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"Un  eremo non è un guscio di lumaca"  di Adriana Zarri

Con i suoi giorni brevi e le notti lunghissime, l'inverno è un abisso di luce e di buio; col suo silenzio è una stagione di ascolto, di attesa, di incontro: un incontro piu' intimo e segreto di quanto non sia dato in altre stagioni dell'anno: un incontro che ha sapore di casa, di madia, di stufe accese e di polenta. Bisogna per forza guardare dentro perchè di fuori non c'è nulla: solo stupende sfumature di grigio: dal piombo al perla, al luminescente al quasi bianco; e, se la nebbia si dirada, emergono le  braccia nude degli alberi, protese al cielo, inutilmente, come preghiere inascoltate. L'esaudimento, il calore, l'amore, si rifugia all'interno delle case; con le lampade accese, le tinte vive per contrastare gli smorti colori della terra. Ridimensiono la casa:Per risparmiare carburante mi rifugio in una sola stanza, a mezzogiorno. Tutto è piu' piccolo e raccolto. E dalla finestra guardo cadere le foglie, guardo scrosciare la pioggia, guardo salire la nebbia.

 

 

 

 
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Costellazioni familiari

Post n°8 pubblicato il 15 Novembre 2011 da fulvia1953

                              E' stata un'esperienza fuori del comune per me, eccezionale e misteriosa...domenica scorsa ho partecipato ad un incontro di "costellazioni familiari".
Breve storia- si tratta di un metodo messo a punto dal psicoterapeuta tedesco Bert Hellinger, alla base della sua teoria c'è una visione della famiglia come un sistema governato da un ordine "i legami dell'amore", regole ben precise che ogni membro fà proprie sovrapponendo di fatto la propria individualità ad una coscienza collettiva inconscia della famiglia. Scoprendoli e mettendoli in scena con una costellazione familiare si riesce a comprendere il nostro comportamento, un comportamento che spesso non ci appartiene, capita che inconsciamente e per amore si viva il destino di un altro membro della famiglia. Hellinger insegna con una sorta di rappresentazione teatrale a liberarci da questa dinamica che in alcuni casi può anche condurre alla malattia e addirittura alla morte-.
Era diverso tempo che avevo in me questo desiderio, c'era anche un po' di timore, il timore per  ciò che non si conosce, poi è arrivata l'opportunità che aspettavo. Era una bellissima giornata di sole  domenica, proprio ideale per il posto silenzioso e verde che ci aspettava, una casa di campagna veramente immersa nella Natura. La famiglia che la abita ha scelto questo genere di vita spartano e semplicissimo, ridotto all'essenziale e per questo è meta di persone che cercano momenti di spiritualità  o gruppi. La cosa che già mi è piaciuta è stato il partire di mattina presto con il pranzo al sacco e senza sapere la meta, mi avrebbe guidato la mia amica che lì era di casa.
E' stato buffo imparare che arrivati al paese bisognava prendere la via per il cimitero ed una volta lì davanti prendere per via Tomba, la casa era proprio in fondo in fondo nascosta nella campagna... come inizio non era male! C'erano già altre ragazze che ci aspettavano, venivano da Genova e da Firenze, ma quella che mi ha colpito era la genovese che per pranzo ha tirato fuori dal suo sacco un enorme barattolo pieno di pesto, che mangiata!!!
E' stato bello ritrovarsi insieme così fra sconosciute, era tanto che non lo sperimentavo, mi piace sempre conoscere il modo che ognuno ha di affrontare la vita. Ed io ho ritrovato la vecchia Fulvia: silenziosa, impacciata,aggressiva per nascondere la timidezza, sempre convinta di essere inadeguata e sempre stupita di come gli altri riescano a chiacchierare tranquillamente ed abbiano tante cose da dire. Questa volta però potevo osservarmi, ogni azione la riconoscevo e, per quanto provassi tristezza e tenerezza insieme, mi sono accettata.
Poi sono iniziate le costellazioni, io era spettatrice, ma piu' volte sono stata chiamata in causa per sostenere delle parti. E' stata un'esperienza che mi ha interessato molto e colpito, e sinceramente ancora non riesco a spiegarmi come persone diverse, che non si sono mai conosciute, una volta chiamate a sostenere un ruolo familiare,entrano completamente nel modo di fare e negli atteggiamenti propri di quel padre o madre o sorella... modi o lati del carattere che, per quanto mi riguarda, erano anche miei, per cui mi ritrovavo ad affrontare anche me stessa e mi vedevo com'ero. Tutto quello che ho visto e sentito mi ha colpito molto, ma soprattutto mi sono resa conto  di quanto male ci facciamo attribuendoci a volte colpe che di fatto non sono nostre oppure dietro a convinzioni nostre o dei nostri genitori e che di vero hanno poco o niente ma solo una distorta visione della realtà dei fatti e degli accadimenti.  Mi ha colpito il fatto che nulla và perduto, di pensieri, atteggiamenti, emozioni...è la conferma che tutto rimane di questa enorme energia e tutto ritorna finchè non ne prendiamo coscienza e riusciamo a modificarla. Tutto è molto piu' complesso, piu' di quanto possiamo immaginare e chissà quanto c'è ancora da scoprire...ogni malessere o malattia o depressione non possiamo affidarlo alle cure di un semplice medico, bisogna curare la persona tutta intera: ho sentito alcune di quelle ragazze aver subito operazioni su operazioni e non essere venute a capo di niente ma quel giorno è uscito tanto dolore, tanta disperazione per eventi antichi e che si potrebbero giudicare normali fatti della vita, ma  che hanno smosso di generazione in generazione emozioni fortissime e mai risolte perchè inconsapevoli. Ho pensato che la vita và presa con piu' consapevolezza, attenzione verso ciò che diciamo perchè le parole rimangono nell'aria e che l'unico atteggiamento giusto del cuore è l'Amore.     

domenica, 17 aprile 2011

 
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