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« Politica doggi: che far...La donna al cuore della Politica »

L'Italiano non pi n galante, n romantico.

Post n°23 pubblicato il 01 Settembre 2010 da petercapra
 

Sono profondamente amico dei cristiani, insieme il mio tessuto culturale, vorrei dire cerebrale per il suo ancoramento biologico ai neuroni, è intrinsecamente laico. I miei maestri di riferimento sono i nostri avi filosofi greci che crearono e consegnarono all’umanità la democrazia all'alba della civiltà.

La mia certezza, qui in Italia, è che infine prevarrà una sintesi tra pensiero laico  e pensiero dei credenti poiché tutti costoro possono condividere lo spirito autenticamente democratico e solidale e superare insieme, in una sintesi superiore, le storture del capitalismo imperante e del capitalismo intrinseco che ci affliggono d’ingiustizie, sperequazioni, disagi.

Penso infatti che la storia dell'umanità, comunque la si voglia vedere, è intrinsecamente necessità: materiale e/o morale.

Quando la necessità  non è materiale, soddisfa desideri inconsci ( o preconsci) di cui le masse, che soffrono, ne sono ristorate, illusoriamente, ma non di meno concretamente.

Soddisfano in ciò bisogni emotivi profondi: quell'inesausto bisogno d'amore abissale che, qualora frustrato, scatena la massima aggressività.[1]

Berlusconi, per esempio, è quell'aspetto dell'italianità al potere che s'imbeve di prostituzione, di collusioni, di corruzioni, di appropriazioni indebite tipiche dei peggiori raider del capitalismo, almeno dando credito alle inchieste e alle intercettazioni telefoniche e visive, facendo quanto il suo maestro Craxi gli aveva insegnato: rendere l'illecito e l'amorale lecito e accettabile, piegare la legalità alla sete onnipotente di potere.

Eppure, incredibilmente, in ciò, l'Italia, per paradossale che possa apparire, fa ancora una volta scuola all'umanità generale.

 Costui, coi suoi, spinge al massimo le contraddizioni del potere, al punto di scontrarsi frontalmente con le istituzioni di garanzia cardine dello stato, di ogni stato moderno: magistratura, presidenza, parlamento, a un passo da un nuovo Mussolini, appellandosi alla (manipolabile) autorità suprema del popolo cui implicitamente  e continuamente dice: " sono uno di voi, anche voi potete aspirare alla ricchezza come me, identificatevi nella mia spregiudicatezza, nella mia bugiardaggine e nel mio essere antistato": sollecitando così un' illusoria identificazione permanente che affonda le radici in sentimenti inconsci distorti e civilmente inaccettabili: come a una mente lucida risulta inaccettabile avere una banda di furfanti e loro complici al governo.

Coglie in gran parte nel segno, costui,  perché l'esempio in negativo che propone, e che rende pubblicizzato al massimo  coi suoi media, Rai inclusa, è fatto di lussi estremi e di prostituzione permanente con le donne più belle ( ma anche più "rifatte" e più superficiali) di cui ha generato un profluvio su tutti i media, sfruttando del resto quanto da sempre fanno quelle riviste da quattro soldi che schiacciano l'occhiolino alle celebrità, dal cui buco della serratura permettono ai lubrici desideri dei loro lettori di spiare i vizi privati, quando ormai non si praticano neanche più le pubbliche virtù, avendo il potere attuale  reso "virtuoso" l'illecito dei vari Berlusconi, Verdini, Scaiola solo per citare i più visibili e ignorando le file dei loro parlamentari complici e pregiudicati.       

La controprova del trend prostitutorio d'alto bordo? 

In un'inchiesta seria le donne normali lamentano che l'italiano non è più nè galante, nè romantico.

Perché? Perché il maschio italiano della moltitudine frustrata vive la normalità di donne che sono automaticamente svalutate dalle effimere moltitudini di bellocce ritoccate e seminude di cui è invaso l'etere, specchio inverso dell'arida, misera, frustrante realtà quotidiana.

Tocca dunque il fondo, la socialità italiana contemporanea, la cosiddetta caduta verticale dei valori. Ebbene,  tutto ciò c’illumina sui limiti delle nostre impostazioni razionali ed emotive applicate alla socialità.     

Conseguiamo il merito di avere toccato il fondo, prima di tutti, di avere illuminato impietosamente le contraddizioni della gestione del sociale.

E insieme:

Chi mai avrà l'autorità, intrinsecamente riconosciuta per ergersi a profeta di un  nuovo corso, più giusto e  più equamente solidale, etico, democratico e liberale insieme ?

Chi giudicherà i giudici?

A un incontro di cattolici, con massime autorità neoelette della nostra regione, avevo invitato alla riflessione su questo punto  specifico: dove sono finiti gli esempi dei grandi che hanno pensato l'Italia e l'Europa tanto che poi sono state davvero Italia e Europa? Noi oggi orfani, senza un briciolo di esempio condivisibile?

Dante, Manzoni ( che difese l'italianità cristiana dallo straniero), Mazzini, Pisacane, Garibaldi, Cavour, De Gasperi ( e centinaia di altri).

Per crescere abbiamo bisogno di esempi: lo hanno dimostrato al di là di ogni possibile dubbio le neuro scienze.

Piuttosto la politica sociale italiana dissennata dell'ultimo trentennio ha corrotto lo stesso pensiero: tutti contro tutti, tutti che screditano tutti e il tutto, non c'è più un esempio contemporaneo praticabile, uomini di cui essere certi, assumibili a maestri di vita, fratelli maggiori di cui fidarsi che ci additano un percorso vitale fatto di salute, libera partecipazione responsabile, solidarietà autentica, amore per se stessi e il prossimo, aldilà di ogni calunnia e pregiudizio.

E tuttavia al fondo la domanda residua si può sintetizzare in questo: chi giudicherà i giudici e li riporterà alla giustizia senza macchia?

I cattolici certo hanno dalla loro una somma autorità riconosciuta: Dio e il suo rappresentante in terra:  il Papa. Una liturgia da praticare nella quale riconoscersi.

Tuttavia, hanno poi a che fare, come tutti gli altri, con la giustizia in terra, con la giustizia italiana, troppo spesso ingiusta, che neppure è in grado di garantire un governo e un parlamento indenni da reati.

Che dire poi di quei cattolici, pure  praticanti che dimostratamente malversano, prostituiscono, corrompono o quantomeno sono complici omertosi?

Soffrono, come tutto il resto del popolo italiano, esclusi naturalmente quella minoranza di raider, di furbi, di ricchi, di potenti corruttori intrinsecamente corrotti.

Se siamo convinti che stiamo toccando il fondo, con istituzioni politiche che si rimpallano accuse vicendevoli di "teatrini della politica", è in realtà una buona notizia!

Benvenuti Signori nella Società dello Spettacolo (già preconizzata dall'illustre maestro e collega Feuerbach nel lontano 1845).

Più in basso non si potrà scendere e dovremo preoccuparci piuttosto nella risalita, con la grande opportunità di esplorare strade ancora da scoprire.

Ora, senza più mediazioni,  starà al nostro puro pensiero creativo, alla nostra intelligenza emendata, alla nostra coscienza ripulita dalla catarsi, a rinnovati strumenti razionali individuare il più promettente cammino di ricostruzione.

 

Da dove iniziare dunque?

 

C'è uno strumento, derivato dalla pancia dell'efficientismo capitalista, che raccoglie nella sua metodica una geniale condivisione di coscienza e responsabilità: la strada della Qualità.

Metodi e procedure collaudate che, nella loro applicazione più nobile, spingono a:

Autovalutazione obiettiva

(un esempio dalla scuola dell'infanzia: http://archivio.invalsi.it/ri2003/quasi/html/progetto.htm)

Anticorruzione: analisi e gestione dei rischi dei conflitti d'interesse  

( UNI CEI EN ISO/IEC 17020-2005 norma europea, Sincert RT 07, RT 10)

Cooperazione, coordinamento e responsabilità distinte: (Uni En Iso 9001:2008) 

Rispetto dell'ambiente:  ( serie Iso 14000)

Responsabilità sociale (Iso 26000) principi che regolano la responsabilità sociale: responsabilità, trasparenza, etica, rispetto e tutela degli interessi di tutti coloro che sono portatori di un qualche interesse nei confronti della nostra organizzazione (gli stakeholder), rispetto della legge, rispetto delle normative internazionali, rispetto per i diritti umani.

Solo per citare le più note.

La Qualità ha risvolti sociali che la società potrebbe mutuare con grande beneficio.

Intanto stimola la ricerca e l’innovazione, spinge alla formazione continua, tacita le ansie di competizione (il più bravo, con un percorso formativo è perfettamente raggiungibile), stimola coordinamento e cooperazione.  

Formazione continua, miglioramento continuo, creatività al massimo nell’individuare obiettivi e strade per raggiungerli presto e bene.

Non è più il tempo di dormire, ma quello di industriarsi: sono meravigliose le cose che un’umanità ispirata può creare con benefico generale condiviso.

 

L’organizzazione politica che farà sue, intrinsecamente sue, le metodiche della qualità, ragionate in un quadro filosofico sociale coerente e qualitativo per il benessere sociale e produttivo, ha la certezza, con tempi programmati e verificati, di conseguire l’organizzazione positiva delle comunità, dalle più piccole fino all’Europa.

Un esempio pratico: creare il network di tutti quei gruppi che operano per il rinnovamento, per condividere metodologie della qualità, aderendo al minimo comune multiplo dei valori condivisibili, svalutando nel contempo ciò che potrebbe dividere. In un percorso vicendevolmente conoscitivo e accrescitivo;  nel breve termine formare una forza politica generale  di coordinamento di questi gruppi che  esprimano direttamente i loro rappresentanti nei vari appuntamenti elettorali.

Per una forza realmente ancorata  al territorio, di cui si può avere fiducia, grazie alle procedure di garanzia della qualità, del pensare e dell’agire.

 

Peter Capra

Filosofia della Qualità 

www.petercapra.eu

 

Roma, 28 agosto 2010



[1] Le guerre obbediscono a questa logica e quanto essa sia possente lo si constata dal fatto che i periodi di guerre superano ben di più i periodi di pace e che i trattati di pace, destinati ad essere permanenti, nella quasi totalità dei casi sono stati delusi. 


 

 
 
 
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