libera informazione

siamo sotto regime, possibile che ci sia ancora gente che non se ne accorge ....? o semplicemente se ne frega e non vuol vedere!! rivogliamo lo Stato libero e democratico nato dalla RESISTENZA!! FALCONE E BORSELLINO, SONO LORO I MIEI EROI!! "Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini!"

 

19 LUGLIO 1992

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"E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio.
Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti."
Paolo Borsellino

 

In un Paese che sta andando alla deriva, che è schiacciato dalla casta e la cui informazione è in mano ai media di regime, un'informazione libera e corretta è forse l'unico barlume di speranza ....
Sapere esattamente come stanno le cose, dà la possibilità alla gente di ragionare con la propria testa. Questo blog vuole essere una vetrina che raccoglie informazioni da chi racconta i fatti, tali e quali, senza manipolarli. Vuole essere semplicemente informazione, affincè sempre più persone sappiano!
quartastrega

 











 

 Gli italiani hanno votato "democraticamente" regime e mafie. Adesso sono cavoli amari, per tutti!!

 Più di 125mila accessi contemporanei su raiperunanotte in streaming

Il più grande evento web della storia italiana

www.youtube.com/watch?v=lhaJ_nYQOZU  Riccardo Iacona (Presadiretta)
 
 

     VOGLIA DI CAMBIARE


Vi consiglio la lettura di questo libro per capire come si potrebbe vivere sfuttando le energie alternative a costo zero, la bioedilizia, ecc, in totale arnomia con l'ambiente. L'Italia è un Paese "primitivo", i governanti pensano al nucleare come il "futuro", come una nuova fonte di energia.
Peccato che gli altri Paesi europei la stanno dismettendo perchè largamente superata!!! Complimenti, arriviamo sempre dopo gli ultimi!

 

 

solo il 5% del fabbisogno mondiale è prodotto dal nucleare: fa ridere! e pensare che abbiamo sole, vento e acqua che non aspettano altro che darci energia!!! Sapete quanta acqua occorre per raffreddare un impianto nucleare? ma l'acqua non è inesauribile!

 

5 DICEMBRE 2009 NO B DAY

 

il Popolo dice basta!!

 

 
 

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Carabinieri, protesta senza precedenti "Basta belle parole e ringraziamenti ipocriti"

Post n°166 pubblicato il 20 Ottobre 2011 da laquartastrega
 

Dopo poliziotti e militari dell'esercito, anche l'Arma in campo contro le condizioni in cui i suoi uomini sono costretti a lavorare. Il Cocer usa toni forti: "Stanchi di subire le imposizioni di un esecutivo che continua imperterrito a penalizzarci economicamente per giustificare i propri sprechi"

di ALBERTO CUSTODERO La Repubblica

Tagli e botte in piazza: dopo la protesta di piazza dei poliziotti 1 alla quale s'erano associati i militari dell'esercito, arriva quella, a sorpresa, dei carabinieri, che in un comunicato del Cocer attaccano la casta, il governo e il premier. Non era mai successo a un esecutivo di suscitare la contemporanea protesta di polizia, carabinieri ed esercito per i tagli a sicurezza e difesa.

Anche l'Arma ora non ci sta più, i militari sono "stufi". Rompono il loro consueto silenzio. E, soprattutto, la tradizione che li vuole non solo nei secoli fedeli, ma sempre rispettosi soprattutto nei toni nei confronti del governo che, di recente, li ha elevati a rango di quarta Forza Armata. Va detto che l'Arma dipende un po' dalla Difesa (polizia militare), un po' dall'Interno (ordine pubblico), un po' dalla Salute (Nas), un po' dall'Ambiente (Noe), un po' dai Beni culturali (Nucleo patrimonio artistico), un po' da Palazzo Chigi. Senza contare che dai loro ranghi proviene uno dei tre direttori dei servizi segreti, il generale Giorgio Piccirillo (Aisi).

Ma il combinato disposto dei tagli alle risorse della sicurezza e del lavoro massacrante al quale sono stati sottoposti a Roma sabato scorso 2, li ha esasperati. La preoccupazione per la manifestazione No-Tav di domenica in Val di Susa("auspichiamo - dicono - che sia garantita "in primis" l'incolumità del personale in divisa"), ha fatto esplodere tutta la loro rabbia finora compressa nelle caserme. E hanno deciso di uscire allo scoperto per "urlare", per usare le parole di un alto ufficiale dell'Arma, il loro "grido di allarme". I militari, si sa, non hanno facoltà di esprimere dissenso, né, tantomeno, di protestare pubblicamente. Questo compito è demandato dunque al loro unico organo di rappresentanza, il Cocer, una sorta di sindacato democraticamente eletto. È questo organo di rappresentanza a esprimere "umore e preoccupazione" per quanto sta avvenendo. Lo fa, forse per la prima volta nella storia dell'Arma, con un linguaggio forte e con toni antipolitici e antigovernativi stile sindacati di polizia, forse anche per appagare in qualche modo la protesta che proviene dal basso da una base di carabinieri e sottufficiali che non sono più disposti a incassare botte "per sette euro all'ora".

"Il governo - accusa il Cocer carabinieri in polemica, senza però mai citarlo, con il ministro della Difesa Ignazio La Russa - taglia sulla sicurezza, ma non si dimentica di finanziare la festa delle Forze Armate del prossimo 4 novembre". "È questo - continua - un governo impegnato a salvaguardare l'apparenza più che la sostanza: si sa, le foto ricordo durante queste manifestazioni possono valere più di cento parole, facendo percepire agli ignari cittadini una vicinanza al comparto sicurezza e difesa, di fatto inesistente! Con i tagli alle spese dell'ordine e sicurezza pubblica, il governo ha infatti dimostrato tutti i limiti della sua azione".

Ecco il j'accuse alla casta. "Alla nostra classe politica - sostiene la rappresentaza militare - non interessa che durante questi servizi il Carabiniere il più delle volte non mangi, oppure lavori dodici ore continuative senza percepire straordinario e in condizioni a dir poco aberranti come ampiamente hanno dimostrato le immagini dei violenti scontri di piazza. A loro interessa solo tagliare le spese per questi servizi. Siamo nel pieno ciclone alimentato da una classe politica che pensa più che a salvaguardare, ad aumentare i propri privilegi". "Ci chiediamo - è l'affondo rivolto polemicamente in questo caso al ministro dell'Economia Giulio Tremonti - quali spese verranno tolte dal bilancio statale, visto che siamo già altamente maltrattati".

Ed ecco l'attacco frontale al governo. "I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze) e che continua a chieder loro sacrifici economici". "Oggi - continua la protesta - abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l'italiano è gravemente compromessa. Garantire sicurezza, per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perché pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell'ordine e della sicurezza pubblica".

Ce n'è anche per il premier: "Qualcuno - attacca il Cocer - spieghi al presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere fa per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino. I Carabinieri rimandano al governo le belle parole ed i ringraziamenti ipocriti".

Il malessere serpeggia fra le forze dell'ordine. Martedì i sindacati di polizia di tutto l'arco costituzionale hanno protestato in piazza contro il ministro dell'Interno Roberto Maroni che riferiva al Senato sulla guerriglia di sabato. Nella stessa giornata il Cocer Esercito solidarizzava (anche questo, senza quasi precendenti), con la manifestazione dei poliziotti. "I tagli all'Esercito - denuncia il suo Cocer - la componente più impegnata nelle missioni all'estero, incidono sulla protezione e sulla sicurezza del personale. E stanno facendo vertiginosamente decadere la qualità della vita nelle caserme".

(20 ottobre 2011)

 
 
 

Pdl all'attacco della Costituzione

Post n°165 pubblicato il 20 Aprile 2011 da laquartastrega
 

da www.repubblica.it

"Il Parlamento è sovrano assoluto"

Il partito del premier deposita una proposta di legge per riformare l'articolo 1 della costituzione ribadendo "la centralità del parlamento nel sistema istituzionale della Repubblica". "Anche il capo dello Stato mortifica l'Aula". Il deputato: a titolo personale 

ROMA - "Il parlamento è sovrano, gerarchicamente viene prima degli altri organi costituzionali come magistratura e consulta e presidenza della Repubblica". Dal Pdl arriva un nuovo attacco contro i giudici, ma anche contro il capo dello stato, attraverso una proposta di legge per riformare l'articolo 1 della Costituzione ribadendo "la centralità del parlamento nel sistema istituzionale della Repubblica".

"Visto che al momento non è possibile fare una riforma in senso presidenziale come vorrebbe Berlusconi- spiega il deputato Remigio Ceroni - per ora ribadiamo la centralità del parlamento troppo spesso mortificata, quando fa una legge, o dal presidente della Repubblica che non la firma o dalla Corte costituzionale che la abroga. Occorre ristabilire la gerarchia tra i poteri dello Stato. Se c'è un conflitto, occorre specificare quale potere è superiore".

La legge consta di un solo articolo: il comma 1 dell'articolo 1 della costituzione è sostituito dal seguente comma: "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale".

Attualmente, l'articolo 1 della costituzione recita: "l'italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione". Ma questo, per Ceroni, non è sufficiente a ribadire la "superiorità gerarchica" delle camere rispetto agli altri organi e poteri. Da qui l'idea della proposta. Che, dice Ceroni, "è fatta a titolo personale. Non ne ho parlato con Berlusconi nè con altri dirigenti del Pdl".


"E' una proposta a titolo personale", ha detto Ceroni interrogato sull'origine della sua proposta.

 
 
 

Processo breve, via libera della Camera con 314 voti a favore

Post n°164 pubblicato il 14 Aprile 2011 da laquartastrega
 

www.ilfattoquotidiano.it

Silvio Berlusconi ce l’ha fatta. Con una maggioranza di 314 voti, il processo breve è stato approvato dalla Camera. Fino all’ultimo momento l’opposizione ha tentato di ritardare quello che si annuncia come un vero e proprio disastro per la giustizia italiana. Per salvarsi dai suoi processi, il Cavaliere ha dato il via libera alla cancellazione di circa 15mila processi, tra cui alcuni tra i più sanguinosi e terribili della recente storia del Paese. Alla Camera è stata battaglia, al Senato non sarà la stessa cosa anche se il tempo potrà favorire, in qualche modo, il lento logorarsi del partito del premier, ormai ostaggio di una guerra per bande che proprio questa settimana si riuniranno in banchetti diversi, dispersi per la Capitale, in attesa (tutti) di cannibalizzare quel che resta del Pdl. E, forse, anche di Silvio.

Intanto, per Berlusconi questa norma rappresenta l’ennesima vittoria parlamentare. La maggioranza, seppur puntellata dalla constante presenza dei ministri, di fatto ha retto bene una serie di sedute tesissime e non prive di trappole ordite dall’opposizione sul filo del regolamento, segno che per restare a galla (e andare dritti verso l’agognato vitalizio parlamentare, ottenibile solo a fine legislatura) sono tutti pronti a pagare qualsiasi prezzo a Silvio. A cominciare dalla sua impunità. E’ stato quando ormai era tutto perduto e persino l’unico voto segreto sull’articolo 3 è passato con 316 voti, dunque con 10 voti in più della maggioranza, che lo sfogo delle opposizioni si è fatto dolente. “Abbiamo fatto tutto il possibile contro questa vergogna – ha commentato amaro Dario Franceschini – questo provvedimento volevano approvarlo in due giorni solo due settiamane fa, abbiamo fatto un’opposizione intransigente, usato e interpretato creativamente tutte le norme parlamentari, abbiamo tenuta aperta il più possibile questa vergogna davanti al Paese”.

Forse servirà anche questo. L’aver urlato, a telecamere aperte poco prima del voto finale, che con il processo breve si salvava certo Silvio dai suoi processi, ma si dava anche un poderoso colpo di spugna alla domanda di giustizia dei parenti delle vittime dell’Aquila, o a quelli di Viareggio o, comunque, a tutti quelli che sono in attesa di veder condannare qualcuno per omicidio colposo, per la prima volta da molto tempo ha mostrato che un’opposizione in Italia c’è; di questo il Cavaliere dovrà tenere conto anche in vista delle prossime elezioni, anche se crede di aver inferto, con questo provvedimento, un colpo ferale ai suoi acerrimi “nemici” giudici. Da tenere presente un dato: durante la conferenza dei capigruppo, Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl, aveva chiesto ai colleghi dell’opposizione di “astenersi da plateali atti di provocazione” per “non dare una brutta immagine del Parlamento”; quando si dice senza vergogna.

Ora il processo breve passa al Senato dove si prevede che possa essere approvato definitivamente entro la fine di maggio (compreso il necessario passaggio in commissione). A quel punto tutte le speranze saranno riposte nel Capo dello Stato. In questi giorni di feroce dibattito, molto spesso si sono rincorse le voci che vorrebbero Giorgio Napolitano fortemente critico sulla legge. L’ipotesi più accreditata prevede che il Colle possa bocciare solo una parte della legge, rinviandola alle Camere per questioni di possibile incostituzionalità (si parla, ovviamente, della parte sulla prescrizione breve), ma la risposta di Berlusconi, a quanto si apprende, sarebbe già pronta. E capace di far scoppiare un conflitto istituzionale di portata maggiore di quelli visti finora; nel Pdl circola la voce che il Cavaliere sarebbe intenzionato a far riapprovare dalle Camere l’articolato “solo modificando qualche virgola”, in modo da obbligare Napolitano, come prevede la legge, a firmarla comunque.

Un affronto alle istituzioni, senza dubbio, di cui Silvio Berlusconi si farà nuovamente beffe pur di raggiungere lo scopo; prima l’immunità, poi una nuova vittoria elettorale, forse un po’ prima del 2013, in una campagna elettorale puntata tuitta contro il potere giudiziario. Il primo passo verso il raggiungimento dell’obiettivo è già stato fatto giusto stasera, in diretta tv. Adesso il Cavaliere è ad un passo dalla prescrizione del processo Mills e, in successione, da quello Mediaset e Mediatrade, mentre per l’affaire Ruby forse dovrà attendere che l’ennesima porcata, la norma Mugnai presentata al Senato sul processo lunghissimo, vanifichi anche questo ennesimo sforzo della magistratura per ottenere giustizia. Il processo breve, però, è anche altro, oltre ad ennesima, vergognosa legge ad personam. E’, soprattutto, un colpo mortale alla giustizia italiana e a tutte quelle persone che da anni, spesso davvero da troppi anni, attendono di vedere pagare i colpevoli di alcuni dei più gravi delitti che hanno punteggiato gli ultimi decenni della storia criminale del Paese.

 
 
 

Omeopatia, dentista e psicologo tutti i rimborsi per i deputati

Post n°163 pubblicato il 11 Aprile 2011 da laquartastrega

da www.repubblica.it
PARLAMENTOOmeopatia, dentista e psicologo
tutti i rimborsi per i deputatiTolto il segreto sui costi dell'assistenza integrativa dei deputati e dei loro familiari. Nel 2010 spesi oltre 10 milioni di euro. Ma non tutto è ancora pubblico di ALBERTO CUSTODERO

ROMA - Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio. Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio.

Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari.

Per curare i problemi delle vene varicose (voce "sclerosante"), 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket.

A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks. I deputati di Pannella chiedono i dati delle consulenze e degli appalti e contratti vari, e poi li pubblicano online "perché solo così - spiega l'onorevole Rita Bernardini - i conti della Camera sono sottoposti al controllo dell'opinione pubblica. In caso contrario alla Camera si sentono liberi di fare qualsiasi cosa perché tanto non c'è nessuno che li controlla".


Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati. "Abbiamo chiesto - dice la Bernardini - quanti e quali importi sono stati spesi nell'ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal 'fondo di solidarietà sanitarià come ad esempio balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l'importo degli interventi per chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li hanno voluti dare". Perché queste informazioni restano riservate, non accessibili? Cosa c'è da nascondere?

Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera: "Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità di un'attività di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste".

Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario. "Non ritengo - spiega la deputata Rita Bernardini - che la Camera debba provvedere a dare una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo gia l'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata. Non si capisce perché questa 'mutua integrativà la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori". "Secondo noi - aggiunge - basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all'anno".

(11 aprile 2011)

 
 
 

I sacrificati di Fukushima

Post n°162 pubblicato il 16 Marzo 2011 da laquartastrega

Cinquanta tecnici in lotta con la centrale

“Noi restiamo nella centrale”. Sanno benissimo a che cosa vanno incontro: saranno contaminati dalle radiazioni. E poi ci sono le esplosioni che da un momento all’altro potrebbero spazzarli via. Però rimangono, a lottare contro i sei reattori impazziti. Sono i cinquanta tecnici della Tepco che si sono offerti di restare per scongiurare la fusione, la catastrofe per il Giappone. A Fukushima I lavorano ottocento operai. La gran parte è stata evacuata, ma la Tepco ha lanciato un appello ai tecnici: “Chiediamo a cinquanta di voi di restare”. E loro hanno fatto un passo avanti. No, non per una promozione, per un premio, perché è inutile nasconderselo: chi resta oggi a Fukushima non avrà il tempo di godersi niente. Chi resta lo fa dimenticando se stesso. Lo fa per la propria famiglia e il Giappone devastato. È un attimo, il tempo di scrivere il proprio nome sul registro della Tepco. E poi basta: una volta entrati a Fukushima I, tornare indietro è impossibile. Il corpo in poche ore assorbirà più radiazioni che in anni e anni. Come gli elicotteristi di Chernobyl: erano aviatori impegnati sul fronte afghano, ottennero di tornare in patria in cambio di questa missione. Scaricarono dal cielo tonnellate di cemento per coprire il nucleo. Ci riuscirono, ma dopo sofferenze atroci morirono tutti. I tecnici Tepco, però, hanno scelto liberamente. Potevano salvarsi. Inutile, però, ripensarci una volta superati i cancelli di Fukushima. Non serve guardare i contatori geiger appesi alla cintura con le lancette impazzite. E non c’è il tempo, dentro la centrale, per ascoltare gli ingegneri nucleari che dai comodi studi della televisione avvertono: “Il livello della radioattività rischia di uccidere in poche ore chi è rimasto a Fukushima I”.

Ormai è un altro mondo quello fuori, la campagna brulla intorno alla centrale sembra a portata di mano, ma è lontana una vita. I tecnici indossano tuta bianca e respiratore, ma più che per proteggersi lo fanno per la disciplina che non riescono a scrollarsi di dosso. Di fronte a una fusione a pochi passi, sono nudi. Così continuano la battaglia. Fino a ieri con loro c’erano i soldati e gli esperti americani. Adesso sono soli. Bisogna prima di tutto presidiare la sala controllo, anche se l’enorme pannello degli strumenti toglie la speranza: centinaia di spie accese, tutti i livelli fuori scala, nessuno ormai fa più caso agli allarmi. Sono tre giorni che la centrale scivola verso il disastro: sabato l’esplosione al reattore 1, domenica al reattore 3. Lunedì al 2: le barre di uranio sono rimaste esposte, senz’acqua di raffreddamento, e la fusione è cominciata. Poi ecco un boato, il fumo che ha avvolto tutto e si è portato via la vita di sei persone, cinque soldati e un tecnico di trent’anni. Ma ormai tutti e sei i reattori (anche i tre già spenti al momento del terremoto) sono fuori controllo. È come una nave che affonda, ma l’equipaggio non l’abbandona.

“Bisogna pompare l’acqua nei reattori”, sono le istruzioni. Facile a dirsi, ma l’acqua non c’è più, evaporata, se la sono bevuta tutta le barre incandescenti. Non resta che il mare, ma le pompe e i motori sono fuori uso, ridotti a un groviglio. Nei corridoi della centrale deserta risuonano voci, un’altalena di speranze e terrore: “Le barre del 2 sono scoperte, c’è rischio di fusione”. Ma i tecnici ci provano, rubano ogni litro disponibile: “Abbiamo riportato trenta centimetri d’acqua”. L’illusione dura un attimo: “Il liquido è evaporato, la fusione è cominciata”. Ma i cinquanta tecnici restano. Le famiglie da lontano possono solo guardare le immagini alla televisione. I teleobiettivi inquadrano quei puntini bianchi che si muovono senza sosta tra i reattori.

 
 
 
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Un blog di: laquartastrega
Data di creazione: 20/02/2008
 

".... Che potrò io rendere a te, o Regina, ricca di pietà e di magnificenza? La vita che mi resta io consacro a te, ed a propagare ovunque il tuo culto, o Vergine del Rosario di Pompei, alla cui invocazione la grazia del Signore mi ha visitato. Promuoverò la devozione del tuo Rosario; narrerò a tutti la misericordia che m’impetrasti; predicherò sempre quanto fosti buona con me, affinché anche gl’indegni come me, e i peccatori a te si rivolgano con fiducia."

 

  SE MI ABBANDONI,
SEI UNA BESTIA!

 

23 MAGGIO 1992

"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini!"
Giovanni Falcone

 

19 LUGLIO 1992

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"E' normale che esista la paura, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio.
Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti."
Paolo Borsellino

 

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"Proclamare il diritto all'uguaglianza in una società che ha bisogno di una massa di schiavi salariati vuol dire aver perso la testa" [Friedrich Nietzsche - 1889]

 

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