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INFINITY

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Post n°673 pubblicato il 19 Maggio 2019 da Estelle_k

 

RACCONTO BREVE DI ESTELLE_K


Missione Red Eye.


Mentre osservava il perfetto grigio del cielo,

Bill pensò che non doveva stupirsi delle scarse informazioni

ricevute per il suo compito. Era sempre stato così, faceva parte

del protocollo di azione per quelle missioni; meno si sapeva

riguardo la vita del bersaglio e più si garantiva la segretezza

a tutta la piramide evitando la fuga di notizie, a prescindere

dal risultato finale. Il vero problema per lui sarebbe stato

non ricevere le coordinate essenziali, ma anche stavolta

erano stati molto precisi.

Postazione, orario di azione, raggio di rischio, piano B.

Si disse che era tutto sotto controllo, un altro lavoro veloce

e pulito e altra cosa confortante, stavolta il compenso era doppio.

Di sicuro doveva trattarsi di un personaggio scomodo dei grandi

piani alti, come lui li chiamava. Ma che importava, gli avrebbe

garantito i mezzi per poter continuare a risolvere i mille piccoli

problemi quotidiani che il suo misero lavoro di agente immobiliare

 non gli avrebbe mai permesso di affrontare.

L’arma di precisione che serrava fra le mani gli dava una piacevole

scarica di adrenalina e sempre gli ricordava qual era il suo vero lavoro,

quello per cui era nato, e che aveva continuato a praticare con disciplina

e rigore come un perfetto soldato. 

Il suo pensiero andò al figlio su un letto di ospedale, avrebbe fatto

di tutto per lui, era il suo sangue e il suo orgoglio e mai come ora

lo sentiva vicino. Con un profondo respiro pulì la mente

dalle emozioni e si concentrò. Il bersaglio si stava avvicinando.


Città ore 22,00, Quartiere residenziale.


Ricordi Rachael, com’eravamo felici insieme?

Quel nostro prenderci alla leggera, le passeggiate nel parco sotto casa,

la tua disattenzione perenne per le cose importanti.

Tu eri leggiadra e presente dentro alla mia vita come linfa vitale,

padrona di ogni mio respiro, regina della mia mente. E io ero i tuoi occhi,

per te dipingevo il mondo e te lo offrivo in quell’oscurità che ti avvolgeva,

quel buio che non aveva preso la tua anima e il tuo cuore perché eri più viva

che mai, ingorda di emozioni, mai sazia di desideri, la tua mente piena

di luce e gioia di vivere.

Ricordi che ti dissi il giorno prima Rachael, amore mio?

Nulla ci avrebbe separato, nemmeno la morte. Ma tu ti sei separata da me,

un anno fa ti sei scontrata con il tuo destino che era più buio dei tuoi occhi,

quell’oscurità ti ha inghiottito e strappato a me per sempre calandomi

nel buio della mia anima…mia Rachael!

Jack con occhi lucidi smise di digitare sulla tastiera del PC

e guardò di nuovo il ritratto di sua moglie. Vide due occhi azzurri

che nel loro buio gli sorridevano, contornati da un ovale perfetto

e due labbra che lo invitavano sempre a baciarla.

Le sorrise amaramente, la conosceva dai tempi dell’università,

fu a causa della sua rara forma di cecità che in seguito scelse

la specializzazione in chirurgia oftalmica, dove riuscì

a intraprendere quella discreta carriera che gli permise di starle

accanto in modo costante non solo come marito.

Finì il sorso di brandy nel bicchiere e lo riempì nuovamente.

Quante volete l’aveva fatto, quella sera? Evitò la risposta,

non sarebbe servita. Quel veleno nel suo corpo era l’unico farmaco

che attenuava certi ricordi e poi lo faceva addormentare.

E poi quella sera poteva anche strafare, il giorno dopo

non avrebbe lavorato all’ospedale, era trascorso un mese 

da quando avevano deciso di escluderlo dallo staff privilegiato

del Prof. Berg e i loro progetti di chirurgia innovativa, 

sembrava non avessero più bisogno della sua presenza.

Di fatto per lui era stato uno grosso schiaffo morale,

ma che si fottessero tutti quanti. Nessun illustre prezioso traguardo 

nel cammino della scienza gli avrebbe mai più ridato sua moglie.

Ti amo Rachael….e possa colui che ti ha ucciso perire eternamente

fra le fiamme dell’inferno, dopo aver patito il giusto purgatorio.

Completamente ubriaco Jack fece cadere il bicchiere

sul pavimento e si accasciò sopra la scrivania del computer.


CONTINUA


 

 

 

 

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