Creato da gianfy2000 il 06/05/2007

gianfy2000

Un altro mondo è possibile..

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 1
 

 

« Alessandro Ronchi ha cre...La 220 »

Mediaset uber alles di MARCO TRAVAGLIO

Post n°25 pubblicato il 02 Dicembre 2008 da gianfy2000

1 Dicembre 2008


Mediaset Uber Alles






E' disponibile il secondo DVD di Passaparola: "Senza stato, né legge..."





Testo:

"Buongiorno a tutti.

Ogni tanto c'è qualche illuminato pensatore che sostiene che la televisione in Italia non conta.

Che possedere televisioni, in fondo, è marginale. Che il Cavaliere le
tiene così, perché ci è affezionato, ma in realtà non cambiano il corso
delle cose e delle elezioni.

Sarà, però sono settimane che, mentre sulla politica italiana incombe
una crisi terrificante o meglio dovrebbe incombere la crisi finanziaria
come su tutte le altre classi politiche che stanno dedicandoci tutte le
loro energie, la nostra classe politica sta concentrando le sue energie
su temi televisivi.

La commissione parlamentare di vigilanza, le nomine che verranno fatte
probabilmente dalla vigilanza e dalla maggioranza, con la
collaborazione della solita quota di collaborazionisti
dell'opposizione, entro Natale alla Rai.

E adesso la tassa su Sky.

E' veramente meraviglioso che, mentre tutto il mondo si sta dando da
fare per rilanciare gli investimenti, per mettere in moto l'economia
inceppata - poi che siano misure giuste o sbagliate lo vedremo - in
Italia il nostro Presidente del Consiglio abbia trovato il modo di
approfittare della crisi.

Di trasformare la crisi in un'occasione per spezzare le reni ai suoi concorrenti.

Voi sapete che è stato bloccato l'adeguamento del canone Rai
all'inflazione, e questo può non essere un male vista la media dei
programmi della Rai.

Il problema è che a deciderlo è il governo di Mediaset.

E poi, capolavoro, l'altro giorno è stata elevata dal 10% al 20%, cioè raddoppiata, l'IVA sulle Pay TV satellitari.

Dato che di Pay TV satellitari ce n'è sostanzialmente una, cioè quella
di Murdoch - nel senso che è la sua piattaforma in abbonamento - il
raddoppio dell'IVA dall'oggi al domani, per quanto non affami nessuno,
mette ovviamente in difficoltà chi con la Pay TV ci campa.

Il che significherà aumento degli abbonamenti per Sky per quei quasi
cinque milioni di abbonati che ci sono in Italia e significherà che
Murdoch o si accollerà tutto l'aumento della tassa e così andrà
praticamente a eliminare l'utile che riesce a fare, oppure la accollerà
agli abbonati.

Se la accollerà agli abbonati aumenteranno gli abbonamenti, ci saranno
persone che pagheranno di più oppure ci saranno persone che non
pagheranno più l'abbonamento.

Stiamo parlando di quasi cinque milioni di persone, quindi di una bella
fetta di Italia anche perché non sono cinque milioni di persone che
vedono Sky: sono quasi cinque milioni che pagano l'abbonamento che poi
vale per una famiglia di due, tre persone.

Io non lo so se sia giusto o meno quello che c'era prima, cioè l'IVA agevolata sulle Pay TV.

Non so quindi se sia giusto o non sia giusto il fatto di raddoppiarla e portarla al 20%.

Sicuramente è un dibattito ozioso, perché potrebbe essere giusto come
non essere giusto in un altro Paese dove a decidere questo aumento è un
governo che non possiede televisioni, invece noi abbiamo un Presidente
del Consiglio che possiede televisioni che, guarda caso, sono le uniche
che non pagano la crisi.

La crisi la paga la Rai col blocco del canone, la crisi la paga Sky col raddoppio dell'Iva.

L'unico che non paga mai niente è Mediaset, che Berlusconi possiede. E
fosse il primo provvedimento favorevole a Mediaset uno potrebbe dire
"vabbè, in quindici anni...".

No, è l'ennesimo provvedimento favorevole a Mediaset che gode di
trattamenti privilegiati dal Parlamento da quando è nata, da
trent'anni: dall'inizio degli anni Ottanta.

Si cominciò con i famosi decreti Berlusconi varati da Craxi per
neutralizzare le ordinanze dei pretori che impedivano la trasmissione
in interconnessione, cioè in contemporanea su tutte le reti regionali
del network Italia 1, Rete4, Canale5.

Si proseguì con il secondo decreto Berlusconi quando il primo non fu
convertito in legge. Era il periodo, tra l'altro, in cui le leggi
Berlusconi si chiamavano così soltanto dal nome del beneficiario,
adesso si chiamano così anche dal nome del loro autore: abbiamo
completato l'opera, all'epoca l'autore era Craxi.

Abbiamo proseguito con la legge Mammì, che ha di fatto fotografato come
una Polaroid il trust: quante televisioni ha Berlusconi? Tre? Perfetto:
il limite antitrust è tre televisioni.

Poi abbiamo avuto la discesa in campo del Cavaliere quando Craxi e gli
amici suoi non potevano più fargli le leggi e quindi ha deciso di
farsele lui, personalmente, scrivendo direttamente a mano sulla
Gazzetta Ufficiale.

Così siamo arrivati al 1994 quando fu varata la legge Tremonti che defiscalizzava gli utili reinvestiti.

Berlusconi e Fininvest fecero passare per utili reinvestiti, per nuovi
investimenti, l'acquisto di film dall'America, che in realtà erano roba
vecchia e non erano nulla di investimento reale, e poi si fecero da
soli un'interpretazione che consentiva di fare questa operazione per
risparmiare tasse.

E quando qualcuno lo fece notare loro risposero: "sì, ma la
defiscalizzazione vale per tutte le aziende! Non possiamo mica
penalizzare la nostra".

Fanno sempre così. E' come quando il figlio di un barone vince un
concorso nella stessa università del barone, magari con una commissione
esaminatrice presieduta dallo stesso padre barone.

Il padre barone intervistato dice: "eh ma mio figlio è bravo, non possiamo mica penalizzarlo per il cognome che ha!"

Prima fanno le cose ad personam e poi dicono: "va beh, ma non possiamo
mica escludere proprio soltanto la nostra azienda!", dato che le leggi
ad personam riguardano sempre una categoria nella quale è prevista la
"personam" ma non solo quella.

Dopo la legge Tremonti, abbiamo scoperto oggi che "nel 1995 si decise di abbattere l'IVA per le Pay TV".

Già, ma in quel periodo Berlusconi possedeva ancora una quota di Pay
TV: c'era Tele+ e Berlusconi si era liberato della quota di maggioranza
perché la legge Mammì gli vietava di possedere più del 10% di Tele+.

E a chi aveva dato queste quote? Le aveva date a una serie di suoi
prestanome a cominciare dall'immobiliarista Della Valle, nulla a che
vedere con Della Valle Diego, quello della Fiorentina e delle Tods.

Quindi, se dicono così, vuol dire che si erano fatti una legge già all'epoca.

In realtà è difficile che quella legge l'avesse fatta Berlusconi, perché nel 1995 Berlusconi non governava più.

Governava Lamberto Dini, e il ministro delle Poste e delle
comunicazioni, però, era l'avvocato Gambino, ex avvocato di Sindona che
aveva anche tutelato gli interessi della Fininvest in una serie di
cause.

Dopodiché abbiamo avuto, nel 1996, la quotazione in borsa di Mediaset.
Poi si è scoperto che, secondo la procura di Milano, Mediaset in quel
periodo già presentava bilanci falsi e presentò, quindi, prospetti
falsi a proposito di certe sue società estere che sfuggivano al
consolidato e che quindi fu quotata in borsa sulla base di un prospetto
falso, anche se la Consob come al solito dormiva e il ministero del
Tesoro pure.

Poi abbiamo avuto tutto lo scandalo televisivo con le ripetute sentenze
della Corte Costituzionale che hanno imposto di mandare Rete4 sul
satellite e che non sono mai state rispettate dal Parlamento, che non
le ha mai tradotte in legge.

Anzi ha tradotto in legge continue proroghe per consentire a una rete
abusiva di continuare a trasmettere sul terrestre anche senza la
concessione: in proroga eterna.

Nel frattempo abbiamo avuto altri provvedimenti incredibili, come
quelli sull'editoria scolastica che naturalmente va a vantaggio di
Mondadori, che è di proprietà di Berlusconi anche se lui la controlla
dal 1990 in virtù di una sentenza comprata da Previti con soldi della
Fininvest estera.

Mondadori è leader anche, ovviamente, nell'editoria libraria scolastica.

Poi abbiamo avuto addirittura tre provvedimenti con cui si davano
incentivi di Stato a chi comprava i decoder per il digitale terrestre -
di Mediaset Premium ovviamente.

Decoder doppiamente in conflitto di interessi. Perché? Perché lo Stato
aiutava i cittadini a comprare i decoder per dimostrare che tutta
l'Italia era ormai illuminata dal digitale terrestre, mentre non era
vero.

Lo Stato diceva: "comprateli che tanto ve ne paghiamo noi una bella
quota" - "noi", poi, siamo sempre noi cittadini, lo Stato - e in più si
è scoperto anche che una buona parte di quei decoder li produceva
un'azienda di cui era azionista Paolo Berlusconi.

I soldi che uscivano dalle nostre tasche passavano dalle mani di Silvio
e poi venivano girati, indirettamente, nelle mani del piccolo Paolo.

Regolarmente, qualunque cosa si faccia, c'è sempre Mediaset che ci guadagna e i concorrenti che ci rimettono.

Adesso, questo provvedimento che raddoppia l'IVA per Sky senza toccare
minimamente Mediaset se non in minuscola parte, è stato perfettamente
orchestrato.

Voi vedete come funziona bene il gioco di squadra fra Confalonieri e Berlusconi.

Confalonieri, presidente di Mediaset, fa emettere un comunicato da
Mediaset il 28 novembre, quando ancora non si sa il dettaglio della
manovra fiscale sulla Pay TV.

Il 28 novembre esce il comunicato di Mediaset che dice: "Apprendiamo
con disappunto l'inserimento all'interno del decreto anticrisi
approvato oggi dal Governo, di una norma che inasprisce l'Iva sulle
attività di televisione a pagamento. In attesa di leggere nel dettaglio
il provvedimento [...], esprimiamo fin da ora la nostra preoccupazione
per il futuro di un'attività che Mediaset ha lanciato di recente e che
in questo modo verrebbe fortemente penalizzata."

E' un capolavoro anche umoristico: qui è Mediaset che parla, ma potete
mica pensare che abbia scritto Piersilvio una cosa del genere, è chiaro
che c'è la vecchia volpe Confalonieri.

Nessun italiano sa ancora il dettaglio di questo provvedimento e già Mediaset si lamenta.

Si lamenta perché anche Mediaset, certamente, ha una presenza minuscola nel settore del mercato satellitare.

Il problema è che Mediaset, tramite la RTI, Reti Televisive Italiane,
occupa il 5% del mercato televisivo satellitare. Sky, il 91%.

Allora vedete come sono bravi? Mediaset fa il pianto greco preventivo,
in modo che il primo commento sulla legge che ammazza Sky è di Mediaset
che dice: "è un danno per noi!".

Naturalmente, è un danno che vale 5 su 100. Sky ha un danno che vale 91 su 100!

Quindi, il costo per Mediaset è 5, il costo per Sky è 91.

Il costo per Mediaset è una caramella, il costo per Sky equivale esattamente agli utili che fa Sky.

Però il primo a lamentarsi è Mediaset, in modo che immediatamente
l'opinione pubblica si rende conto che il governo sta penalizzando
Mediaset.

Poi, quando i comuni mortali che non si chiamano Mediaset vengono a
conoscenza del dettaglio del provvedimento del governo, comincia a
protestare anche Sky.

E, naturalmente, a ragione - come abbiamo visto, dato che gli si sta segando il margine attivo annuale.

E' il "chiagni e fotti", il solito sistema berlusconiano del "chiagni e fotti". Mentre piange, fotte gli altri.

In questo caso, piange Confalonieri e Berlusconi fotte la concorrenza.

Questo è un ever green: Montanelli aveva definito Berlusconi il re del
"chiagni e fotti". Quando piange stateci attenti: sta fregando qualcuno.

Qui ha fatto piangere Mediaset perché si notasse di meno il fatto che
stavano dando una mazzata alla principale concorrenza, che naturalmente
gli sta portando via un sacco di pubblicità.

Voi sapete che la pubblicità si sta trasferendo dalla televisione
generalista alla televisione satellitare e a internet, e loro sulla
satellitare sono molto deboli - come abbiamo visto - e su internet sono
praticamente inesistenti.

Voi sapete che dato che internet è ambivalente, parli ma ti rimbalzano,
quando questi provano ad andare su internet gli rimbalzano schizzi di
sterco da tutte le parti!

Bisogna essere credibili per andare su internet, non si può mentire su
internet con la stessa facilità con cui si mente davanti alla
televisione dove il rimbalzo non c'è.

Quindi, su internet loro si sentono in difficoltà e infatti temono per
la pubblicità che sta andando un po' verso il satellite e un po' verso
internet.

La cosa bella è che, di fronte a tutto questo, l'opposizione non sa far altro che parlare di conflitto di interessi.

E' una cosa un po' triste e un po' comica allo stesso tempo sentir dire
ancora questa parola. "Basta con il conflitto di interessi" detto da
persone che sono lì da quindici anni e che hanno avuto sette anni di
tempo, due volte al governo, per risolvere il conflitto di interessi o
per farne uno scandalo mondiale.

Non hanno mai fatto niente, hanno sempre mercanteggiato il conflitto di
interessi per un piatto di lenticchie quando addirittura non hanno
costruito in casa propria il conflitto di interessi per pareggiare il
conto con quello di Berlusconi invece di risolvere il suo, vedi i DS
che scalavano una banca insieme all'Unipol.

E D'Alema che ancora ieri sera è andato da Crozza a dire che era
un'ottima cosa scalare una banca, come se fosse compito di un partito
impicciarsi in una contesa bancaria dove ci sono un concorrente estero
e uno italiano che dovrebbero battersi ad armi pari.

Quindi non trovano di meglio che parlottare, borbottare, gorgogliare...
"il conflitto di interessi, vergogna!". Sono giaculatorie, geremiadi
che lasciano il tempo che trovano.

La stessa parola, conflitto di interessi, non è più spendibile, è logora, superata. Bisogna trovarne un'altra.

E l'unica parola che si può trovare, come scriveva il Prof. Zagrebelsky l'altro giorno, è proprio "regime".

"Regime" non vuol dire fascismo, vuol dire come viene comandato o
governato un popolo quando la parola "democrazia" non va più bene.

E' un temine neutro, bisogna affiancare un aggettivo per definire il
regime: abbiamo avuto il regime fascista, comunista, nazista,
sudamericano, terzomondiale. In Italia abbiamo un nuovo tipo di regime,
mediatico affaristico.

Naturalmente, le parole, se hanno un senso, devono poi essere accompagnate da gesti concreti.

E' chiaro che uno scandalo come quello che vediamo, un presidente del
Consiglio che utilizza la crisi, le Istituzioni delle quali si è
impossessato legalmente - formalmente è legale il suo essere a Palazzo
Chigi - per farsi gli affari suoi, le vendette private, danneggiare la
concorrenza e avvantaggiare Mediaset che sta andando malissimo in
borsa, come Beppe Grillo ha anche ricordato quando ha proposto
paradossalmente l'OPA su Mediaset, è uno scandalo che va denunciato a
livello internazionale e va sottolineato con atti concreti.

Non si può continuare a stare insieme a Berlusconi e agli altri in
commissione di vigilanza, prepararsi a spartirsi le direzioni delle
reti e dei telegiornali, e nello stesso tempo denunciare quello che sta
succedendo.

Per denunciare efficacemente una cosa del genere ci vogliono gesti eclatanti.

Il primo, ma mi sembra il minimo, una norma igienica di base, è quello di disertare la commissione di vigilanza.

Intanto perché la commissione parlamentare di vigilanza non deve esistere, è una bestemmia.

Quando io racconto ai miei colleghi delle televisioni straniere che
vengono in Italia a intervistarmi che c'è la commissione parlamentare
di vigilanza quelli mi guardano e mi dicono: "ma come... da noi sono le
televisioni che vigilano sul governo e sul Parlamento, come potete voi
consentire che sia il Parlamento che vigila sulla televisione?".

Quindi, sbaraccare questo ente inutile e, dato che c'è e oggi le
opposizioni sono in minoranza e non lo possono affossare, disertarlo
per delegittimarlo.

C'è un presidente che è una specie di fantoccio, di spaventapasseri
preso da Berlusconi fra una delle Quinte Colonne che gentilmente le
opposizioni gli mettono sempre a disposizione.

Villari, detto Vinavillari nel fan club che è nato in suo onore su Facebook.

Questo Vinavillari è un eroe italiano, un personaggio da film di Alberto Sordi.

Uno del PD eletto dal centrodestra, contro il volere del PD che l'ha
espulso e adesso non si sa più bene a chi risponda. Ogni tanto telefona
a Mastella, cioè risponde a uno che non sta in Parlamento.

Lasciassero il signor Villari con tutti i suoi mandanti in commissione di vigilanza a cantarsele e a suonarsele.

Pensate, una bella vigilanza dove i vari epuratori e i vari fascistelli
che ogni venerdì attaccano Annozero e ogni lunedì la Gabanelli,
fascistelli trasversali.

Restino lì tra di loro, a fare pollaio, con il loro Villari, privi di
qualunque legittimità perché l'altra metà, il centrosinistra, è andato
via.

Chiudessero questi signori lì dentro, nel loro pollaio, li lasciassero parlottare.

E' chiaro che senza un'opposizione la vigilanza non conterebbe più
niente, non avrebbe più nessuna autorevolezza e probabilmente, come le
nomine della Rai che non devono essere fatte da nessun partito - e
quindi bisognerebbe modificare la legge Gasparri sbaraccandola, come
aveva tentato di fare il referendum poi purtroppo dichiarato
impossibile dalla Corte di Cassazione per l'annullamento di molte firme.

Sbaraccare la vigilanza ma, in attesa di poterlo fare, delegittimare
questa vigilanza finché al momento delle nomine intervenga il Capo
dello Stato - se esiste ancora un capo dello Stato - e dica: "signori,
non si può andare avanti in questa situazione".

Perché finora è evidente che in questi primi sei mesi il regime non
solo si è scelto l'opposizione che ha preferito, non solo adesso
pretende anche di dire al Partito Democratico con chi si deve alleare e
con chi no.

Non solo si è scelto il presidente della vigilanza in un sistema dove
sempre si era stabilito che la vigilanza spettasse all'opposizione.

Non solo sta devastando gli interessi economici, sul mercato non più
libero, dei concorrenti Rai e Sky e addirittura di La7: Berlusconi e i
suoi invitano a sabotare Maurizio Crozza e Crozza Italia su La7
danneggiando programmi della concorrenza.

Addirittura adesso il capo di Mediaset, non contento di avere tagliato
i fondi a Sky e Rai, si accinge a fare da solo le nomine per le
direzioni dei telegiornali e delle reti.

Voi direte: "non c'è bisogno di cambiarli, quelli sono a disposizione
in permanenza, cambiano colore anche senza aver bisogno di cambiare
persona".

Questo è verissimo, infatti ieri sera credo che invece di illuminare lo
scandalo del quale stiamo parlando, di quello che non si può più
nemmeno chiamare conflitto di interessi perché è qualcosa di più
mostruoso, il TG1 ha dedicato un ampio servizio ai campionati italiani
di Yoyo.

Questi sì che sono sport da sottolineare.

Mi veniva in mente, per concludere questa nostra chiacchierata, quello che scriveva Montanelli, profeticamente, già nel 1994.

Era uno dei pochi, su La Voce, a parlare di regime non appena Berlusconi si insediò.

Pochi mesi dopo che Berlusconi si insediò, non appena mise le mani
sulla Rai, nominando Letizia Moratti, che comunque era
incommensurabilmente meglio della classe dirigente che adesso esibisce
il popolo del centrodestra.

Montanelli già lucidamente capì che quando il controllori nominano i
controllati e quando i controllati sono pappa e ciccia con i
controllori, e quando la concorrenza non c'è più perché l'azienda A si
occupa anche dell'azienda B, sua concorrente, è un po' come se la Fiat
potesse nominare i vertici della Toyota.

Bene, io mi sono segnato, e ho riportato in un articolo che ho fatto su
Micromega dedicato ai lecchini di regime in questi primi sei mesi, le
parole di Montanelli.

Scriveva, Indro Montanelli, il 20 settembre 1994 e l'11 ottobre 1994
due articoli memorabili che potrebbero essere pubblicati oggi senza
problemi, tali e quali.

“Anche stavolta proprio di lottizzazione si è trattato. Eseguita in
piena autonomia, certo, come in piena autonomia spara il killer, visto
che la pistola è la sua, e suo il dito che preme il grilletto.

Anche gli aguzzini di Auschwitz sceglievano autonomamente i disgraziati
ebrei da infornare. Qualcuno dirà che è quanto si faceva anche nella
Prima Repubblica. È vero. Ma la seconda è nata per correggere i difetti
della Prima, non per perpetuarli, aggravati. Perché nella prima le
lottizzazioni erano confesse, anzi quasi istituzionalizzate da un
famoso manuale, il Cencelli, che ne dettava le regole.

Il Potere attuale lancia il sasso e nasconde la mano procedendo per
delega, cioè lottizzando i lottizzatori. I quali dicono di agire in
piena libertà, e hanno ragione perché è in piena libertà che hanno
scelto di eseguire gli ordini del padrone e il modo di farlo.

Anche lo sciuscià Emilio Fede lustra in piena, e anzi voluttuosa,
libertà gli stivali del Cavaliere. Servire, diceva Renard, è il verbo
che si presta alla più ricca gamma di modulazioni”.

"Eppure - osservava Montanelli - bastava lasciare al loro posto i
lottizzati della precedente infornata. Avrebbero provveduto essi stessi
a convertirsi ai nuovi padroni del vapore: “Lottizzati si nasce, non si
diventa.

Chi lo era ieri (...), lo sarebbe rimasto con la “squadra” [di
Berlusconi, ndr]. Quella della Rai non è stata la strage
degl’innocenti. È stata la strage degli innocui. A riprova che nessun
mestiere si può improvvisare. Anche quello dell’epuratore, come quello
del boia, esige il suo tirocinio”.

E poi si lanciava in una previsione che è quella che vorrei lasciarvi perché ci riflettiate:

“Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede.
L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di
questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio.

Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li
vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no.

Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo
che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i
suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione.

Ce lo fanno presagire certe trasmissioni radiofoniche e televisive
(...) della Rai - pensate, era nel 1994... avesse visto e sentito cosa
fanno alla radio e in televisione oggi - , che non ha nemmeno aspettato
l’insediamento dei nuovi boss per adeguarsi al clima di ‘tutto va bene,
madama la Marchesa’. - l'ottimismo di cui parla il Cavaliere - Di cui
essi devono essersi fatti garanti”.

“Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su
Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo
d’Inverno.

Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (...)

Non ci meraviglieremmo se nella corsa alla piaggeria i nuovi officianti
della Rai batteranno quelli della Fininvest: come sempre i conversi
superano, nello zelo, i veterani.

Ma quale che sia l’esito di questo confronto, è scontato il risultato:
il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a
leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una
telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben
contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”.

E infatti, purtroppo, Montanelli se n'è andato nel 2001 ma, per sua
fortuna, non ha potuto vedere il nostro Paese ridotto a una "telenovela
di borgatari".

Noi, invece, ci siamo in questa telenovela di borgatari, ci apprestiamo
a celebrare il centenario della nascita del grande Montanelli e, nel
frattempo, per evitare di diventare borgatari anche noi, passiamo
parola!

Ciao"



Ps: Giovedì 4 dicembre il blog sarà presente con un inviato alla Corte dei Conti per l'udienza sulle slot machine e sui 98 miliardi che dovrebbero allo Stato. Il filmato sarà pubblicato sul blog. Vedi post dell'11 gennaio 2008: "Caccia agli evasori".

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ULTIME VISITE AL BLOG

eternauta70e.polillibutikazamponigiancarlorobertatittasorricchio.renatalorenzo_bindiantoweb_1974dom91048andreapdxsimonadivittorio07ken810flaviafenaroliMarynadgl2gianfy2000
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963