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« Roberto Scarpinato DA MICROMEGAMALALA YOUSUFZAI »

Da LEGGERE.....

Post n°365 pubblicato il 02 Settembre 2012 da aranciaamaraa

«L'ESPRESSO« ONLINE.Numero 35 del 2012.OPINIONIAVVISO AI NAVIGANTI. Ma non basta colpire i patrimoni, di Massimo Riva.è una misura necessaria però non sufficiente. Bisogna anche intervenire suquei meccanismi finanziari che hanno permesso a poche persone di lucrareguadagni incredibiliL'aumento delle disuguaglianze economiche è uno degli effetti piÙmacroscopici della crisi finanziaria che sta scuotendo il mondo da ormaicinque anni. Si accentuano le distanze fra paesi poveri e paesi ricchi, maanche all'interno di questi ultimi è prepotente il fenomeno dellaconcentrazione delle risorse nelle mani di una fascia sempre piÙ ristrettadi cittadini. Non è per caso, quindi, che il primo movimento dicontestazione a questo stato di cose sia sorto negli Stati Unitiautoproclamandosi alfiere del 99 per cento della popolazione in lotta controgli enormi privilegi accumulati dal restante 1 per cento degli americani. Edè altrettanto significativo che proprio quello del trattamento fiscale dellaricchezza sia diventato il tema cruciale dello scontro fra democratici erepubblicani nella campagna elettorale per il rinnovo della presidenza Usa.Anche in Europa, del resto, il nodo dell'iniquità distributiva dei redditi èal centro del dibattito politico in piÙ di un paese. In qualcuno addiritturaè già diventato oggetto di azioni governative: come la Francia dove ilneo-presidente Hollande ha deciso di portare al 75 per cento il prelievo peri redditi superiori al milione di euro. Salvo la destra americana piÙottusa, insomma, nessuno crede piÙ ai miracolosi effetti della «curva diLaffer« secondo cui lasciare piÙ soldi in mano ai contribuenti piÙ ricchiserve a stimolare da parte loro nuovi investimenti col favoloso esito diottenere maggiore benessere per tutti.Sta tornando, piuttosto, d'attualità la lezione di un acuto pastore inglesedi un paio di secoli fa. Quel Thomas Malthus che, con la sua teoria degliingorghi, individuò nella concentrazione della ricchezza in poche mani unacausa primaria di caduta della crescita economica complessiva. Secondo lasua analisi, infatti, gli eccessi di accumulo di denaro tendonoinesorabilmente verso la speculazione finanziaria piuttosto che versoimpieghi nell'economia reale. Mentre il conseguente impoverimento dellarestante popolazione innesca una spirale discendente della domanda globaleche porta dapprima alla stagnazione e poi alla depressione.è il caso di sottolineare che proprio le turbolente vicende degli ultimianni sembrano voler dare tardiva ma esemplare conferma pragmatica alla bontàdelle intuizioni del misconosciuto Malthus. Cominciata con tracolli bancaridovuti ad eccessi di speculazione finanziaria, la crisi ha poi accentuatogli squilibri nella distribuzione dei redditi per condurre infine a unacontrazione della domanda ovvero dei consumi che, a sua volta, staprovocando una frenata delle attività produttive unita a maggiori difficoltànel finanziamento dei bilanci pubblici.Spezzare questo processo involutivo con il ricorso all'arma del fisco è unpassaggio necessario. Anche perchè il mantenimento di privilegi a favore diuna minoranza, che già gode di enormi vantaggi, è un insulto all'equità fracittadini e può diventare fattore di disgregazione sociale.Ma nessuno può illudersi di uscire dall'ingorgo economico presente soltantobrandendo le forbici fiscali sui redditi piÙ elevati. La lezione di Malthusindica un obiettivo piÙ importante e risolutivo.Va bene tassare di piÙ i grandi ricchi vuoi nei redditi vuoi nei patrimoni,ma il problema cruciale sta nei modi e nei processi che consentono questastraordinaria accumulazione di ricchezze da parte di minoranze così minute.E ciò perchè la deleteria finanziarizzazione dell'economia che ha portato aiguai presenti non nasce solo dalla clemenza fiscale di molti governi verso icittadini piÙ doviziosi. Essa ha le sue radici soprattutto nella benevolanegligenza con la quale gli Stati hanno abbandonato a se stessi i mercatifinanziari. In particolare, lasciandoli liberi di moltiplicare a dismisuraquelle posizioni di conflitto d'interesse su cui pochi privilegiati,appunto, hanno lucrato margini di guadagno altrimenti impensabili. Se non sichiude questa stalla, sarà vano inseguire i buoi con gli sceriffi del fisco.

 
 
 
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Un blog di: aranciaamaraa
Data di creazione: 30/04/2005
 

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