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Pizzomunno con gerani rossi.

 

 
Pizzomunno

Lungo il tratto meridionale della costa viestana, ritroviamo una piccola spiaggia che deve il suo nome all’ imponente faraglione che dalle acque cristalline si erge sovrano a sorvegliare la città ed i suoi abitanti: la Spiaggia del Pizzomunno.

Qui sembra aver avuto luogo un’ interessante e fantastica vicenda che ha come protagonisti due giovani innamorati , entrambi originari di Vieste .

Pizzomunno , giovane ed attraente pescatore, e Cristalda , ragazza bellissima dai lunghissimi capelli color dell’ oro, si amavano teneramente e vivevano nella convinzione che nulla al mondo potesse intaccare un sentimento tanto forte e sincero.

Ogni sera, Cristalda scendeva in spiaggia per salutare il suo bel Pizzomunno prima che con la sua barca andasse incontro al mare aperto.

Ogni notte, in mare, Pizzomunno riceveva la visita delle sirene che cercavano di ammaliarlo con i loro canti soavi. Le regine del mare desideravano ardentemente che Pizzomunno diventasse il loro re ed amante.

Il giovane, però, non cedette mai alle avance delle sirene tentatrici , avendo già donato il suo cuore alla candida Cristalda.

I reiterati rifiuti del giovane, scatenarono la furia delle sirene .

Una sera, le sirene raggiunsero i due amanti sulla spiaggia ed aggredirono Cristalda con grande ferocia, inghiottendola nelle profondità del mare.

Pizzomunno
fu colto da un dolore devastante, talmente grande da pietrificarlo per sempre.

Il giorno seguente, i pescatori di Vieste trovarono Pizzomunno pietrificato sulla roccia che oggi porta il suo nome.

La leggenda vuole che, ogni cento anni, Cristalda riemerga dalle profondità del mare per incontrare Pizzomunno e rivivere con lui l’ emozione di una notte d’amore sulla spiaggia che li fece incontrare.

 

 

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Il più delle volte si pensa che la storia antropologica ebbe inizio sul promontorio del Gargano con l'apparizione dell'Arcangelo Michele più di sedici secoli or sono quando ancora il Cristianesimo conviveva con le allora attuali religioni pagane. Ma se analizziamo le carte romane si nota che gli insediamenti sedentari sono precedenti all'apparizione dell'Arcangelo e si trovavano sulla costa e ai piedi del sontuoso monte (Ergitium ,Sipontum ,Merinum ,Teanum , ,Apulum ,Urium).
Si trovano degli insediamenti umani persino precedenti a questi ultimi, ma bisogna risalire addiritturà all'età del bronzo, tanto è vero che lungo la provinciale che collega Foggia con San Marco in Lamis, a qualche chilometro da Borgo Celano, in zona"Chiancata La Civita-Valle di Vitturo"  è stato ritrovato la necropoli più antica della intera Europa. Altre testimonianze sono date dagli insediamenti rupestri e dalla innumerevole presenza di oggetti litici e di mura megalitiche che si sono scoperti nel corso degli anni sul Gargano.
 

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Toro seduto

 

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Messaggi del 20/04/2021

Alfredo Petrucci “pellegrino” a Santa Maria di Kalena

Post n°28136 pubblicato il 20 Aprile 2021 da forddisseche

Alfredo Petrucci “pellegrino” a Santa Maria di Kalena 

Nella monografia “Pellegrino al Gargano” pubblicata nel 1968 a Foggia dall’Amministrazione provinciale nei Quaderni de “La Capitanata” , Alfredo Petrucci, rileggendo i reportage di famosi viaggiatori come Bertaux, Haseloff, Schulz – passa in rassegna i maggiori monumenti e centri artistici del Gargano, ricostruendo le vicende storiche e artistiche di tre fra i più noti e importanti monasteri della Puglia settentrionale: Santa Maria di Calena, S. Cecilia di Pulsano e Santa Maria di Tremiti. I tre monasteri, eretti in zone diverse del Promontorio, sono tutti compartecipi e protagonisti di quella unitaria civiltà culturale ed artistica della regione pugliese: civiltà della quale il “Pellegrino al Gargano”, raffigurato nel capitello di San Leonardo di Siponto, è insieme rivelazione e simbolo.

 

Riproponiamo ai nostri lettori le pagine riguardanti l’Abbazia di Peschici.

  

Calena, Calenella; avete mai sentito nomi di paesi e di contrade piú dolci e musicali di questi? A Calenella, in tenimento di Vico, si arresta oggi la ferrovia garganica, al termine d’una pineta quant’altra mai folta fresca fragrante, lasciando nell’animo del viaggiatore il rammarico che le avare rotaie non continuino ancora la loro corsa, per inerpicarsi almeno sullo sprone imminente di Montepuccio, vera scolta naturale del Promontorio, tra il levante e il ponente costiero, e poi scendere un’altra volta al piano, tra le ultime propaggini del bosco, fino a raggiungere, aggirando gli spalti petrosi di Peschici, la sorella maggiore: Càlena. Che cosa è rimasto di originario, oltre al paesaggio incantevole, alla località che si vanta ancora di questo nome una volta illustre? Al tempo di Leone, vescovo o arcivescovo (com’egli amava chiamarsi, anche se «sine suffragio») di Siponto e di Monte S. Angelo, il suo tempio era una «ecclesia deserta», ma aveva già una storia di secoli, ed altra storia, di assai maggiore importanza, avrebbe avuta in sèguito, pur se di essa non si vedono oggi che pochi avanzi del periodo cistercense, incorporati in una vasta fattoria di proprietà privata. A codesti avanzi, per fortuna, sono da aggiungere le tracce della pianta su cui la chiesa sorgeva, in modeste dimensioni, e quelle della pianta su cui sarebbe risorta, dopo il Mille, con una navata centrale sormontata da due cupole e le navate laterali con copertura a semibotte.

 

La chiesa di S. Maria di Càlena, prima e dopo ch’essa fosse elevata a dignità di priorato e di badia, è una di quelle il cui nome ricorre piú spesso negli antichi documenti. Lo si incontra per la prima volta nel cosiddetto e tanto discusso «breve di Càlena», databile non al 1023 come pensava il Gay, ma al 1038 circa e nel quale si tratta di una larga donazione fatta dall’arcivescovo Leone alla badia benedettina di Trèmiti. In quel documento è citata appunto una chiesa deserta «in loco qui vocatur Càlena». Chiesa deserta, dunque, probabilmente chiesa rustica, simile a quella di Calenella (Càlena minor), che tre castellani di Pèschici, Tripo, Giorgio e Teccamiro, possedevano nella rada dove ora, come dicevamo, si arresta inopinatamente la ferrovia garganica, e nel cui retroterra, quando eravamo ragazzi, i nostri vecchi ci mostravano con fare riguardoso i vestigi di antichissime informi costruzioni.

 

La Chiesa di Càlena, quella, cioè, maggiore, che i pirati avevano piú volte assalita e devastata, nonostante la torre di difesa di cui era stata munita sotto Lodovico II (872 d.c.), non aveva nel suo territorio al tempo del presulato di Leone da Monte S. Angelo (1034-1050) altro che una parva terricella e un pastinello (piccolo terreno a vigna); e poiché il dono sembrava troppo modesto, l’arcivescovo vi aveva aggiunto alcune selve «succise» e «non succise» ed altre terre di sua pertinenza, con il pretesto che, essendo troppo lontane dalla sua sede sipontina e montanara, non potevano essere da lui convenientemente coltivate.

 

Motivazione, questa, che impegnava in un certo senso i monaci di Trèmiti a rimettere a cultura le terre e far rifiorire nello stesso tempo la chiesa. Fu appunto in sèguito a questa donazione, confermata nel 1053 dal papa Leone IX, che la «ecclesia deserta» divenne un piccolo tempio romanico a cupola, di tipo schiettamente pugliese.

  

Da questo piccolo tempio, trasformato ed ingrandito posteriormente dai Cistercensi, derivano verosimilmente alcune pietre lavorate, tuttora visibili nel contesto delle fabbriche successive. Tale, per esempio, l’erma scolpita a mezzo tondo sotto una delle grandi arcate della sola facciata superstite, che sembra riattaccarsi alle teste degli amboni di Acceptus, il padre della scultura romanica pugliese.

 

Per i monaci della badia benedettina di Trèmiti, avere lí, sulla costa del Gargàno, di fronte alle loro isole, una dipendenza come quella di Càlena, dalla parte di oriente del Monte Devio, quando ad occidente avevano già, oltre alla città di Devia, le dipendenze lesinesi e civitensi, era un grosso affare, sia d’ordine economico, sia d’ordine strategico. E furono loro stessi, probabilmente, a promuoverne l’elevazione da semplice «cella» a priorato prima, a badia poi. Ma Càlena, forte ormai della sua posizione e dei suoi vasti e floridi possedimenti, non tardò a dichiararsi indipendente e mettersi in lotta con Trèmiti. Fu allora forse che i calenensi incominciarono ad accrescere di mole e di potenza le fortificazioni del loro monastero, per difendersi cosí dai pirati mussulmani come dai confratelli delle isole Trèmiti.

 

Ma le minacce continuarono sempre ad incombere sulla loro casa, come si può desumere dal bel verso leonino che ancora oggi si legge su di una porticina accessoria della fattoria in cui l’antica fabbrica s’è andata trasformando: verso che in origine doveva certamente figurare scolpito sull’architrave di uno degl’ingressi principali: «Invia cuique truci furi sum pervia luci». Aperta, dunque, alla luce, come chiusa ai predoni d’ogni fatta.

  

Ma Càlena aveva anche, nel periodo della sua maggiore prosperità, alcune invidiabili dipendenze, quali San Nicola di Montenero e San Nicola Imbuti, l’una all’interno, sui monti verso Vico, l’altra prossima alla costa, tra Rodi e Sannicandro. Come le difendeva? Quella, forse, con l’ampio sbarramento dei suoi boschi, «succisi» e «non succisi», questa con la laguna litoranea di Varano, mentre qui il mare era a due passi e i pirati vi potevano sbarcare quando volevano, favoriti dal massiccio cuneo roccioso di Pèschici.

 

Il monastero di Montenero era tenuto molto caro dai calenensi ed ambito d’altro canto dai tremitensi, non solo per le sue ricchezze in olio, vino e agrumi d’ogni specie, ma anche e specialmente per i numerosi «molendini» di cui disponeva lungo la valle che scende giú dall’alta Vico allo sbocco del torrente Asciatizzo e che ancora oggi è chiamata «Valle dei Molini»; ma la chiesa e le fabbriche annesse, già trasformate dai canonici Lateranensi che vi giunsero nel Quattrocento, e quindi incorporate, al pari di Càlena, in una grossa fattoria ottocentesca, non presentano oggi piú nulla del loro aspetto primitivo, così com’è di tante altre chiese della zona, a cominciare da quella ingrandita e trasformata di San Pietro sita «supra montem» a Vico Garganico, che troviamo nominata fin dal 1113, con particolare rilievo, nei documenti di San Leonardo di Siponto. La cella di San Nicola «de Monte Nigro», con i suoi molendini e tutte le sue pertinenze, è ricordata già in una bolla di Stefano X del 7 febbraio 1058, nella quale vengono confermate una per una le possessioni della badia di Càlena, compresa la cella di San Nicola Imbuti, sita ai margini del lago Varano e non meno ambita dell’altra per i suoi pingui pascoli e le sue ricchezze in pescagione e cacciagione. Ma né della chiesa né del monastero di questo favoloso San Nicola è rimasto piú nulla, dopo che il territorio su cui sorgevano, detto «imbuto» (da imbuo) perché bagnato dalle acque della laguna, fu destinato alla costruzione d’un idroscalo, in occasione della guerra 1915-18.

 

Memorie, dunque, nient’altro che memorie, o vestigi e travestimenti spesso impenetrabili, ma non per questo privi d’incanto in una terra che, a parte le sue caratteristiche naturali, fu nel Medioevo teatro di importanti avvenimenti storici e soprattutto di singolari manifestazioni d’arte. Ricordiamo per esempio, il senso di mistero, misto a vivissima curiosità, da cui eravamo pervasi quando, fanciulli, ci spingevamo da soli o in frotta fino al fiumicello Lauri, in territorio di Sannicandro garganico, nostro paese natío. Su di un greppo, proprio a ridosso del molino ad acqua tuttora esistente ed attivo, vedevamo a fior di terra le fondamenta superstiti di alcune fabbriche diroccate, di cui nessuno sapeva dirci niente, e pensavamo ad un castello turrito, ad una chiesa affrescata, ai villici dei dintorni che traevano qui a macinare il loro grano e a sentire l’uffizio divino prima di recarsi al lavoro. Qualcuno ci tracciava di «fantastici» o peggio; ma oggi che in un documento del 1058 troviamo nominati e quel fiumicello e quel castello (castellum ubi dicitur Lauri) e quella chiesa (ecclesia vocabulo sancti Petri Apostoli), ci assale il desiderio di ritornare su quel greppo, per poter interrogare con occhi piú esperti quelle vecchie pietre ed allargare lo sguardo attorno, fino a tutte le pertinenze del castello, «vigne e terre coltivate ed incolte, – come dice il documento – alberi fruttiferi e non fruttiferi, selve acque e prati», e il molino e la navicella (il «sandalo») e la stessa chiesa, che il conte Petrone, figlio di Gualtiero di Lèsina, vendette per 150 soldi schifati. 150 soldi: a quanto corrisponderebbero oggi? Non pensiamoci, e spalanchiamo anche noi l’anima alla luce, facendoci per un momento, in tanto riso di verde e di azzurro, tutti calenensi. 

 

Alfredo Petrucci

  

MEMO/ Alfredo Petrucci (Sannicandro garganico 1888 – Roma 1969) Storico dell’arte, scrittore, incisore, fu Direttore del Gabinetto nazionale delle stampe dal 1941 al 1953. Diede fondamentali contributi alla storia dell’incisione europea dalle origini al sec. 19º e alla storia dell’arte medievale italiana; fra le sue opere critiche si ricordano, oltre ad alcuni volumi dedicati all’incisione italiana nei varî secoli (1941-64): “Le Magnificenze di Roma” di Giuseppe Vasi (1946); “Maestri incisori” (1953); “Il Caravaggio acquafortista e il mondo calcografico romano”(1956); “Cattedrali di Puglia” (1960). Ha lasciato numerosi volumi di narrativa e di poesia.

(servizio a cura di Teresa Maria Rauzino, foto anni ’60 del pittore Romano Conversano)

 
 
 

IL GARGANO E I TRABUCCHI SU RAI2 By Redazione - 20 Aprile 2021

Post n°28135 pubblicato il 20 Aprile 2021 da forddisseche

IL GARGANO E I TRABUCCHI SU RAI2

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Protagonisti su Rai 2 il Gargano e i Trabucchi nel format televisivo “Il provinciale” che andrà in onda il 1° maggio su Rai2 alle 16. Il format racconterà il Gargano dalle sue grotte marine, al faro di Santa Eufemia, passando dai Trabucchi Storici per poi dirigersi verso la Foresta Umbra e Monte Sant’Angelo.

La trasmissione “Il Provinciale”, condotta da Federico Quaranta, ci conduce attraverso i valori e i principi più sani della provincia italiana, alla scoperta di un’Italia poco conosciuta, in luoghi e lungo sentieri che accendono l’immaginazione. Federico Quaranta, un po’ conduttore e un po’ viandante, ci accompagna in un viaggio dell’anima, insieme al fedele Kumash, un golden retriever di quasi 6 anni, fedele e silenzioso amico a quattro zampe.

 

 
 
 

VIESTE – “Recovery Sud”: la Giunta comunale approva il protocollo di intesa della Rete dei Sindaci Il Apr 20, 2021

Post n°28134 pubblicato il 20 Aprile 2021 da forddisseche

VIESTE – “Recovery Sud”: la Giunta comunale approva il protocollo di intesa della Rete dei Sindaci 

 
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La Giunta comunale con delibera n. 90 in data di oggi ha approvato il protocollo di intesa della Rete dei Sindaci “Recovery Sud” che è stata promossa dal sindaco di Acquaviva delle Fonti Davide Carlucci e riunisce i sindaci meridionali nel richiedere al Governo nazionale l’assegnazione del 68% delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza così come stabilito dall’Unione Europea. Entro il 30 aprile dovrà essere presentato il cronoprogramma dettagliato in cui sono contenute le aree di intervento. La rete dei Sindaci del Sud nasce per organizzare una risposta istituzionale alla grave crisi di rappresentanza del meridione che a giudizio dei primi cittadini ha portato a una serie di risultati negativi per i territori amministrati. Evidenzia le disparità di trattamento fra i Comuni del Nord e quelli del Sud dell’Italia dove continua ad aggravarsi il divario economico. La Rete propone di: varare un piano straordinario di assunzioni, nella misura di almeno 5.000 progettisti specializzati nei programmi comunitari in tutto il Mezzogiorno (oltre i 60.000 proposti dall’ANCI); garantire livelli essenziali delle prestazioni sanitaria, scolastica, assistenziale e di trasporto e, di concerto con l’ANCI, assicurare una casa a tutti, realizzare un effettivo efficientamento energetico e di rigenerazione del patrimonio edilizio esistente pubblico e privato attraverso piani di recupero dei centri storici, avviare piani di recupero delle acque reflue per il riuso in agricoltura, piani di adattamento ai cambiamenti climatici con priorità d’intervento sul versante sia idrogeologico, per la tenuta stessa dei territori a rischio, definire una strategia dei rifiuti coerente con il quadro specifico di impoverimento del suolo e con l’obiettivo prioritario del riciclo; sostenere l’internazionalizzazione delle produzioni agroalimentari, sviluppare i Distretti del Cibo e a potenziare i Gruppi di Azione Locale, eliminare gli impacci burocratici che limitano l’erogazione e l’attuazione di finanziamenti; coinvolgere i percettori del Reddito di cittadinanza in progetti di utilità sociale, in particolare nella tutela di boschi, delle aree verdi in genere e del miglioramento dell’arredo urbano; superare le carenze infrastrutturali attraverso l’alta velocità ferroviaria, come evidenziato dai promotori di “Vogliamo anche al Sud treni più veloci”; varare un robusto intervento in linee di bus elettrici o a idrogeno e un Piano per la Bike economy del Sud.

Il sindaco, Giuseppe Nobiletti, in merito a questa approvazione, ha dichiarato: “L’Amministrazione comunale partecipa attivamente a questa battaglia affinché il Piano nazionale di ripresa e resilienza diventi una reale occasione di crescita per il Mezzogiorno, ma anche un’opportunità per il tessuto economico e sociale e per le ragazze e i ragazzi della nostra Città, meritevoli delle stesse opportunità dei loro coetanei del Nord Italia”.

 
 
 

VIESTE – Cantieri sociali: proroga termini presentazione domande Il Apr 20, 2021

Post n°28133 pubblicato il 20 Aprile 2021 da forddisseche

VIESTE – Cantieri sociali: proroga termini presentazione domande 

 
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Ai sensi della det. n. 161 del 03/03/2020, istitutiva dei CANTIERI SOCIALI 2020, si informano i cittadini che possono presentare domanda entro il 22/05/2020.
I requisiti, contenuti nel bando, per accedervi sono i seguenti:
Cittadini residenti nel comune di Vieste da almeno un anno, disoccupati, con dichiarazione ISEE, con scadenza 31/12/2020, pari o inferiore ad € 6.000,00 ed ISRE pari o inferiore ad € 3.000,00.
Non potranno produrre domanda per la partecipazione al progetto i cittadini che usufruiscono di altre forme di sostegno al reddito (Re.I., Re.D., Reddito di Cittadinanza).
Vanno allegati i seguenti documenti:
Certificato di disoccupazione;
Reddito ISEE aggiornato;
Fotocopia carta d’identità e codice fiscale.
Il modello di domanda per la richiesta di inserimento nel progetto potrà essere scaricato sul sito Istituzionale del Comune di Vieste e trasmesso al Protocollo dell’Ente al seguente indirizzo di posta elettronica: protocollo@pec.comune.vieste.fg.it o ritirato e consegnato presso la sede comunale.

 
 
 

VIESTE – Piano strategico del turismo, grande apprezzamento dell’assessore Bray Il Apr 20, 2021

Post n°28132 pubblicato il 20 Aprile 2021 da forddisseche

VIESTE – Piano strategico del turismo, grande apprezzamento dell’assessore Bray 

 
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Reinventarsi, riorganizzarsi, riposizionarsi. Questi gli imperativi sui quali si fonda il Piano Strategico del Turismo di Vieste, lo strumento attraverso il quale la città garganica vuole orientare il sistema delle vacanze per i prossimi cinque anni, superando lo stallo della crisi da Covid-19 e offrendo proposte turistiche che siano appetibili e in linea con i desiderata del mercato.
Un progetto importante, che determinerà lo ‘stato di salute’ dell’intero comparto (già duramente messo alla prova dalla lunga stagione del Coronavirus), che è stato affidato a Josep Ejarque, esperto di Destination management. La sua è una analisi lucida e puntale, tanto dello stato dell’arte quanto delle potenzialità inespresse (o sfruttate male) del territorio. “Il Coronavirus ci ha insegnato che il mondo è cambiato e non ritorneremo più a quello che era prima. Con esso è cambiato anche il modo di fare turismo e quindi il modo di consumare, cercare e gestire il turismo”, spiega l’esperto. Insomma, o si cambia l’approccio e la mentalità o si muore.
Il 2021 sarà ancora un anno di grandi incertezze
“I dati ci dicono che c’è un grande desiderio di fare vacanza e il 70% del campione di turisti deciderà di restare nel proprio paese, il 25-28% sceglierà una vacanza di tipo balneare”, spiega. Ad orientare la scelta della destinazione restano in piedi i tre parametri che hanno dominato la scorsa stagione turistica: “Sicurezza dei luoghi, la possibilità di stare bene (ricerca del relax) e la convenienza”. Tutti aspetti che sono tenuti ben in considerazione nella nuova proposta turistica garganica.
Il piano redatto da Ejarque apre la città di Vieste sia a quelle che sono le richieste/aspettative del turista, sia a quelle che sono le opportunità che il territorio può offrire. E che sono tante rispetto alla proposta, abusata e riduttiva, mare-spiaggia-ombrellone. “L’obiettivo è trasformare la città di Vieste da destinazione mono-prodotto a destinazione poli-prodotto”, spiega Ejarque. Come? Creando, a partire dalle vocazioni del territorio, proposte turistiche ed esperienze orientate sulle richieste dei turisti, suddivise per target di età.
“Vieste deve diventare una destinazione balneare competitiva e sostenibile, fondata su un nuovo modello di sviluppo della destinazione, con una visione market-oriented, per aprirsi a nuovi target e segmenti di mercato”. I punti di attrattività sono individuati nel patrimonio culturale, artigianato, tradizione musicale, pesca, artigianato, enogastronomia e percorsi naturalistici. “Bisogna lavorare per rendere Vieste un marchio di turismo sicuro e garantito”, lavorando su molteplici aspetti (accoglienza, plastic free, turismo inclusivo e settore animal friendly, solo per citarne alcuni)
Per fare questo bisogna svincolarsi dal porto sicuro del turismo balneare (“settore ormai maturo e consolidato, che per questo necessità una svolta”) e aprirsi ad altro, per trasformare Vieste da città turistica e destinazione turistica. La strategia è creare delle ‘reti di prodotto turistico’, ovvero aggregazioni di imprese finalizzate alla creazione di un prodotto turistico specifico, destinato ad un mercato specifico. Basta improvvisazione. L’esperto di marketing turistico nel individua quattro: turismo familiare (“che deve diventare premium per famiglie”), turismo Well-Being, turismo Outdoor, turismo Animal Friendly.
“Il modello promozionale deve seguire un marketing segmentato e targettizzato, improntato sull’online e impostato sull’ottica pull”. E’ necessario, infine, rendere la mentalità degli imprenditori più elastica, tarata sulla logica dell’organizzazione last minute costante: “Da quest’anno diminuiranno i giorni a disposizione per la vacanza principale (da 10-9 giorni a 6-7 giorni), ma si potranno aggiungere fino a 4 ‘vacanze brevi’ (3-4 giorni) per complessivi 20-22 giorni di vacanza frazionati in un anno. Non bisogna farsi trovare impreparati”.
Il portale Viesteturismo.com e le App per servizi
L’online, come nel resto della vita, la farà da padrone. Sul punto il Comune di Vieste – “che siede al tavolo del G20, e che con i suoi 2milioni di presenze si conferma prima destinazione della Puglia per turismo balneare” come sottolinea il sindaco, Giuseppe Nobiletti – non si farà trovare impreparato. Al contrario, ha investito moltissimo sul versante tecnologico oltre che su quello della sicurezza (ricordiamo il Protocollo di destinazione ‘Vieste serenità garantita’). Ad illustrare le novità è l’assessora al ramo Rossella Falcone, che lo scorso anno ha traghettato e portato in porto, in sicurezza, la stagione estiva, nonostante l’emergenza sanitaria in atto “Abbiamo creato un portale turistico e di destinazione – Viesteturismo.com – che vuole essere una vetrina di tutte quelle che sono le nostre risorse. Tutto ciò che il territorio ha da offrire, quindi, sarà a portata di click”, spiega.
Ancora, verranno lanciate due mobile app: la prima ‘Compro a Vieste’ è rivolta a tutte le attività commerciali del territorio e del pubblico esercizio; l’altra app, ‘Inspiaggia’, permette di geolocalizzare tutte le spiagge cittadine offrendo, per ciascunA, tutte le informazioni utili su tipologia, caratteristiche e servizi. Ma soprattutto garantirà un servizio booking per prenotare e acquistare il proprio posto sotto l’ombrellone, offrendo un ‘semaforo contatore’ aggiornato in tempo reale per monitorare l’affluenza nei vari stabilimenti. “Stiamo lavorando per la prossima estate in sicurezza”, assicura Falcone. “Ci sono buone possibilità di poter ospitare, il 4 luglio, l’evento delle Frecce Tricolor (l’eventuale annullamento viene comunicato un mese prima della data prevista), ma pensiamo anche ad ospitare una tappa della manifestazione ‘Il libro possibile’, Festambientesud e Battiti Live (non sappiamo se mediante collegamento o spettacolo live). Speriamo inoltre di poter replicare l’esperienza, tanto apprezzata dai nostri ospiti, del ‘Vieste in Love’”, conclude.
All’incontro ha preso parte l’assessore regionale Massimo Bray, con una panoramica sulle politiche da attuare per sostenere da una parte i turisti, dall’altra gli operatori della filiera del turismo. Bray pone l’accento sulla “necessità di snellire e semplificare le procedure con cui un operatore turistico deve confrontarsi” e sull’esigenza di formazione che si avverte nel settore. A finire, un focus sulle best practies con l’intervento degli operatori turistici di Alassio e Amalfi che daranno vita ad una vera e propria Joint-Ventures fra operatori. 
(Maria Grazia Frisaldi)

 
 
 

VIESTE – Aggiornamento Covid: meno due positivi, invariato il numero degli osservati Il Apr 20, 2021

Post n°28131 pubblicato il 20 Aprile 2021 da forddisseche

VIESTE – Aggiornamento Covid: meno due positivi, invariato il numero degli osservati 

 
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Attività di sorveglianza provincia di Foggia. Contagio e osservazione al 17.04.2021 – Città di Vieste:

 

12 positivi (-2 rispetto al 15 aprile);

  1 in osservazione (nessuna variazione rispetto al 15 aprile 2021);

Aggiornamento pervenuto alle ore 9.00 in data di oggi, 20 aprile 2021.

(fonte: Prefettura di Foggia)

 
 
 

Determina 26 aprile 2016 - Rottamazione frequenze TV: conclusione procedura Regione Puglia Conclusione della procedura per la

Post n°28130 pubblicato il 20 Aprile 2021 da forddisseche

Determina 26 aprile 2016 - Rottamazione frequenze TV: conclusione procedura Regione Puglia  

Conclusione della procedura per la presentazione delle domande volte ad ottenere le misure economiche di natura compensativa per il rilascio volontario delle frequenze televisive interferenti ai sensi del Decreto Ministeriale del 17 aprile 2015, attuativo dell’art. 6, comma 9, del decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito dalla legge del 21 febbraio 2014, n. 9, come modificata dall’articolo 1, comma 147, della legge 23 dicembre 2014 n. 190 – Determina per la REGIONE PUGLIA.

 

 

 

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calendario di spegnimento (master plan) che sarà successivamente inoltrato e riaccesi sul CH 39UHF.14.Agli operatori titolari d

Post n°28129 pubblicato il 20 Aprile 2021 da forddisseche

calendario di spegnimento (master plan) che sarà successivamente inoltrato e riaccesi sul CH 39UHF.14.Agli operatori titolari del diritto d’uso definitivo del CH 23 UHF, frequenza indicata inTabella C, e precisamente: VIDEOPUGLIA Srl con la rete Telepuglia Italia, FONDAZIONE VOCE DI PADRE PIO con la rete Teleradio Padre Pio, società consortile CO.DI.VA.BRI con la rete Teleradio Agricoltura Informazione, MEDIAFARM Srl con la rete Teleradioerre e R.T.T.M. Srl con la rete Tele Sud,in considerazione del settimoposto acquisito nella graduatoria per l’assegnazione delle frequenze nella regione Puglia nonché dell’ordine di priorità manifestata nella domanda di partecipazione alla procedura di cui al D.M. del 17 aprile 2015, il CH 23UHF verrà sostituito con il CH 35UHFcon le limitazioni indicate nella TabellaD del predetto Decreto ministeriale. Tutti gli impianti dovranno essere dismessi sul CH 23UHF secondo il calendario di spegnimento (master plan) che sarà successivamente inoltrato e riaccesi sul CH 35UHF con le suddette limitazioni.15.Il consorzio MEDIA TV NETWORK scarl, titolare del diritto d’uso definitivo del CH28UHF, frequenza indicata nella Tabella C del D.M. 17 aprile 2015, posizionato all’ottavo posto della graduatoriaper l’assegnazione delle frequenze nella regione Puglia, ha presentato la domanda di manifestazione d’interesse per la sostituzione della frequenza, maconsiderata la posizione acquisita in graduatoria e non avendo l’Amministrazione recuperatoulterioririsorse frequenziali, dovrà dismettere tutti gli impianti eserciti con la frequenza CH 28 UHF secondo il calendario di spegnimento (master plan) che sarà successivamente inviato, avrà diritto all’erogazione di un indennizzo secondo quanto previsto dall’art. 3 del citato D.M. e il diritto d’uso definitivo a suo tempo rilasciato sarà revocato.16.L’operatore di rete CONSORZIO DEHON NETWORK Scarl, titolare del diritto d’uso definitivo del CH 53 UHF, frequenza indicata in Tabella C, posizionato al diciassettesimopostodella graduatoria, ha presentato la domanda di manifestazione d’interesseper la sostituzione della frequenza ma considerata la posizione acquisita in graduatoria enon avendo l’Amministrazione recuperato ulteriori risorse frequenziali, dovrà dismettere tutti gli impianti eserciti sul CH 53 UHF, secondo il calendario di spegnimento (master plan) che sarà successivamente inviato, avrà diritto all’erogazione di un indennizzo come previsto dall’art. 3 del citato D.M. e il diritto d’uso definitivo a suo tempo rilasciato sarà revocato.ARTICOLO 31.Gli operatori di rete RADIO NORBA Srl per la rete Radio Norba Television,PUGLIA COMUNICATION Srl per la rete Puglia Tv e TELE PUNTO CINQUE Srl per la rete Tele Punto Cinque sono titolari del diritto d’uso definitivo del CH 34 UHF, frequenza indicata nella Tabella C.L’operatore TELE PUNTO CINQUE Srl non ha presentato domanda di partecipazione alla procedura di cui al D.M. 17aprile 2015. Gli operatori Radio Norba Srl e Puglia Comunication Srl hanno presentato domanda per l’attribuzione di misure economiche di natura compensativa a seguito del volontariorilascio della frequenza CH 34UHF. Tale domanda non può essere accolta in quanto non conforme a quanto previsto dall’art. 2, comma 1, lett. b) del D.M. 17 aprile 2015.Gli operatori RADIO NORBA Srl, PUGLIA COMUNICATION Srl e TELE PUNTO CINQUE Srl dovranno pertanto dismettere tutti gli impianti eserciti sul canale 34UHF secondo il calendario di spegnimento (master plan) che sarà successivamente inviato, avranno

 
 
 

diritto all’erogazione di un indennizzo come previsto dall’art. 3 del citato D.M. e i diritti d’uso definitivi a suo tempo rilas

Post n°28128 pubblicato il 20 Aprile 2021 da forddisseche

diritto all’erogazione di un indennizzo come previsto dall’art. 3 del citato D.M. e i diritti d’uso definitivi a suo tempo rilasciati saranno revocati.2.L’operatore di rete TELENORBA Spa per la rete TN7 Telenorba, titolare del diritto d’uso definitivo del CH 27 UHFha presentato domanda di manifestazione d’interesse. La frequenza CH 27 UHF non è compresa nella Tabella C del D.M. 17 aprile 2015pertanto il predetto operatore non era tenuto a presentare tale istanza. Considerato che l’operatore di reteTELENORBA Spa per la rete TN7 Telenorba è classificato al primo postodella graduatoriaper l’assegnazione delle frequenze nella regione Puglia, rimarrà assegnatario del diritto d’uso definitivo del CH 27 UHFper l’intera regione.ART. 4La Divisione VEmittenza radiotelevisiva. Contributi”, dellaDirezione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronicadi Radiodiffusione e Postali,procederà all’adozione dei conseguenti atti per l’erogazione delle misure compensative e degli indennizzi ai sensie alle condizionidi cui agliartt. 1,3,5 e6 delDecreto ministeriale 17 aprile 2015.La presente determina vienepubblicatain data odierna,ai sensi dell’art. 2 comma 11e dell’art. 3 comma 3del Decreto ministeriale 17 aprile 2015,sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico all’interno dell’Area tematica Comunicazioni.Avverso la presente determina è ammesso ricorso in sede giurisdizionale alTribunale amministrativo regionale del Lazioo ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nei termini di legge.Roma, 26 aprile 2016Il Direttore GeneraleAntonio Lirosi