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I magnifici 7: i primi 3

Post n°78 pubblicato il 06 Aprile 2006 da maestro.perboni
 
Tag: Musica
Foto di duffogrup

Sul mio grammofono girano in questo periodo dischi molto diversi. Ve ne segnalo alcuni che vale la pena di ascoltare. Ecco i primi tre.

St. Vitus – Born too late (1986) Sapete che cos’è il doom metal? Prendete questo Born too late: riff viscerali derivati da quelli dei primi Black Sabbath ma sottoposti a un processo di rallentamento inarrestabile fino a diventare plumbei inni di lava fusa. Una ritmica oscura, che odora di Black Flag, squarciata da assoli melodici tipicamente anni settanta a coronare la voce potente e luminosa di Wino. Come se l’eterna lotta tra luce e tenebre fosse messa in musica da un accozzaglia di loser con i capelli lunghissimi e una bandana in testa. Il Paradiso perduto di Milton suonato da ierofanti elettrificati. Se non sapete cos’è il doom metal ascoltate questo album, il primo degli americani St. Vitus, e lo saprete. Una volta per tutte.

Yeah Yeah Yeahs – Fever to tell (2003) Dubbio amletico: meglio l’ultimo Show your bones, uscito quest’anno, o il precedente Fever to tell? Sono entrambi ottimi dischi di garage punk, sguaiato ed energico. Su Fever to tell, però, c’è la splendida Maps, ballata nevrotica con un andamento new wave, che sgombra il campo dai dubbi. Ma ascoltateli tutti e due: sono imbottiti di assalti sonori di due o tre minuti attraversati dallo spirito degli MC5 e spazzano via Strokes e compagnia bella. Non saranno originali, ma quella voce… la voce di Karen O., la frangetta più punk in circolazione e l’unica seria candidata al ruolo di nuova icona femminile dai tempi di Exene degli X.

Detroit Cobras – Mink Rat or Rabbit (1998) Karen O. ha una sola rivale, la favolosa Rachel Nagy. Voce soul su anima rock, scandisce irresistibili salmi Motown in quella che è la cover band più devastante di sempre. I Detroit Cobras sono Chuck Berry carico di borchie o le Supremes vestite di cuoio nero. Con le loro infuocate versioni di classici degli anni cinquanta e sessanta ci ricordano che un tempo il rock era fondamentalmente una rasoiata di sensualità e pericolo sul volto della società. I Detroit Cobras sono un drive-in nel deserto che trasmette in loop un unico film: motociclisti che devastano le strade di Detroit, gonne a palloncino e Chevrolet lucide lanciate verso un muro. James Dean in un classico di Russ Meyer frustato da una Betty Page nera con capigliatura biondo platino. P.s. In questo periodo la loro Cha cha twist fa da colonna sonora a una pubblicità…

 
 
 
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Data di creazione: 21/01/2006
 

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