Creato da quattro.mani il 02/05/2007
Quando la fantasia non riesce più a stare dentro la mente,e corre via,imbratta i muri e riempie le righe dei diari.Quando si consumano le penne, e la voce non smette di raccontare i pezzi della storia creata per gioco..è il momento di agire!

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Post N° 15

Post n°15 pubblicato il 10 Maggio 2007 da quattro.mani

Susan si sentì mancare la terra sotto i piedi. C’era qualcuno che stava cercando di incastrarla ma non sapeva perché e come fare per impedirlo. Qualcuno stava anche cercando di toglierle il caso Memories ma… perché? E che connessione c’era tra i due casi? Alzò il tono di voce e rispose cercando di apparire meno spaventata di quanto in realtà fosse.

-Cosa la spinge ad invadere la mia privacy a quest’ora di mattina ispettore Wash? E cosa vuole esattamente da me? Dovrebbe cercare l’autore di questi delitti e non accanirsi contro una sua collega!-

Susan non era disposta a lasciarlo spadroneggiare in casa sua. Quello era il suo territorio. Ma Wash la incalzò...

-Dottoressa non faccia finta di non capire. Conosceva entrambe le persone aggredite… e l’uomo morto in ospedale era il padre di Elizabeth Fernandez, vittima del suo sospettato-

Wash era in piedi davanti a lei e la fissava negli occhi con un odio che Susan non riuscì a spiegare.

- Memories non c’entra con il suo caso. E’solo una spiacevole coincidenza. In quanto a me ispettore, non ho più nulla da dirle. Le farò pervenire entro oggi il mio alibi per le sere degli omicidi se è questo che prevede la procedura-

Susan sapeva bene che mentire in un caso del genere equivaleva a giocarsi il posto ma non era assolutamente disposta a confidare a quell’uomo di aver ricevuto quelle strane chiamate. Si guardarono per un lungo istante poi Wash le puntò il dito contro e cominciò ad urlare

- Lei sa qualcosa dottoressa ed io scoprirò cos’è. Questo si chiama favoreggiamento lo sa? E’solo questione di tempo ma prima o poi crollerà!-

Era fuori di sè e Susan cominciò ad avere paura. Istintivamente cercò con lo sguardo la sua pistola appoggiata sul divano nella fondina di pelle ed ebbe chiaro dentro di sè che per Wash questo caso non era solo una questione di dovere. C’era qualcos’altro dietro la sua rabbia. Qualcosa di personale che lo toccava profondamente. Ma continuava a non spiegarsi l’odio che Wash nutriva nei suoi confronti.

- ispettore Wash credo si sia fatto tardi- gli disse indicando la porta. Era un chiaro invito a concludere la conversazione. Susan non tollerava quelle aggressioni verbali. Wash sorrise ironicamente poi fece per andarsene ma, poco prima di uscire si voltò di nuovo

- il comandante Delacroix non potrà proteggerla per sempre. E’riuscito a farla inserire facendo pressione sul questore in modo da tenere tutto sotto controllo ma non riuscirà a fermarmi. Tutti si sono sempre preoccupati per lei a causa della fine di suo padre ma io ho un’idea diversa su quella storia. Io so che lei ha sempre mentito. Io so che lei ha visto. Buona giornata… Susan –

Wash chiuse la porta alle sue spalle sbattendola con forza. Le sue parole scoppiarono nella testa di Susan come una bomba. Improvvisamente cominciò a collegare tante cose, tanti silenzi, tanti comportamenti strani che negli anni l’avevano accompagnata e, a cui non aveva mai dato troppo peso. Ma cosa c’entrava la morte del padre in tutta quella stria? E perché Wash aveva insinuato che Delacroix voleva proteggerla? Proteggerla da cosa? Del padre Susan non ricordava nulla, come del resto non ricordava nulla della sua infanzia. I suoi primi ricordi iniziavano da quando aveva circa dieci anni. Le avevano sempre detto che il comandante Terri era morto in servizio durante un’azione di polizia e che la madre l’aveva seguito poco dopo non avendo retto al dolore per la scomparsa del marito. Di lei si era presa cura la sorella maggiore e una sorella del padre che l’aveva accolte in casa. I medici ai quali si era rivolta negli anni le avevano sempre confermato che l’amnesia era dovuta al trauma vissuto per la morte dei genitori ed in modo particolare del padre cui Susan era molto legata. Durante gli anni dell’università Susan aveva tentato di fare delle ricerche sul padre e su quell’incidente di servizio di cui le avevano sempre parlato. Aveva cercato per mesi, facendo domande a vecchi colleghi e rovistando negli archivi dei giornali dell’epoca ma non era riuscita a trovare nulla. Tutto quello che riguardava quel periodo era sparito, cancellato, perso. E tutti i colleghi del padre avevano sempre evaso le sue domande con scuse banali. Alla fine si era arresa e si era buttata nello studio. Adesso lo sfogo di Wash aveva riaperto quella ferita mai rimarginata. E tutte le domande senza risposta che per anni avevano tormentato Susan. Decise che avrebbe parlato con la sorella. Sentiva il bisogno di sfogarsi, di trovare un filo conduttore a tutti i pensieri sparsi, alle emozioni che la sconvolgevano… sentiva il bisogno di capire il perché di quegli incubi così strani e poi… poi voleva assolutamente ricordare. Era stanca di avere quel vuoto nella sua memoria. Prese il cellulare e compose il numero. La sorella rispose quasi subito.

-Susan! Sono le otto di mattina è successo qualcosa?- Come sempre Adela era iperprotettiva nei suoi confonti.

- Ciao Adela, ma no stai tranquilla è tutto ok… cioè… stò seguendo un caso un po’ complesso ma tutto bene… - Come sempre Susan aveva innescato le sue “risposte automatiche”. Era sua abitudine far sempre finta che tutto andasse bene. Era un comportamento che ricordava di avere da sempre. Si sforzò di cambiare atteggiamento… almeno in quella circostanza.

- Adela no… non va tutto bene. Ho bisogno di parlarti di papà e di alcuni sogni che continuo a fare. Sei libera stasera? Io… ho bisogno di capire… - Poi all’improvviso le parole cominciarono a travolgerla come un fiume in piena e Susan raccontò alla sorella degli incubi, delle sensazioni che provava quando era davanti a Memories.. della strana frase di Wash e dell’odio che lui nutriva per lei. Dall’altro capo del telefono Adela rimase in silenzio. Susan percepì che c’era qualcosa di strano ma attese che la sorella rispondesse.

- Si Susan sono libera. Credo sia arrivato il momento di dirti la verità- Poi riagganciò senza dare a Susan il tempo di parlare ancora. Susan posò il cellulare sul tavolo e andò a prepararsi per la lunga giornata.

- Ma che diavolo succede? Cosa devo sapere ancora?- Poi si guardò allo specchio e per la prima volta ebbe paura del suo stesso passato

 
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