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L'etÓ del capitano, ovvero: non ho capito una beata fava

Post n°1804 pubblicato il 18 Marzo 2014 da tanksgodisfriday
 
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Un
 giovanissimo Gustave Flaubert confidava alla sorella Caroline di aver in uggia (credo che voglia dire sulle palle) lo studio della matematica.
«Je ne comprends pas une fève béni», non ci capisco una beata fava, confessava, più o meno così.
«I problemi che devo risolvere non hanno né capo né coda, devo calcolare percorsi di corrieri che corrono da una parte all'altra senza apparente scopo, rincorrere lancette finché si sovrappongono, eseguire disposizioni testamentarie complicate a piacere, senza alcun fine.

Vuoi un esempio? te ne invento uno io.
 Una nave si trova in mare, è partita da Boston carica di cotone, duecento barili, e si dirige alla volta di le Havre. L'albero maestro è rotto, c'è del muschio sul castello di prua, a bordo ci sono dodici passeggeri, il vento soffia in direzione NNE, l'orologio segna le 3 e 15 del pomeriggio, siamo in maggio.
Qual è l'età del capitano?» 

È ovviamente un quesito senza senso. L'esempio di Flaubert, «l'age du capitaine», è però divenuto familiare in Francia, e comunemente utilizzato per descrivere una sorta di sindrome scolastica, quella che manifesta il Diligente Allievo quando fissa con sguardo vuoto l'enunciato di un problema, senza afferrare la benché minima correlazione tra gli elementi.
A questo punto, pressato dai minuti che scorrono veloci verso la fine dell'ora, il Diligente esegue operazioni a capocchia tra i numeri che ha a disposizione e consegna il compito, sperando nella buona stella.
L'area di un rettangolo è 12 e la diagonale misura 5. Quanto misura il perimetro del rettangolo?
Boh, proviamo: 12 + 5 = 17. Vai.

Un'analisi seria della sindrome si trova nel libro L'Âge du capitaine - de l'erreur en mathématiques di Stella Baruk, matematica, ricercatrice francese.
Sperando di non scatenare la sindrome in nessuno, ecco un problema che potrebbe essere tra quelli che angosciarono Flaubert.

Un tizio lascia in eredità ai figli la somma che ha depositato in banca e sceglie una regola decisamente complicata. Dispone, infatti, che al primo figlio vengano dati 1.000 €, più un decimo di quello che rimane dopo aver tolto i 1.000 €.
Al secondo figlio stabilisce che saranno dati 2.000 €, più un decimo della somma che rimane dopo aver tolto la parte destinata al primo figlio, e i 2.000 €.
Al terzo figlio spetteranno 3.000 €, più un decimo della somma rimasta dopo i primi due figli e il prelievo dei 3.000 €, e così via, finché all'ultimo figlio viene consegnata tutta la cifra rimasta a quel punto.
Sorpresa: tutti i figli ricevono la stessa somma.
La domanda è: quanti figli ha il tizio?

Buon divertimento.

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