di mondo politico separato dalle due contrapposizioni», come dice il segretario del Pd in un’intervista al “Foglio” di oggi, servirebbe anche a segnare l’elemento di «discontinuità» necessario al Paese per superare l’attuale «crisi del sistema democratico». Da qui la sfida che Veltroni lancia a Fi e An: «Se i miei avversari dicessero in presenza del referendum, “ciascuno di noi va da solo”, introducendo per virtù personale ciò che l’assetto non ci consentirebbe, questo sarebbe un fatto molto importante». In tema di riorganizzazione delle forze politiche, inoltre, Veltroni dice al Foglio di dubitare che possa nascere una “Cosa bianca”, anche perché ha dei dubbi sul fatto che «la chiesa italiana, che ha avuto come riferimento politico un grande partito come la Dc, voglia avere come riferimento politico una forza dell’8 o 9 per cento». E anche che sarebbe molto importante che Pse e Internazionale socialista cambiassero nome aggiungendo «e dei democratici», soprattutto perché «non è vero che oggi è solo l’identità socialista che identifica il campo del centrosinistra in Europa».

L'Unità

 
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