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« NO TAV, NO TACParte 7 »

Parte 6

Post n°15 pubblicato il 11 Novembre 2005 da nem_o

Bruno era un uomo felice, girò per tutta la giornata senza una meta precisa con la moneta nel taschino della camicia, vicino al cuore. Seduto su un risciò fece due giri intorno alla collina guardando il lento svolgersi della vita locale. Ne fece un terzo e tutto era come prima, le medesime persone nel medesimo luogo, gli stessi bambini e lo stesso gioco, il medesimo vecchio monaco sempre in preghiera sotto il gigantesco banano, gli identici turisti intenti a contrattare lo stesso pezzo di stoffa.

O la vita in Asia è veramente così lenta o qualcosa di strano gli era successo, sembrava ormai trasferito in un’altra dimensione, una dimensione da cui vedeva tutto con distacco.

Ormai Bruno era in orbita da amore, si sentiva finalmente in pace con il mondo e con se stesso.

A metà pomeriggio ricominciò a bere, faceva un gran caldo e aveva la gola secca. E poi doveva festeggiare la ritrovata serenità.

A fine pomeriggio era già un po’ alticcio, a fine serata decisamente brillo, pronto a salire in camera con una nuova Dea che si fosse eventualmente presentata sulla sua strada. Nessuno ovviamente si presentò.

Era questa la conferma che cercava, era questa la dimostrazione ultima del suo teorema: “Una Venere non appare solo e perché una persona è ubriaca. Se così fosse sarebbe apparsa anche stasera. Dal momento che mi trovo nelle stesse condizioni di ieri sera e non c’è nessuno con me ne deduco che quanto successo ieri è reale”

Per quali strane congetture fosse giunto a quella conclusione lo sapeva solo lui, ma era la conferma alla prova e altro non domandava più.

“Sto strippando di brutto …. basta bere adesso. Devo dimenticare, anzi no, devo dimenticare di sperare in un suo ritorno, perché di ieri notte mai mi dimenticherò.”

Con l’ultima birra della serata trovò anche il modo di esorcizzare per sempre lo sconforto di non rivederla.

Doveva rimanere in lui, il ricordo e nient’altro.

Si ricordò in quel momento di quegli strani involtini mangiati nel tempio lungo il confine qualche giorno prima: stiky rice e barbabietole avvolti in una foglia di banana. Deliziosi è dir poco, quel piccolo involucro conteneva una prelibatezza tanto semplice quanto gustosa.

Ebbe la rivelazione: “Forse le cose semplici ed essenziali, ma nello stesso tempo di valore immenso vanno avvolte in un umile foglia di banana.”

“Se così deve essere, così sia”

E, procuratosi una foglia di banana, vi avvolse il suo prezioso tesoro che ancora stava vicino al suo cuore e si avviò verso il fiume a passo spedito. Senza guardarsi attorno perché qualunque cosa rischiava di rallentarlo o peggio ancora, di fermarlo dalla sua azione salvifica.

Passato l’ostacolo dei bambini e delle mamme sciacquanti, passato quello dei tuk-tuk, risciò e biciclette varie, scese lungo il sentiero che portava agli orticelli freschi di giornata, si trovò prima che se ne rendesse conto in riva al fiume, anzi immerso in esso fino alle ginocchia. Un po’ preso alla sprovvista e un po’ con il timore di cambiare idea lanciò subito il prezioso pacchettino nel fiume e lo vide lentamente allontanarsi verso sud in un tremolante pallido raggio di luna.

Aveva bene in mente le barchette di bambù con i lumini che i monaci avevano liberato nel fiume poche notti prima. Tutto il fiume era illuminato da lucine che danzavano seguendo i suoi secolari ritmi e lentamente si perdevano all’orizzonte per cedere il posto a nuove danze spettrali che scendevano dai villaggi a monte. Si era sentito toccato e commosso di fronte a tanta secolare bellezza. Anche lui aveva fatto ora  la sua offerta rituale per la festa della fine della stagione delle piogge.

Nella sua mente un turbinio di immagini: la voglia di ripartire, una vecchietta che vende monete, una Venere che le regala, i monaci in processione, un orgasmo stellare, un amore eterno durato una notte, il ricordo di una donna e la certezza di non rivederla, il Mekong che si trascina via questa certezza, un fiume in fiamme e su di essa una Dea che leggermente si librava sulle fiamme e danzava una danza leggera, una nuova birra per concludere la serata e andare a dormire a pezzi, ma finalmente tranquillo. 

 

 

 
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