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Parte 7
Post n°16 pubblicato il 21 Novembre 2005 da nem_o
Sbriciolando tutto Sono passati ormai 5 mesi da quella che Bruno ricorderà come la più intensa giornata della sua vita. Quattro mesi emmezzo li aveva ancora dedicati al viaggio: fino allo stretto di Malacca dapprima e poi sempre più a est sino a giungere agli estremi confini dell’isola di Sulawesi. Da quel giorno la vacanza aveva preso una nuova piega, sole e fortuna sulla sua strada e quando pioveva sempre sole e fortuna. Forse era lui che riusciva a vedere tutto sotto una nuova luce, una luce che gli illuminava il cammino e gli ispirava un eterno ottimismo. Aveva visto posti splendidi e conosciuto gente fantastica, aveva incontrato amici solidi e rafforzato la sua (nuova) convinzione nella bontà del genere umano e aveva infine capito che il senso stava nel capire, conoscere, vedere, approfondire, vivere in prima persona, sentire sulla pelle, nelle orecchie e nel naso e in tutto se stesso, in pratica nel viaggiare. Poi il ritorno a casa, il freddo inverno europeo e l’esigenza di trovarsi un lavoro per svernare e campare e intanto l’ormai irrinunciabile desiderio di progettare …… il sud america, il medio oriente, l’Africa nera, l’India…… Ma che tipo di lavoro ci poteva essere di adatto per uno come lui? Forse solo un lavoro ecocompatibile e per ecocompatibile Bruno intende un lavoro che gli consenta di portare avanti i suoi interessi …. durante l’orario lavorativo ovviamente! Ad esempio se la zia Rosolia subisce un intervento di appendicite, un lavoro ecocompatibile è quello i cui orari coincidono pressappoco con quelli dell’ospedale. Se così non fosse, forse non riuscirebbe mai a portare un dolcetto alla cara zietta. Ma quello del lavoro per il momento è un problema ancora lontano, adesso deve riorganizzare: se stesso, i propri ricordi e le proprie cose. Con difficoltà riesce ad individuare una sottile linea di confine che separi nettamente queste tre entità che per lui hanno valenza unica. Si dia quindi priorità alle cose, tanto è uguale ! Bruno svuota la sacca degli oggettini ricordo: una seta laotiana per la mamma, gli elefantini intrecciati da un artigiano di Sulawesi per il suo caro amico, le essenze balinesi per la sorella, la borsa shan per la nonna, un multicolore pantalone thailandese per ….. “Ohkkazzo!! E questa moneta con la faccia di Mao, una falce e martello e un foro al centro da dove arriva?” Questa volta sì che gli tremano un po’ le gambe, questa volta sì che deve sedersi e fare mente locale. “Dunque…. con calma …. io avevo trovato grazie alla mia fantasia una moneta per garantire un minimo di realtà al mio sogno. Avevo acquisito in me la certezza della realtà di quell’attimo di eternità grazie a quel pezzo di metallo che sentivo vero tra le mie mani. Avevo quindi affidato al fiume i miei ricordi. Il ragionamento non fa una grinza. Dove ho sbagliato allora? Avevo comprato due monete? No perché ne avevo trovata a malapena una. Non l’avevo gettata nel fiume? Non è possibile perché ero sceso fino in acqua, mi ricordo ancora adesso le scarpe fradice che per due giorni non erano asciugate. Ma allora?” Bruno pensa ancora una volta alla bellezza di quella notte, pensa ancora una volta al calore e al senso di vita che gli davo i suoi abbracci, pensa alla positività di cui si era caricato quella notte, una carica che dura tuttora. Riscrivere la storia annullerebbe tutto E’ andata veramente così. Non può rinunciare agli effetti taumaturgici del suo passato. La spiegazione più plausibile, anzi la verità che assurge ora a verità assoluta, non può che essere una. “Ero un po’ brillo, questo lo ricordo bene. Nel momento in cui avvolgevo la moneta nella foglia di banana su in camera mia, inavvertitamente mi è caduta nel reso delle mie cianfrusaglie, e io non ho fatto che affidare al fiume una umile e vuota foglia di banana. Ancora adesso la vedo tremula allontanarsi nella pallida luce della nuova luna” ….. dunque c’è poi questo batik giavanese per il babbo, questo braccialetto d’argento vietnamita per ……..
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