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VEDENDO - SAPENDO.
Post n°60 pubblicato il 08 Novembre 2005 da taviel
"L'ignoranza e poi le condizioni economiche sono le vere cause che possono spingere alla delinquenza. Cioè, vedendo le persone che stanno dentro possiamo dire che il ceto più rappresentativo è il ceto povero. ... I poveri sono più rappresentati, ma proprio perché la miseria, l'ignoranza spinge a delinquere, la fame spinge a delinquere. ... Io non sapevo niente delle carceri, avevo sentito parlare delle carceri come tutti gli altri. Per me non esistevano, solo un nome, carceri e carcerati, e questo come per tutti. Ho scoperto poi, che il carcere è la misura della propria onestà, finché non ci sei, sei un mondo; quando sei andato dentro, sei un immondo. Quindi è chiaro che l'autorità non permetta di analizzare il carcere dentro, non faccia sapere come è il carcere, perché il giorno in cui la gente fuori sapesse cos'è il carcere, non abboccherebbe più alla definizione del carcere e del carcerato, cioè alla definizione tradizionale, perché allora vedrebbe dentro all'animo del carcerato e vedrebbe le cose e gli effetti di una società che il carcere lo vuole così com'è, perché è una sicurezza. Le carceri sono lo specchio di una società, ... una gran fogna che dà l'automatica garanzia, dà l'immediato diritto di sentirsi pulito a chiunque non ci sia ancora cascato dentro. E in una fogna non si mette, si butta; si buttano i rifiuti ... si buttano i rifiuti e ciò che è già marcito. L'unica relazione completa che la società ha con il carcere è il rifiuto" A. Ricci, G. Salerno, Il Carcere in Italia, 1971 Anch'io faccio parte di quegli uomini (miti) che tentano di spiegare i delitti e, così facendo, li giustificano a metà. Odio la pena che è decisa dai sicuri. Detesto la costrizione. Ma anch'io conosco ... la cattiveria dell'uomo. La conosco partendo da me. È dunque indulgenza per me, ciò che ottengo con queste spiegazioni? No, nei miei confronti sono duro. Nondimeno ho evitato di commettere delitti e, dunque, ogni pubblica pena. Come posso volere per altri pene che non mi toccheranno mai? Per approvare le pene bisognerebbe allora commettere dei delitti? No, sarebbe capriccio e ipocrisia. Che mezzo c'è per stabilire le pene con equità senza rendere le cose facili a se stessi?" E. Canetti, La provincia dell'uomo, 1978
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Inviato da: navigator77
il 31/12/2010 alle 11:03
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il 25/03/2009 alle 09:01
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