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attualità, politica, cultura

 

 
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Un colpo di Stato in atto: la democrazia finisce qui

Post n°1640 pubblicato il 10 Ottobre 2017 da r.capodimonte2009

Allora sembrò un fatto eclatante, votare per tale Sergio Mattarella, vecchio politico democristiano di famiglia democristiana con fratello democristiano, Presidente della Regione Sicilia, poi ammazzato dalla mafia: il confronto era con quel Giorgio Napolitano, detto “o re”, perché aveva governato il Quirinale (e l’Italia) per ben 10 anni (non 7 come prevede la Costituzione), compiendo una personalizzazione totalitaria della sua funzione. Allora fummo veramente in pochi a dire che il “grigio” membro della Consulta, uomo-ombra, ministro più volte ma con risultati pessimi (da ricordare il suo no all’inchiesta sull’uranio impoverito utilizzato dalla Nato in Serbia, che a tutt’oggi ha ammazzato di cancro oltre 500 persone!), sarebbe stato peggio del suo predecessore, perché, la storia lo insegna, i prepotenti-cattivi almeno hanno il coraggio di mostrarlo, gli ipocriti-buoni invece sono pavidi.

Ed oggi, 10 ottobre 2017, quest’uomo ha autorizzato un vero golpe da parte di quelle forze parlamentari trasformiste e cariche di vergognosi inghippi giudiziari, che per cinque anni hanno governato contro ogni regola costituzionale, attraverso decreti-legge e leggi-quadro, avallati sempre dal quirinale, senza alcuna eccezione, e quando la discussione politica cozzava contro gli intendimenti di un esecutivo privo di maggioranza “legale”, ci pensavano gli altri due “becchini” della nostra democrazia, i presidenti delle due Camere, con le loro ritorsioni!

L’operazione è stata costruita esclusivamente contro l’opposizione che conta di più, quel M5S che rischiava sul serio di uscire dal Quirinale con l’incarico di Governo; ma butta sul groppone una bella doccia gelata anche a quella sinistra che, per anni e anni, ha “sopportato” tutte le brutture e le ignominie di Renzi e poi di Gentiloni, e adesso ne paga le conseguenze. Lasciando perdere Forza Italia, che rappresenta ormai l’unico appiglio possibile di una “grosse koalition” alla tedesca, pensata dai massoni che reggono l’Europa, per tenerci dentro l’Italia con la forza, è infinitivamente grave l’atteggiamento della Lega, la quale si vende anima e corpo a questa bruttura, e sceglie la mezza-democrazia dell’inciucio, alla contestazione del sistema, che adesso, sarà chiaro a tutti, non è mai esistita nella mente di Salvini!

Il M5S ha comunque le sue responsabilità: la prima è stata quella di non aver voluto costruire in dieci anni una piattaforma comune che potesse abbracciare altre forze politiche, alcune delle quali, in verità, come l’estrema sinistra, non erano mai state al Governo; e questo con un atteggiamento discriminatorio nei confronti di tutti, compresi la parte onesta della politica italiana (che non sta solo a sinistra!), sperando che il tempo avrebbe portato gli italiani a mantenere intatto il suffragio iniziale: così pressappoco è stato, ma non si è voluto tener conto dei lacci e lacciuoli, trappole e media menzogneri, che hanno colpito duro (specie Roma), esasperando anche chi aveva creduto nel movimento senza se e senza ma.

La seconda è quella di aver considerato vincente soprattutto la tattica “dell’onestà”, della purezza, della semplicità proletaria dei dirigenti, perfino della generosità dei versamenti a fini benefici, di finanziamenti e indennità personali: in realtà al popolo italiano premeva che i suoi problemi venissero affrontati con molta più decisione, e non esclusivamente attraverso aule parlamentari ridotte peggio “dei bivacchi di manipoli renziani”, dove le chiassate servono solo a infervorare, ma non a risolvere. Lo spirito rivoluzionario di una alternatività globale al sistema (né destra né sinistra), comprese certe battaglie di avanguardia come quelle ambientaliste, sull’immigrazione, o sulla responsabilità criminale dei Governi, nel favorite le banche, non si è mai tradotta in “attivismo di massa”, in mobilitazione di piazza, neppure in adesioni spontanee alle rivolte altrui, la maggior parte condivisibili. La gente si è assuefatta al “perbenismo” in giacca, cravatta e completo blu; allo scarmigliatismo grillino, che punge, lascia anche il segno, ma non  conclude. Insomma è mancato il decisionismo rivoluzionario che il M5S avrebbe dovuto interpretare. Lo stesso che invoca Di Battista, oggi, alla Camera, quando la trappola è scattata, ed è forse troppo tardi!

Se il “rosatellum” passerà, e passerà, c’è un motivo di fondo: quel che preme al Presidente della Repubblica, è levarsi di torno Matteo Renzi. Lo scopo precipuo è anche quello di dimezzare i Cinquestelle in Parlamento, per carità, ma per Matteo è suonata la stessa campana a morto che suonò per Berlusconi in quel fosco 2011, quando fu cacciato da Napolitano: i poteri forti che avevano scelto l’ex-sindaco per consegnare loro l’Italia in un bel pacco dono sono stati traditi! Il nostro Paese è in piena crisi, con un sistema bancario molto simile a quello che condannò la Grecia,  e con un debito pubblico inarrestabile: l’arrivo del FMI è inevitabile, e non potrà certo essere gestito dal pisquello fiorentino, ma da uomini di tempra diversa come Calenda (massoneria) o meglio ancora, Minniti (Cia).

Adesso resta solo un passo da fare, ma ci crediamo poco, che sia nelle menti di chi anima il movimento: scendere tutti, dico tutti nelle piazze italiane, a cominciare da Roma, in una specie di “seconda Catalogna”, e premere, così, sulle istituzioni, magari ricavandosi delle opportunità d’incontro con altre volontà politiche. Oppure ricorrere a quello strumento che fu l’Aventino per la democrazia liberale di inizio XX Secolo, ma che poi fallì miseramente. Questa volta, tuttavia, sarebbe il rovescio della medaglia: la contestazione istituzionale costerebbe molto al regime, perché il M5S-aventiniano potrebbe dichiararsi “governo e parlamento”, e legiferare in apposizione agli eletti in modo prettamente malavitoso. Cosa farebbe il popolo? Noi non crediamo che, in nessuno dei due casi, starebbe a guardare! (ITALIADOC)

 

 
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