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Creato da: r.capodimonte2009 il 13/10/2009
attualità, politica, cultura

 

 
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Nell'entourage renziano continuano a cadere le teste

Post n°1313 pubblicato il 13 Aprile 2016 da r.capodimonte2009
 

Ci sono due personaggi che si levano al di sopra di tutti quelli coinvolti nello scandalo-petroli, aldilà dell’ex-ministra Guidi e del suo “compagno” di cordate e degli altri convitati di pietra immersi nell’onda nera dell’affarismo: uno è il capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, l’altro è il ministro  alle Infrastrutture, Graziano Del Rio.

Perché “si elevano”? Perché, avrebbero dovuto essere degli “intoccabili”, almeno tra le poche carte su cui il biscazziere Renzi, doveva, per lo meno fare conto per vincere la sua partita: e invece anche la presunta “inossidabilità” di costoro è venuta meno, e si è infranta come un’onda anomala sul Governo.

Ovviamente il premier, uscito vergognosamente dalla partita delle riforme, in pieno “aventino”, sostenuto in modo a dir poco indecoroso per le istituzioni, da una parte da un nutrito gruppo di trasformisti corrotti che siedono in parlamento grazie alle leggi vigenti, concordate tra lui e Berlusconi; e dall’altra da un Quirinale del tutto ignavo, ma complice, si gonfia come un “cappone”, perché gli restano solo le penne colorate, ma non ha più gli attributi, e ci ricorda che già una volta i sondaggi lo davano perdente con il M5S (prima delle famose elezioni europee), e le vinse alla grande. Ha perfettamente ragione, perché forse lui conosce il lato “oscuro” del popolo italiano, più di Grillo, e conosce anche la parabola del piatto di lenticchie, che costò ad Esaù la primogenitura, e che gli italiani antepongono, di solito, quando c’è da raschiare il barile: meglio un tozzo di pane ammuffito, che gli ideali e la coerenza! Non sarebbe una novità, dato l’entourage entro cui è stato allevato!

In realtà Renzi sta precipitando verso l’abisso proprio perché gli sta cedendo la prima linea degli “intoccabili”, quelli di cui si era circondato, sotto le logge della stanza dei bottoni, scelti accuratamente nella sua “cricca”, elevati, dalla polvere agli altari, perché si accontentassero di tanta benevolenza! Un nome per tutti: Maria Elena Boschi.

Ma c’è di peggio: la Boschi è una “ragazzona” con tanta presunzione da non accorgersi che la sua portanza altezzosa, non gli fa vedere cosa pesta, mentre sculetta per strada: gli escrementi dei cani sono in agguato! Ma gente come De Giorgi e come Delrio, si presumeva fossero di altra pasta!

Ora i giudici sono in possesso di tutta una serie di testimonianze sull’ammiraglio, ovviamente “anonime” (perché nell’ambito delle FFAA la delazione è punita col carcere, o peggio chi parla troppo sparisce da un momento all’altro!), anche dopo che le intercettazioni a suo carico hanno già dimostrato quanto fosse legato agli intrighi di carriera, piuttosto che all’efficienza della sua Marina; addirittura “cospirando” coi soliti “faccendieri di turno”, Pastena e Colicchi (ed attorno alle FFAA ne girano a frotte, pronti a ingurgitare tangenti e affari loschi!), contro colleghi più anziani (e meritevoli) in predicato per sostituirlo. Il premio? Ma la partecipazione al banchetto, quello che prevede un parziale rinnovamento della nostra flotta (così come gli F-35 dovevano essere il rinnovamento della nostra aviazione!), per un esborso di 5,4 miliardi: piatto ricco mi ci ficco! E anche se la correttezza ci suggerisce che l’anonimato che rivela i “vizietti” dell’alto ufficiale, i festini, le donne, i cavalli, le promozioni agli amici, le punizioni ai nemici, va provato fino a prova contraria; non dimentichiamo che suo figlio Gabriele, trentaquattrenne, laureato, nullafacente, colpito da “renzite acuta” sulla via di Damasco, è stato proiettato, come una salva da 381 mm., alla “corte” dei fratelli Manzione fiorentini doc, lui Domenico, magistrato compiacente, immesso al Governo come sottosegretario, lei Antonella, ex-vigile urbano immessa nell’ufficio legislativo della PdC (a truccare gli emendamenti!); poi, su input di “papà” fondatore dei “patrioti del PD”, per salvare quel che resta della bandierina issata sulle tolde, dagli schizzi di fango che si porta dietro fin dalle IIa Guerra Mondiale!

Di Graziano Delrio, potevano solo dire bene: cattolico praticante, tanto da concordare con la sua amata sposa il concepimento di nove figli, tutti dedicati alla “provvidenza” (sottoforma del doppio stipendio sindaco-medico), assiduo frequentatore di parrocchia, scelto a rappresentare i comuni italiani e poi acchiappato da Renzi, cattolico come lui, per sostituirlo prima come vice-PdC e poi come ministro alle Infrastrutture (dove ha cominciato a “svendere” il patrimonio industriale pubblico, come un venditore di piatti alla fiera!); quest’uomo non è incappato nei semplici sospetti della magistratura ordinaria, ma addirittura dell’Antimafia, nella persona del giudice Pennisi, braccio destro di Roberti, il quale era venuto in possesso di una fotografia “non autorizzata” (come quelle scattate alla cena di “mafia capitale”!), che lo riprendeva a Cutro, provincia di Crotone, patria del boss della N’dragheta,  Nicolino Grande Aracri, emigrato proprio a Reggio Emilia per incrementare le sue attività, assieme a tale signora Maria Sergio, cutrense anch’ella, moglie del nuovo sindaco di Reggio Emilia, nonché “compagno di partito” di Delrio, Luca Vecchi: il quale risulta dall’inchiesta aver comperato da lui la casa di famiglia! Signora che Graziano aveva messo in carriera quale dirigente all’Urbanistica, quando era stato eletto sindaco. Chiamato a risponderne, nel 2004, Delrio negò di sapere che la Sergio fosse di Cutro, e con questo qualsiasi altro rapporto poco chiaro. Se non chè, dopo cinque anni, al rinnovo del mandato, non solo le rinnovò l’incarico, ma si recò di persona a Cutro a fare “campagna elettorale”, dopo di che, rieletto, allargò l’incarico della donna anche a “direttore del Servizio Edilizia”. Guarda caso, dalle indagini seguenti, è venuto fuori che la famiglia Sergio e la famiglia Vecchi (futuri suoceri) possedevano una società edile, la Sorgente Srl. Assai attiva nel Comune di Reggio Emilia e in Calabria!

Queste coincidenze e le bugie di Delrio sulla Sergio (un cattolico non dovrebbe mai dirle, perché poi il prete lo deve assolvere!), hanno fatto esclamare al giudice Roberti: “Se tu in occasione delle elezioni che si fanno qui in Emilia vai a fare campagna elettorale in Calabria, vuol dire che sai che l’appoggio o il non appoggio alla tua elezione viene dalla Calabria, non dall’Emilia”.

Ovviamente, secondo il senatore renziano Mirabelli, i grillini che hanno sceverato il vecchio dossier, hanno acceso la solita “macchina del fango”.

Secondo noi, invece, Renzi ha pestato, come la Boschi, un’altra bella cacca di cane! (ST.JUST) 

 
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