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16 marzo 1789: nasce Georg Simon Ohm

Post n°1803 pubblicato il 16 Marzo 2014 da tanksgodisfriday
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Una
 delle prime nozioni apprese ai corsi di Elettrotecnica è che 1 Volt è uguale a 1 Ampere per 1 Ohm: V = I x R.
È la legge di Ohm, e nella sua semplice formulazione sono racchiuse tre grandezze fisiche: la tensione (o meglio la differenza di potenziale) la corrente e la resistenza; e tre scienziati: il nostro Alessandro Volta (1745 – 1827), il francese André-Marie Ampère (1775 – 1836) e il tedesco Georg Simon Ohm (1789-1854).

Dove interviene la legge di Ohm

Incontrai per la prima volta la legge di Ohm all'età di 13 anni o giù di lì, quando cominciai a pasticciare con transistor e circuiti elettrici.
All'epoca un amatore poteva avere due progetti in mente: costruirsi una radio, oppure un amplificatore. In genere veniva fuori un oscillatore, cioè un coso che, invece di riprodurre stazioni radio o, amplificata, la voce catturata dal microfono, emetteva fischi a frequenza incontrollate.
Peraltro l'astuzia di dirsi: «Ora mi costruisco un oscillatore» non funzionava, in questo caso l'aggeggio sarebbe rimasto fatalmente muto.
Nella fase di progetto era fondamentale conoscere la legge di Ohm, pena la bruciatura dei transistor, con grande sofferenza economica, ancorché emotiva.
Eseguiti calcoli a 10 cifre decimali, si frugava nel cassetto dei componenti recuperati in giro (mercatini, smontaggio di radio non più funzionanti o massivi acquisti postali, l'online era ancora di là da venire) alla ricerca delle resistenze necessarie. Il nome giusto sarebbe stato resistori, ma l'avrei appreso anni dopo.
Isolato il mucchietto di resistenze, si decodificavano i colori impressi sui cilindretti, fino a trovare qualcosa che, più o meno, rispondeva ai calcoli. 
Era probabilmente quest'ultimo passaggio approssimato a far sì che il risultato finale lasciasse a desiderare. Eppure ho dei ricordi bellissimi, appena un po' offuscati dalla noia di dover poi studiare le stesse cose all'Università.

Chi era Georg Simon Ohm

Figlio di un fabbro, fu proprio il padre, persona di molteplici interessi, a dargli i primi insegnamenti. Probabilmente proprio questa iniziale fase di apprendimento condizionò il suo rendimento scolastico successivo. Cominciò gli studi universitari, ma smise quasi subito, distratto dai suoi interessi per il nascente campo dell'elettricità.
Aveva fatto però in tempo a costruirsi una solida cultura matematica e a maturare la convinzione che le basi della teoria dell'elettricità dovessero essere costruite non solo sulla deduzione sperimentale, ma anche sulla matematica.
Abbandonata l'università, cominciò ad insegnare, cosa che fece per molti anni, con stipendi da fame e insoddisfazione massima.

Una carriera complicata

Georg Simon Ohm fu inizialmente refrattario a pubblicizzare i propri risultati. Il suo lavoro sull'elettricità rimaneva quindi oscuro, mentre migrava da una scuola all'altra, partendo da Bamberg, fino ad arrivare al Collegio Gesuita di Colonia. Fu proprio nel laboratorio di fisica del Collegio che Ohm consolidò i suoi risultati, sempre però tenendoseli per sé.

Nel 1825 il Collegio entrò in difficoltà e Ohm si decise finalmente a puntare a realizzare il suo sogno di insegnare all'università. Nel 1827 pubblicò Die galvanische Kette mathematisch bearbeitet (Il circuito galvanico dimostrato matematicamente).
La maggiore notorietà gli procurò un primo posto universitario, in verità abbastanza anonimo, a Norimberga. Ma nel 1841 arrivò la svolta, la Royal Society di Londra gli assegna la Medaglia Copley, per i suoi lavori in campo scientifico.
Un riconoscimento importante (per farsi un'idea, nel 2006 la medaglia Copley è stata assegnata all'astrofisico Stephen Hawking), a cui seguì, l'anno successivo, l'invito a entrare nella Royal Society come membro straniero.

Ancora qualche anno e nel 1852, all'età di 63 anni, ebbe una cattedra di prestigio, Fisica all'università di Monaco.
Due anni dopo morì.

I motivi di tanta fatica

Perché Georg Simon Ohm fece tanta fatica a raggiungere un successo che oggi sembra scontato alla luce dell'importanza dei risultati che raggiunse?
I suoi biografi ne individuano tre: l'essere in anticipo sui tempi, proponendo un approccio matematico, laddove l'enstablishement scientifico-universitario era ancora fermo a quello empirico; il carattere introverso e l'innata capacità di inimicarsi le persone che contavano (es.: autorevoli funzionari del ministero dell'istruzione, la cupola universitaria). Non a caso, il primo riconoscimento importante gli giunse dall'Inghilterra.
Se ne può aggiungere ragionevolmente anche un altro, il senso di frustrazione: il fratello minore Martin Ohm, approdò alla cattedra universitaria di matematica di Berlino nel 1824, senza grosse difficoltà.

L'importante è resistere, herr Ohm, pensi alla salute. E buona domenica.

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