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« Messaggio #114Differenziamoci »

Post N° 115

Post n°115 pubblicato il 24 Ottobre 2008 da nem_o

Mannaggia alla musica



Tornavo a casa dal lavoro, non avevo con me quel trabiccollo
che ficcato nel mangiacassette mi trasforma il lettore mp3 in musica per le
orecchie prive di cuffia, e allora ho acceso la radio.



Un giro di note inconfondibile ma che mi confonde sempre:
Ron o Jackson Brown?



Ron, questa volta si tratta di lui, un cantautore che non
seguo da vent’anni (poi a casa leggendo sulla data di pubblicazione del disco, 1980, mi renderò conto
della velocità del tempo che passa e che in realtà si tratta di ben 28 anni) e
che adesso la maggior parte di noi non degna di uno sguardo.



Una delle più belle cover di sempre fatta da un italiano,
“Una città per cantare” che mi ha fatto riandare ai tempi della mia pre-adolescenza.



L’adoelscenza è un’altra storia, storia di new wawe e post
punk, ma qui si è prima.



Le medie, i grandi in oratorio che suonavano e cantavano i
cantautori e li facevano scoprire a noi più piccini, e poi questo giovanotto
che “copiava” dagli americani, conosciuti solo indirettamente dalle canzoni di
Guccini.



E poi Q-Disc, gli stadi aperti alla musica, i tour storici:
Dalla, Ron e De Gregori, I Nomadi (quelli veri) e Guccini, la Pfm e De Andrè, le triplette
strane in tour per promuovere i famigerati Q-Disc (Renzo Zenobi, Goran Kuzminac
chi se li caga ancora), i concerti accompagnati dal mio papà perché ero ancora
piccolo per andare da solo (mi ricordo una volta in una caserma che ci avevano
fatto andare quasi in prima fila forse scambiano il babbo per un ufficiale di
un qualche corpo militare e mi ero visto da vicino Ivan Graziani e altri due
Q-musicians di cui non ricordo più le generalità).



Stasera è serata di ricordi.



Sono a casa solo con Piera (la gatta), non ho da correre (un
breve allenamento all’ora di pranzo giusto per muovermi un po’ dopo la maratona
di domenica), e allora mi tiro fuori “Una città per cantare” e lo ascolto, è la
quarta volta in questo momento…. un volta i dischi erano brevi, 8 canzoni e due
facciate e li si interiorizzava in fretta.



E poi sto disco era bello, cazzo se lo era.



Allora era legato alle emozioni di quel tempo.



Ora è ancora bello, sarà per i ricordi sbiaditi delle
emozioni di allora, sarà perché molti anni prima del trapianto Ron è stato a
quei tempi un bravo cantautore, sarà perché la cover di “The Road” era ed è
bella per davvero, sarà per “aver 15 anni in meno” o forse più, non so ma
stasera è così.



Ho riscoperto un disco sepolto, ho riassaporato emozioni
sepolte.



E ora sono qui incerto sul da farsi…. mi sforzo e spengo la
musica … ho un cofanetto di film di Kaurismaki … ho solo l’imbarazzo della
scelta!

 
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