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MIKHAIL GORBACIOV 

Post n°121 pubblicato il 26 Agosto 2008 da ericarg
 

La crisi tra la Georgia e la Russia non è cessata e la situazione si sta complicando sempre più

La Russia ha appena riconosciuto le regioni indipendentiste della Georgia ed Europa e Usa gridano Al Lupo, cercando di imporre le loro idee al grande orso russo... Sembra proprio di essere tornati ai vecchi tempi della guerra fredda degli anni 50

Io ho letto nel quotidiano La Stampa un'intervista molto interessante a Mikhail Gorbaciov,  il presidente della perestrojka russa, e credo possa interessare non solo me

Per me è giusto che l'Ossezia e l'altra regione limitrofa siano indipendenti dalla Georgia, se lo vogliono, come credo sia giusto che anche la Cecenia, sotto il giogo russo, possa essere libera ma sono sempre più convinta che alcune scelte della nostra Europa libera siano controproducenti; il seguire la politica espansionistica di Bush e dargli ragione è assolutamente sbagliato. Dopo la guerra in Iraq e l'Afganistan ora si è creato il caos anche nel Caucaso. Per fortuna che a novembre ci sarà un nuovo presidente degli Stati Uniti ...

Ma ecco cosa dice Gorbaciov :

La fase acuta della crisi provocata dall’assalto delle forze georgiane su Tskhinvali è ormai superata.

Ma il dolore rimane. Come si fa a cancellare dalla memoria le orribile scene di un attacco missilistico notturno su una città pacifica, interi quartieri rasi al suolo, gente che moriva nascosta nelle cantine, la barbara distruzione di monumenti antichi e delle tombe degli avi?

La Russia non voleva questa crisi. La leadership russa è internamente in una posizione abbastanza forte, non ha bisogno di una «piccola guerra vittoriosa». La Russia è stata trascinata nello scontro dall’avventatezza del presidente georgiano Mikhail Saakashvili, che non avrebbe mai osato lanciare l’attacco senza appoggio esterno. La Russia non poteva permettersi di non agire. La decisione del presidente Medvedev di fermare le ostilità è stata la mossa giusta di un leader responsabile. Chiunque si fosse aspettato confusione a Mosca è rimasto deluso. Il presidente russo ha agito con calma, sicurezza e fermezza.

Chi ha progettato questa campagna chiaramente voleva che la Russia venisse accusata per aver peggiorato la situazione nella regione e nel mondo, indipendentemente dai risultati dello scontro. Con l’aiuto di queste forze l’Occidente ha montato un attacco propagandistico contro la Russia, soprattutto nei media americani. La copertura mediatica non ha avuto nessuna equità ed equilibrio, soprattutto nei primi giorni della crisi. Tskhinvali era in rovine fumanti e migliaia di persone stavano scappando dalla città nella quale non erano ancora entrate le truppe russe, ma la Russia era già stata accusata di aggressione, e si ripetevano le sfacciate menzogne del leader georgiano che si sentiva incoraggiato a pronunciarle.

Non è ancora chiaro se l’Occidente fosse al corrente dei piani di Saakashvili, ed è una questione seria. Quello che è chiaro è che l’assistenza occidentale nell’addestramento delle truppe georgiane e il massiccio invio di armi hanno spinto la regione non verso la pace, ma verso la guerra. Se questa disavventura militare è stata una sorpresa per i protettori stranieri del leader georgiano, peggio per loro. Saakashvili era stato ripetutamente lodato per essere un fedele alleato degli Usa e un autentico democratico, e anche per aver fornito aiuto in Iraq. Oggi tutti, gli europei e, soprattutto, gli innocenti abitanti civili della regione, devono raccogliere le macerie di quello che è stato distrutto dal miglior amico degli americani.

Coloro che danno giudizi affrettati su quello che succede nel Caucaso, oppure cercano influenza in quella zona, dovrebbero prima farsi almeno una vaga idea della complessità di quella regione. Gli osseti vivono sia in Georgia che in Russia. E’ così ovunque, un mosaico di gruppi etnici che vivono l’uno accanto all’altro. Perciò è meglio dimenticare frasi come «questa è la nostra terra», «stiamo liberando il nostro Paese». Dobbiamo pensare ai popoli che abitano quella terra. Il problema del Caucaso non può essere risolto con la forza. Ci hanno provato più volte, e si è sempre rivelato un boomerang.

Quello che serve è un accordo legalmente vincolante a non ricorrere alla forza. Saakashvili si è più volte rifiutato di firmarlo, per ragioni che ora diventano assolutamente chiare. L’Occidente farebbe una cosa buona se aiutasse a raggiungere tale accordo adesso. Se, invece, l’Occidente sceglierà di accusare la Russia e riarmare la Georgia, come ipotizzano gli esponenti americani, una nuova crisi sarà inevitabile. Se andrà così, aspettiamoci il peggio.

Condoleezza Rice e George Bush hanno promesso di isolare la Russia. Alcuni politici americani hanno minacciato di espellere la Russia dal G8, di abolire il Consiglio Russia-Nato o di fare pressioni per impedire l’adesione russa alla Wto. Sono minacce vuote. Da tempo ormai i russi si chiedono: «Se la nostra opinione in queste istituzioni internazionali non conta nulla, perché dovremmo averne bisogno? Solo per sederci a un tavolo ben apparecchiato e ascoltare lezioncine?».

In effetti, la Russia per molto tempo è stata messa di fronte a fatti compiuti. Eccovi l’indipendenza del Kosovo, prego. Ecco l’abrogazione del trattato sulla difesa antimissile e la nostra decisione di piazzare difese missilistiche nei Paesi confinanti. Eccovi l’infinita espansione della Nato. Tutto questo sullo sfonde di commuoventi parole sulla partnership. A chi sarebbe piaciuto questo spettacolo?

Oggi negli Stati Uniti si parla molto di «riconsiderare» le relazioni con la Russia. Posso suggerire un’abitudine senz’altro da riconsiderare: parlare alla Russia con condiscendenza, senza rispetto per le nostre opinioni e interessi. I nostri due Paesi possono dar vita a una seria agenda di cooperazione reale. Penso che molti americani, come molti russi, ne comprendano la necessità. E i politici? Di recente è stata istituita una commissione bipartisan guidata dall’ex senatore Gary Hart e dal senatore Chuck Hagel, per studiare le relazioni russo-americane. Il mandato è presentare «raccomandazioni politiche alla nuova amministrazione per promuovere gli interessi nazionali americani in rapporto alla Russia». Se l’obiettivo è solo questo, dubito che ne verrà fuori qualcosa di particolarmente buono. Se invece ci sarà anche una considerazione degli interessi dell’altra parte, e della sicurezza comune, si potrebbe aprire una strada verso la ricostruzione della fiducia e l’inizio di un utile lavoro, insieme.

Copyright 2008 Mikhail Gorbaciov
Distributed by The N. Y. Times Syndicate - La Stampa Torino "

Sagge parole che spero siano ascoltate da tutti quei grandi della Terra che usano la forza e la violenza per risolvere i problemi !

 
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L'uomo saggio capisce quando deve fermarsi  Anonimo

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