Creato da fraxpd il 07/04/2006
Alzare la spada per spezzare una volta per tutte le catene che ci stanno chiudendo e poi, quando ci troveremo in battaglia dovremmo gridare forte “Europa!”, perché solo Lei ci da la forza di continuare a sognare un nuovo domani.
 

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BOBBY SANDSPerdere la vita per conquistare la libertà

Post n°14 pubblicato il 05 Maggio 2006 da fraxpd
Foto di fraxpd

Il 5 maggio 1981, nell'infermeria del carcere di Long Kesh, il ventitreenne
patriota irlandese, Robert "Bobby" Sands, moriva, dopo 65 giorni di sciopero
della fame. Insieme alla sua famiglia, il piccolo Robert, aveva vissuto i
suoi primi anni d'infanzia, in un quartiere protestante, di Belfast Est,
dove giocava a rugby con dei ragazzi protestanti, che lo soprannominarono
"Bobby", e dove il piccolo ragazzo cattolico, vedeva nei poliziotti inglesi
degli eroi. Successivamente, si trasferirono a Twinbrook, un quartiere
cattolico nato intorno alla chiesa di San Luca. Attraverso i racconti di sua
madre Rosaleen, il giovane Robert, cominciò ad avere dei dubbi su i suoi
presunti "eroi" e a capire la difficile esistenza dei cattolici nell'Irlanda
del Nord, ecco come Bobby, la descrive nei suoi diari: "Mia madre mi
raccontava le retate di prigionieri politici, gli assalti armati, i morti, o
le incursioni all'alba, con l'avvento della televisione però, i racconti di
mia madre furono sostituiti dalle immagini. Le mie idee si confusero: i
cattivi descritti da lei erano sempre i miei eroi televisivi: i soldati
inglesi lottavano per la giustizia e i poliziotti erano invariabilmente
bravi ragazzi. Da piccolo io mitizzai le loro gesta e li imitai nei miei
giochi infantili. A scuola imparai la storia, ma era sempre storia inglese.
Poi cominciai a chiedermi perché non insegnavano mai la storia del mio
paese, l'Irlanda". Nel 1968, comincia a cambiare qualcosa nella vita di
Bobby, il contenuto dei telegiornali mutò e notò come gli "agenti speciali"
caricavano la folla per le strade, bastonando e perseguitando gente come
loro. Nell'agosto del 1969, la violenza scoppiò nelle strade e il suo
quartiere, sembrò colpito da un "uragano" come lui disse. Ritorniamo al suo
diario che è molto eloquente su questo periodo: "Arrivarono gli "speciali"
seguitida orde di "orangisti" inferociti, e invadevano le nostre strade,
sparavano, incendiavano, saccheggiavano, uccidevano. Non c'era nessuno a
difenderci, allora, a parte i "ragazzi" , come mio padre chiamava gli uomini
che proteggevano il quartiere con poche armi antiquate. Poco dopo apparvero
per le strade strane persone, voci, facce, sotto forma dei soldati
britannici. Non li consideravo più gli eroi della mia infanzia. Ed è qua che
Bobby, diciottenne, decise di arruolarsi tra i "provos" (l'ala più
estremista dell'IRA). Nel suo diario lo ricorda così: "Con mia sorpresa i
miei ex compagni di scuola e i miei vicini divennero i miei camerati e mi
aprirono le loro case e i loro cuori. Imparai subito che senza l'appoggio
della popolazione i repubblicani non avrebbero mai potuto sopravvivere. Nel
'71 passai il mio ultimo Natale a casa." Nell'autunno del 1972, poco più che
diciannovenne, venne arrestato, condannato a tre anni e mezzo di reclusione
per possesso di armi. Nel 1976 quando venne rilasciato, Bobby, era più che
mai deciso a battersi per la libertà del suo Paese. Purtroppo sei mesi dopo,
ebbe la sfortuna di essere di nuovo catturato, dopo un violento scontro a
fuoco. Lo ricorda così: "Lo choc del mio nuovo arresto fu enorme per i miei
familiari, ma soprattutto per mia moglie Geraldine che era incinta di
quattro mesi. Fui ritenuto colpevole e condannato ad altri quindici anni. Il
giorno dopo in carcere mi denudai e mi sedetti sul pavimento freddo della
cella per protesta contro l'inumanità della galera". Bobby era ventitreenne
quando varcò per la seconda volta l'ingresso del carcere di Maze; era ancora
molto giovane ma già portava su di se i segni indelebili delle vessazioni e
delle lotte. Cominciò lo sciopero della fame il 1 marzo 1981 e mori 65
giorni dopo nell'infermeria della prigione di Long Kesh. Era il 5 maggio
1981. Dopo di lui altri nove volontari lo seguiranno: il 12 maggio muore
Francis Hughes, il 21 Raymond McResh e Patsy O'Hara, l'8 luglio Joe
McDonnel, il 1 agosto Martin Hurson, e Kevin Lynch, il giorno dopo Kieron
Doherty, l'8 agosto Thomas McElwee, il 20 dello stesso mese Micky Devine. Il
3 ottobre, dopo 217 giorni dall'inizio della protesta, lo sciopero della
fame cessò: la commozione era divenuta semplice routine, l'indifferenza
rischiava di vincere sulla sublimazione. Dopo tre giorni il Governo Inglese
decide di accettare, almeno in parte, le richieste dei detenuti. Riportiamo
ora quel che Bobby Sands scrisse sul suo diario in carcere, il giorno della
festa di San Patrizio, mercoledì 17 marzo. "Oggi è la festa di San Patrizio
e come al solito niente di notevole. Sono stato a messa. Con i capelli
tagliati stavo meglio. Non conoscevo il prete che ha detto la messa. Gli
inservienti distribuivano il cibo a tutti quelli che tornavano da
messa.Hanno provato a darmi un piatto pieno. Me l'hanno messo sotto il naso,
ma io ho tirato dritto come se non ci fossero. Oggi ho ricevuto due giornali
e, piacevole novità, c'era l'Irish News. Ad ogni modo ricevo tutte le
notizie dai ragazzi. Ho visto uno dei dottori questa mattina, un tipo
sbarbato. Mi sfibra. Il mio peso è di 57,50 Kg. Nessuna lamentela. Il
governatore è venuto da me e mi ha detto aspramente: "Vedo che stai leggendo
un libro breve. Meglio così, se fosse lungo non ci riusciresti a finirlo".
Ecco che gente sono. Maledetti! Non importa. E' stata una giornata
lunga.Pensavo allo sciopero della fame. La gente dice tante cose del corpo,
ma non vi fidate. Io penso che ci sia davvero una specie di lotta. Prima il
corpo non accetta la mancanza di cibo e soffre per la tentazione del cibo e
per altri fattori che lo tormentano in continuazione. Il corpo reagisce,
naturalmente, ma alla fine della giornata tutto ritorna alla considerazione
primaria, cioè alla mente. La mente è la cosa più importante. Se non hai una
mente forte per resistere a tutto non ce la fai. Ti manca ogni spirito
combattivo. Ma da dove ha origine questa forza mentale? Forse dal desiderio
di libertà, ma non è proprio certo che venga di lì. Se non riescono a
distruggere il desiderio di libertà non possono stroncarti. Non mi
stroncheranno perché il desiderio di libertà e la libertà del popolo
irlandese mi stanno nel cuore. Verrà il giorno in cui tutto il popolo
irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la
luna.

 
 
 
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