Tana del Leprecano

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Zaffiro e Acciaio: il paradosso del tempo

Post n°75 pubblicato il 01 Aprile 2006 da maestro.perboni
 
Foto di duffogrup

In un cottage isolato dall’aria assolutamente british un bambino sta facendo i compiti. Fuori, un vento furioso fa sbattere i rami degli alberi sui vetri delle finestre. Il bambino si alza. Il suo taglio di capelli fa capire che ci troviamo su un’isola temporale che galleggia da qualche parte tra il 1977 e il 1981. La casa in cui vive ha qualcosa di strano. Ci sono un sacco di orologi. Orologi dappertutto, che con il loro ticchettio ipnotico creano una base sonora disturbante. L’interno rassicurante della casa si trasforma poco a poco in un set da incubo. L’ossessione del tempo comincia a debordare. Al piano di sopra, i genitori del ragazzo stanno recitando un’inquietante filastrocca alla sorellina per farla addormentare. All’improvviso, gli orologi della casa si fermano. Tutti assieme. Tutti nello stesso istante.
Ecco, ora immaginatevi un altro bambino. È il 1979, forse il 1980. Il bambino è in Italia. Ha otto anni. Attraverso il tubo catodico è abituato a vedere cose non troppo disturbanti. La tv dei ragazzi. I primi cartoni giapponesi. C’è ancora l’almanacco del giorno dopo. Il monoscopio rai domina nelle ore notturne con il suo fischio assordante. Il bambino accende la televisione. È sera. Sul piccolo schermo ancora in bianco e nero appare un bambino inglese che fa i compiti. E parte una storia fatta di filastrocche diaboliche, entità maligne, buchi nel continuum temporale. Agenti speciali che prendono il nome dagli elementi. Sono un uomo e una donna: Zaffiro e Acciaio. Non si capisce bene da dove vengano. Se siano umani oppure no. Ma non importa capire, perché quando sei piccolo ti basta intuire che c’è qualcos’altro dietro la superficie delle cose.
Per molti anni, prima dell’avvento della rete, il bambino, che nel frattempo è cresciuto, ricorda di aver visto molti anni prima uno strano telefilm. Ne parla con i coetanei, quelli che hanno vissuto la stagione gloriosa della prima apocalisse televisiva. Alcuni ricordi coincidono. I cartoni giapponesi. La tv dei ragazzi. L’Almanacco del giorno dopo. Ma un ricordo manca all’appello. Zaffiro e Acciaio. Ogni volta che pronuncia queste parole, gli altri lo guardano, sospettosi. Mai sentito. Quel telefilm non l’ha visto nessun altro. Il ricordo sfuma nel sogno. Forse non è mai esistito nessun bambino inglese che faceva i compiti nella casa degli orologi. Un po’ alla volta, qualche segnale di conferma, però, arriva. La rete offre dati, episodi, qualche foto. In questi giorni in edicola è arrivato addirittura il DVD. L’ho comprato.
Prima di infilarlo nel lettore, però, lascio questo messaggio. Perché sono passati tanti anni, ma quando partirà la sigla di Zaffiro e Acciaio terrò d’occhio gli orologi. E pregherò che le lancette vadano avanti senza fermarsi.

 
 
 
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Data di creazione: 21/01/2006
 

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