Creato da pausandro il 24/06/2007
tra la follia e la leggerezza

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« Chi di lavori ne ha fatt...Quando i colloqui li fac... »

Alla stazione, in attesa che arrivi il treno dalla puglia carico di alcuni dei miei parenti...

Post n°29 pubblicato il 20 Novembre 2007 da pausandro

- (dlin-dlon-dlan) IL TRENO INTERCITY PROVENIENTE DA BARI DELLE ORE XX ARRIVERA' CON TRENTACINQUE MINUTI DI RITARDO... (segue lo stesso annuncio in inglese).

Mi guardo intorno per trovare qualcosa con cui ammazzare il tempo. La libreria della stazione è un'ottima alternativa agli altri negozi. Mi ci fiondo senza esitazioni.
Passo nei pressi del produttore di grassi saturi e insaturi, animali e vegetali, leggasi Mc Donald. Entro nella libreria e comincio a girovagare senza meta.
I libri. Che cosa meravigliosa. Se penso a quanti(tanti) scrittori e a quanti pochi lettori, mi sembra un miracolo che si continui a pubblicare.
L'ultimo di Camilleri, sui pizzini di Provenzano è impilato artisticamente, così come altri best sellers editi dai soliti monumentali editori che non hanno bisogno di pubblicità ulteriore. Su un ripiano, le sobrie copertine di Einaudi, attirano la mia attenzione. Mi soffermo a leggere i titoli. Josè Saramago, mi occhieggia con "Le Piccole Memorie". Lo sfoglio, e per un attimo mi sento osservato. Alzo gli occhi dal libro e mi accorgo che c'è una donna che mi guarda. Abbassa lo sguardo quando intercetto il suo. Ha un nonsochè di familiare, ma non mi soffermo a guardare troppo. Un altro Saramago mi distrae. "Le intermittenze della morte", l'ho letto, ma la tentazione di sfogliarlo ancora è più forte della curiosità di conoscerne altri.
Mi sento nuovamente osservato. Alzo gli occhi dal libro e zac la colgo in fraganza di reato. Mi osserva con insistenza e questa volta non abbassa nemmeno lo sguardo. Penso "mi conosce e io conosco lei". Ma chi è? L'unico modo per saperlo è domandare.

- Scusi la sfrontatezza, ma ci conosciamo?
- (arrossisce) Penso proprio di si...
- Mi perdoni ma non ricordo...
- Tu sei Sandro.
E' evidente che mi conosce, e visto che mi da del tu, mentre continuo a darle del lei, mi conosce anche bene. Penso "Cavoli, devo mangiare più pesce"
- Si sono io.
- Non avevo dubbi. Ma da come continui a guardarmi deduco che non mi riconosci.
- Sono mortificato, ma ho il vuoto totale, anche se però c'è qualcosa di familiare...
- Ti do un indizio?
- Volentieri!
- Estate 97
- ...
- Venezia.
Una serie di immagini comincia a condensarsi nella mia mente. Ricordo una ragazza, non certo la donna affascinante che mi sta davanti. Non può essere lei.
- Piazza San Marco?
- Acqua...
- In effetti a Venezia di acqua ce ne è in abbondanza.
- Spiritoso come sempre. Dicevo acqua perché non è quello il posto che intendo.
- Allora sono in alta laguna.
- Stazione, eri venuto a salutare me e l'Elisa che partivamo per l'interrail.
E' proprio la ragazza che pensavo. Come una crisalide, una metamorfosi incredibile.
- Lara?
- Ce ne hai messo di tempo. Dovresti mangiare più pesce.
- In effetti lo stavo pensando anche io.
- Che ci fai qui?
- Questa è la mia città.
- Ti immaginavo a Ferrara.
- Invece sono tornato alle origini. Tu invece, che fai di bello qui.
- Sono di passaggio devo incontrare mio marito a Firenze. Un week-end romantico.
- Posso dirti che sei cambiata tantissimo?
- Certo che puoi dirlo. Come mi trovi?
- Sei a caccia di complimenti?
- No te lo chiedo francamente.
- Sei diventata... una donna.
- Visto e considerato che non sono diventata un uomo, mi sembra un traguardo piuttosto scontato.
- A che ora hai il treno?
- Tra un'ora circa. E tu il tuo?
- No. Non parto. Sono in attesa.
- Sei sposato anche tu?
- Non più, ma è una cosa lunga. Perché non ci prendiamo qualcosa al bar?
- Ok. Pago il libro che ho preso...
- Fai vedere.
Il cacciatore di aquiloni.
- Bello. Mi è piaciuto molto.
- Mi ha intrigato molto, nonostante ne parlino tutti..

Paga il suo libro e usciamo. Butto un occhio sul display per vedere quanto ritardo ha accumulato il treno dei miei. I trentacinque minuti sono diventati 100. Ci accomodiamo al bar e ordiniamo un cappuccino lei e un cappuccino d'orzo io.

- Certo che ne è passato di tempo.
- Che banalità. Sandro, che cosa ti è successo?
- Sono frastornato. Sei l'ultima persona che pensavo di incontrare...
- L'ho notato. Non mi hai riconosiuta.
- Sei uno schianto. Ma dimmi quant'è che sei sposata e con chi?
- Dopo la laurea, sono tornata su dai miei e ho conosciuto Hans.
- Tedesco?
- Austriaco. Ci siamo fidanzati e dopo un anno ci siamo sposati. E' grazie a lui che si deve il mio cambiamento.
L'immagine che mi ritorna di Lara è con i jeans lisi, una magliettina d'altri tempi con i fiorellini pallidi, i capelli accroccati sulla nuca tenuti da una matita, uno sguardo sbarazzino da adolescente sfrontata e soprattutto senza un filo di trucco. Ora di fronte a me c'è una donna sulla trentina, con un taglio di capelli corto, ordinato, Un tallieur gessato, le scarpe di marca e una camica dove si legge nella trama una serie di grandi D&G, il trucco impeccabile con un rossetto rosso nemmeno troppo aggressivo. Una donna in carriera.
- L'ultima volta che ci siamo visti eri una ragazzina ribelle e graziosa.
- Ora?
- Ora... Sai benissimo cosa sei. Immagino quanto sarà geloso Hans...
- Non è geloso affatto. Anzi. E' sempre molto impegnato per lavoro e ci si vede poco, di recente. Oltretutto ho cominciato anche io a lavorare e giro tantissimo.
- Architetto vero?
- Vedi che allora la memoria non ti ha lasciato definitivamente?
- Va e viene. Bambini?
- Niente bambini, Hans non ne vuole. Dice che sono solo pensieri e quindi niente bambini niente pensieri.
- Filosofia rimarchevole.
- L'ho trovato così. tu invece quanti bambini hai?
- Nessuno. Quando ne ho avuto l'opportunità me la sono fatta sfuggire. Ma non voglio rattristarti con storie del cavolo..
- Allora senza rattristarti, dimmi che combini?
- Il solito zingaro. Dopo che me ne sono andato da Ferrara, mi sono fidanzato qualche volta, mi sono sposato e separato una volta e ho fallito una convivenza. Sono un osso duro destinato alla migrazione...
- Sai che ho sempre avuto un debole per te?
- Ma che mi dici...
- Che fai arrossisci?
- Capita anche a me...
- Si quando ci siamo frequentati ti venivo dietro. Pensa che credevo che se un giorno mi fossi sposata avrei sposato te.
- E come mai non me l'hai mai fatto capire?
- Non saprei. Forse perché eri sempre così...
- Sfuggente?
- Esatto. C'eri, ma eri di tutti e di nessuno. Sorridevi a tutti, avevi una parola per ognuno, ma non ti fermavi mai troppo. Ti trovavo misterioso. Spiritoso, quando eri serio...
- Io serio?
- Quelle rare volte che lo eri, ti trovavo sensuale.
- Si come no..
- Non ti prendo in giro. Poi pensavo che avessi una considerazione di me piuttosto bassina. Mi ricordo che ci provavi con l'Elisa e con la Elena, ma a me niente.
- Non ci provavo con nessuna delle due...
- Si però mi ha raccontato la Elena che una storia con te se la fece. Breve ma intensa.
- Vero.
- E poi l'Elisa mi disse che una volta ti aveva chiesto cosa pensassi di me e tu le hai risposto che mi trovavi carina ma immatura. Troppo giovane e potenzialmente superficiale.
- Cavolo. Ho detto tutte 'ste cose ad una persona che non ricordo nemmeno come fa di cognome?
- Si.
- Forse se l'è inventato.
- Forse. So che interessavi anche a lei.
- E no. Questa non la bevo.
- Ora ti racconto una cosa. Durante l'interrail, ci siamo conosciute piuttosto bene io e l'Elisa. Ci confidavamo ogni cosa, in pochissimo tempo siamo diventate come sorelle, anzi di più. Ricordo che una sera, dopo aver bevuto un'intera bottiglia di wodka ad Amsterdam, eravamo completamente ciucche in camera di un albergo fuori città. Eravamo senza freni inibitori e mi ha confidato che ogni tanto ti pensava, che immaginava cose sul tuo conto che non potrei ripetere senza arrossire...
- ...
- ...

 
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