
Avevamo aspettato invano tutti, ma non aveva funzionato.
Dopo quell’avvio così promettente, le giornate erano trascorse sempre più pesanti, senza falò e senza più secchielli d’acqua addosso. Delle ragazze nemmeno l’ombra, fino al punto che ci eravamo convinti d’aver vissuto un’allucinazione collettiva, ognuno indaffarato a rimestare le sue tristezze, a tagliuzzare menta, tirare fuori ghiaccio dal freezer, versare Rhum, fumare, ascoltare i Marlene, distendersi in spiaggia, bagnarsi nell’acqua melmosa dell’Adriatico.
Il sabato sera, per fare un favore a Pietro, avevamo puntato dritti verso la quiete di Caorle, anziché abbandonarci alla movida jesolana, tra le cui trame, sosteneva Pietro, si nascondeva Lisa. Il tempo non era proprio bello, ma almeno non pioveva. Nella pizzeria in cui avevamo ordinato due pizze al pesce e una ai frutti di mare, due cameriere ci avevano allacciato tre bavaglini di carta, uno ciascuno, al collo. Si usava così per le portate a base di pesce, ci avevano detto poi, ma nel compimento di quel gesto e in quel loro comportamento sicuro, avevamo tutti sentito una fitta al cuore. A vedere Pietro e Giorgio mesti con il bavaglino intorno al collo e la testa bassa, mi sembrava di essere tornato bambino. Se ci fossimo alzati senza chiedere il permesso, sicuro quelle cameriere ci avrebbero legato le scarpe l’una con l’altra, per non farci muovere, come usavano fare le suore del mio asilo con i bambini che non stavano seduti a tavola durante l’ora del pranzo.
La domenica, per tornare, avevamo scelto di partire alle due, per evitare di incorrere nel rischio di coda da rientro. Il sole era a picco e non faceva sconti. Velocità di crociera e finestrini abbassati, l’autoradio era spenta perché tanto non si sentiva bene col vento che entrava nell’abitacolo. Giorgio stava seduto malinconico sul sedile di dietro alle prese con il ricordo di Silvia, Pietro si stava auto - convincendo che avrebbe passato il pomeriggio a dormire pur di arrivare a sera e non sentire Lisa. Io guidavo e tenevo gli occhi sulla strada. Pensavo che almeno io non ero stato lasciato da nessuno, anche se inseguivo da cinque anni Letizia. Non avrebbe mai funzionato, me lo dicevano tutti, ma il mio cuore non si rassegnava, soprattutto adesso che la sua storia con Mario era finita per sempre e lei era venuta a bussare alla mia porta in nome di una vecchia amicizia. Avevo tirato un sospiro di sollievo, una volta scorti, finalmente, il profilo del Montello e la casa di Pietro. Ci eravamo salutati ripromettendoci che avremmo tenuto i cellulari spenti per evitare qualsiasi tentazione. Per sentirci tra noi bastava chiamarsi al fisso di casa. (continua)
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