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Monastero Invisibile

Cronache del Monastero Invisibile di San Cesario di Lecce

 

 

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il ciclo della vita

Post n°381 pubblicato il 16 Ottobre 2008 da monastero.invisibile

Il ciclo della vita: “Eri polvere e polvere ritornerai” (Genesi 3, 19) gradualmente nella terra
di Antonio Bruno

Tutte le piante hanno le radici e queste servono a trarre il nutrimento dal terreno che per questo motivo deve essere fertile.

Ma come tutte le cose anche la terra (il suolo) deve essere rigenerato e questo deve essere fatto per conservare la fertilità.

Nella terra vanno a finire tutti gli organismi quando muoiono e le loro deiezioni, i loro escrementi. Tutto questo viene definito sostanza organica.

Per l’assenza di apporti naturali oggi c’è la necessità di portare la sostanza organica al terreno.


Notiamo tutti che oggi il ciclo della sostanza organica riassunto dalla frase “Eri polvere e polvere ritornerai” (Genesi 3, 19) è sbilanciato verso la POLVERE (mineralizzazione).
Circa la presenza della sostanza organica nel terreno è necessario comprendere che è divenuto necessario qualunque apporto di mitigazione dello squilibrio, che oggi è a favore della mineralizzazione al fine di raggiungere gradualmente la parità tra apporti e perdite.
Scorrendo i dati presenti nello studio per la valorizzazione energetica di bio - masse agro -forestali della Regione Puglia, la Provincia di Lecce è caratterizzata dalla disponibilità annua di 20.312 tonnellate all’anno di sostanza secca proveniente dalle colture erbacee e 58.755 tonnellate all’anno di sostanza secca proveniente dalle colture arboree e per questo si producono residui agricoli nella quantità media di 28,7 tonnellate anno per chilometro quadrato.
Che fine fanno questi residui agricoli?
In questi giorni abbiamo registrato una preoccupazione che ha informato una proposta di Legge Regionale del consigliere regionale di Melendugno Dott. Vittorio Potì. Nella relazione di presentazione si legge: “Nel periodo autunnale è invalsa l’abitudine negli oliveti della Regione di ripulire le aree sottostanti gli alberi di olivo dalle foglie caduche ammucchiatesi, al fine di predisporle utilmente per la raccolta del frutto. La negatività dell’operazione sorge allorché dette foglie vengono accese e bruciate a bassa temperatura. A parte la pericolosità per possibili incendi si verifica, circostanza più allarmante, il diffondersi di intensi fumi maleodoranti e inquinanti per il fatto che detto fogliame contiene residui di sostanze utilizzate per la concimazione fogliare, per antiparassitari e per il diserbo, quest’ultime assorbite attraverso il contatto con il terreno. I fumi investono i centri abitati e, con la calma di vento, stabiliscono una cappa che rende l’area irrespirabile. Frequenti sono le lagnanze della collettività giustamente preoccupata per la propria salute cui è difficile dare riscontro per l’assenza di un specifica legge in materia.”
Ora seppure si condivide la norma proposta e riguardante le sole foglie di olivo non si comprende perché la stessa non debba essere estesa alla combustione di tutti i residui colturali sia di piante erbacee che legnose che per lo più oggi fanno la stessa fine delle foglie di olivo, ovvero sono tutte bruciate in campagna. Per poter CAPIRE QUALI SONO I PERICOLI DELLA COMBUSTIONE DEI RESIDUI DELLA PRATICA AGRICOLA  è necessario conoscere i processi di formazione degli inquinanti, infatti questi si generano nella fase d'incenerimento dei residui di vegetazione con processi diversi, che richiedono condizioni di reazione diverse e spesso in contrasto tra loro.
Gli inquinanti che sono stati presi in esame sono:
• Ossidi di azoto;
• Ossidi di zolfo;
• HCl;
• Polveri;
• Metalli pesanti.
Detto ciò è consequenziale la proposta di proibire la COMBUSTIONE DEI RESIDUI DELLA PRATICA AGRICOLA e di suggerire di utilizzare gli stessi per mantenere nei sistemi agrari il delicato equilibrio tra accumulo e consumo della sostanza organica, indispensabile per non compromettere le condizioni di fertilità dei terreni.
Specificamente la sostanza organica potrà essere sottoposta all’azione di una trinciatrice polivalente adatta a trinciare dai residui vegetali  fino a quelli legnosi. Finita tale azione si provvederà ad interrare la sostanza organica al terreno.

 
 
 
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