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IRKESHTAM PASS - Parte Seconda
Post n°73 pubblicato il 21 Maggio 2007 da nem_o
Dunque, era notte e l'acqua nelle pozzanghere gelata. Dopo aver toccato i 3500 metri del passo vero e proprio, inizia la discesa. Primo avamposto militare kirgizo, primo controllo al passaporto e prima mancia allo sbirro di turno che data l'ora, le 4 del mattino, stava dormendo. Alza la sbarra e passiamo, arrivando dopo poco alla vera e propria dogana e ad un secondo controllo del passaporto. Siamo ora in un grande pianoro battuto da venti gelidi e popolato da innumerevoli camion, alcuni vivi, la maggior parte ridotti a carcasse. Riposiamo per poche ore in una stamberga per camionsiti kirgizi, cinesi e ubzeki. La camera che ci danno e' appena stata liberata penso per noi: letti sfatti, i resti della cena sul tavolo, mozziconi di sigaretta ovunque. Per vetri dei fogli di nyoln. Si gela e non chiudo occhio. Al mattino si spalanca davanti a me un paesaggio da apocalisse post nucleare: carcasse di vagoni ferroviari usati come abitazione, immondizia ovunque, camion a pezzi e arrugginiti. Il tutto distribuito a cassaccio su questo altipiano a 3200 metri. Vedo anche dei bimbi e mi chiedo quale futuro avranno. Il cielo e' pero' terso e le montagne innevate all'orizzonte danno poesia al luogo. faccio un po' di foto per scoprire poi che e' zona militare. Le foto sono proibite (come se i satelliti nulla potessero ...) Ci accordiamo con il conducente di un minibus che per soli (!) 50 dollari a testa ci condurra' a Kashgar. Un terzo controllo dei passaporti sempre ad opera dei kirghizi e siamo nella terra di nessuno. Carichiamo gli zaini sul minibus e ci dirigiamo verso il confine cinese. Non prima di aver passato un apio di controlli di passaporto e bagaglio, preludio necessario al timbro di uscita dal Kirgizstan. E adesso tocca ai Cinesi. Controllo dei passaporti, controllo dei bagagli e dei passaporti e infine richiesta di un fantomatico libretto sanitario internazionale (ben inteso non necessario). Senza non si entra, ci fa capire lo sgherro cinese, a meno che ...... Dieci euri aggiustano tutto! Ricarichiamo tutto sul minibus e arriviamo sempre percorrendo la terra di nessuno, ad un altro posto di polizia cinese. Un piccolo avamposto in mezzo al nullo e un soldatino cinese che finge da semaforo umano in mezzo ai venti gelidi. Bandiera rossa, ci fermiamo e stavolta tutti i bagagli sono aperti e frugati, in particolar modo quelli dehli uzbeki e quelli dei kirghizi. I militari cinesi ne approfittano per farsi qualche regalino con i bagagli degli asiatici e poi ci avviamo verso il vero confine cinese dove, dopo 4 controlli dei passaporti, entriamo finalmente in Cina. Per gli amanti della statistica i controlli sono stati in tutto 15. Dal minibus veniamo spinti in due fuoristrada dove non ci stiamo tutti ma le porte vengono chiuse a forza forzando tutte le leggi di natura di incompenetrabilita' dei corpi. E con la discesa verso l'oasi di Kashgar termina l'odissea del valico Kirgizstan- Cina. Il paesaggio e' sempre mozzafiato. In lontanza montagne innevate, piu' vicino terreno desertico dove pascolano liberi i cammelli battriani.
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