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Tutto ciò che ho in comune con l'incontrollabile e la follia.. tutte le mutilazioni che ho causato e la mia totale indifferenza verso di esse... tutto questo ora l'ho superato. La mia pena è costante e affilata. Ma anche dopo aver ammesso questo non c'è catarsi.. la mia punizione continua a eludermi e io non giungo ad una più profonda conoscenza di me stessa... nessuna nuova conoscenza si può estrarre dalle mie parole. Questa confessione non ha alcun significato. She stood in the doorway the ghost of a smile. Haunting her face like a cheap hotel sign. Her cold eyes imploring the men in their macs for the gold in their bags or the knives in their backs. Stepping up boldly one put out his hand he said, "I was just a child then now I'm only a man"
II
Post n°2 pubblicato il 13 Settembre 2009 da EggyEskimo
Embryo
. La sensazione era decisamente di rimprovero, ed io non avevo la più pallida idea del perché: non mi sembrava di aver fatto nulla di male. E’ tutto da rifare, pensai. Come me, dalla testa ai piedi, passando per l’utero il cuore e lo sfintere. I segnali che mi arrivavano provenivano da mia madre, ma era parecchio confusa. E io ero troppo presa per capire. Una brutta combinazione, lo devo ammettere. Difficile riabituarsi a questo mondo dopo quello che avevo lasciato. Era stata una liberazione, eppure ne sentivo la mancanza. Il suo ricordo ancora oggi turba i miei risvegli e la mattina al primo chiarore spalanco gli occhi ed ho come l’impressione che il ricordo si sgretoli, e si depositi nei miei occhi provocandomi uno sgradevole solletichio a intervalli regolari. Il problema con mia madre, era che non potevi mai rilassarti. E quello che le dava più fastidio era il fatto che passavo da amica del cuore a vittima, secondo come mi girava l’umore. Forse avrei dovuto consolarla, metterle un braccio sulle spalle, cose del genere. Invece mi veniva fuori soltanto un “Io sono fatta così” come per giustificarmi. Erano dei limiti invisibili agli altri, ma uno imparava subito a riconoscerli, se aveva un certo sesto senso. E lei lo aveva eccome. Tra madre e figlia credo funzioni così. E’ vero, mi sono spinta troppo oltre con lei, mi sono concessa associazioni e induzioni che dovevano rimanere in appannaggio per il suo bene. Non sono il tipo di persona che si va a cacciare nei guai, figuriamoci, ma il tuo corpo mano a mano diviene un indicatore un segnalatore: una tumescenza gonfia di bisogni ma priva di soluzioni, e lei era lì ed era proprio quel suo essere veggente che mi apriva il cuore e vi affondava le mollezze che io non ricordavo più. Io soffrivo e lei soffriva. Io piangevo lei piangeva. Di tutto ciò che io non ero, di tutto ciò che io immaginavo, ricordavo e dimenticavo. Non era origine né fine. Era l’Assoluto.
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