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PENSIERI E PAROLE
 

W. Allen

NON E' CHE HO PAURA DI MORIRE.

E' CHE NON VORREI ESSERE LI'

QUANDO QUESTO SUCCEDE.

W. Allen

 

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CANZONE

Che giorno è

E' tutti i giorni

Amica mia

E' tutta la vita

Amore mio

Noi ci amiamo noi viviamo

noi viviamo noi ci amiamo

E non sappiamo cosa sia la vita

Cosa sia il giorno

E non sappiamo cosa sia l'amore

Jacques Prévert

 

I ragazzi che si amano si baciano

In piedi contro le porte della notte

I passanti che passano se li segnano a dito

Ma i ragazzi che si amano

Non ci sono per nessuno

E se qualcosa trema nella notte

Non sono loro ma la loro ombra

Per far rabbia ai passanti

Per far rabbia disprezzo invidia riso

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno

Sono altrove lontano più lontano della notte

Più in alto del giorno

Nella luce accecante del loro primo amore.

Jacques Prèvert

 

DALLA - CANZONE

 

N. de Chamfort

CHE COSA DIVENTA UN PRESUNTUOSO

PRIVO DELLA SUA PRESUNZIONE?

PROVATE A LEVAR LE ALI AD UNA FARFALLA:

NON RESTA CHE UN VERME.

N. de Chamfort

 

GLI APOSTOLI DIVENTANO RARI,

TUTTI SONO PADRETERNI

A. Karr

 

 

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CIAO, AMICO DIARIO

Post n°380 pubblicato il 22 Novembre 2011 da enca4

Ciao amico Diario,

è un bel po’ di tempo che non parliamo più tra noi, vero? Sicuramente tu non  avrai sentito la mia mancanza, ed è giusto che sia così, in fondo sono stato io ad abbandonare quel colloquio epistolare che abbiamo avuto per molto tempo.

Adesso è inutile che io stia qui a spiegartene i motivi, a trovare, nei tuoi confronti scuse puerili che non hanno ne capo ne coda. A proposito di scuse, sai che cosa ha detto (tra le tante), Roberto Gervaso? No?, ascolta: “ Non chiedere mai scusa o perdono. Chi ti vuole bene ti crede e ti perdona senza che tu glielo chieda; mentre chi non ti vuole bene, comunque, non ti crederà mai!”

Belle parole, vero? Ed è proprio così che funziona. Due veri amici, con la a maiuscola, possono anche mancare l’uno verso l’altro, ma se sono “veri” amici non ci sarà bisogno di spiegazioni tra loro, basterà uno sguardo, un sorriso, ed una stretta di mano.

Bando alle citazioni che, comunque, lasciano sempre il tempo che trovano, sono contento di aver trovato la forza di parlarti di nuovo. Devo dire con estrema sincerità, che anche se cercavo di convincermi che potevo fare a meno della tua presenza, in realtà mi sei mancato molto. Mi sono mancati i tuoi giudizi (a volte lapidari, ma comunque sinceri); mi è mancato, ed ora me ne sono accorto, il colloquio che avevo instaurato con te. Era un colloquio, quello tra noi, pieno di sensazioni e di stupori e, nello stesso tempo denso di certezze e di verità.

Non so dirti con precisione perché io abbia smesso di parlarti e di ascoltare i tuoi suggerimenti. Forse quello che mi dicevi toccava il lato intimo del mio essere e ciò, qualche volta, mi era piaciuto poco. Ma anche in questo caso ero io a sbagliare perché se ti confidavo cose mie, a volte strettamente personali, era anche giusto che mi aspettassi da te una reazione. Reazione che non poteva essere certamente sempre a me favorevole. Se non volevo che mi venisse sbattuto in faccia il tuo pensiero, allora, era meglio che stavo zitto fin dall’inizio, non credi?

Tu, adesso, mi chiederai: “Ma, in fin dei conti, cosa vuoi ora da me? Io la penso sempre come prima. Sono sempre pronto ad attaccarti, se ce ne fosse bisogno. Come sono pronto a difenderti, a capirti, a consigliarti. L’importante è che tu, Enrico, voglia tutto questo.”

Si! E’ quello che voglio. E’ quello che mi è mancato in questi lunghi mesi. Credo, e correggimi se sbaglio, ti prego, che ognuno di noi è regista ed interprete del film della propria vita. Ma un film non si fa solo con un unico attore che è anche regista di se stesso. Un film ha bisogno di uno scenografo, al fine di creare ambienti e situazioni particolari. Ha bisogno, il film, di una serie di persone che, correndo anche il rischio di diventare impopolari agli occhi del mattatore principale, diano il proprio parere, per quanto lo stesso possa essere antipatico.

Adesso che hai letto quale è il mio pensiero attuale, non dirmi che sono cresciuto, che forse ho capito cosa vuol dire vivere, non da soli, ma insieme ad altre persone. Io sono sempre stato così. Critico fino alla esasperazione nei miei confronti, ma nello stesso tempo negativo e musone verso i giudizi che gli altri potevano esprimere su di me, perché ero io che avevo dato loro il permesso di farlo. E allora, perché prendersela? In questi casi bisogna accettare le critiche, come si accettano gli elogi.

E’ tardi e la stanchezza che ho cercato di nascondere, si sta facendo strada in modo impetuoso. Sicuramente riprenderemo questo discorso uno di questi giorni, sempre che tu voglia ascoltarmi.

Un abbraccio, mio caro Diario, e di nuovo perdonami se ti ho trascurato, ma vedo dal tuo sguardo che, tornando alla frase di Gervaso, non c’era bisogno che ti chiedessi scusa.

Tuo Enrico

 
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