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Battaglia di Dorylaeum

Post n°130 pubblicato il 17 Luglio 2008 da higjlander
 

Il 1 luglio1097, le forze accampate di Boemondo furono circondate da Kilij Arslan. Goffredo e Raimondo si erano separati dall’avanguardia a Leuce, e l’esercito turco attaccò all’alba, lanciando frecce sul campo crociato, cogliendo completamente di sorpresa l’esercito di Boemondo, che non si aspettava un attacco così veloce. I cavalieri di Boemondo montarono rapidamente ma i loro sporadici contrattacchi non furono sufficienti a scoraggiare i Turchi. I Turchi cavalcavano nel campo, colpendo i non combattenti ed i soldati a piedi privi d’armatura, che non potevano sfuggire ai cavalli turchi ed erano troppo disorientati ed in preda al panico per formare linee di battaglia.
Per proteggere i civili ed i sodati privi d’armatura Boemondo ordinò ai suoi cavalieri di smontare e formare una linea difensiva, e con qualche problema radunò i soldati appiedati ed i non combattenti al centro del campo; le donne agirono come portatrici d’acqua durante la battaglia.
La linea di combattimento che era stata formata proteggeva i soldati ed i non combattenti più vulnerabili ma dava anche ai turchi la possibilità di manovrare liberamente sul campo di battaglia.
Gli arcieri turchi a cavallo attaccarono nel loro stile usuale, caricavano il nemico scoccando le frecce e si ritiravano rapidamente prima che i crociati potessero contrattaccare.
Gli arcieri fecero pochi danni ai cavalieri pesantemente corazzati, ma inflissero pesanti perdite ai cavalli ed ai fanti privi di armatura.
Boemondo aveva inviato messaggi all’altro esercito crociato ed ora combatteva per resistere fino all’arrivo degli aiuti, il suo esercito fu costretto ad indietreggiare fino alla riva del fiume Thymbris.
La riva fangosa protesse i Crociati dalle cariche di cavalleria, perché il terreno era troppo soffice per i cavalli, ed i cavalieri corazzati formarono un cerchio riparando i soldati appiedati ed i civili dal lancio delle frecce, ma i turchi tennero i loro arcieri costantemente riforniti, ed il semplice numero di frecce prese il tributo, secondo quanto riportato più di 2’000 caddero vittime degli arcieri a cavallo.
I cavalieri di Boemondo erano impetuosi, anche se avevano l’ordine di mantenere la posizione stando a terra, piccoli gruppi di cavalieri rompevano periodicamente i ranghi e caricavano, solo per essere trucidati o costretti ad arretrare quando i cavalli turchi arretravano oltre la portata delle loro spade, continuando a bersagliarli con le frecce ed uccidendo molte delle loro cavalcature. E sebbene le armature proteggessero bene i cavalieri (i Turchi li chiamarono 'uomini di ferro') il puro numero di frecce significava che qualcuna trovava punti scoperti ed alla fine, dopo tanti colpi, un cavaliere crollava per le sue ferite.

Anatolia nel 1097, prima dell’Assedio di Nicea e della Battaglia di Dorylaeum
Anatolia nel 1097, prima  della Battaglia di Dorylaeum

Proprio dopo mezzogiorno Goffredo arrivò con 50 cavalieri, combattendo attraverso le linee turche in rinforzo di Boemondo. Durante la giornata arrivarono rinforzi in piccoli gruppi (anche da Raimondo ed Ugo, come da Goffredo), alcuni furono uccisi dai Turchi, altri combattendo per raggiungere il campo di Boemondo.
Con l’aumentare delle perdite dei Crociati, i Turchi divennero più aggressivi e l’esercito dei crociati si vide spinto dalle rive fangose de fiume nell’acqua bassa.
Ma i crociati resistettero, e dopo circa sette ore di battaglia, i cavalieri di Raimondo arrivarono (non è chiaro se Raimondo fosse con loro o se essi arrivarono prima di Raimondo), lanciando un violento attacco a sorpresa attraverso il fianco dei turchi, che li volse indietro in disordine e permise ai crociati di radunarsi. I Crociati avevano formato uno schieramento con Boemondo, Tancredi e Stefano all’ala sinistra, Raimondo e Roberto di Normandia al centro e Goffredo, Roberto di Fiandra ed Ugo sulla destra, ed essi andarono alla riscossa contro i Turchi proclamando "hodie omnes divites si Deo placet effecti eritis" ("a Dio piacendo oggi diventerai ricco"). Sebbene la ferocia dell’attacco dei normanni aveva preso di sorpresa i turchi, questi mantennero la posizione fino al pomeriggio avanzato, quando arrivò una forza guidata dal Vescovo Ademaro di Le Puy,  forse con Raimondo all’avanguardia, dopo essersi mossa attorno al campo di battaglia, nascosta dietro le colline ed attraversato il fiume, aggirò gli arcieri sul fianco sinistro e sorprese i Turchi alle spalle. Ademaro si abbatté sul campo turco attaccando dal retro. I Turchi furono terrorizzati dalla vista del loro campo in fiamme e dalla ferocia e dalla resistenza dei cavalieri, che le armature proteggevano dalle frecce ed anche dalle spade, e presto fuggirono, abbandonando il loro campo e costringendo Kilij Arslan a ritirarsi dalla battaglia.

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FEDERICA..

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
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chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
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(P. Neruda)

 

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