Creato da Ball_Breaker il 02/09/2008

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Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 17 Settembre 2008 da Ball_Breaker
 



ALIVE

Dalle mie mani, dal mio viso, dal mio corpo... tristezza. Un involucro nero ricopre la mia anima. I sogni, le aspirazioni, i momenti di riflessione, la gioia che a volte scaturisce dal mio cuore tentano di scalfirlo, di penetrarlo, di romperlo, di distruggerlo ma il più delle volte si aprono solo piccole brecce, crepe da cui può sfuggire una parvenza di solarità che repentinamente viene tarpata, stroncata dalla cruda realtà. E' in questo momento che quelle crepe sul guscio nero lottano per difendere la mia anima, è in questo momento che il mio cuore comincia a lacrimare, è in questo momento che il guscio nero tenta di avvolgere e di sopraffare anche quel piccolo nucleo di luce rimasto. Allora mi guardo dentro, scandaglio i fiumi di sentimenti e di pensieri e tento di trovare una spiegazione, un senso, la trama che si intreccia in quest'oscuro mantello. Ricostruisco me stesso pensando a come modellare la realtà aggrappandomi a tutto ciò che di positivo ancora giace nel mio cuore. Piango lacrime amare che rigano di nero il mio volto. Un po' di tutto ciò che c'è di sbagliato in me esce dal mio corpo attraverso i miei occhi... creando un'altra piccola crepa nel guscio. Un triste modo per lindare la mia anima e tentare di alleviare la mia quasi rassegnata disperazione. Esistere?! Perché? Qual è lo scopo?! Una vita passata ad amare, in ogni modo, in ogni senso, morale o meno, pensando continuamente all'autodistruzione, perché è quella la strada che sto percorrendo, la meta che sto perseguendo... L'annientamento...

Buio, mi avvolge, seguo il lume di una candela che a volte pare così forte, intenso, così vicino da poterlo toccare, da potermi scottare, da potermi bruciare ma il momento dopo anelo quello stesso lume come una nave in un mare burrascoso vicino alla costa, oppressa da un cielo tempestoso, ricerca il bagliore di un faro. Inseguo la luce, la venero quasi ma le tenebre mi accarezzano, mi abbracciano, mi cullano continuamente. Il desiderio di sangue fresco, profumato, mi sconvolge, la gola mi diventa arida e il desiderio cresce fino a farsi insostenibile... il pensiero del liquido viscoso che scivola nella mia gola... un modo per estinguere la mia fame implacabile. Improvvisamente ogni mio senso ne proclama... l'olfatto il profumo; il tatto, le labbra la sua densità; lo sguardo il suo colore, puro pieno, impressionante; l'udito la sua musicalità quando a fiotti sgorga da un arteria; e il gusto quel suo sapore metallico, ineguagliabile siero per la mia gola, il sapore che poi pervade la mia bocca...
...un morbido collo sotto i miei canini... mi eccita, mi fa fremere e mi risveglia in modo brusco dal torpore a cui mi abbandono quando sono sazio. Il tramonto è ormai passato, il nero della mia anima freme e aggredisce il flebile bagliore, quel piccolo nucleo nel mio cuore, e anche se non riesce ad estinguerlo ed a penetrarlo, lo indebolisce; è come se smettesse di esistere. Zittito quel rimasuglio di coscienza mi alzo di scatto dal mio giaciglio, circondato dall'oscurità, quasi viva ai miei occhi... piccole forme rosse si muovono strisciando e sgattaiolando via dalla mia portata. Solo insetti, l'odore di un topo... ancora troppo piccolo... inutile perdere tempo con loro.
E' il momento della caccia, il mio unico scopo, il mio obiettivo è sangue umano, magari proprio quello di una giovane così da potermi divertire anche giocando con lei, seducendola, magari potrei anche sentirmi desiderato, come piace ad ogni uomo, anche se a me dell'uomo è rimasto ben poco. Ma subito respingo questa triste riflessione... so che ritornerà ma non posso permettere che rovini la mia battuta di caccia. Il guscio non mi permette di rimpiangere la mia antica esistenza; assapora solo la sacralità del sangue, della lotta per la conquista e del piacere della caccia; ogni notte spera di trovare una preda degna di essere inseguita e perseguitata, ogni notte spera che la sua cattura sia lenta, esasperante e difficile perché così sarebbe ancora più dolce il sapore del sangue. Esco dalla mia tana e respiro profondamente l'odore delle prede che pervade l'aria, un tango tra la vita e la Morte che solo io posso apprezzare. Mi muovo avvolto nella mia ombra nera, una macchia oscura che si confonde con l'oscurità che la circonda: nemmeno la luna piena può dissiparla e tra qualche secolo anche la luce del sole la osserverà impotente, non potrà più distruggermi. In quel momento anche i brandelli di anima pura che mi rimangono saranno persi per sempre.
Sinuoso mi muovo tra le strade di questa città, osservo i locali che fiancheggiano la mia strada... L'odore degli alcolici rievoca immagini di momenti passati, ricordi fugaci di una vita che fu, di quando anch'io frequentavo posti simili; un modo per trascorrere una serata, per socializzare o anche solo per sentirsi un po' meno soli; il terrore della solitudine mi ha sempre sconvolto... adesso non mi rimane altro... solo, ancora solo; nessuna preda finora ha meritato di vivere al mio fianco, di condividere la mia esistenza, tutte mi hanno amato per qualche attimo ma nessuna spontaneamente.
Che significato ha qualche attimo quando hai di fronte la dannazione eterna?
Improvvisamente una scarica di adrenalina, un brivido percorre il mio corpo, il desiderio insaziabile si acuisce... entro in un locale notturno, una discoteca, bastano pochi sguardi e qualche ordine mentale perché mi accolgano come una personalità e subito dopo il mio ingresso in sala si dimentichino di me. Adoro la musica, ancora ha un senso in questa mia solitudine, un po' la dirada, è ovunque; anche il silenzio ha una sua musicalità. Scivolo tra le persone, esseri inutili che perseguono un singolo momento di gioia per dissipare le loro paure e i loro dolori, sofferenze spesso dovute ad una vita incompresa, rifiutata.
Mi fermo tra la folla per osservare una ragazza. La solarità del suo corpo mi colpisce, come un pugno alla bocca dello stomaco mi mozzava il respiro nella mia prima vita... l'unica. L'attuale è non vita.

Il suo corpo freme di desiderio, i suoi occhi impazziti guardano freneticamente chi la circonda, con un movimento fulmineo si sfiora le labbra con una mano... lasciando cadere qualcosa in bocca. Qualcosa.
In realtà io potrei anche dirvi chi è il fornitore anche solo inseguendo l'odore umano delle mani che hanno toccato quella "chicca"... Un altro modo, per quanto discutibile e condannabile, di estraniarsi dalla realtà, che altro non e' che un cumulo di prospettive deluse, o anche castelli di sabbia... illusioni, bolle di sapone. Un modo per fuggire da un mondo che si ritiene di merda per finire in un altro, peggiore. La pastiglia le si incastra in gola, un ultimo e inutile tentativo del suo corpo di rifiutare quell'oggetto così piccolo e, inversamente proporzionale, così devastante... È successo altre volte, tracanna un gin-lemon per ingoiare la droga, l'unico pensiero che le sovviene è che in tal modo dovrebbe fare effetto prima.
Debole, impaurita, vulnerabile, è la classica preda facile...



In un attimo potrei condizionarla mentalmente, soggiogarla e renderla obbediente, succube desiderosa di sfamare i miei appetiti. Mi soffermo invece ad osservare gli effetti della droga, voglio vederne la forza e il potere... scoprire il modo subdolo in cui schiavizza le persone, un amore impossibile la gioia irraggiungibile e poi... la depressione, l'oscurità, tenebre. E tra i due mondi generalmente c'è un traghettatore d'eccezione... a volte basta una canna, altri preferiscono una "chicca"... e ancora, una riga o una maledetta spada.
...mi fermo di fronte a lei e subitaneamente i miei occhi catturano i suoi, bagliori di vita scaturiscono dalle striature marroni delle sue pupille, svariati raggi colorati delle luci psichedeliche scivolano e si riflettono tra i suoi capelli castani, lunghi sinuosi, che sembrano avvilupparsi in ogni momento al suo volto, come una protezione dalla triste realtà che la circonda... Sono un essere unico con lei, ascolto con il suo udito il suono ovattato e nello stesso tempo rimbombante della musica che, nel suo cervello, rimbalza di neurone in neurone, assaporo il gusto amaro della pasta che ha calato mescolato al sapore “fiorito" del gin e a quello più aspro del limone, mi soffermo un attimo sul dolciastro retrogusto della lemon presente nel cocktail. Le sue mani fredde e sudate stringono e abbracciano forte il suo corpo ora debole e indifeso, una forma di protezione inutile perché in questo momento chiunque, anche il ragazzo ridotto ad uno straccio che in questo momento sta vomitando nel bagno degli uomini, potrebbe approfittarsene... le gambe cedono, scivola lentamente a terra strisciando con la schiena alla colonna cui era appoggiata, ormai ha preso un treno che non sa dove la porterà, si è imbarcata su una nave che non sa dove attraccherà. Le altre volte che aveva calato, lo sballo era stato breve, dopo un eterno attimo di oblio era tornata indietro, nel punto stesso da dove era partita, ma molti suoi coetanei invece sono rimasti in un mondo tutto loro... alcuni sono morti... altri semplicemente si sono talmente bruciati da diventare larve umane.
Pure il suo olfatto viene sopraffatto dalla droga, acuito... respiro gli odori sgradevoli della gente sudata che si dimena attorno a lei mescolati a profumi e fragranze ormai traspirati... ricordi per me ormai perduti, odori di cui anch'io sono stato circondato nella mia vita passata; questo mio pensiero di per se fugace viene spazzato via dal mio perdermi nei suoi occhi abbandonati su quella marmaglia di gente definita “il popolo della notte"...
E io cosa sono? Non faccio forse parte del branco? Il loro primo cittadino? Il loro massimo esponente?
I loro movimenti frenetici e ritmici, come esseri posseduti dall'underground acid che ascoltano, diventano sempre più lenti e indistinti...
Il treno è partito, inizia il viaggio, allora come una lingua invisibile scivolo tra i suoi pensieri, illogiche immagini mentali spezzettate dalla chimica, le lecco saziandomi del loro sapore
... neuroni che si distruggono... persi per sempre...
centellino le sue sensazioni assaporandone il gusto, spesso molto dolci... un'altra creazione della droga e del delirio che la ragazza ha intrapreso... delle sue emozioni, adesso estremamente amplificate. Studio come si fondono con questo mondo artificiale ma "privato", fino ad oggi; non puo' avvertire la mia presenza e anche se accadesse il contrario penserebbe che io sia solamente una sua proiezione mentale. La mia anima nera si espande all'interno del suo corpo, attualmente è un mia appendice, uno dei miei tentacoli, completamente schiava, ma sono talmente preso dal suo viaggio che non mi soffermo nemmeno a considerare la mia fame acuita dal suono del suo sangue che, ancora, scorre nelle sue vene. Avverto più forte il desiderio di cibarmi della sua colpa e della sua innocenza, della sua vita onirica prima di quella biologica.
Mille colori invadono il suo paradiso, un sole caldo la avvolge, l'odore fresco dell'erba, avverte la forza dei monti sterminati che stendono le loro pendici fin sotto i suoi piedi scalzi, può vedere attraverso la terra, può scandagliare il cielo con lo sguardo, può lanciarlo tra le vette fino a lontane pianure desolate. Poi l'effetto della chicca si affievolisce e allora si slancia in un volo sempre più alto, diretta verso la sfera infuocata in mezzo all'azzurro... la amo per un attimo, mi ha fatto rivedere il sole dopo anni di buio e il fatto di accompagnarla nel suo viaggio dissipa per un istante la solitudine che mi avvolge... Ma è indissolubile il manto nero che abbraccia la mia esistenza. Continuiamo a volare, cavalco i suoi sogni e le sue paure, mi lascio guidare ovunque lei voglia arrivare. Figure angeliche riempiono il cielo, visione distorta della religione e dell'iconografia, ma ciò non mi disturba, non danneggia la mia natura e addirittura risveglia in me ricordi di altri tempi, ricordi remoti di una vita "umana". Anzi traggo giovamento da questo mondo artificiale in cui non c'è spazio per nessun tipo di negatività, rinforzo il nucleo solare rinchiuso nel mio cuore.

Buio, ancora buio, notte senza stelle nè luna, solo l'immagine di una ragazza che piange la propria disperazione.
Il treno l'ha portata in un angolo buio e nascosto della sua mente e lei, debole per la droga, non riesce ad uscirne, vi si dimena come una farfalla intrappolata nella tela di un ragno... il suo desiderio di sparire da quel posto la porta a creare immagini di sé di quando era più giovane... così era stata a sedici anni... uno stralcio di ricordo... mi accorgo che sta volando in picchiata, sta precipitando verso il punto di non ritorno. Lei non può vedere la falce e il volto della morte ormai al suo fianco. Recupero velocemente i pochi raggi luminosi da cui il mio guscio nero è trafitto, li raccolgo in una sola palla di luce, una candela nell'oscurità...
La bambina adesso sta rivivendo i suoi sei anni, osserva incuriosita la mamma che le prepara il pranzo, il papà apparecchiando le sorride, la velocità di retrocessione diminuisce, leggero e impercettibile mi muovo dalle ombre, recupero un mio vecchio e lontano ricordo a cui strappo una mia immagine da bambino.
Solo un vuoto simulacro, un fantoccio senza umanità ma lei non se ne accorgerà, troppo impegnata a chiudersi sempre più in se stessa.
Le parlo, la prendo per mano tentando di trascinarla avanti, la sua mano... sono sicuro che sia calda nella mia ma la sensazione riesco ad assaporarla solamente rievocando un altro ricordo, oggi è solo un'illusione... se fossi vivo una lacrima cristallina righerebbe il mio volto invece ne esce una nera che si perde indistinta nell' oscurità che mi avvolge. Le chiedo perché, non capisce, mi guarda perplessa. Regredendo ha perso ogni ricordo dai cinque ai trent'anni, ma io so dove poterli recuperare. Allora come in un film li faccio scorrere attorno a lei, miriadi di stelle attorno alla luna, prima li scorro lentamente, solo i ricordi più dolci, poi insinuando in lei un po' della mia infinita rassegnazione, scorro anche quelli più tristi... e ricomincia a crescere, i suoi lineamenti invecchiano, il suo modo di pensare evolve... La morte ancora attende osservandoci. Potrebbe interferire ma non può danneggiarmi, al massimo potrebbe uccidere la ragazza ma sarebbe di scarsa soddisfazione; meglio essere spettatrice di un demone che combatte per una vita... "il mondo gira a rovescio!"

Io cresco insieme a lei, inevitabilmente le condivido i miei ricordi mentre mi insinuo nella sua mente, mi immergo negli abissi dei suoi pensieri più reconditi, mentre navigo la sua anima accarezzo con la mia mano gelida le sue caldi acque, e la ragazza inevitabilmente... affonda nella mia.
Immagini di acque buie e vorticose, assassine, nuota disperatamente verso quel piccolo scoglio colorato, quella sfera lontana, ciò che ancora rimane di puro della mia anima.
Finalmente sfiora il mio cuore con la sua mano calda; i suoi sentimenti più sinceri e il suo altruismo scorrono a ondate dalle sue mani indagando i motivi della mia disperazione, vuole capire i miei contrasti interiori, vuole aiutarmi ad affrontarli ed a risolverli. Avverto il mio nucleo solare che si rafforza alimentato da quel calore puro, il nero che lo opprime rimane screziato da piccole scie colorate. Ma non posso lasciarmi andare, la fame mi assale, il desiderio di farla mia nel solo modo che conosco in questa mia vita da non morto si impadronisce di me, attanaglia la mia gola che improvvisamente diventa arida ansiosa di rinfrescarsi con il sangue della ragazza.

Un abbraccio dolce e romantico, pochi secondi, e il suo corpo viene assorbito nel buio che mi circonda, con un dito le sfioro le labbra, carnose, rosee, tiepide... ripercorro i tratti del suo volto, melodiosi e vellutati, affondo il mio sguardo nel suo, le rapisco ogni tipo di attenzione verso il mondo esterno convogliandola sul mio, su di me. Le mie labbra toccano le sue scivolando verso un angolo della bocca, il suo corpo freme nel mio abbraccio, lentamente le sposto una ciocca di capelli che nasconde la linea del collo, mi desidera, lo avverto, mi stringe forte mentre la mia bocca socchiusa si avvicina al suo collo, disteso verso l'alto in modo invitante

...labbra che sfiorano il collo, la bocca si schiude, il desiderio fa ribollire il fiume nero della mia anima, i denti si appoggiano delicatamente su quel collo delizioso, fragrante e fresco, affondano sempre più in profondità alla ricerca della giugulare.
Il guscio si chiude, la luce sopraffatta respinta all'interno

...sangue zampilla, succhio, un gemito, un suo gemito, stringo più forte, bevo avidamente, la sete si acuisce, ingoio, trema tenta di respingermi poi mi stringe ancora più forte ma ogni abbraccio è più debole del precedente, continuo a bere
...distinguo con la lingua i due fori che le ho lasciato, raccolgo le gocce di sangue che le si riversano sul collo scivolandole tra i capelli e sulla spalla; onnipotenza, indistruttibilità, infinito, eternità sono il mio nuovo mondo, tutto il mio mondo. Il mio orgasmo.
La ragazza scivola dolcemente a terra.
Tra poco anche il livido scomparirà.
Overdose.

 
 
 
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