Tana del Leprecano

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Il condottiero con le meches

Post n°46 pubblicato il 16 Febbraio 2006 da maestro.perboni
 
Tag: Cinema
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Un giorno verrà uno scienziato da un altro pianeta e ci spiegherà tutto. E allora capiremo perché quando devono girare film storici i registi impazziscono, come la maionese quando la si mescola troppo. E capiremo anche come ha fatto un regista di buon livello come Oliver Stone, quello di Platoon, JFK e Natural Born Killers a girare una ciofeca come Alexander. Io per principio i film di solito li vedo fino in fondo. La mia recensione di Druids vi farà forse capire come la mia devozione al feticcio cinematografico sconfini a volte nel masochismo. Ma quando dopo aver visto, nella prima ora di Alexander (che di ore ne dura quasi tre), nell’ordine, Val Kilmer nei panni di Filippo il Macedone che pare uno scaricatore bolso, con occhio deturpato, e che chiaramente pensa di essere nel sequel di The Doors (altro film di Stone), e ci fa fare nuove illazioni su che fine abbia fatto Jim Morrison quando, dopo aver finto di morire a Parigi, si è dato all’accattonaggio tra Atene e Stoccolma; Angelina Jolie che rimane sempre uguale nei quindici anni che portano Alessandro da infante biondocrinito ad aitante condottiero mechato (Colin Farrell, e abbiamo detto tutto); Aristotele che spara minchiate come un ubriacone di paese; Alessandro adolescente che doma un cavallo selvaggio facendone il suo destriero Bucefalo semplicemente parlandogli (!!) per un paio di minuti. E poi apparizioni di aquile simboliche, eventi chiave sui quali Stone glissa alla grande (non si spiega come Alessandro sia diventato Magno…), una musica che è stata forse composta da Vangelis in trip Bontempi. Incredibile ma vero, l'unico in parte è il robotico Raz Degan nei panni di Dario, Re dei persiani, che comunica solo a gesti. E poi la patina di antichità viene data da Stone con un trucco geniale: basta dare a tutti i personaggi un nome greco facendolo precedere da un aggettivo altisonante, del tipo “Prode Aristonatte”, “Valoroso Crisiomedonte”, “Impetuoso Mexicoduritte” oppure “Intrepido Atarigiosafatte”. Forse, quando sarò più vecchio e saggio vedrò anche la fine di questo film. E scoprirò che era un capolavoro.

 
 
 
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