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Indovina chi viene a cena
Post n°38 pubblicato il 03 Gennaio 2006 da nem_o
Questo Blog è nato per parlare di viaggi e di conseguenza di civiltà altre. Prendo spunto da un mini viaggio nel “ricco nord-est” , in quella che un tempo era la balena bianca, per parlare un po’ della nostra cosiddetta civiltà. Sono stato via giusto una trentina d’ore e ho già trovato spunti sufficienti per rifletterci altrettante ore, anzi …. Mini trasferta a Treviso, laddove l’ultimo viaggio del 2005 va a fondersi con il primo del 2006. Si è girato un po’ in centro alla ricerca del Sindaco Gentilini (il loro Borghezio) ma di lui nemmeno l’ombra. Anzi la sua lunga e nefasta ombra l’avremmo vista più tardi, verso le due in un locale sperduto tra i paesini del Trevigiano. Fuori nevicava, il locale era una specie di baretto-birreria anonimo con una signora in carne e neanche troppo giovane e neanche troppo brava a mixare che fungeva da dj. A dire il vero i pezzi che metteva su non erano neanche troppo decenti. Comunque. Ci fiondiamo dentro per riscaldarci con qualche birra e ballare un po’ di Barry White. Sulla porta una guardia giurata con tanto di pistolone. Arriva un ragazzo che vuole entrare, arriva in bici e non può entrare. Lo sbirro con pistolone dice che gli spacca la faccia se prova ad entrare. A questo punto sorgono tutta una serie di domande. Può un locale pubblico non far entrare chi gli aggrada? Può un uomo armato stare sulla porta e decidere lui come fosse uno sceriffo? Può minacciare di picchiare una persona solo per il fatto che vuole entrare? Forse sa che gode di impunità se si mette a menare chi gli capita solo perché lui è la legge, ma chi gliela garantisce questa impunità? Tutti gli altri onesti lavoratori veneti con l’abito da festa che fingono di niente, anch’io che un pò timidamente gli chiedo se lo fa entrare con me, anche il mio amico che cerca si spiegare allo sbirro che per il suo comportamento potrebbe essere denunciato. Anche tutti noi che disgustati ce ne andiamo via. Ah, dimenticavo. Il ragazzo che voleva entrare era maghrebino. La lunga ombra di Gentilini oscura tutto il Trevigiano. Il giorno dopo riprendo la via di casa in treno, prenoto il posto? No tanto non c’è nessuno. E infatti c’è il mondo e dopo pochi minuti devo alzarmi per far sedere chi lo ha prenotato. A questo punto mi chiedo se sia un così grande segno di inciviltà segnalare i posti che sono prenotati o per lo meno avvertire al momento dell’acquisto del biglietto che alcuni scompartimenti sono “immuni” da prenotazione, per lo meno il primo che arriva si può sedere. E invece niente, la procedura è la solita: ci si siede e poi ci si alza rimanendo in piedi perché ormai il treno è pieno. E’ la seconda volta che mi capita di quest’anno: l’altra volta era a Ferragosto. Ma cazzo, è ovvio che in queste giornate di immensi trasbordi, sia difficile viaggiare, perché ti ostini a viaggiare in tali tremende date? Ma dico io, perché quello che è ovvio per me, per voi e per tutti non lo è per le FF.SS.? E magari potenziano un attimo i treni per questi giorni da migranti. Ma questo sarebbe segno di inciviltà. E noi siamo una civiltà, anzi, gli eredi di una grande civiltà. Viva Trevisio e tutti i suoi Borghezi. Poi in prossimità di Cuneo, incontro due amiche che tornato da Milano dal Capodanno di Tesè. E chi è Tesè? Ma questa è un’altra storia.
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