Per lui
il golf non è uno sport, non è un passatempo, non è una passione. È una droga,
una malattia, una paranoia. Lui deve, ripeto, deve scagliare la pallina a
distanze siderali. Deve, ripeto, deve chiudere il giro in par (almeno). Lui
deve, ripeto deve imbucare tutti i putt, anche quelli da sette metri, in
salita, con green non impeccabile.
Arriva la mattina alle 7, va via la sera quando è buio,
lanciando invettive contro il Circolo che non ha ancora provveduto a illuminare
il campo per sedute notturne. Quando pratica lo fa con una montagna di palline
accanto. Comincia a tirare con violenza inaudita e si innervosisce ogni volta
che il colpo non è degno di Tiger Woods. Il cellulare squilla. Ma lui niente.
La moglie è disperata. La famiglia va a rotoli. Dall’ufficio lo chiamano. Ma
lui niente. Lui deve, ripeto, deve scagliare la pallina a 250 metri di distanza con
il pitch. È fisicamente impossibile, gli dicono. Non per lui, risponde.
Inviato da: Golfista anonimo
il 22/11/2009 alle 11:05
Inviato da: Golfista anonimo
il 21/11/2009 alle 22:36
Inviato da: oiram72
il 02/12/2008 alle 14:13
Inviato da: Anonimo
il 26/11/2008 alle 08:34
Inviato da: oiram72
il 23/09/2008 alle 13:10