
Una settimana di cosa? Ci sarebbe stato l’imbarazzo della scelta: seguire Berlusconi nella sua corsa folle da un programma televisivo all’altro, ascoltare i bollettini meteorologici che annunciano freddo siberiano e metri di neve, leggere fino a notte fonda l’ultimo capitolo della saga di Harry Potter, saccheggiare gli scaffali delle edicole di tutte le riviste che spiegano come ci vestiremo la prossima estate, decidersi se la vittoria elettorale di Hamas in Palestina sia cosa buona o no…L’elenco potrebbe continuare all’infinito a seconda dei gusti di chi legge. Personalmente, ho scelto di fare una delle cose probabilmente più inutili: ho seguito un festival di cinema. A Trieste, dove il festival si chiama appunto Trieste Film Festival. 8 giorni di proiezioni, passati a correre da una sala all’altra, nella bora di una Trieste resa ancora meno accogliente del solito. Ad ascoltare registi che si lamentavano dei soldi che non hanno, della povertà dei loro paesi che non permette loro di fare i film che vorrebbero e poi di riuscire a farli arrivare nelle sale (c’è da dire che il festival è una vetrina sul cinema dell’Europa centro-orientale e questo spiega da solo le lamentele), a vedere giornalisti accapigliarsi per l’ultimo tramezzino di un buffet, ad attirarmi le occhiate malevole di uno spettatore (che mi dicono essere il direttore di un festival concorrente) solo perché mi soffiavo il naso durante un film russo degli anni ’60, a chiedere informazioni a vecchiette che mi rispondevano in una parlata strana e arrabbiata (una specie di veneziano, ma secco e cattivo), a sentire spettatori nella fila dietro alla mia bollare un film come “stupido” solo perché era bellissimo e probabilmente non assomigliava alla loro fiction preferita, a sopportare persone antipatiche… Ma anche 8 giorni a camminare sul Molo Audace, da dove il mare spazzato dal vento sembra ancora più bello e minaccioso, a scoprire durante un incontro con gli autori che di registi giovani e bravi e curiosi ce ne sono, se dio vuole, ancora, a vedere un bellissimo documentario sulla storia di un uomo armeno e del suo asino o il video di un gruppo di skateboarder, a sentire il concerto di un gruppo di ragazzi bravissimi (per la cronaca, gli sloveni Srečna mladina), a conoscere persone simpatiche… anche qui, volendo, un elenco infinito. E i film, direte voi? Beh, di quelli ce n’erano un po’ di brutti e un po’ di belli, come in tutti i festival. Io ne ricorderò solo uno, il visionario ed estremo "Johanna" dell’ungherese Kornél Mundruczó…
Inviato da: lottergs
il 25/03/2009 alle 00:50
Inviato da: b.raf
il 23/01/2008 alle 11:30
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il 23/12/2007 alle 01:27
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il 31/01/2007 alle 14:50
Inviato da: buknowski
il 05/01/2007 alle 10:57