
Chi si aspettava un Vinicio Capossela normalizzato, dopo il viaggio brechtiano e surreale tra i Balcani, Lubecca e la Parigi di Jarry delle Canzoni a manovella, rimarrà deluso. Il cantautore più anarchico in circolazione sforna un disco incredibile, una discesa nei rituali carnali dell'Edipo re e della Medea pasoliniana, tra processioni pagane con Cristo staccato dalla croce, canti barbarici, e una tecno moscovita frenetica per una russia che continua a crollare nello spazio assieme ai suoi cosmonauti. Ovunque proteggi è uno scongiuro di suoni sfasciati e ossessivi che ipnotizzano l'ascoltatore portandolo in un mondo primordiale, pieno di visioni violente e mostruose. Medusa balla il cha cha cha in un bagno di sangue, con un film di Maciste (all'inferno) proiettato nei vicoli di New York, davanti a Jurij Gagarin ibernato in coma etilico. Atmosfere quasi da black metal, con al posto delle chitarre elettriche suoni di mascelle d'asino e bande inferocite. Ci sono anche un paio di ballate spettrali e delicatissime per chi ama il Capossela più tradizionale, ma tra omaggi a Sergio Leone, percussioni barbariche ed ex voto di fantasmi, viene consegnata al pubblico un'opera difficile, di fascino assoluto. Rimane una grande curiosità sulla resa dal vivo di suoni così stratificati. Oltre che una domanda spontanea: di cosa si fa Vinicio? Un disco che sarebbe piaciuto a Franti, a Spartacus e a Ernesto de Martino.
Inviato da: lottergs
il 25/03/2009 alle 00:50
Inviato da: b.raf
il 23/01/2008 alle 11:30
Inviato da: bimbayoko
il 23/12/2007 alle 01:27
Inviato da: meddixtuticus
il 31/01/2007 alle 14:50
Inviato da: buknowski
il 05/01/2007 alle 10:57