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Commento alle letture della liturgia del giorno

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DAVANTI ALLA PAROLA

Post n°932 pubblicato il 05 Settembre 2015 da sebregon

Il blog ' Davanti alla Parola' lo trovate al seguente link : 

                                                       davantiallaparola.blogspot.it 

 
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SE LA VITA FOSSE VISSUTA ALL'INSEGNA DEL DONO NON VI SAREBBERO PIU' GUERRE E NESSUNO PATIREBBE LA FAME

Post n°931 pubblicato il 10 Giugno 2015 da sebregon

 

 

 

IL BLOG CONTINUA SU QUESTO

NUOVO INDIRIZZO:

                                        http://davantiallaparola.blogspot.it/

 

 

 

 

11 GIUGNO 
SAN BARNABA
Apostolo (sec. I) 


 Mt 10,7-13



In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».

 

Rimanere in pace comunque, anche là dove non tutto sembra andare bene. Il consiglio di Gesù è che trovandosi di fronte a qualcosa che ci respinge noi giriamo i nostri tacchi, ma non perdiamo la nostra pace. Lui ci invita a viaggiare leggeri, senza portare con noi bagagli materiali e psicologici pesanti che appesantiscono il nostro cammino. E l’invito alla gratuità? Siamo in imbarazzo perché dimentichiamo spesso ciò che abbiamo ricevuto. E per praticare la gratuità è necessaria la memoria di ciò che abbiamo ricevuto. Per uscire dalla logica folle del prezzo, del quanto ci costa, abbiamo bisogno di ricordare a noi stessi ciò che gratuitamente ci è stato elargito perché relazionandoci con ciò che abbiamo ricevuto, possiamo maturare pratiche di gratuità che possono assumere le forme più diverse.

 

 Livio Cailotto

 

 

 
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CAMBIO INIRIZZO BLOG

Post n°930 pubblicato il 04 Giugno 2015 da sebregon

IL BLOG CONTINUA SU QUESTO

NUOVO INDIRIZZO:

 

 

http://davantiallaparola.blogspot.it/

 

 

 

 
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CAMBIO INDIRIZZO

Post n°929 pubblicato il 28 Maggio 2015 da sebregon

IL BLOG DAVANTI ALLA PAROLA SI è TRASFERITO AL SEGUENTE INDIRIZZO

 

http://   davantiallaparola   .  blogspot .it

 
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BEATI NOI SE SAPREMO GUARDARE AI BISOGNI DEI NOSTRI FRATELLI E NON ALL'AFFERMAZIONE DEL NOSTRO IO

Post n°927 pubblicato il 25 Maggio 2015 da sebregon


VIII SETTIMANA DI PASQUA
 – SAN FILIPPO NERI (m)


 


   

 

 

 

 

Mc 10, 28-31



In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

 

 

Pietro ci rappresenta tutti. E’ la voce della nostra coscienza che non fa un passo se non ne vede il tornaconto. Nel suo chiedere però Pietro è sincero come è stato sincero nel seguire Gesù. Egli, avendo lasciato tutto, si sente autorizzato a chiedere cosa ne otterrà in concreto. In Matteo la frase di Pietro è più completa:Allora  Pietro  prendendo la  parola disse: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo  seguito; che cosa dunque ne ?". (Mt 19, 27). Gesù sta dicendo a Pietro che il pieno che egli si aspetta in questa vita per la sua sequela lo riceverà nell’altra vita mentre in questa già nel presente riceverà sempre “cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni”. Pietro, come del resto anche noi, non si aspettava il finalino delle ‘persecuzioni’ e sicuramente gli sarà rimasto oscuro questo passaggio. Ricordiamoci che i discepoli  non potevano mai credere di dover subire delle persecuzioni a causa di Gesù dal momento che non ne vedevano il motivo visti i suoi miracoli e le guarigioni di cui beneficiava le persone d il popolo. Solo dopo la conclusione della vita di Gesù su questa terra e la discesa dello Spirito Santo, nonchè le prime persecuzioni, si renderanno conto del senso di quelle parole.   Poi arriva anche la frase che inchioda la nostra continua voglia di primeggiare, di occupare i primi posti. Gesù ci dice che chi vuole essere primo non ha tempo di guardarsi attorno perché è attratto dall’oggetto del suo desiderio. Gli ultimi invece non hanno questa premura e quindi, essendo più rilassati, possono guardarsi attorno e rimanere più influenzati dal contesto e, se sono delle anime buone, sanno anche mettersi a disposizione dei bisogni degli altri semplicemente perché li vedono, dove il ‘vedere’ è già un primo accogliere.

 

 

La nostra vita e la Parola

 

 

 

Spirito Santo, aiutaci nelle situazioni a lasciar essere il mondo senza che subisca il nostro assalto. Illumina la nostra mente perché possiamo capire quanto sia meglio non dare delle soluzioni a scapito invece di quanto potremmo fare assieme agli altri ascoltandoli e servendoli.

 

Michele Sebregondio

         

 

p.s.

 

 

https://davantiallaparola.blogspot.com/b/post-preview?token=t4TBjk0BAAA.eR9cqkrziZmSFM6uruqdIw.uZZTshwpvzumFrzX38L_TA&postId=5750872375193401574&type=POST#!/2015/05/viii-di-pasqua-filippo-neri-mc-10-28-31.html

 

 

...sto provando a migrare su google                                     

 
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SEGUIRE GESU' DA' ORIZZONTE ALLA NOSTRA VITA

Post n°926 pubblicato il 22 Maggio 2015 da sebregon

 

  

VII SETTIMANA DI PASQUA – SABATO



Gv 21,20-25


In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. 


E noi potremmo chiedere al Signore che ne sarà di noi. Forse però è meglio che continui in prima persona chiedendo a Gesù: “ Che ne sarà di me?”. E la sua risposta, parafrasando il senso di quella data a Giovanni, la posso interpretare così: “Non ti interessare al tuo futuro, non perdere tempo ad immaginare ciò che sarà ma seguimi adesso perché il tuo futuro te lo mostrerò passo dopo passo mentre percorri la tua strada assieme a me”. E’ dunque quello del Signore un richiamo ad uscire fuori dalle nostre attese e dal bisogno che abbiamo di progettarci un percorso che ci rassicuri e che sia frutto della nostra abilità a vivere e sopravvivere in questo mondo. Nel ‘seguimi’ così perentorio e totalizzante non c’è spazio per un cammino solitario. Seguire Gesù è seguire la vita ed egli si è meritato davanti ai nostri occhi questa  sequela perché sappiamo che seguirlo significa abbracciare pienamente l’amore del prossimo nella luce dell’unità con il Padre celeste come Gesù ce lo ha testimoniato durante tutta la sua vita. E così possiamo applicare il ‘seguimi’ di Gesù anche quando vorremmo seguire i nostri umori del momento e cioè quando vogliamo ritirarci nel cantuccio dell’irresponsabilità o quando nicchiamo nelle nostre quisquilie che però ci sembrano ondate devastanti che ci gettano nell’impotenza. Ecco il ‘seguimi’ è la possibilità concreta di decentrarci semplicemente facendo un salto nel pieno di Gesù che cancella quella parte del nostro vissuto che ci vuole dolenti, nullafacenti e senza alcuna speranza. Dobbiamo andare oltre noi stessi per uscirne perché ciò che abbiamo totalizzato come ‘noi stessi’ è sola una delle stanze in cui ci capita di dimorare, oltre ve ne sono altre e per visitarle abbiamo una guida e questa è Gesù che non aspetta altro che farcele conoscere.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo, accendi in noi il desiderio di seguire Gesù oltre noi stessi perché sappiamo che, solo seguendolo, arriveremo al grande porto dove Egli ci attende per le grandi traversate nelle acque di questa meravigliosa vita.

 

Michele Sebregondio

  

 

 

 
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GESU' AMA PERCHE' E' STATO AMATO

Post n°925 pubblicato il 21 Maggio 2015 da sebregon

VII SETTIMANA DI PASQUA - GIOVEDÌ





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In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Gesù non è come Budda o Maometto perché questi sono nati nel ciclo d'esistenza di questo mondo. Gesù invece esiste prima che i cieli e la terra siano stati creati. Anzi come si legge nel prologo di Giovanni: "In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui,e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. " (Gv 1, 1-3). Gesù fu ucciso perché come dicevano i suoi avversari da ‘uomo' s'era fatto ‘Dio'.


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Che le cose siano come ci ha testimoniato Gesù lo sappiamo dal fatto che tutto ciò che ha detto e fatto si è verificato: "Poi prese con sé i Dodici e disse loro: "Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, e tutto ciò che fu scritto dai profetiriguardo al Figlio dell'uomo si compirà. Sarà
consegnato ai pagani, schernito, oltraggiato, coperto di sputi e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà". (Lc 18, 31-33) Ora qui dobbiamo essere chiari: come crediamo alle verità storiche secondo quanto ci sono state consegnate da ogni genere di documenti così dobbiamo credere alla verità delle scritture, ed in modo particolare dei vangeli.

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I vangeli sono racconti di persone che riferiscono esperienze effettivamente vissute. Il piano della fede invece è un altro perchè un conto è credere che ciò di cui si legge, confortato da tutte le ermeneutiche possibili e da seri studi storiografici, sia successo veramente, un altro è credere che Gesù sia veramente Dio e portatore efficace di salvezza per ogni uomo.

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Per noi cristiani la fede è un dono e cioè un qualcosa che si riceve nel momento in ci il nostro cuore si apre per riceverlo. Non c'è nessun passaporto che ci permetta di credere in Gesu' se non è vidimato dal suo stesso Spirito. Gesù viene a darci qualcosa che non è pagabile o pensabile o creabile da noi stessi. La vita di Dio abita un altro mondo e non vi sono strade che possiamo segnare per arrivarci. Gesù è venuto a darcela questa via: è Lui stesso e non è una via qualsiasi ma legata alla verità ed alla stessa vita. Noi sappiamo cosa vuol dire ‘vita' perché quando non l'abbiamo più siamo morti e così possiamo capire bene a fondo cosa voglia dire Gesù quando afferma d'essere Lui la vita. Con Gesù e con l'accettazione del suo dono, noi viviamo e vivremo perché abbiamo fede che per noi la morte è come un addormentarsi per risvegliarsi in Dio.

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Questa è la grande notizia ed il grande dono che è venuto a portarci Gesù, e cioè la vita eterna contro ogni suggeritore che vuole costringerci a credere che la morte è un espianto da ogni possibile forma di vita che non sia quella dei vermi. L'amore del Padre che ha amato Gesù prima della creazione del mondo è assunto da Lui e ridato a noi nello stesso modo. E ciò, se ci pensiamo bene ricalca anche la nostra esperienza, perché ogni volta che siamo stati toccati da una vera forma d'amore vogliamo a nostra volta ridarla nello stesso modo come l'abbiamo ricevuta e conosciuta.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo fra poco rivivremo il momento in cui per la prima volta sei sceso su coloro che Gesù ha chiamato amici e grazie a quel momento sappiamo che la tua presenza è sempre assicurata anche a noi che amiamo Gesù. E ci conforta pensare che tu agisci anche in chi, pur non conoscendoti, corrispondono all'impronta d'amore impressa da Padre nel loro cuore. Grazie, grazie... e continua ad illuminare le visioni ristrette della nostra mente.

 

Michel Sebregondio


ps.: oggi in bianco e nero e senza immagini perchè questo blog di libero oggi è in grande affanno: speriamo si rimetta presto!

 
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NON SI PUO' PREGARE PER IL MONDO DEL MALE PERCHE' QUESTI RINNEGA LA VITA

Post n°924 pubblicato il 18 Maggio 2015 da sebregon

VII SETTIMANA DI PASQUA - MARTEDÌ

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Gv 17, 1-11





In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te». 



 

Un brano “filosofico”, apparentemente criptico, come spesso se ne trovano nel Vangelo di Giovanni. Il Figlio glorifica il Padre e gli chiede di essere glorificato. A dire il vero, nelle parole di Gesù di questo brano mi emoziona più di tutto l’inizio. Quel “Padre, è venuta l’ora” mi risuona dentro e mi emoziona. Lo sento umano, carnale, pieno di sensibilità e vulnerabilità umana.

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Non così il Gesù “teologo” delle righe successive, che distingue gli uomini “datigli” dal Padre rispetto agli altri, che non gli hanno creduto. E anche quel “non prego per il mondo” mi suona così poco umano, così ancora giudicante, così poco amorevole. Sì, il Gesù che mi tocca è ancora “nel” mondo, come gli esseri umani che sta per lasciare…

 

Alessandra Callegari



 
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CREDERE NON BASTA OCCORRE VEDERE A CHI SI CREDE E PERCHE'

Post n°923 pubblicato il 15 Maggio 2015 da sebregon

VII SETTIMANA DI PASQUA - SABATO

Gv 21,20-25



In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. 

 

E per parte nostra, stimolati da quest’ultima frase, possiamo dire che i vangeli hanno una ricchezza  inesauribile tanto sono ricchi di spunti, di luci e di suggerimenti per la nostra vita e di finestre aperte su Dio stesso. Inoltre nella lettura dei vangeli siamo presi da un’ulteriore ammirazione e cioè che  i vangeli, come ultimo capitolo di una storia che va indietro di qualche millennio, sono di una brevità, sinteticità e multiformità ( i vangeli sono quattro e cioè vi sono dietro quattro autori e quindi prospettive diverse per raccontare uno stesso fatto e cioè la vita di Gesù) che non troviamo in nessun libro di questo mondo.

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La fede cristiana non è un credere cieco ma ha dietro una storia e può parlare all’intelligenza dell’uomo di ogni tempo purchè questi sia disponibile e non si nasconda dietro alla frase :’ sono cose di Chiesa’ o ‘non mi interessano perché non si vedono e non si toccano’ ecc. Anche la morte quando arriva non si vede, né si tocca ed anche se appare agli occhi dell’uomo la cosa più irrazionale di questo mondo eppure arriva e morde e non c’è nulla da fare.

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La conclusione è che la vita ha tanti misteri e non la si può affrontare come un qualsiasi altro modo del nostro vivere quotidiano.  E così abbiamo tutti senza eccezione un denominatore comune che è quello di porsi delle domande per ottenere delle  risposte. E sì perché al limite il punto è questo: non è importante credere o non credere ma il porsi sinceramente delle domande sulla vita e sulla morte senza pretendere di avere delle risposte già preconfezionate.

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I veri  cercatori della verità sono quelli che il Signore ama ed a cui farà pervenire le sue risposte che sono sempre adatte al percorso della  vita del richiedente e soprattutto sorprendenti . Quanti non cristiani, o addirittura praticamente atei, proprio per questa loro attitudine di ricerca, sono più avanti di coloro che, a parole si dichiarano cristiani, ma che lo sono solo sociologicamente dal momento che non sentono il fuoco di quell’amore che brucia e fa rinascere come lo vediamo nella vita del nostro Signore Gesù.  

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La nostra vita e la Parola

Spirito Santo, donato all’umanità per comprendere la grandiosa figura di Gesù, dona ai cercatori della verità ciò a cui anela il loro spirito quando non si contentano solo di questo mondo.

Michele Sebregondio

 
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ESSERE AMICI DI GESU' NON E' UN PRIVILEGIO MA SOLO LA CONSEGUENZA DI FARE CIO' CHE A LUI PIACE

Post n°922 pubblicato il 13 Maggio 2015 da sebregon

14 MAGGIO 
SAN MATTIA, APOSTOLO

 

 

  Gv 15, 9-17



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

Avevo 17 anni quando per la prima volta ho soggiornato una settimana a Taizé. Il mio interesse verso gli argomenti religiosi era molto tiepido ma ero molto interessato alla vita sociale ai contatti con i miei coetanei provenienti da tutta Europa.  Proprio in quella settimana ho partecipato all’incontro con il Fondatore della Comunità di Taizé Roger Schutz. Tornava da Parigi dove tra l’altro aveva assistito alla proiezione del film Jesus Christ Super Star.

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Il tema dell’incontro era centrato sulla fiducia e sull’amicizia. Con la sua mitezza e privo di qualsiasi ansia di convincere ha conquistato anche me. Parlava sempre di cose vissute e mai di teorie. I suoi scritti e la Regola di Taizé sono tuttora per me una fonte di nutrimento. Proprio da questi scritti traggo le poche righe che ancora oggi mi risuonano.  “Non a tutti è data un amicizia solida per una vita intera. Ma un tempo forte, un’esperienza di amicizia limitata nella durata, può segnare tutta un esistenza. Essa ricrea uno spirito altrimenti sconosciuto. Trasforma l’intimo della persona, la umanizza, le dà il senso dell’accoglienza.”

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Riflettendo sulle parole di Giovanni possiamo pensare  che questa sia stata l‘esperienza che gli apostoli hanno vissuto con il Cristo.

Livio Cailotto

 

 

 
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GESU' E' ANDATO VIA PER INVIARCI LO SPIRITO SANTO PERCHE' VUOLE FARCI ENTRAE IN UN GIRO PIU' GRANDE

Post n°921 pubblicato il 12 Maggio 2015 da sebregon

VI SETTIMANA DI PASQUA - MARTEDÌ   

 

Gv 16, 5-11



In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

 

 

E’ stato un bene che Gesù sia andato via da questa terra perché noi non avremmo potuto essere aiutati a capirne la vita. Anche i discepoli che hanno vissuto con Gesù hanno non lo hanno capito e solo dopo, grazie al dono dello Spirito Santo, hanno potuto essere introdotti fino in fondo nella sua vita. Ciò vuol dire per noi cristiani entrare sempre di più nella comprensione del mistero trinitario in cui abbiamo il Padre celeste che progetta la nostra salvezza, il Figlio che con la sua vita la rende possibile e lo Spirito Santo che ci fa capire il disegno del Padre portato avanti nelle parole e nelle azioni del Figlio. Lo Spirito Santo ci dà una comprensione interiore dei misteri divini nel momento in cui noi ci disponiamo a volerli ricevere come un dono. Egli convincerà gli uomini riguardo ai peccati che commettono per non aver creduto alla sua persona e queste sue parole non sono rivolte solo a coloro che hanno conosciuto direttamente Gesù ma anche a chi ha fatto di tutto per non avvicinarsi con cuore sincero alla sua vita. Penso a tantissimi che sanno tutto dei loro idoli terreni ma che non vogliono per partito preso  sfogliare una sola pagina del vangelo. Eppure non si trova al mondo un testo così intenso e così vero, così umano e così divino come questo piccolo libretto che ha trasformato il mondo e lo accompagnerà fino alla sua destinazione finale. Ed ancora lo Spirito Santo  dimostrerà a coloro che hanno occhi ed orecchie per intendere come il rifiuto di credere in Gesù è una colpa che avrà come effetto di non incontrarlo più in questa vita. Infine lo Spirito Santo ci farà vedere come il principe di questo mondo ormai è condannato senza remissione e ce lo dimostrerà grazie a Gesù che lo ha definitivamente sconfitto grazie alla sua resurrezione che ha mostrato in modo incontrovertibile agli uomini che l’ultima parola non è la morte come avrebbe voluto far credere il principe di questo, ma la vita.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo che sei qui vicino a noi nella vita di ogni giorno illumina la nostra mente e dai ardore al nostro cuore perché possiamo conoscere ed amare sempre di più il nostro fratello Gesù e vivere della sua giioia della vostra vita divina.

 

Michele Sebregondio

 

 
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SE GLI UOMINI CONOSCESSERO IL PADRE CELESTE VIVREMMO VERAMENTE TUTTI COME FRATELLI

Post n°920 pubblicato il 08 Maggio 2015 da sebregon

V SETTIMANA DI PASQUA - SABATO

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Gv 15, 18-21



In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola,
osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato». 

 

Prosegue il discorso di Gesù ai suoi discepoli nel corso dell’Ultima Cena. E il maestro continua a mettere in guardia: sappiate che… preparatevi a… non illudetevi su…Gesù mette in guardia perché assumere una certa posizione nel mondo vuol dire, in realtà, porsi fuori da un certo mondo. E questo, peraltro, non riguarda solo i cristiani. Riguarda tutti i “diversi”, quelli che si assumono il rischio di una verità scomoda, non consona alla routine, all’abitudine, al modus vivendi tradizionale.

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E che pagano il prezzo dell’odio altrui. Gesù esce fortemente dall’ortodossia e invita a fare altrettanto. A prendersi dei rischi, ad accettare di poter essere odiati. Peccato che questo invito così forte e coraggioso sia stato tradito dai suoi stessi discepoli – Giuda all’epoca, per trenta denari; ma quanti altri Giuda ha allevato in seno la Chiesa in duemila anni, e per cifre ben maggiori! – e continui a esserlo.

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Per tanti cristiani che hanno accettato di seguire l’invito e hanno reso testimonianza delle parole di Gesù, quanti cristiani hanno invece coltivato e praticato l’odio e continuano a farlo, appellandosi alla Legge… Io credo che sia ben più “cristiano” chi, vittima delle persecuzioni per questioni di fede, razza, lingua o genere, continua a coltivare dentro di sé amore e fiducia nella vita, di chi va a messa ogni settimana ma disprezza l’altro che non la pensa come lui, scaccia l’extracomunitario che chiede asilo, s’indigna contro l’omosessuale che vuole riconosciuti i propri diritti…

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Alessandra Callegari

 
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AMARE COME IL PADRE AMA IL FIGLIO GRAZIE A GESU' E' POSSIBILE.

Post n°919 pubblicato il 06 Maggio 2015 da sebregon

V SETTIMANA DI PASQUA – GIOVEDÌ

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Gv 15, 9-11



In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

 

Questa di Gesù è una lezione contro l’egoismo e l’importanza personale. Eppure per sfuggire al nostro sentirci egoisti anche noi come Gesù utilizziamo il ‘come’ ed il ‘così’. Una volta ho sentito un professore che ad aula piena, e vedendo uno studente arrivare in ritardo, si è permesso di rimbrottare tutti sulla puntualità ma avrebbe voluto fare di più quando, continuando nel suo parlare, ha ricordato che uno suo professore in una situazione simile aveva mandato tutti a casa. Anche lui era tentato di fare lo stesso. Non l’ha fatto ma ci è mancato poco ed ha creduto d’essere nel giusto ricordando un’azione, certamente non bella del suo professore.

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Ora al dilà di questo esempio applicato ad un modo sbagliato di intendere il ‘come… così’, è vero che sia nel male che nel bene noi viviamo di pratiche che abbiamo già visto e che ci servono per indirizzare le nostre azioni. Quando i riferimenti che abbiamo, come nel caso del professore che rimbrotta sono negativi, allora ci servono per mettere in atto il nostro egoismo o per sottolineare davanti agli altri il nostro essere di più, quando invece abbiamo davanti esempi buoni allora il nostro prenderli a riferimento dislocano veramente l’attribuirsi il merito altrove.

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Nel caso di Gesù egli ama  così come è amato dal Padre. E ci dice che nulla fa da sé o meglio che nulla è prodotto dalla sua persona come se lo avesse inventato lui. Gesù ridà agli altri tutto l’amore che ha ricevuto. Diciamo che è un ‘passatore’ d’amore. C’è merito in tutto ciò? Io direi di sì, ma non nel senso dell’ ‘io’ che inventa un modo di donarsi e per questo si crede bello e buono, ma nel senso di uno che vede come l’amore con cui è amato è infinito  e quindi non ha bisogno di inventarlo ma solo di accettarlo per ridarlo con la stessa forza ed intensità anche agli altri e quindi a noi.

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Gesù dice che come il Padre ha amato lui così egli ama noi ed ancora come Egli ha amato noi così noi possiamo amare Lui ed i nostri fratelli. Gesù ci immette in un giro d’amore che non ha confini e nello stesso tempo ci dice con quel ‘come’ che anche per noi è possibile vivere la qualità dell’amore che scorre tra il Padre celeste ed il suo Figlio Gesù. Detto questo ci sarebbe da sparire visto quanto siamo lontani dalla purezza di questo amore. Tuttavia se questo sembra essere la prima cosa che ci viene in mente, tanto siamo bravi a denigrarci, è anche vero che la nostra vita, anche se a chiazze di leopardo, è attraversato dal puro amore del Signore e se siamo onesti dobbiamo ammettere che sia così.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo, è vero che il più delle volte non siamo all’altezza di percepire l’alta qualità dell’infinito amore di Gesù riversato sulla nostra umanità, ma confidiamo in te Spirito divino perché possiamo attuare sempre di più il ‘come’ ed il ‘così’ alla maniera di Gesù.

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Per chi è interessato a Milano presso l'Abbazia di Chiaravalle (MM3 - Corvetto e poi la 77) ogni mercoledì alle ore 18 si riunisce un piccolo gruppo che ha come spiritualità di riferimento la trasfigurazione di Gesù, la preghiera del cuore e  l'ascolto della Parola nel silenzio della meditazione.

Michele Sebregondio

 
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E' PRECIPITATO IL PRINCIPE DI QUESTO MONDO ED E' ARRIVATO IL NOSTRO SALVATORE , GESU'

Post n°918 pubblicato il 05 Maggio 2015 da sebregon

V SETTIMANA DI PASQUA – MARTEDÌ

 

 

 

 

 

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Gv 14,27-31



In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco». 

Il principe di questo mondo, il diavolo, il divisore, nulla può contro Gesù ed allora ci si può legittimamente chiedere come mai egli si sia consegnato nelle sue mani. Ricordo che queste sue parole profetiche sono state poi confermate sul monte degli ulivi quando, venuti i soldati a prenderlo, Gesù li fece cadere tutti per terra dimostrando che non loro lo stavano portando via ma che era lui a consegnarsi.Gesù è nella pace perché ama il Padre e vuole intensissimamente ciò che lui vuole.

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E che cosa vuole il Padre? Vuole la salvezza di tutti gli uomini e Gesù, che ha intercettato nel profondo questo suo desiderio, vuole che si realizzi anche a costo della sua vita. Egli si consegna alla violenza degli uomini e si carica di un dolore immenso, ma, vivendolo nell’amore per il Padre e per  i suoi amici,  attraversa la morte per smascherare il principe di questo mondo quando davanti agli uomini fa loro balenare l’accusa tremenda nei riguardi del Padre e cioè che Egli ha creato gli  esseri umani solo per poi farli morire (intendendo qui per ‘morire’ una totale cancellazione dalla vita).

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La permanenza tra gli uomini subito dopo la sua resurrezione è stata voluta per sottolineare che la sua resurrezione non è stata una visione legata a qualche donna di mente debole, ma una vittoria giocata sul piano storico grazie a coloro che rivedendolo vivo acquisivano la certezza che un mondo diverso da quello del diavolo era possibile.  Gesù con la sua obbedienza e la sua resurrezione  fa cadere dal cielo satana che da quel momento  non più alcuna credibilità. Il nostro Gesù potrà così finalmente portare al Padre i suoi figli, diventati tali perché accolti come fratelli da suo Figlio, e continuerà a portarli fino a che durerà questo mondo. La nostra parte in tutto questo è quella d’entrare sempre di più nella percezione di questo grande mistero chiedendo l’aiuto dello Spirito Santo perché possiamo diventare, non dei pii devoti consumatori del sacro, ma anche noi dei portatori di fratelli al  Padre celeste grazie al nostro Gesù che ci ha insegnato la via.

 

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La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo che doni la comprensione dei grandi misteri della vostra divinità fa che la nostra mente si liberi sempre più dalla catene dell’incredulità per essere dei veri figli del Padre e fratelli leali e pieni d’amore verso Gesù.

 

Michele Sebregondio

 
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UN DESTINO MERAVIGLIOSO ACCOMUNA COLORO CHE SCELGONO GESU' E CIOE' ESSERE SUOI FRATELLI E FIGLI DELLO STESSO PADRE

Post n°917 pubblicato il 03 Maggio 2015 da sebregon

IV SETTIMANA DI PASQUA - SANT'ATANASIO (m) 
Vescovo e Dottore della Chiesa

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Gv 14, 7-14


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

 

Per vivere quel poco che riusciamo a capire del vangelo è importante capire le parole di questo vangelo di Giovanni. «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto» e "In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.". Queste equi-valenze che da sempre ci sembra di ascoltare sono la conferma di un amicizia irriducibile verso i discepoli.   

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Queste uguaglianze di potere e di trattamento che Gesù riserva ai suoi discepoli sono il segno della sua amicizia. Gesù si mette al servizio dei suoi discepoli e rivela tutto ai suoi amici. Alcuni autori vedono in questa realizzazione dell’amicizia verso i discepoli, il compimento delle Scritture. Anche noi possiamo far vivere e corrispondere a quest’amicizia che Gesù rivolge ai suoi discepoli nella nostra vita imperfetta vivendo in Lui.

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Livio Cailotto

 
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COME GESU' TROVIAMO SEMPRE IL MODO DI RICONOSCERE LA FONTE DEI DONI CHE RICEVIAMO.

Post n°916 pubblicato il 29 Aprile 2015 da sebregon

IV SETTIMANA DI PASQUA - GIOVEDÌ

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Gv 13, 16-20




[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché,quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

 

Un servo non è più grande del suo padrone: frase densa e importante. In questo brano – parte della lunga conversazione di Gesù con i discepoli durante l’Ultima Cena (Giovanni, dal capitolo 13 al 17), la sera del suo arresto e morte – Gesù parla del “servizio” come della caratteristica principale dei suoi discepoli, annuncia il tradimento di Giuda e ribadisce la propria identità (“Io sono”, riprendendo le parole di Yahvè a Mosè).

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Dopo aver appena terminato di lavare i piedi dei suoi discepoli, infatti, a Pietro che non vuole che Gesù gli lavi i piedi il maestro ribadisce il valore simbolico del gesto: è importante accettare Gesù come messia che si dona per gli altri, e che insegna ai suoi a fare altrettanto. Questo dono di sé è alla base della felicità: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica". Ma non tutti accettavano  (e accettano oggi) questo invito al “servizio”. Invito che trovo invece bellissimo.

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Essere al servizio è il massimo della possibilità che un essere umano si dà di “fare” qualcosa per gli altri. Svolgere una professione “di servizio” è sì un onere, ma anche un grande onore. E direi, parafrasando Gesù, “essere al servizio non significa essere da meno di coloro che serviamo”…

 

Alessandra Callegari

 
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ESSERE TOCCATI DALLE AZIONI E DALLE PAROLE DI GESU' E' UNA GRAZIA CHE NON HA PREZZO NELLA NOSTRA VITA

Post n°915 pubblicato il 27 Aprile 2015 da sebregon

IV SETTIMANA DI PASQUA - MARTEDÌ


 

 

 

 

Gv 10, 22-30


Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

 

 

La domanda posta dai Giudei non è di poco conto. Cosa succederebbe se qualcuno presente nel nostro contesto sociale e mediatico dicesse d'essere il diretto inviato da Dio per risolvere tutti i nostri problemi umani? Certamente gli indicheremmo la strada dei servizi psichiatrici. Cosa c'è allora di diverso in Gesù ed in che cosa sbagliavano questi Giudei che all'apparenza sembrano così razionali? Una cosa anzitutto colpisce nella risposta di Gesù e cioè che egli non porta avanti se stesso dicendo che le opere che compie sono sue, ma indirizza l'attenzione dei suoi interlocutori sul fatto che egli compie sì le opere che essi vedono ma che esse sono compiute non nel suo nome ma in quello del suo Padre celeste.Ed i cosiddetti 'fuori di testa al centro di tutti mettono il proprio 'io'.

 

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In un mondo come il nostro in cui l'essere riconosciuti come autori delle proprie opere diventa la certificazione più grande per vedersi ritagliato un posto in questo mondo fa strano, e nello stesso tempo spinge la nostra curiosità, vedere come Gesù non accampa questo diritto, ma si serve dell'incontestabile bontà delle sue opere per affermare l'incredibile verità che tra Lui e Dio vi è una unità assoluta. I grandi artisti di questo mondo, se lo sono davvero, riconoscono che ciò che hanno creato ha sempre una fonte diversa dal loro ‘io' e che essi si vedono più come assemblatori, certamente creativi, ma di un qualcosa che viene loro donato.

 

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Ora però le opere di Gesù non sono quelle di un inventore, ma scaturiscono dalla sua persona e dalla sua parola che ha il potere di ricreare la realtà umana secondo uno scambio in cui la sua disponibilità all'aiuto è poggiata sulla fede di chi gli chiedeva aiuto. Gesù chiama coloro che lo ascoltano ‘pecore' per via di quel loro docile seguire il pastore che li conduce ma che nel nostro mondo consideriamo come persone che non hanno personalità e che si affidano a qualsiasi imbonitore mostri loro del cibo. Nei riguardi di Gesù invece essere ‘pecore' significa affidarsi completamente una volta che, tramite l'accettazione del dono del Padre (che significa scelta della via del bene che abbiamo installata nel cuore), riconosciamo la bontà e verità che muove tutte le azioni e le parole di Gesù.

 

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Allora come adesso Gesù chiede d'essere riconosciuto per le credenziali delle sue opere e se oggi molti non possono vederlo direttamente tuttavia egli ha lasciato coloro che nella Chiesa sono santi in quanto, nonostante i loro limiti, cercano con tutto il cuore di testimoniarlo. Ed infine il suo dirci che nessuno può strapparci dalle sue mani ci rincuora ed oltrepassa ogni nostro possibile peccare perché, anche nel caso ci allontanassimo da Lui per la debolezza del nostro spirito e della nostra carne, non smetteremmo mai d'essere suoi. Dall'altra parte cioè non troveremo mai un Dio offeso che non ci perdona perché l'abbiamo tradito ma un volto sempre accogliente solo che guardiamo verso di Lui come successe che nell'Antico Testamento quando furono coloro che alzavano lo sguardo verso il serpente:

 

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Allora il popolo venne a Mosè e disse: "Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti". Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: "Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita". Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita. (Es 21, 7-9).

 


La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo, illumina il nostro cuore e quello di ogni uomo perché possa discernere che il Signore Gesù è la risposta vera ad ogni male di questo mondo perché ci porta in dono la salvezza del Padre.

 

 

 

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Per chi è interessato a Milano presso l'Abbazia di Chiaravalle (MM3 - Corvetto e poi la 77) ogni mercoledì alle ore 18 si riunisce un piccolo gruppo che ha come spiritualità di riferimento la trasfigurazione di Gesù, la preghiera del cuore e  l'ascolto della Parola nel silenzio della meditazione.

 

Michele Sebregondio

 

 

 
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IL REGNO DI DIO PREME E NOI DISCEPOLI DI GESU' NE SIAMO PORTATORI: NON DELUDIAMOLO!

Post n°914 pubblicato il 24 Aprile 2015 da sebregon

25 APRILE S. MARCO Evangelista (I sec.)

 

 

 

 

Mc 16, 15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. Dopo aver letto queste parole di Gesù ci si potrebbe chiedere come mai lungo la storia coloro che sono inviati dalla Chiesa a predicare il Suo nome hanno patito ogni sorta di martirio e poi non sono stati sempre accompagnati dai segni promessi da Gesù.

 

La domanda sorge spontanea ma a ben vedere è anche frutto di un’intelligenza povera di memoria che crede di saperla più lunga delle stesse parole di Gesù. Quanto alle sofferenze Gesù afferma nel vangelo che un discepolo non può essere più grande del Maestro e che se hanno perseguitato Lui perseguiteranno anche chi lo segue. E così è stato per i suoi discepoli.

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Per quanto riguarda poi i segni di sicuro tutti coloro che sono stati proclamati santi dalla Chiesa ne sono stati accompagnati. Gesù fa queste promesse perché il regno di Dio portato su questa terra non è un fatto letterario, ma una ripresa della freschezza creativa dei primordi reimmessa di nuovo nella storia dell’umanità. I segni sono un’anticipazione di quel che sarà alla fine dei tempi attingendo anche a ciò che è stato all’inizio. Il corpo che guarisce e riprende tutte le sue funzionalità è come se uscisse fresco fresco dalle mani di Dio come fu per Adamo.

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Il morso del serpente che non causa la morte è una ripresa di quell’alleanza iniziale siglata da Adamo con gli animali quando dette loro il nome e nello stesso tempo è una anticipazione dei tempi escatologici quando tra il regno umano e quello animale non vi sarà altro che pace. Anche noi oggi possiamo dare al mondo questi segni perché se annunziamo veramente il vangelo di Gesù ed il suo Regno di sicuro, anche se ci sentiamo indegni, ne siamo i portatori.

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Dobbiamo entrare nella consapevolezza che cose grandi possono avvenire tramite la nostra persona, e non per farci importanti o sentirci investiti di chissà quale potere, ma solo per dare la possibilità a Gesù di fare i suoi miracoli grazie a noi che siamo canali. Gesù in via ordinaria non li vuole fare i suoi interventi magicamente ma attraverso i suoi amici che confidano in Lui.

 

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo toglici d’addosso quella patina di falsa umiltà e di vivere impotente e rendici dei canali docili per far passare ciò che rende felice il nostro Gesù.

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Per chi è interessato a Milano presso l'Abbazia di Chiaravalle (MM3 e poi la 77)ogni mercoledì alle ore 18 si riunisce un piccolo gruppo che ha come spiritualità di riferimento la trasfigurazione di Gesù, la preghiera del cuore e  l'ascolto della Parola nel silenzio della meditazione.

Michele Sebregondio

 
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L'ASCOLTO DEL PADRE CI PREPARA ASD AVVICINARCI A GESU'

Post n°913 pubblicato il 23 Aprile 2015 da sebregon

II SETTIMANA DI PASQUA - GIOVEDÌ

 

Gv 6, 44-51



In quel tempo, disse Gesù alla folla:«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

 

Gesù è consapevole del suo martirio e cioè dell’offerta che avrebbe fatto di sé al Padre per ottenere a noi la vita. Questo suo avvicinarsi alla morte è un libero atto di accettazione di un evento non cercato nè voluto per una qualche obbedienza sbagliata al Padre, quasi che il Padre volesse la sua morte come riscatto per i nostri peccati. Il Padre come poteva volere la morte di suo Figlio? Quasi che senza questa morte non avesse potuto perdonarci. Il Padre invece ci ha già perdonato con l’incarnazione di suo Figlio venuto a rimettere i nostri peccati. Il vivere stesso di Gesù tra di noi  era stato pensato dalla misericordia divina per far capire all’uomo quanto si era allontanato dal Padre celeste e quanto poteva avvicinarglisi grazie alle opere e alle parole di suo Figlio. La sua accettazione della morte e la sua offerta al Padre occorre intenderli non come soddisfazione da offrirgli per i peccati umani, ma come atto d’amore che suggella fino in fondo la sua fedeltà a quanto aveva detto e fatto durante la sua vita.  Il sacrificio della croce non è dunque da intendere come quello di un animale da offrire a Dio ma come l’offrirgli la propria vita nel rifiuto di assecondare in sé il seme dell’inimicizia per dare a noi la possibilità di vedere e credere che ciò è possibile in virtù di quella grazia che ha agito in Lui . E così se noi crediamo in Lui nella pienezza della sua vita, passione, morte e resurrezione ereditiamo la sua stessa vita e cioè una vita eterna, sempre alla presenza di Dio che ci ha sempre amati. Se è così allora come cristiani possiamo aspettarci di tutto, come sta avvenendo soprattutto in questi tempi atroci, in cui essi vengono uccisi solo perché credenti in Gesù. E come la morte non ha potuto vincere Gesù così è di quanti muoiono oggi da martiri perché subito vengono accolti nella patria celeste.

 

La nostra vita e la Preghiera

 

Spirito Santo, istruiscici tu perché possiamo nutrirci sempre del pane che ci dà la vita e cioè di Gesù.

 

Michele Sebregondio

 
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IL VERO PANE CHE CI NUTRE E' DISCESO IN QUESTO MONDO: CIBIAMOCENE!

Post n°912 pubblicato il 21 Aprile 2015 da sebregon

III SETTIMANA DI PASQUA - MARTEDÌ





Gv 6, 30-35



In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

 

 

“Non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo” : questa bella precisazione di Gesù possiamo estenderla anche alla nostra vita e potremmo trascriverla nel modo minimo anche così: “lo stipendio, per chi ha la fortuna di prenderlo, alla fine non ce lo  dà il datore di lavoro né il nostro stesso lavoro, la pensione non ce la dà lo Stato, la salute non ce la dà solo il nostro corpo e così via”. Questo modo di intendere l’atteggiarsi verso la vita ha il grande merito di non credere che ciò che abbiamo ce lo siamo meritati di necessità cosicché nel caso venisse meno ci evita di entrare in quel tunnel pauroso del sentirsi diseredati di ciò che sentiamo nostro e quindi dovuto a tutti gli effetti.  Siamo umani e quindi se ci tolgono qualcosa ci restiamo male e riteniamo giusto combattere per riaverlo, nel caso fossimo dalla parte della ragione, ma se seguiamo questo primo passaggio delle parole di Gesù faremo tutto con un altro animo. Il secondo passaggio delle sue parole ci dice che il pane, inteso come cibo, non è la cosa più importante perché ve n’è un altro che lo supera infinitamente nel suo valore e cioè il cibo che si prende dalle mani del Padre: il suo Figlio Gesù offertoci come per vero pane e vera sorgente d’acqua viva che può nutrire veramente il nostro spirito.  Il suo pane, e cioè Gesù, non nutre solo noi umani ma ha una dimensione di nutrimento all’altezza della nostra attuale preoccupazione di dare cibo al mondo (EXPO) in quanto da vita al nostro universo mantenendolo nell’esistenza.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo procuraci sempre di questo pane perché mangiandone ebevendone noi siamo incorporati alla vita di Gesù nostro fratello per la gloria del nostro Padre celeste.

 

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Per chi è interessato a Milano presso l'Abbazia di Chiravalle (MM3 e poi la 77)ogni mercoledì alle ore 18, ( domani 22 Aprile no ma tutti gli altri mercoledì sì)  si riunisce un piccolo gruppo che ha come spiritualità di riferimento la trasfigurazione di Gesù, la preghiera del cuore e  l'ascolto della Parola nel silenzio della meditazione.

 

 

Michele Sebregondio

 

 

 
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