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La caccia - Carla Del Ponte
E' appena stato pubblicato presso le edizioni Giangiacomo Feltrinelli
,Milano, "La caccia. Io e i criminali di guerra" di Carla Del Ponte, la procuratrice generale del Tribunale dell'Aja dal 1999 fino alla fine del 2007, che ha ripercorso gli otto anni di caccia a persone che si sono macchiate di delitti orrendi, con accuse che sono arrivate fino a quella estrema di genocidio.
Un libro atteso, che fa discutere, e non solo perché all'autrice è stata vietata la promozione del libro in Italia ed in Svizzera, dove è nata nel 1947, a Bignasco (Valle Maggia), nel canton Ticino.
Il divieto è venuto direttamente dal Dipartimento federale degli Affari esteri (DFAE): il suo nuovo ruolo di ambasciatrice in Argentina le impone di rappresentare gli interessi della Confederazione Elvetica e di mostrare il massimo equilibrio nelle sue funzioni diplomatiche.
A Berna si ritiene che alcune affermazioni contenute nel libro dell'ex procuratrice del Tribunale penale internazionale (TPI) per la ex Jugoslavia, non possono essere fatte proprie dal governo svizzero che la Del Ponte ora rappresenta. Insomma anche la democratica e civile Svizzera censura le verità scomode di una donna coraggiosa e senza peli sulla lingua
Il suo lavoro in effetti ha permesso l'arresto e la conduzione in giudizio di decine di persone accusate di genocidio e altri crimini di guerra. Tra questi Slobodan Milošević, presidente della Serbia, morto l'11 marzo 2006 in cella all'Aja, prima che potesse arrivare alla fine del processo e in circostanze non ancora del tutto chiarite.
Alla testa della procura dell'Aja, Carla Del Ponte istruisce prove contro due tra i ricercati più importanti al mondo: Radovan Karadžić e il generale Ratko Mladić, accusato del massacro di Srebenica, ancora latitanti.
Le 412 pagine, in cui la Del Ponte ripercorre otto anni di caccia ai criminali di guerra, contengono passaggi ed informazioni che danno fastidio e le reazioni da Belgrado non sono mancate. Proprio Belgrado infatti ha cercato in ogni modo di bloccare la diffusione del libro con una lettera indirizzata al segretario generale dell'ONU e al Tribunale penale dell'Aja.
Il messaggio che questa donna ha voluto trasmettere con questo libro è la grande fiducia nella giustizia internazionale. Perché si può ottenere giustizia per le migliaia di vittime di questi crimini, anche con tutte le difficoltà che intralciano il cammino della giustizia. E si è rivolta soprattutto ai giovani, affinché in un modo o nell'altro, siano attivi in questa direzione
E reagiscano con tutto il mondo civile alla sentenza del Tribunale penale di mercoledì 2 aprile, che ha dichiarato estraneo ai fatti l'ex primo ministro del Kosovo Ramush Haradinaj, accusato di aver ucciso e torturato un numero imprecisato di serbi durante la guerra del 1998-99
Lle difficoltà dunque sono ancora tante, ma la direzione intrapresa è quella giusta e la Svizzera dovrebbe essere fiera di avere un'ambasciatrice così perchè Carla Del Ponte è una donna coraggiosa, un modello di determinazione per le donne che lottano, anche se è certamente scomoda.
Il libro di Carla, dedicato a sua madre Angela, in tredici capitoli rivela ostacoli e difficoltà con cui ha dovuto confrontarsi per assicurare alla giustizia i peggiori criminali delle guerre civili nella ex Jugoslavia e nel Ruanda.
In interviste rilasciate prima dell'uscita di "La caccia", la Del Ponte ha sempre ripetuto che il libro altro non è che la cronaca dei suoi viaggi della speranza che si chiudevano tutti con una conferenza stampa, ma è comunque una scomoda verità per Belgrado, perché riferisce delle trattative disperate, e fallite, per ottenere i latitanti Radovan Karadzic e Ratko Mladic.
Nelle pagine dedicate al Kosovo, nel capitolo 11, l'ex procuratrice parla anche dell'attuale primo ministro, Hashim Thaçi, ai tempi ai vertici dell'Uck, l'esercito di liberazione del Kosovo, e ricorda che in occasione di una tavola rotonda, Thaçi l'aveva provocata con commenti impropri.
"Lo guardo negli occhi e gli dico che ho aperto le indagini su crimini commessi dagli albanesi del Kosovo. Non parlo mai di un'incriminazione contro di lui, ma sicuramente Thaçi arriva a questa conclusione, perché il suo volto si fa di marmo". pagine 293 e 294
La rivelazione di drammatici e imbarazzanti retroscena ed il suo stile diretto, gettano nuova luce su alcuni degli episodi più bui e brutali della storia recente del vecchio continente. Alcuni passaggi non piacerannodi certo ai politici; quando era all'Aja, c'era già chi la criticava per essere stata troppo intransigente e per aver ostacolato i buoni rapporti tra le nazioni. Ma nella sua lunga carriera si è sempre scontrata con il muro di gomma dei personaggi potenti: finanzieri, banchieri e politici.
Nel secondo capitolo, pagina 45, la Del Ponte ricorda Baruch Spinoza "il gigante della filosofia che, campione della ragione e dello scetticismo, individuò la forza che sta alla base di tanti crimini di guerra, la capacità dei potenti leader di manipolare e sfruttare la credulità del popolo [...])".
Per quasi otto anni è vissuta in un appartamento blindato, le cui finestre davano sull'acciottolato di una strada del centro dell'Aja ed ora vive nel paese dove le Madri della Plaza de Mayo hanno lottato, e come lei lottano, per la giustizia.
Un libro che sicuramente acquisterò e che leggerò con estremo interesse perchè ho sempre seguito sulle pagine dei giornali le notizie riguardanti la sua complessa attività, fin da quando era procuratrice in Svizzera e si occupava delle infiltrazioni mafiose italiane nel Canton Ticino, e perchè la sua testimonianza diretta sui crimini della ex Jugoslavia sono sicuramente un documento importante di quella travagliata storia di pochi anni fa
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