Creato da: EggyEskimo il 05/09/2009
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IV

Post n°4 pubblicato il 16 Ottobre 2009 da EggyEskimo

 

Father

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Io non ti ho mai capito. Mai. Fino in fondo.

I tuoi problemi, quelle tue guance scarne di ruvide rughe in cui accordare una tenerezza che mi fosse utile per non incupirmi e che mi sfugge da non so quanti anni. E tu non c’eri, non c’eri mai. Era uno spettacolo agghiacciante. Mi sarei tolta il fiato mentre tentavo invano di afferrare quei fili mentali che ti trattenevano e fustigavano costringendoti ad una vita di consolazione muta dove vidi frantumarsi l’eco della mia infanzia eterna. E tu? Ricordi? In quel tratto del manto autostradale che dalle mura di casa mi consegnavano al disprezzo di quel senso di smarrimento che solo quattro pareti bianche sanno donare, Tu dov’eri? Era chiara l’indicibile constatazione per quel senso di tradimento nei tuoi confronti. Hai saputo depredarmi di ogni singolo pezzo, dei raccordi confusi e circostanziali dei nostri sguardi. Forse non era tua intenzione. Eliminare le tue personali esibizioni, remissioni e bruschi deragliamenti. Attendere e attenderti. Sul fare e disfare intonavi una canzone “Beyond the horizon of the place we lived when we were young in a world of magnets and miracles our thoughts strayed constantly and without boundary. The ringing of The Division Bell had begun” E dimmi, quella campana ha smesso di suonare? La tua mente che inganna e ti inganna. Non sono capace di attraversarti e farmi suono, di incidere, tagliare e scongiurare tutta questa opacità. Posso solo limare, smussando via il superfluo, ma questa sono Io. Una Io che non esiste. Perché Io non sono e basta. E’ questo il nostro inaccettabile confine. Qualcosa ha sbarrato il concepimento della nostra realizzazione e quel qualcosa è ancora in me, nascosto da qualche parte, mentre resto ferma qui nei mio Io che non esiste e tu che sei niente e tutto. Tornerai al tuo piatto di inappetenza visiva e noncuranza. Perdonami, ma io non sono così debole da amputarmi una mano e lasciartela nel piatto prima di andare, la lascerò per me, eviscerata e svuotata, spurgata e disinfettata. In nome di quel legame sfumato, labile sulle tue labbra, strappato e deposto.

Su di un ricordo bruciato.

 
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