
Settembre tempo di bilanci. Infatti al lavoro ci stiamo sbattendo con gli equilibri di bilancio e a me tocca lavorare fino a tardi addirittura nel week-end. A pensare che tra due settimane sarò in pieno bilancio di previsione mi vien da vomitare. Naturale quindi che l'aggiornamento del blog ne risenta. Il maestro Perboni e la signora Platipuszen invece sono ingiustificabili. Ieri sera comunque mi sono concesso una meritata pausa per l'appuntamento fisso del giovedì. Quello con la famiglia Angela: Piero e Alberto per intendersi. Superquark lo vedo da quando si chiamava Quark, ho seguito i viaggi di Piero Angela nel cosmo, nel corpo umano (dall'umida bocca all'oscuro e inospitale retto), nel mondo dei dinosauri ed ho seguito anche le puntate dedicate ai personaggi famosi (perfino quella dedicata a Sissi). Sono arrivato alla conclusione che il buon Piero è ora che vada in pensione e lasci il timone al barbuto figliolo prima che Quark si trasformi in un "Sanford & Son" in salsa scientifica.
Passi per il fatto che i documentari coi leoni del Serengheti e gli elefanti di Ngorongoro ormai mi danno un senso di deja vù alla Matrix, ma se poi mi trasmettono quelli della BBC sulla nascita dell'Europa (che hanno vinto premi in tutto il mondo) e me li tagliano alla cazzo allora cominciano veramente a girarmi le balle. Superquark sta diventando sempre di più una versione televisiva delle rivistine alla "forse non tutti sanno che", tanto è vero che fanno addirittura un collegamento con la redazione della rivista Quark (alla faccia della spudoratezza).
Il paragone con le trasmissioni di Alberto, "Ulisse" e "Passaggio a Nord-Ovest", ormai pende dalla parte di quest'ultime. Il vecchio Piero mi ha sempre dato l'idea di una persona interessata alla scienza e alla storia ma senza molta voglia di sporcarsi le mani, più un passatempo che un vero lavoro. C'è da chiedersi se Piero Angela sia mai uscito veramente dallo studio televisivo, oppure viva lì in un appartamento virtuale ricreato al computer con il chroma key. Alberto, a differenza del padre, viaggia in lungo e in largo per realizzare i servizi e portarci a contatto delle cose che racconta. Inoltre grazie alla sua gestualità da mimo, a livello di Jacques Tati, anche i non udenti non faticano a capirlo. I due insomma, oltre a non assomigliarsi per niente, si differenziano fortunatamente anche nel modo di fare televisione. Su una cosa sola sono praticamente identici: l'incapacità di lasciare volentieri la parola a qualunque altra persona quando sono davanti alla telecamera. Se Piero, da bravo giornalista, concede qualche battuta agli ospiti durante le scarne interviste, per Alberto è inconcepibile che un altro interrompa la sua sagace disquisizione su qualsivoglia argomento. Aspettando con ansia giovedì prossimo, me ne torno ai miei adorati capitoli di bilancio...
Inviato da: lottergs
il 25/03/2009 alle 00:50
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il 23/01/2008 alle 11:30
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il 23/12/2007 alle 01:27
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il 31/01/2007 alle 14:50
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il 05/01/2007 alle 10:57