di Antonio Bruno
Quella che segue è la sintesi della relazione tecnica che mi è stata commissionata per un problema di danni provocato da radici di pioppo
sulla pavimentazione d’asfalto. Sono stato interpellato per dare una consulenza per sapere come intervenire onde mitigare i danni delle radici di alcuni pioppi nel recinto di una vasca di accumulo di un impianto irriguo collettivo in agro di Cutrofiano in Provincia di Lecce.
Il recinto è stato pavimentato con l’asfalto che risulta danneggiato dalle radici degli alberi.
E’ noto le radici delle piante spuntano dall'asfalto quando trovano una barriera insormontabile verso il basso. In questi casi, basterebbe scavare sotto agli alberi e mettere la sabbia al posto del materiale duro preesistente, per evitare che le radici si espandano in alto.
Il pioppo, infatti, ha la tendenza a spingere le sue radici lontano, dalle radici si sviluppano i polloni che talvolta originano nuove piante.
Le radici degli alberi riescono a insinuarsi ovunque: emergono dal terreno spaccando l'asfalto e aggirano sassi e altre radici che incontrano durante la crescita. Ma appunto aggirano gli ostacoli che
incontrano. Se noi mettiamo un ostacolo come detto nello strato superficiale del terreno, le radici aggirano l’ostacolo sviluppandosi nel sottosuolo. Tale suggerimento deriva da uno studio condotto dal John Innes Centre, un istituto di ricerca inglese specializzato in botanica e microbiologia, ha mostrato che questa capacità è permessa da un sistema di "navigazione" basato su una particolare peluria di cui tutte le radici sono ricoperte. Questa peluria agisce come le vibrisse (baffi) dei gatti: "sente" gli ostacoli lungo il percorso di sviluppo alla ricerca di nutrimenti.
Quando incontra una roccia, un sasso o un altro ostacolo, come ad esempio le fondamenta di una casa, la peluria lo percepisce grazie a un sistema chimico decisamente evoluto: sulla punta di ogni "pelo" è collocata infatti una proteina (Rhd2) coinvolta nella produzione delle sostanze che stimolano l'assorbimento di calcio proveniente dal terreno, indispensabile per la crescita della pianta. Il calcio mette in funzione la Rhd2, generando così un "circolo virtuoso" che si interrompe solo quando i peli incontrano qualcosa che ne blocca l'assorbimento. È a quel punto che, per riprendere il normale ciclo, la radice cambia direzione aggirando l'ostacolo come quei grossi alberi ai lati delle strade che sembrano soffocati dall’ asfalto e invece riescono a sviluppare le radici da cui traggono nutrimento fino al punto di incrinare, crepare e spaccare il cemento.
Quando incontra una roccia, un sasso o un altro ostacolo, come ad esempio le fondamenta di una casa, la peluria lo percepisce grazie a un sistema chimico decisamente evoluto: sulla punta di ogni "pelo" è collocata infatti una proteina (Rhd2) coinvolta nella produzione delle sostanze che stimolano l'assorbimento di calcio proveniente dal terreno, indispensabile per la crescita della pianta. Il calcio mette in funzione la Rhd2, generando così un "circolo virtuoso" che si interrompe solo quando i peli incontrano qualcosa che ne blocca l'assorbimento. È a quel punto che, per riprendere il normale ciclo, la radice cambia direzione aggirando l'ostacolo come quei grossi alberi ai lati delle strade che sembrano soffocati dall’ asfalto e invece riescono a sviluppare le radici da cui traggono nutrimento fino al punto di incrinare, crepare e spaccare il cemento.
La soluzione del problema “asfalto” è risolvibile con la motosega, si tratta di tagliare gli alberi e asportare le radici.
Mi sono indirizzato verso tale soluzione in funzione della salvaguardia di alberi che hanno quasi vent’anni e ricordando quanto scrisse Pietro Citati in un suo articolo su Repubblica di qualche tempo fa, dal titolo emblematico “Requiem per gli alberi in città”, nel quale, ricordando gli straordinari esempi di viali alberati che “proteggevano d’ombra il passo dei viandanti”, annota “l’immensa idiozia degli urbanisti e dei Comuni degli anni Cinquanta e Sessanta” con la sistematica distruzione degli alberi in città e la sconsolata visione di come “i grandi viali verdi, che erano stati l’orgoglio dell’urbanistica ottocentesca, sono ormai le pallide ombre scheletriche di se stessi


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il 25/02/2020 alle 10:35
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