Tana del Leprecano

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Bianciardi revival

Post n°42 pubblicato il 12 Febbraio 2006 da maestro.perboni
 
Foto di duffogrup

C’era una volta un libro che mi piaceva tanto. Forse uno dei miei libri preferiti in assoluto. L’aveva scritto un maremmano incattivito che lavorava a Milano. Il libro parlava della Milano degli anni ‘50 e ‘60, degli intellettuali e del lavoro culturale. Di bevute e boheme al bar Giamaica. Di sigarette e di traduzioni snervanti. Di bombe sui palazzi e di paranaoia. Era un libro sull’alienazione (come si usava in quegli anni) ma senza lessico marxista (come non si usava in quegli anni). E poi era scritto in una lingua raffinata ed esagitata allo stesso tempo. Il libro era “La vita agra”. L’autore Luciano Bianciardi. Per anni di Bianciardi avevo scovato solo rare tracce: una foto con la benda sull’occhio, da pirata delle lettere. Un pamphlet su come si faceva cultura in un altro mondo e in un altro tempo. Un libro illeggibile sul risorgimento. Frammenti di leggenda. Un’apparizione per lettera in cui definiva Feltrinelli, per cui lavorava (e da cui è stato cacciato per scarso rendimento, perché va bene la rivoluzione e farsi scoppiare il culo sui tralicci e la figa e i soldi di famiglia, ma diamine, a Milano si deve lavorare!!!), “ignorante come il tacco di un frate”. Il suo nome in calce a molte traduzioni (Henry Miller su tutti). Poi un bel giorno mi sono svegliato e ho scoperto che tutti parlavano di lui. Il Corriere, La stampa. Repubblica, Stylos. Anche Fofi sull’inserto del Sole. E poi giornali di musica come se piovesse, per bocca del leader dei Baustelle. Cos’era successo? L’editore ISBN ha pubblicato il primo di due volumi bianciardiani: l’antimeridiano, un polemico (polemico perché in opposizione ai Meridiani di Mondadori che pubblicano Camilleri) malloppone di scritti del maremmano pazzo. Il libro, voluto fortemente dal conduttore attore filosofo Massimo Coppola (che di ISBN è uno dei due direttori editoriali) ha subito scatenato una di quelle ondate polemiche che sembrano l’unico motivo per cui i critici letterari esistono: vale a dire discutere del nulla tra loro, giocare a ping pong con i testicoli dei lettori e far sentire più intelligenti gli idioti. Insomma, un appello: basta parlare di Bianciardi! Dove eravate prima che uscisse il librone? E poi la stessa idea di opere complete stona, a mio giudizio, con l’anarchia agra dello scrittore. E poi ha scritto un sacco di minchiate anche lui, ed è sempre un po’ da feticisti imbalsamare i geni facendoli passare per monumenti (uno può essere un genio anche se ha scritto cose brutte). Mi sembra che questo boom bianciardiano confermi una volta di più una verità sacrosanta: i critici sono legati unicamente al calendario delle uscite editoriali, sono il contraltare di Faletti. Ma Faletti è meglio, perché almeno ha fatto “Drive In”.

 
 
 
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