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"Rivoluzione Italia": un'offesa al lessico della storia

Post n°1638 pubblicato il 06 Ottobre 2017 da r.capodimonte2009

Personalmente, quando sento o leggo la parola “rivoluzione”, sento i brividi e mi si rizzano quei radi capelli che mi sono riamasti sul cranio. Vederla ripetuta sui giornaletti di regime, venduti alla menzogna quotidiana, e per di più “affibbiata” alla boccuccia impertinente di Silvio Berlusconi, mi ha fatto venire il vomito.

“Rivoluzione Italia”, copia clamorosamente “Forza Italia”, con un aggiunta più “movimentista” fatta di  corruzione, evasione fiscale, lobby, mafia e massoneria in tutte le salse, proprio niente male per qualcosa di “nuovo”.

Che “nuovo” non sarà mai, perchè questo “robespierre” miliardario, che continua imperterrito a considerare i suoi affari parte integrante della cura del Paese, ci ha già regalato quasi vent’anni di “brumai, piovosi e pratili”, che si sono colorati della destra più reazionaria e affaristica, quella che molti suoi amici di sinistra-progressista confondono con la “destra sociale”, che nulla ha a che vedere con la prima, e per questo, dato che è “prettamente” rivoluzionaria, la si confonde a menadito: immaginatevi se Berlusconi potrà mai comprendere come mai gli art. 42-43-46 della Costituzione (mai realizzati), traccino il passaggio a livello imprenditoriale, della “cogestione” e della “socializzazione”. O si sia mai informato, come la “famosa” legislatrice orba, Maria Elena Boschi, che l’art. 99, relativo al CNEL, fu a lungo discusso dai padri costituenti, se dovesse divenire una “seconda camera” degli interessi, e che poi furono i comunisti, terrorizzati che il sindacato perdesse la sua pervicacia, a bocciarla. E infatti il sindacato non solo non ha perduto  la sua pervicacia, ma ha addirittura mistificato l’art. 39, trasformandosi praticamente in partito unitario, e impedendo ad altri di fare assistenza ai lavoratori!

La parola “rivoluzione” è un’offesa allo stesso lessico storico, nella bocca del grande pregiudicato: il quale, a far bene le somme, non ha perso un solo euro in cinquanta processi (a parte i milioni spesi per gli avvocati e quelli per gli alimenti della sua ex-moglie!); l’hanno scartabellato qua e là, ma alla fine i giudici che avevano in mano le carte per mandarlo in galera sono stati “segretamente” spostati, magari con promozioni, e quelli “massoni” lo hanno risparmiato, tolto qualche mese di ridicoli “lavori socialmente utili”. Per cui lui è ancora là, a guidare le sue accozzaglie banditesche, come quella che si sta formando in Sicilia, e lo farà finchè Satana gli lascerà ancora fiato da vivere.

“Rivoluzione Italia” colpisce duro specie la nostra generazione, quella del Sessantotto, da qualunque parte essa sia stata vissuta, da destra o da sinistra: sembrerà un paradosso, ma forse chi veramente aveva concepito il nesso storico di questa battaglia, almeno in Italia, fu proprio la destra, assieme a quella parte minima della sinistra che poi si diede al terrorismo, assieme a chi fu tacciato di “fascismo”, ma fu solo un delinquente politico. La vasta documentazione di tipo social-ideologica, i tanti morti assassinati, il numero esiguo delle forze in campo, la dura repressione poliziesca sempre subita in modo discriminatorio; ma soprattutto, in genere, la fine triste di chi si caratterizzò coraggiosamente in quella “etichetta”, che tagliò per sempre carriere, successi, lobby e potere, dimostra che ci fu una “destra rivoluzionaria” agli antipodi con quella descritta dal conformismo assembleare, dai leader borghesi e straricchi, dai carrieristi e dal culturame di maniera della sinistra, che oggi ritroviamo puntualmente, come nonni, figli e nipoti, nelle gradi aziende di Stato, nei giornali e nelle Tv di regime, tra le toghe, come nei seggi parlamentari, vale a dire nelle stanze dei bottoni!

E non è affatto difficile confondere costoro con quelli che, sempre costoro, comodamente oggi definiscono “la destra”, cioè berlusconismo, leghismo e melonismo, per disegnare una “falsa” linea di demarcazione di quell’unico, enorme e mefitico calderone neo-liberista.

Sinceramente lo dico, per esperienza personale di questi lunghi anni, prima di attivismo, poi di meditazione, che sarebbe stato di gran lunga (e lo è), battagliare con i veri e indiscutibili avversari di una sinistra autentica, marxista, maoista o anarchica, piuttosto che con questi figuri travestiti da borghesi, che vanno a saziarsi del becchime che l’uomo di “Rivoluzione Italia” distribuisce a piene mani da tanto di quel tempo, che il nostro Paese, alla fine ne è restato desolatamente distrutto. (R. Scagnoli)

 

 
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